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Infermieri: la P.IVA non vi Rende Automaticamente Imprenditori

Giorgia Scalese e Simone Montechiaro di Studio Achillea spiegano cosa significa davvero essere infermieri liberi professionisti: reti, credibilità, formazione.

Infermieri: la P.IVA non vi Rende Automaticamente Imprenditori
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Studio Achillea — Studio commercialisti specializzato sanità

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

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«Essere libero professionista non vuol dire avere una partita IVA e basta». Lo dice Giorgia Scalese, che con Simone Montechiaro ha fondato Studio Achillea, uno studio associato di infermieri liberi professionisti. In questo episodio parlano con Cristian Valeri e Guido Magrin di cosa significa davvero fare l'infermiere fuori dall'ospedale: autonomia, reti, credibilità, formazione e un'immagine pubblica ancora confusa.


Perché il tema è urgente oggi

In Italia gli infermieri sono la professione sanitaria più numerosa. Secondo il primo Rapporto sulle professioni infermieristiche di FNOPI e Scuola Superiore Sant'Anna, nel 2024 gli iscritti agli ordini erano circa 458.000. Eppure, con i dati OCSE, il Paese ha 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,4.

Intanto molti infermieri lavorano a partita IVA, spesso per cooperative o strutture private. Per molti è una scelta, per altri un ripiego. Capire la differenza tra un vero libero professionista e un dipendente senza tutele serve agli infermieri, ma anche a chi riceve le loro cure.


Cosa emerge dall'episodio

Studio Achillea nasce circa due anni prima della puntata. Giorgia e Simone lavoravano già insieme come liberi professionisti singoli e hanno deciso di strutturare la collaborazione. Si occupano soprattutto di formazione, per esempio corsi di primo soccorso e BLSD nelle aziende, e di divulgazione con il podcast Nurscast. A Torino hanno organizzato UMI, Una Mole di Infermieri, l'evento a cui avevano invitato anche Skeptical Health. Cristian e Guido li hanno poi rivisti nella prima live del podcast.

L'idea del podcast, racconta Giorgia, è nata dalla stanchezza di sentire sempre altri parlare del lavoro degli infermieri sul territorio. Meglio che a raccontarlo siano gli infermieri stessi.

Giorgia: la libertà di fare il proprio lavoro

Alla domanda sul perché abbia scelto la libera professione, Giorgia risponde in poche parole: «Per poter fare l'infermiere». Prima ha lavorato come dipendente, sempre in cooperative, in RSA e nella salute mentale, anche con compiti di organizzazione. Racconta di una richiesta costante di lavorare con meno risorse e con turni massacranti. Con la libera professione, dice, ha iniziato a lavorare come voleva: «è stato proprio la libertà di poter fare la mia professione».

Il punto centrale è la definizione. Essere liberi professionisti, spiega, significa «essere in grado di gestirsi il proprio lavoro dall'inizio alla fine»: l'agenda, il rapporto con il paziente e con la famiglia, con le aziende, con il commercialista. Andare a fare turni con la propria partita IVA è, per lei, un modo molto riduttivo di intenderla.

Uno dei conduttori aggiunge un ricordo personale. Nel suo corso di laurea, su circa 80 studenti, solo sei o sette hanno scelto la libera professione, anche perché all'università nessuno l'aveva spiegata. Per Giorgia non è una strada per tutti: serve un minimo di esperienza sul campo. Ma il territorio è solo una delle possibilità: «Il confine è quello che tu sei in grado di fare».

Formazione, defibrillatori e il ruolo di ponte

Studio Achillea ha anche una parte che Giorgia chiama di charity: la donazione di defibrillatori (DAE) ad alcuni Comuni piccoli del Torinese, più difficili da raggiungere in fretta dai mezzi di soccorso, insieme alla formazione dei cittadini. L'idea è che l'infermiere sul territorio possa essere una figura ponte tra istituzioni, ospedale e famiglie, e fare vera educazione sanitaria.

In studio viene riportato un confronto con un rappresentante lombardo degli ordini infermieristici. Il concetto era questo: si possono formare benissimo gli infermieri, ma poi in molte strutture viene chiesta loro una piccola parte di ciò che sanno fare. La libera professione, secondo Giorgia, permette di usare meglio le proprie competenze. Il rovescio è che l'aggiornamento diventa un obbligo tutto personale.

Autonomia: un'arma a doppio taglio

L'autonomia, dice Giorgia, ha un prezzo. Il libero professionista viene scelto per ciò che ha costruito, non perché è la prima che passa. Proprio per questo diventa più difficile accettare certi muri culturali, per esempio chi vuole parlare solo con il medico o chi, dopo una formazione fatta sulle ultime linee guida, mette in dubbio il lavoro dell'infermiere. In studio si osserva che, quando si mettono le mani sul paziente, la responsabilità resta comunque dell'infermiere.

Sull'immagine pubblica Giorgia è netta. Il primo problema è dentro la categoria: l'infermiere libero professionista viene visto come un mercenario che va a macinare ore. «Questa è la prima guerra che facciamo» all'interno della professione. La seconda è la tendenza a voler fare il finto medico. Racconta un episodio frequente nei corsi: una persona in aula le chiede che specializzazione abbia, pensando che sia una dottoressa. «Ma io sono un'infermiera».

Si parla anche di un caso di cronaca recente all'ospedale San Raffaele di Milano, finito sui giornali per problemi legati a infermieri forniti da una cooperativa. Giorgia esprime solidarietà ai colleghi e ricorda che i titoli dei giornali raccontano gli infermieri o come vittime di aggressioni o come indagati. In studio viene riportata la testimonianza di un coordinatore di più RSA in Romagna, che alle otto di sera era ancora in struttura a mettere a letto i residenti, e parla di realtà che ogni giorno arrivano a mezzanotte sollevate perché è andato tutto bene.

Simone: il problema degli infermieri sono gli infermieri?

La seconda parte è con Simone, che si presenta scherzando: è lì, dice, per rovinare tutto. Alla domanda se il problema degli infermieri siano gli infermieri stessi risponde di sì, in parte. Descrive «una gara ad affossarci reciprocamente»: chi lavora in ospedale sarebbe più bravo di chi lavora sul territorio, chi ha la partita IVA sarebbe un mercenario, chi ha uno studio associato vorrebbe lucrare sugli altri.

Sull'università è diretto. Una parte dedicata alla libera professione esiste, riconosce, ma la formazione è strettamente centrata sull'ospedale. E il nodo è come si spiega la libera professione. Il suo cavallo di battaglia è la distinzione tra due modelli: lavorare in cooperativa accumulando ore significa «fare il dipendente con la partita IVA e quello non è fare il libero professionista».

Fare impresa significa creare reti

Per Simone la libera professione, che piaccia o no, significa essere imprenditori. Ma l'imprenditore non è chi fattura milioni. La prima cosa che deve fare, spiega, è creare reti: «Nessuno all'università ti insegna come creare delle reti nelle professioni sanitarie». Anche il fatturato da solo non dice nulla: «Fatturo non vuol dire niente».

Critica la corsa al prezzo più basso tra colleghi, quella in cui chi fa un'iniezione a 5 euro pensa di aver vinto su chi la fa a 20. A chi fa così si rivolge in modo diretto: «tu stai svendendo la professione, non stai facendo il bene della professione». Il valore di un professionista va dato e trasmesso, e deve essere credibile. E aggiunge che l'infermiere parte con uno svantaggio: non ha un background da imprenditore, quindi deve studiare e affidarsi a chi ha già costruito qualcosa di serio. Ci vuole, dice, tanta umiltà.

Racconta anche un errore dei primi anni: pensare di poter fare tutto da soli. Oggi la pensa diversamente: «Servono le istituzioni, serve il supporto delle istituzioni». Anche le istituzioni, secondo lui, hanno bisogno della visione di chi lavora sul territorio. Ospedale e territorio non sono uno meglio dell'altro: sono due sport diversi, che fanno parte della stessa famiglia.

La credibilità passa anche da come ti presenti

L'esempio che apre la puntata è di Simone. Immagina un formatore che tiene un corso di primo soccorso e spiega i fattori di rischio cardiovascolare: fumo, obesità, ipertensione. Ma si presenta molto sovrappeso, con l'odore di fumo addosso e le unghie ingiallite. «Quanto sei credibile da 1 a 10?». È una provocazione, dice lui stesso. Il senso è che chi porta un messaggio di salute, o chi parla di impresa, deve essere coerente con quello che dice. Vale anche per chi racconta la libera professione contando solo il numero di prestazioni fatte.

Unione, divulgazione e nuove figure

Simone insiste sull'unione della categoria, che secondo lui manca. Porta come esempio positivo Martina Benedetti, infermiera e divulgatrice, che secondo lui non sbaglia mai una parola né un tono di voce. E dice che vedere un infermiere tra i conduttori di un podcast sulla sanità è una prova che questo strumento può funzionare.

Sull'introduzione della nuova figura dell'assistente infermiere, Simone dà una risposta chiara: «Per me è un'opportunità». Quelle persone andranno formate, e dovranno formarle gli infermieri. Ma, avverte, essere un bravo tecnico non significa essere un bravo formatore: servono competenze comunicative. Giorgia e Simone chiudono indicando proprio Martina Benedetti come prossima ospite ideale.


Cosa dice la scienza

Quanti sono gli infermieri in Italia

Il Rapporto sulle professioni infermieristiche di FNOPI e Scuola Superiore Sant'Anna (2025), curato da Milena Vainieri e Lorenzo Taddeucci, conta circa 458.000 infermieri iscritti agli ordini nel 2024. Con i dati OCSE l'Italia ha 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro 8,4 di media nell'Unione europea. Se si guarda solo al personale del settore pubblico, il dato scende a 4,79 ogni 1.000 abitanti. Il Rapporto sottolinea che il settore privato contribuisce in modo sostanziale alla forza lavoro infermieristica. La professione è per il 76% femminile e la fascia d'età più numerosa è quella tra 51 e 55 anni.

Il quadro mondiale

Il State of the world's nursing report 2025 dell'Organizzazione mondiale della sanità stima 29,8 milioni di infermieri nel mondo nel 2023. La carenza globale è scesa a 5,8 milioni e potrebbe arrivare a 4,1 milioni nel 2030, ma con grandi differenze tra Paesi. Nei Paesi ad alto reddito il 23% degli infermieri è nato all'estero e in venti Paesi, soprattutto ricchi, i pensionamenti supereranno i nuovi ingressi. Solo il 42% dei Paesi che hanno risposto ha misure per sostenere la salute mentale degli infermieri. Il rapporto introduce anche nuovi indicatori, tra cui la pratica infermieristica avanzata e la retribuzione.

Fiducia alta, conoscenza bassa

Quello che Giorgia e Simone raccontano sull'immagine pubblica trova riscontro nella letteratura. Una revisione sistematica di Girvin, Jackson e Hutchinson (Journal of Nursing Management, 2016) ha analizzato gli studi pubblicati tra il 2010 e il 2015 sulla percezione pubblica dell'infermieristica. Ha individuato quattro temi: i media raccontano l'infermieristica come una professione in difficoltà; la si rappresenta spesso in modo svilente per intrattenere; gli infermieri godono di fiducia ma non di rispetto; i loro ruoli restano poco compresi. La fiducia, concludono gli autori, nasce più da stereotipi tradizionali che dalla conoscenza del lavoro reale. Per cambiarla propongono un impegno di lungo periodo verso il pubblico, oltre le campagne di reclutamento.

Credibilità e aspetto del professionista

L'esempio provocatorio di Simone tocca un tema studiato. In un esperimento di Puhl e colleghi (International Journal of Obesity, 2013) su 358 adulti, i partecipanti si fidavano meno dei medici descritti come sovrappeso od obesi, erano meno disposti a seguirne i consigli e più propensi a cambiarli. Lo studio riguarda i medici e parla soprattutto di pregiudizio sul peso: gli autori lo presentano come un bias dei pazienti verso i professionisti. Mostra però quanto l'immagine di chi dà un consiglio di salute pesi sulla fiducia di chi lo riceve.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se la maggior parte delle professioni ordinistiche in Italia ha una larga quota di liberi professionisti, perché per gli infermieri la partita IVA è ancora vista come un ripiego o come un segno di scarsa affidabilità?

La formazione non prepara all'autonomia. I corsi di laurea formano soprattutto per l'ospedale. Gestione di un'attività, costruzione di reti e comunicazione restano competenze da costruire da soli.

Il confine tra libera professione e lavoro dipendente è sfumato. Molti infermieri a partita IVA lavorano a turni, con un solo committente e senza decidere nulla della propria attività. È una zona grigia che confonde pazienti, strutture e colleghi.

La narrazione pubblica è fatta di casi estremi. Aggressioni e inchieste fanno notizia, il lavoro quotidiano no. Il risultato è un'immagine distorta, che pesa sulla fiducia e sulla scelta di iscriversi a infermieristica.

Carenza e carichi di lavoro. Con meno infermieri rispetto alla media europea, le strutture chiedono di fare di più con meno. È uno dei motivi per cui molti lasciano il lavoro dipendente.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni concrete. Portare nei corsi di laurea esempi reali di libera professione, raccontati da chi la pratica. Insegnare a creare reti con altri professionisti, aziende ed enti locali. Dare un prezzo e un valore riconoscibile alle prestazioni, invece di competere al ribasso. Curare la comunicazione pubblica della professione, lasciando che siano gli infermieri a raccontarla.

A livello di sistema, il rapporto dell'OMS chiede di investire in formazione, condizioni di lavoro e salute mentale degli infermieri, e di valorizzare i ruoli avanzati. L'arrivo dell'assistente infermiere, previsto dall'accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, sarà un banco di prova: la qualità dipenderà anche da chi e come lo formerà.


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Conclusione

Giorgia Scalese e Simone Montechiaro raccontano una libera professione infermieristica lontana dai luoghi comuni. Non è solo aprire una partita IVA e fare turni, ma costruire un'attività: gestire il proprio lavoro, creare reti, dare valore alle prestazioni, aggiornarsi e comunicare in modo credibile. I dati mostrano una professione numerosa ma sotto organico, stimata dal pubblico ma poco conosciuta. Per cambiare questa immagine, dicono gli ospiti, servono unione, formazione e la voglia di raccontarsi in prima persona.

→ Ascolta l'episodio 52 di Skeptical Health con Studio Achillea per il racconto completo.


I dati chiave

  1. Circa 458.000: gli infermieri iscritti agli ordini in Italia nel 2024 (FNOPI e Sant'Anna, 2025)
  2. 6,5 contro 8,4: infermieri ogni 1.000 abitanti in Italia e nella media UE (dati OCSE nel Rapporto FNOPI, 2025)
  3. 76%: la quota di donne tra gli infermieri italiani (FNOPI e Sant'Anna, 2025)
  4. 29,8 milioni: gli infermieri nel mondo nel 2023 (OMS, 2025)
  5. 5,8 milioni: la carenza globale di infermieri nel 2023 (OMS, 2025)
  6. 4 temi: media negativi, rappresentazioni svilenti, fiducia senza rispetto, ruoli poco compresi (Girvin et al., 2016)
  7. 23%: la quota di infermieri nati all'estero nei Paesi ad alto reddito (OMS, 2025)

Takeaway

  1. La partita IVA è uno strumento, non un mestiere. Prima di aprirla, chiediti se vuoi gestire un'attività o solo cambiare contratto.

  2. Costruisci reti prima del fatturato. Colleghi di altre professioni, aziende, enti locali: sono loro a rendere sostenibile la libera professione.

  3. Non svendere la prestazione. Il prezzo al ribasso non fidelizza i pazienti e toglie valore a tutta la categoria.

  4. Racconta il tuo lavoro. Se sei un infermiere, spiegare con chiarezza cosa fai aiuta i pazienti a capire a chi rivolgersi e migliora l'immagine della professione.

Domande frequenti

Cosa significa essere infermiere libero professionista?

Significa gestire la propria attività dall'inizio alla fine: non solo le prestazioni, ma anche l'agenda, il rapporto con pazienti, famiglie e aziende, gli adempimenti fiscali e la formazione continua. Nell'episodio 52 Giorgia Scalese di Studio Achillea lo riassume così: essere libero professionista non vuol dire avere una partita IVA e basta.

Che differenza c'è tra un infermiere con partita IVA e un libero professionista?

Secondo Simone Montechiaro di Studio Achillea, chi lavora a partita IVA facendo solo turni per una struttura o una cooperativa fa di fatto il dipendente con la partita IVA. Il libero professionista invece costruisce reti, sceglie i propri progetti, dà un valore riconoscibile al proprio lavoro e se ne assume la responsabilità, come un imprenditore.

Quanti infermieri ci sono in Italia?

Secondo il primo Rapporto sulle professioni infermieristiche di FNOPI e Scuola Superiore Sant'Anna (2025), nel 2024 gli infermieri iscritti agli ordini erano circa 458.000. Con i dati OCSE l'Italia ha 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 8,4. Circa tre infermieri su quattro sono donne.

Perché all'università si parla poco di libera professione infermieristica?

Nell'episodio gli ospiti spiegano che la formazione universitaria è molto centrata sull'ospedale e sulla ricerca. Esiste una parte dedicata alla libera professione, ma nessuno insegna a creare reti, a gestire un'attività e a comunicare. Chi sceglie questa strada deve spesso imparare da solo, sul campo e affidandosi a chi l'ha già fatto.

Come vede il pubblico la professione infermieristica?

Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Nursing Management nel 2016 ha trovato che il pubblico ha fiducia negli infermieri, ma conosce poco il loro lavoro. I media tendono a raccontare l'infermieristica come una professione in difficoltà. È lo stesso problema di narrazione di cui parlano Giorgia Scalese e Simone Montechiaro nell'episodio 52.

Cos'è Studio Achillea?

Studio Achillea è uno studio associato fondato da Giorgia Scalese e Simone Montechiaro, infermieri liberi professionisti che lavorano in Piemonte. Si occupano di formazione, per esempio corsi di primo soccorso nelle aziende, di donazioni di defibrillatori ai Comuni e di divulgazione con il podcast Nurscast e l'evento UMI, Una Mole di Infermieri, a Torino.

Fonti

  1. Vainieri M, Taddeucci L (a cura di): Rapporto sulle Professioni Infermieristiche, prima edizione. FNOPI e Scuola Superiore Sant'Anna (2025)
  2. WHO: State of the world's nursing report 2025
  3. Girvin J, Jackson D, Hutchinson M: Contemporary public perceptions of nursing: a systematic review and narrative synthesis of the international research evidence. Journal of Nursing Management (2016)
  4. Puhl RM et al.: The effect of physicians' body weight on patient attitudes: implications for physician selection, trust and adherence to medical advice. International Journal of Obesity (2013)
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