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OSS in Libera Professione: Opportunità o Trappola?

Come lavora un OSS con partita IVA: tariffe, regime forfettario, contributi, continuità di cura e dog therapy. La storia di Francesco Milo, OSS a Brindisi.

OSS in Libera Professione: Opportunità o Trappola?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Francesco Milo e Pippo — OSS imprenditori

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Sotto i video dedicati agli operatori socio-sanitari i commenti si ripetono: è un lavoro che non vale più niente, si guadagna poco, meglio cambiare strada. In questo episodio Cristian Valeri e Guido Magrin ascoltano chi ha fatto una scelta opposta. Francesco Milo è un OSS di Brindisi che lavora in libera professione. È arrivato al podcast dalla community, insieme a Pippo, il cane che lo accompagna nelle visite a domicilio. Il suo messaggio è chiaro: con la partita IVA l'OSS può lavorare in modo dignitoso, ma deve imparare a dare un prezzo al proprio lavoro.


Perché il tema è urgente oggi

Secondo l'ISTAT in Italia le persone con 65 anni e più sono circa 14,5 milioni, quasi un residente su quattro. Molte vivono a casa con bisogni quotidiani che non richiedono un infermiere o un medico, ma qualcuno che le lavi, le vesta, le aiuti ad alzarsi. È il lavoro dell'OSS. Oggi viene coperto in gran parte da familiari, badanti e cooperative.

Allo stesso tempo la professione fatica ad attrarre: stipendi bassi, turni pesanti, poco riconoscimento. La libera professione è una delle strade che alcuni OSS stanno provando per uscirne. Porta con sé domande pratiche a cui raramente qualcuno risponde: quanto chiedere, quante tasse si pagano, come si trovano i clienti, chi ti sostituisce quando sei malato.


Cosa emerge dall'episodio

Dalla casa degli altri alla professione

Francesco Milo racconta di essere cresciuto dentro l'assistenza domiciliare. Sua madre, classe 1965, era «la classica colf badante», e a volte lo portava con sé dagli anziani che assisteva. Tra questi c'era un ex magistrato di 92 anni a cui, la domenica, era lui a portare il giornale. Dopo altri lavori, compreso un periodo nell'esercito, arriva l'occasione decisiva. Un uomo di 41 anni con sclerosi multipla, rimasto senza genitori, gli propone un contratto con convivenza: due appartamenti sullo stesso pianerottolo, utenze e spesa pagate, aiuto nelle routine quotidiane. Il rapporto dura due anni e mezzo e diventa quasi un'amicizia, fino a una gita a Napoli in carrozzina tra i sampietrini.

Milo consiglia questa esperienza ai giovani: «se siete under 30 provate», perché ci sono sempre più persone giovani con disabilità che hanno bisogno di qualcuno accanto. Ma avverte che è una scelta possibile solo per chi non ha vincoli, come figli o famiglia a carico.

Perché la libera professione

Milo ha lavorato anche in casa di riposo, a Torino, Verona e Pordenone, compreso il periodo della pandemia. Non ci è voluto restare: «non è il denaro che mi ha spinto a fare questa scelta, è proprio l'ambiente». Il motivo principale è la continuità. In cooperativa, spiega, all'assistito può arrivare un operatore diverso ogni giorno: «la cooperativa deve garantirti il servizio, però non ti garantisce che viene sempre tizio». Da libero professionista, invece, «vado dentro le loro case, sono sempre io». Il rovescio della medaglia: senza colleghi con cui dividere il lavoro, ferie e malattie sono un problema. Finora ha trovato una sola collega disposta ad aprire la partita IVA.

Quanto chiedere: il prezzo di un lavoro "umile"

Il tema più concreto dell'episodio è il prezzo. L'OSS, dice Milo, fa lavori «umili», non tecnici: l'igiene intima, il lavaggio, il cambio del pannolone. Ma una persona che porta il pannolone ne ha bisogno tutti i giorni. Per questo pochi clienti fissi bastano: «ho bisogno tipo di due, tre clienti che mi pagano la giusta cifra costanti», perché ogni rapporto dura anni.

La sua regola: partire almeno dalla paga di un OSS dipendente, 10-15 euro l'ora, fino a 20 per i turni particolari. Il dipendente, infatti, ha TFR, tredicesima, ferie e malattia pagate. Poi fissare una tariffa minima per ogni accesso, perché spostarsi e parcheggiare richiede tempo: «se hai bisogno di una sciocchezza, non sono una persona che fa il caso tuo». Critica i colleghi che fanno le notti a 10 euro lordi l'ora: «stai svendendo la tua professione». Richiama Adam Smith e l'idea che il valore di un servizio lo fa il prezzo che qualcuno è disposto a pagare. E risponde a chi dice che al Nord sia impossibile: «se li ho trovati io a Brindisi, volete dirmi che a Milano è più difficile?».

Sui costi fa una stima: tra imposta del regime forfettario al 5%, circa il 26% di contributi, carburante e commercialista, se ne va «un terzo» di quanto incassa. Per costruire la clientela conta il passaparola e il modo di stare nelle case degli altri: puntualità, educazione, rispetto dei codici locali, perfino sapere quando accettare o rifiutare un caffè.

La storia che spiega il lavoro

Il momento più intenso della puntata è il racconto di un assistito con Alzheimer grave, che Milo segue ogni mattina da un anno e mezzo. Lo trova spesso agitato e sporco, lo lava «dalla testa ai piedi», compresi occhi e unghie. Nel frattempo la moglie è mortificata perché il marito non la riconosce più. Poi lo porta in cucina, dove lei ha preparato latte e caffè. Milo ha introdotto un'abitudine: lasciare sul tavolo gli occhiali che la famiglia riteneva inutili per via della cataratta. L'uomo li vede, li indossa, la moglie gli chiede come sta. «Per un momento, dopo anni di malattia, si ritorna alla normalità».

I due pazienti: quando la casa non basta

Guido Magrin lo mette alla prova su un punto delicato: quando il coniuge anziano si fa carico dell'assistenza, i pazienti rischiano di diventare due. Lui stesso, da professionista, a volte consiglia una struttura. Milo non nega il problema: «non è che le RSA sono il male assoluto». Il suo lavoro ha senso dove l'assistenza a casa è ancora possibile. Chiede però più etica, e che le strutture non trattino gli anziani «come salvadanai». Tra le sue storie c'è anche quella di una giovane rimasta tetraplegica dopo un incidente a Bologna, in cura con cannabis terapeutica, che ha rifiutato la RSA e ha trovato una soluzione per restare a casa.

Pippo e la dog therapy

Pippo non è una mascotte: Milo lo considera parte integrante dell'assistenza. Tutto è iniziato per caso con Peggy, la sua prima cagnolina, che portava in auto durante le visite. Una ragazza con disabilità neurologica la notò, e sua madre gli disse di farla salire in casa. Da lì Milo ha sviluppato quella che chiama dog therapy: il cane vive con lui e lo segue ovunque, senza addestramento a comando. Secondo lui i cani dei canili potrebbero essere rieducati per le strutture e i reparti pediatrici.

Il risultato di cui va più fiero riguarda un ragazzo con sindrome di Down e disturbo dello spettro autistico, seguito per dodici mesi in un progetto di vita indipendente. Aveva paura dei cani al punto che la famiglia cambiava marciapiede: oggi, racconta Milo, quella paura non c'è più. Una storia simile riguarda una bambina autistica incontrata al parco Buscicchio di Brindisi, recuperato dall'associazione Legami di Comunità.

Un'associazione per gli OSS liberi professionisti

In chiusura Milo propone un'associazione che metta insieme gli OSS con partita IVA. Servirebbe per dividere i costi di commercialista, avvocato e assicurazione, fare formazione e soprattutto creare una rete di sostituzioni sul territorio. Segnala anche la confusione sui codici ATECO: lui aveva indicato il 96.09.09, poi sono arrivati nuovi codici che però, dice, non richiedono il titolo di OSS. Racconta anche di aver raccolto in un libro gli appunti delle tante telefonate di colleghi che gli chiedevano come iniziare. Come prossima ospite suggerisce l'assistente sociale Maria Teresa Greco, che lavora con gli anziani soli.


Cosa dice la scienza

Il peso sul caregiver è misurabile

L'obiezione di Guido Magrin sui «due pazienti» ha una base solida. Lo studio di Schulz e Beach pubblicato su JAMA nel 1999 ha seguito per quattro anni coppie di anziani. I coniugi che assistevano il partner e dichiaravano di sentirsi sotto pressione avevano un rischio di morte più alto del 63% rispetto a chi non faceva il caregiver. Chi assisteva senza sentirsi sotto pressione non mostrava questo aumento. Il dato non dice che l'assistenza a casa sia sbagliata. Dice che il carico sul familiare è un fattore di salute, e che un operatore professionale che entra ogni giorno può alleggerirlo, come nella storia raccontata da Milo.

Cosa sappiamo degli animali nella cura

La revisione Cochrane di Lai e colleghi (2019) ha raccolto gli studi randomizzati sulla terapia assistita con animali nelle persone con demenza. Ha trovato evidenze di bassa certezza che possa ridurre lievemente i sintomi depressivi, nessun effetto chiaro su agitazione, qualità della vita o attività quotidiane. Gli studi sono ancora pochi e piccoli: è un campo in cui servono più ricerche, anche partendo da esperienze sul campo come quella di Milo.

In Italia gli Interventi Assistiti con gli Animali sono regolati dalle linee guida nazionali approvate con l'Accordo Stato-Regioni del 25 marzo 2015. Le linee guida distinguono tre livelli: terapie (TAA), educazione (EAA) e attività (AAA). Richiedono un'équipe multidisciplinare, operatori con formazione specifica e animali valutati dal punto di vista sanitario e comportamentale. Per chi vuole portare il proprio cane nel lavoro di cura, sono il riferimento per i percorsi formativi e per l'accesso alle strutture.

Tasse e contributi: come funziona

Per chi vuole approfondire i conti di cui si parla nella puntata. Il regime forfettario prevede un'imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di una nuova attività, se ci sono i requisiti, e del 15% negli anni successivi. Per un OSS senza cassa professionale i contributi vanno di norma alla Gestione separata INPS, con un'aliquota di circa il 26%, come ricorda Milo. Le imposte si calcolano su un reddito forfettario, cioè su una quota fissa dei ricavi, non su tutto l'incasso. Prima di aprire la partita IVA conviene verificare con un commercialista il codice ATECO più adatto: dal 1° aprile 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 dell'ISTAT.


Le criticità reali

Il libero professionista è solo. Senza una rete, ogni assenza scopre l'assistito. È il punto debole che Milo stesso riconosce, e la ragione per cui propone un'associazione.

Non tutte le famiglie possono pagare. Il modello di Milo funziona con clienti che possono permettersi un servizio a prezzo pieno, eventualmente usando indennità di accompagnamento e pensioni di invalidità. Chi non può resta affidato ai servizi pubblici, alla famiglia o alle badanti.

La cornice professionale è incerta. L'OSS non ha un albo, i codici ATECO non sono pensati per il suo profilo e le regole cambiano. Chi inizia deve spesso orientarsi da solo, come mostra la quantità di colleghi che hanno chiamato Milo per chiedere consigli.

Una domanda per riflettere. Se un cane riesce ad aiutare un ragazzo a superare la paura o a portare un momento di serenità in casa, come si può dare spazio a queste esperienze nelle RSA e nei reparti, con regole chiare per tutti?


Cosa può cambiare

Le proposte che emergono dall'episodio sono concrete. Un'associazione o una rete di OSS liberi professionisti permetterebbe sostituzioni, costi condivisi e tariffe di riferimento motivate. Un profilo fiscale chiaro, con codici ATECO pensati per l'OSS, eviterebbe improvvisazioni. Più sostegno ai caregiver familiari ridurrebbe il rischio del «doppio paziente». E una formazione riconosciuta per gli interventi assistiti con gli animali permetterebbe di portare esperienze come quella di Pippo in RSA e reparti, in sicurezza.


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Conclusione

La risposta di Francesco Milo al titolo della puntata è che la libera professione è un'opportunità, a patto di trattarla da professionisti. Serve un prezzo che tenga conto di tasse, contributi e diritti che il dipendente ha e l'autonomo no. Servono pochi clienti seguiti con continuità e la consapevolezza che non tutte le situazioni si possono gestire a casa. I dati confermano quanto conti il carico sulle famiglie, e la ricerca sugli animali nella cura è un campo tutto da esplorare. Il nodo resta la solitudine del libero professionista: senza una rete, l'opportunità rischia di diventare davvero una trappola.

→ Ascolta l'episodio 49 di Skeptical Health con Francesco Milo (e Pippo) per il racconto completo.


I dati chiave

  1. Circa 14,5 milioni: le persone con 65 anni e più in Italia, quasi una su quattro (ISTAT)
  2. 10-15 euro l'ora: la paga di un OSS dipendente che Milo indica come soglia minima per la tariffa del libero professionista
  3. 5% per cinque anni, poi 15%: l'imposta sostitutiva del regime forfettario per le nuove attività
  4. Circa 26%: i contributi alla Gestione separata INPS per chi non ha una cassa professionale
  5. +63%: il rischio di morte nei coniugi caregiver che si sentono sotto pressione (Schulz e Beach, JAMA 1999)
  6. Sintomi depressivi: l'ambito in cui la terapia assistita con animali ha mostrato i primi segnali nelle persone con demenza (Cochrane, 2019)
  7. 25 marzo 2015: l'Accordo Stato-Regioni che fissa le linee guida nazionali sugli interventi assistiti con gli animali

Takeaway

  1. Dai un prezzo al tuo lavoro partendo da ciò che non hai. Un libero professionista non ha TFR, ferie e malattia pagate: la tariffa deve coprirli, oltre a tasse e contributi.

  2. Fai i conti prima di aprire la partita IVA. Regime forfettario, Gestione separata e codice ATECO vanno verificati con un commercialista.

  3. La continuità è il valore che offri. Essere sempre la stessa persona che entra in casa è ciò che le famiglie cercano e che il sistema fatica a garantire.

  4. Guarda anche chi assiste. Quando un familiare anziano cura l'altro, il suo carico è un rischio per la salute: a volte la scelta migliore è un aiuto in più o una struttura.

Domande frequenti

Un OSS può lavorare come libero professionista con partita IVA?

Sì. Un operatore socio-sanitario può aprire partita IVA e offrire direttamente alle famiglie servizi di assistenza alla persona a domicilio, come l'igiene, la mobilizzazione e il supporto nelle attività quotidiane. Nell'episodio 49 Francesco Milo, OSS libero professionista a Brindisi, racconta di aver scelto questa strada per garantire ai suoi assistiti la continuità: a entrare in casa è sempre lo stesso operatore, cosa che una cooperativa non sempre può assicurare.

Quanto deve chiedere all'ora un OSS libero professionista?

Non esiste un tariffario ufficiale. Francesco Milo suggerisce di partire almeno dalla paga oraria di un OSS dipendente (10-15 euro, fino a 20 per turni particolari), perché il dipendente riceve anche TFR, tredicesima, ferie e malattia, che il libero professionista non ha. Suggerisce anche una tariffa minima per ogni accesso, perché ogni visita comporta spostamento e tempo. Lavorare per 10 euro lordi l'ora di notte, sostiene, significa svendere la professione.

Quante tasse e contributi paga un OSS in regime forfettario?

Chi avvia una nuova attività in regime forfettario paga un'imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, se ne ha i requisiti, e poi del 15%, calcolata su un reddito forfettario pari a una quota fissa dei ricavi. Per chi non ha una cassa professionale, i contributi vanno in genere alla Gestione separata INPS, con un'aliquota di circa il 26%. Nell'episodio Milo stima che tra tasse, contributi, carburante e commercialista se ne vada circa un terzo di quanto incassa.

L'assistenza a domicilio è sempre meglio della RSA?

No. Nell'episodio Guido Magrin solleva un rischio concreto: quando un coniuge anziano assiste l'altro, i pazienti possono diventare due. La ricerca lo conferma: lo studio di Schulz e Beach pubblicato su JAMA nel 1999 ha trovato un rischio di morte più alto del 63% nei caregiver anziani che si sentivano sotto pressione. Francesco Milo riconosce che in alcuni casi la struttura è la scelta giusta: la domiciliarità funziona finché è sostenibile per il paziente e per chi lo assiste.

La dog therapy funziona con le persone con demenza?

La ricerca su questo tema sta crescendo. La revisione Cochrane di Lai e colleghi (2019) ha trovato evidenze di bassa certezza che la terapia assistita con animali possa ridurre lievemente i sintomi depressivi nelle persone con demenza, senza effetti chiari su agitazione e qualità della vita, anche perché gli studi disponibili sono pochi e piccoli. In Italia gli interventi assistiti con gli animali sono regolati da linee guida nazionali del 2015 che richiedono un'équipe e operatori formati.

Quanti anziani ci sono in Italia?

Secondo l'ISTAT le persone con 65 anni e più sono circa 14,5 milioni, quasi un residente su quattro. Nell'episodio Francesco Milo ricorda che gli over 65 in Italia sono circa 15 milioni. Con l'aumento delle persone anziane e non autosufficienti cresce la domanda di assistenza quotidiana a domicilio, lo spazio in cui lavora l'OSS libero professionista.

Fonti

  1. ISTAT: Indicatori demografici, anno 2024
  2. Schulz R, Beach SR: Caregiving as a risk factor for mortality: the Caregiver Health Effects Study. JAMA (1999)
  3. Lai NM et al.: Animal-assisted therapy for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews (2019)
  4. Ministero della Salute: Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (Accordo Stato-Regioni 25 marzo 2015)
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