Formazione, Stipendi e Tutele: la Verità sugli OSS
Chi sono gli OSS, quanto guadagnano, perché non hanno un albo e cosa cambia con l'assistente infermiere: ne parla Antonio Squarcella, sindacalista degli OSS.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Antonio Squarcella — Sindacalista OSS
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Gli operatori socio sanitari sono ovunque, in ospedale, nelle RSA, nelle cooperative e a casa delle persone, eppure se ne parla pochissimo. Nell'episodio 36 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin ospitano Antonio Squarcella, segretario generale nazionale di SHC Sanità, sindacato di categoria degli OSS. Con lui parlano di formazione, stipendi, tutele e della nuova figura dell'assistente infermiere. Il tema conta perché l'Italia invecchia e buona parte dell'assistenza quotidiana alle persone non autosufficienti passa dalle mani degli OSS.
Cosa emerge dall'episodio
Una figura essenziale, poco considerata. Per Squarcella «l'operatore sociosanitario è una figura emblematica, fondamentale per l'intero sistema assistenziale». Proprio per questo, osserva, è stata paradossalmente poco considerata. Nel privato i problemi si vedono negli organici: ogni regione fissa i propri standard, e in alcune strutture gli OSS per turno sono troppo pochi rispetto agli ospiti.
Formazione disomogenea e registro nazionale. L'OSS ha una qualifica regionale, con un corso di circa 1.000 ore organizzato da ogni regione a modo suo. Esiste un Registro nazionale, nato nel 2024, con quasi 5.000 iscritti. Squarcella mette in guardia dagli enti non accreditati e dagli attestati falsi. Secondo lui la formazione è stata per anni un business, con il risultato di troppi qualificati rispetto ai posti.
OSS di serie A e di serie B. Nel privato convivono molti contratti collettivi diversi. «Prendi un mazzo di carte e scegli il contratto collettivo», dice. Nel privato e nelle cooperative lo stipendio va da circa 900 a 1.350 euro netti al mese, nel pubblico si arriva intorno ai 1.550. Il suo obiettivo sarebbe unificare i contratti a livello nazionale.
Una figura tecnica, senza obbligo assicurativo. Con la legge Lorenzin l'OSS non è diventato un operatore sanitario, ma resta una figura tecnica di interesse sanitario. Per questo non c'è albo né obbligo assicurativo. Chi è dipendente è coperto dalla struttura, ma deve poter dimostrare di aver seguito protocolli e linee guida. Chi lavora in partita IVA deve assicurarsi da solo.
Violenza e assistente infermiere. I maltrattamenti nelle case di riposo non vanno giustificati, ma analizzati, perché dietro ci sono anche organizzazione e burnout. Squarcella parla anche delle aggressioni contro il personale, che colpiscono soprattutto le donne. Sulla nuova figura è molto critico: «l'assistente infermiere nasce come risposta emergenziale per anestetizzare le carenze di organico presenti all'interno delle RSA». Propone invece stipendi più alti, una formazione più lunga e omogenea, la certificazione delle competenze riconosciuta in busta paga e un osservatorio nazionale sulla formazione. «Bisogna salvare il salvabile», dice.
Il contesto in breve
Secondo il rapporto OCSE Who Cares? del 2020, nel settore dell'assistenza agli anziani la domanda cresce più in fretta dei lavoratori, con stipendi più bassi e requisiti formativi spesso insufficienti. Una meta-analisi pubblicata su The Gerontologist nel 2026 indica che il burnout degli operatori dipende da fattori personali, relazionali, lavorativi e organizzativi, e richiede interventi su più livelli. Una revisione dell'Ufficio europeo dell'OMS del 2019 ha trovato che il 64,2% del personale delle strutture per anziani riferiva almeno una forma di maltrattamento nell'ultimo anno, soprattutto psicologico. Secondo il monitoraggio presentato dal Ministero della Salute nel 2024, nel 2023 sono state segnalate oltre 16.000 aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari, e gli OSS sono tra le professioni più colpite.
Da portare a casa
- Se vuoi diventare OSS, controlla l'ente: verifica sul sito della tua regione che sia accreditato.
- Informati sulla tua copertura assicurativa: chiedi alla struttura cosa copre, e se lavori in partita IVA valuta una polizza personale.
- Per le famiglie, guarda l'organizzazione: chiedi quanti operatori ci sono per turno e come vengono formati.
Gli operatori socio sanitari sono ovunque: in ospedale, nelle RSA, nelle cooperative, a casa delle persone. Eppure di loro si parla pochissimo. In questo episodio Cristian Valeri e Guido Magrin ospitano Antonio Squarcella, segretario generale nazionale di SHC Sanità, sindacato di categoria degli OSS, per capire come si diventa OSS, quanto si guadagna, quali tutele mancano e cosa cambia con la nuova figura dell'assistente infermiere.
Perché il tema è urgente oggi
L'Italia invecchia e cresce il bisogno di assistenza continuativa, nelle strutture e a domicilio. Buona parte di questa assistenza, ogni giorno, passa dalle mani degli OSS. Sono loro a lavare, mobilizzare, nutrire, accompagnare le persone non autosufficienti.
Il problema non è solo italiano. L'OCSE, nel rapporto Who Cares? del 2020, ha descritto un settore dell'assistenza agli anziani in cui l'invecchiamento della popolazione corre più veloce della crescita dei lavoratori. Le retribuzioni sono in genere più basse di quelle di lavori con qualifica simile in altri ambiti sanitari. I requisiti formativi spesso non bastano per compiti sempre più complessi. E chi lavora nell'assistenza di lungo periodo ha più problemi di salute degli altri operatori sanitari.
C'è poi il tema della violenza. Nel 2023 in Italia sono state segnalate oltre 16.000 aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari, e gli OSS sono tra le professioni più colpite. Capire chi sono e in che condizioni lavorano riguarda tutti: chi assiste e chi viene assistito.
Cosa emerge dall'episodio
Antonio Squarcella arriva dalla Puglia: finora è l'ospite venuto da più lontano. È stato lui a scrivere al podcast, dopo che molti ascoltatori avevano chiesto una puntata dedicata agli OSS.
Chi è Antonio Squarcella
Squarcella guida SHC Sanità, un'organizzazione sindacale nata all'interno della Federazione MIGEP, l'associazione di riferimento per gli operatori socio sanitari. È stato segretario provinciale, poi regionale, e rappresenta ancora la Puglia. Oggi è segretario nazionale. Racconta il suo impegno così: «cerchiamo di portare avanti le istanze, la voce di chi oggi non ha voce». E aggiunge che, secondo lui, non si smette mai davvero di essere OSS: è una professione che «ti resta proprio nella pelle».
Una figura essenziale, poco considerata
Il punto di partenza è chiaro: per Squarcella «l'operatore sociosanitario è una figura emblematica, fondamentale per l'intero sistema assistenziale». Proprio per questo, osserva, paradossalmente è stata poco considerata. Solo dopo la pandemia la categoria ha ottenuto un inquadramento nell'area sociosanitaria prevista dalla legge 3 del 2018, la cosiddetta legge Lorenzin.
Nel privato, spiega, i problemi si vedono soprattutto negli organici. Ogni regione fissa i propri standard di personale, e in alcune strutture il numero di OSS per turno è troppo basso rispetto al numero di ospiti. Se mancano gli standard assistenziali, ricorda, nelle RSA accreditate rischia di decadere anche l'accreditamento. E al centro, prima ancora dei diritti dei lavoratori, c'è il bene dei pazienti.
Albo, registro nazionale e 1.000 ore di corso
Guido Magrin chiede, con ironia, se esista un registro che dica quanti OSS ci sono. Squarcella risponde che sì, un Registro nazionale esiste, anche se pochi lo sanno. È nato nel 2024 grazie agli Stati Generali degli OSS e conta quasi 5.000 iscritti, un numero ancora piccolo rispetto al totale della categoria.
Molti OSS, racconta, pensano di avere diritto a un albo. Ma «per avere un albo devi essere una figura che ha intrapreso un percorso formativo universitario». L'OSS invece ha una qualifica regionale: un corso di circa un anno, intorno alle 1.000 ore. E ogni regione organizza la formazione a modo suo, con risultati disomogenei.
Squarcella mette in guardia anche dagli enti formativi non accreditati. In alcune regioni, dice, sono stati scoperti numerosi attestati falsi. Il suo consiglio a chi vuole iscriversi è controllare sui siti della propria regione che l'ente sia davvero accreditato.
OSS di serie A e di serie B
Un altro tema forte è la differenza tra pubblico e privato. Nel linguaggio comune, racconta Squarcella, si parla di "OSS di serie A", quelli che lavorano nelle ASL e negli ospedali pubblici, e di "OSS di serie B", quelli di RSA, terzo settore e cooperative.
Nel privato si applicano molti contratti collettivi diversi. «Prendi un mazzo di carte e scegli il contratto collettivo», dice, citando quelli UNEBA, ARIS, AIOP, delle cooperative sociali e altri. Ognuno prevede un trattamento economico diverso.
I numeri che riporta sono netti. Nel privato e nelle cooperative lo stipendio va da circa 900 a 1.350 euro netti al mese, a seconda del contratto. Nel pubblico si arriva intorno ai 1.550 euro, più straordinari e reperibilità. Per questo il suo obiettivo ideale sarebbe unificare i contratti a livello nazionale.
Chi sceglie di fare l'OSS, e perché
Guido Magrin pone una domanda provocatoria: anche con una formazione migliore, chi sceglie oggi di fare questo lavoro? Molti giovani, osserva, non ci pensano nemmeno, se non per bisogno. Squarcella riconosce che la durata breve del corso è uno dei motivi principali della scelta. Ma aggiunge che, per lui, fare l'OSS è «più che altro una missione». Serve essere portati per l'assistenza, perché «se lo si fa solo ed esclusivamente per i soldi, questa non è una professione che ti soddisfa a vita a livello economico».
Violenza sui pazienti e sugli operatori
Il discorso tocca poi i casi di maltrattamento nelle case di riposo che finiscono in televisione. Squarcella è netto: sono atti che «non vanno assolutissimamente giustificati». Ma invita ad analizzarli, perché dietro c'è anche l'organizzazione delle strutture e il burnout di persone che da anni chiedono di essere ascoltate.
Allo stesso modo, parla della violenza contro il personale. A marzo 2025 SHC Sanità ha organizzato alla Camera dei Deputati una giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e sociosanitari. Lì sono stati presentati dati da cui emerge che la maggior parte delle aggressioni colpisce il personale femminile. «La violenza di genere non si limita soltanto a livello domestico, ma bensì avanza anche sul contesto professionale e questo è disarmante», dice.
Troppi OSS? Il business della formazione
Guido Magrin racconta di aver letto che l'Italia ha molti più OSS di altri Paesi europei, come la Germania. Squarcella dà una spiegazione diretta: la formazione degli OSS «è stato per anni, fino ad oggi, il business degli enti formativi». Con un costo tra i 1.300 e i 2.300 euro, molte persone hanno fatto il corso, senza che nessuno ponesse un limite. Il risultato, secondo lui, è una sovrabbondanza di qualificati: a un concorso ASL per pochi posti si presentano centinaia di candidati.
La soluzione che propone parte dalla formazione. Renderla omogenea in tutte le regioni, allungarla e avvicinarla agli standard europei, per esempio a un percorso biennale come avviene in Germania. Allungando i tempi, osserva, si ridurrebbe anche il numero di nuovi OSS.
Una figura tecnica, non sanitaria
Qui arriva uno dei passaggi più tecnici. Molti credono che, con la legge Lorenzin, l'OSS sia diventato un operatore sanitario. Squarcella spiega che non è così: nella norma l'OSS resta «una figura tecnica di interesse sanitario». Finché rimane una figura tecnica, dice, non si può parlare di albo, né di collegio.
E nemmeno di obbligo assicurativo. La legge Gelli del 2017 sulla responsabilità professionale non considera l'OSS una figura sanitaria. Chi lavora come dipendente in ospedale o in RSA è coperto dalla struttura. Ma se un paziente cade, l'OSS deve poter dimostrare di aver seguito protocolli e linee guida. Molti, avverte, credono di essere già coperti con l'assunzione e lo scoprono solo quando è troppo tardi. Chi lavora in partita IVA deve invece assicurarsi da solo.
Ai commenti che negano all'OSS lo status di professionista risponde così: «ditemi voi se questo non è un professionista, colui che si alza la mattina e fa assistenza al paziente a 360°». E ricorda di aver incontrato più volte, al Ministero della Salute, «addetti ai lavori che non sapevano neppure l'esistenza dell'OS».
L'assistente infermiere
L'ultima parte dell'episodio è dedicata alla nuova figura dell'assistente infermiere, introdotta nel 2025. Squarcella è molto critico: «l'assistente infermiere nasce come risposta emergenziale per anestetizzare le carenze di organico presenti all'interno delle RSA». Per lui è una soluzione miope, che non guarda al futuro della professione.
Uno dei conduttori propone la sua lettura: la nuova figura servirebbe a legalizzare ciò che già succede, quando un infermiere con 60-70 ospiti da seguire da solo delega all'OSS alcune attività, come controllare che la terapia venga assunta o fare piccole medicazioni. Il paradosso, aggiungono, è che se qualcosa va storto la responsabilità ricade comunque sull'infermiere.
Squarcella ricorda che già nel 2003 era nato l'OSS con formazione complementare, il cosiddetto "super OSS", che però è rimasto soprattutto un'offerta degli enti formativi. L'assistente infermiere, a differenza di quello, è entrato nella contrattazione collettiva. Ma livello di inquadramento e retribuzione, al momento della registrazione, non sono ancora definiti. Un conduttore lo paragona all'infermiere generico abolito decenni fa. Il timore espresso nella puntata è che, per chi vuole entrare subito nel mondo del lavoro, la via breve diventi più attraente della laurea in infermieristica, proprio mentre le domande per i test di ingresso calano.
Cosa servirebbe davvero
Se la programmazione fosse nelle sue mani, Squarcella partirebbe da stipendi più alti per tutti quelli in prima linea. Poi da una formazione più lunga e omogenea. «Bisogna salvare il salvabile», dice: l'OSS andava valorizzato con un percorso formativo più ampio. Propone di togliere alcune mansioni tecniche, come la sanificazione degli ambienti che spesso ricade sugli OSS, per rafforzare le competenze assistenziali.
Nel corso della puntata si ricorda che la figura dell'OSS è nata il 22 febbraio 2001, in un contesto molto diverso da quello attuale. Oggi nelle RSA ci sono persone con bisogni sanitari molto più complessi. Eppure l'OSS non ha l'obbligo di formazione continua, i crediti ECM. Squarcella indica la certificazione delle competenze come una strada utile, a patto che venga riconosciuta anche in busta paga. I conduttori aggiungono un'idea: un OSS che lavora con pazienti ad alta intensità dovrebbe essere pagato più di chi lavora in un centro prelievi, come dovrebbe accadere anche per gli infermieri.
Infine, Squarcella racconta la ricerca che SHC Sanità sta conducendo con l'Università Cattolica del Sacro Cuore sulle condizioni di chi lavora nell'assistenza domiciliare integrata: OSS, infermieri e fisioterapisti. I risultati erano attesi al Forum Risk Management di Arezzo. E propone un osservatorio nazionale sulla formazione, che controlli gli enti formativi e verifichi se i percorsi, anche universitari, rispondono ai bisogni reali dei pazienti. Come prossimo ospite suggerisce un datore di lavoro o un responsabile di RSA del Sud, per capire come si vive la carenza di personale in regioni con più difficoltà strutturali.
Cosa dice la scienza
Un settore che fatica ad attrarre e trattenere lavoratori
Il rapporto OCSE Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly (2020) è uno dei documenti di riferimento sul lavoro di cura. Descrive un settore in cui la domanda di assistenza cresce più in fretta del numero di lavoratori. Indica tre nodi: stipendi più bassi rispetto a lavori con qualifica simile in sanità, requisiti formativi spesso insufficienti per compiti più complessi, condizioni di lavoro che si riflettono sulla salute degli operatori. Tra le proposte ci sono un migliore uso delle competenze, più tecnologia e più coordinamento tra servizi sanitari e di assistenza. Sono gli stessi temi che Squarcella pone al centro: formazione, retribuzione, riconoscimento.
Il burnout degli operatori di assistenza
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su The Gerontologist nel 2026 (Wei e colleghi) ha raccolto gli studi sul burnout degli operatori di assistenza nelle strutture per anziani, figure vicine ai nostri OSS. Il burnout è stato misurato con il Maslach Burnout Inventory, che valuta esaurimento emotivo, depersonalizzazione e realizzazione personale. I fattori associati al burnout si distribuiscono su quattro livelli: personale, relazionale, lavorativo e organizzativo. Gli autori segnalano una grande variabilità tra gli studi, ma la conclusione è chiara: per ridurre il burnout servono interventi su più livelli, non solo sul singolo lavoratore.
Stress, burnout e rischio di maltrattamento
Il legame di cui parla Squarcella, tra carichi di lavoro e maltrattamenti, è stato studiato. In una ricerca su 208 operatori di assistenza di 18 case di riposo israeliane (Shinan-Altman e Cohen, The Gerontologist, 2009), gli atteggiamenti di tolleranza verso comportamenti abusivi erano associati a maggiori fattori di stress lavorativo, burnout e basso reddito. In particolare contavano ambiguità e conflitto di ruolo, cioè non sapere con chiarezza cosa spetta a chi. Il burnout faceva da ponte tra stress e atteggiamenti. Gli autori concludono che servono programmi di formazione e supervisione per ridurre stress e burnout.
Quanto è diffuso il problema nelle strutture
Una revisione sistematica dell'Ufficio regionale europeo dell'OMS (Yon e colleghi, European Journal of Public Health, 2019) ha stimato la diffusione dei maltrattamenti nelle strutture per anziani. Nei nove studi inclusi, il 64,2% del personale ha riferito di aver messo in atto almeno una forma di maltrattamento nell'ultimo anno, nella maggior parte dei casi di tipo psicologico. Secondo i dati riferiti dai residenti, la forma più frequente è quella psicologica (33,4%), seguita da quella fisica (14,1%). Gli autori chiedono un monitoraggio sistematico del fenomeno. Sono numeri che confermano quanto sia importante, come dice Squarcella, analizzare le cause organizzative e non fermarsi al singolo caso di cronaca.
Le aggressioni contro gli operatori in Italia
Il monitoraggio dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie (ONSEPS), presentato dal Ministero della Salute nel marzo 2024, ha contato per il 2023 oltre 16.000 segnalazioni di aggressione, con circa 18.000 operatori coinvolti. Due terzi delle segnalazioni vengono da professioniste donne, in linea con la composizione del personale. La professione più colpita è quella infermieristica, seguita da medici e operatori socio sanitari. Il 68% delle aggressioni è verbale, il 26% fisico. I luoghi più a rischio sono il pronto soccorso e le aree di degenza. È lo stesso fenomeno su cui SHC Sanità ha organizzato la giornata alla Camera dei Deputati.
Le criticità reali
Una formazione diversa da regione a regione. Lo stesso titolo di OSS può nascondere percorsi molto diversi. Per chi assume e per chi viene assistito, non è sempre chiaro cosa garantisca la qualifica.
Contratti frammentati. Nel privato convivono molti contratti collettivi. A parità di lavoro, lo stipendio cambia a seconda di dove si lavora, e questo spinge verso il pubblico chi può permetterselo.
Tutele poco chiare. Senza albo e senza obbligo assicurativo, molti OSS non sanno fino a dove arriva la copertura della struttura e quando rispondono personalmente.
Organici al limite. Quando gli standard di personale sono bassi, il carico di lavoro cresce, e con esso il rischio di burnout e di errori.
Una domanda per riflettere. Se un OSS e un infermiere si ritrovano ogni giorno a dividersi compiti che le norme separano, è meglio creare nuove figure o ripensare l'organizzazione del lavoro nelle strutture?
Cosa può cambiare
Le proposte emerse nella puntata sono concrete. Una formazione più lunga e uguale in tutta Italia, vicina agli standard europei. Stipendi più adeguati e contratti meno frammentati. Il riconoscimento economico delle competenze certificate. L'obbligo di aggiornamento continuo. Un osservatorio nazionale che controlli la qualità degli enti formativi.
Le prove scientifiche vanno nella stessa direzione: ridurre stress e burnout con interventi organizzativi, formazione e supervisione, e chiarire i ruoli, protegge sia chi lavora sia chi viene assistito. Anche far conoscere di più il Registro nazionale degli OSS aiuterebbe a sapere quanti sono e dove lavorano, un primo passo per programmare.
Approfondisci: articoli correlati
OSS in libera professione: opportunità o trappola?, cosa succede quando l'OSS lavora in partita IVA
Cura degli anziani in RSA: un lavoro dignitoso o un sacrificio?, le condizioni di lavoro nelle strutture per anziani
Rette Alzheimer, infermieri e centri diurni: il futuro delle RSA italiane, il punto di vista di chi gestisce le RSA
Qual è il Futuro dell'Infermiere?, la professione infermieristica tra carenze e riforme
Il Desiderio della Buona Cura, qualità dell'assistenza e dignità nelle RSA
Conclusione
Antonio Squarcella porta in questo episodio la voce di una categoria che sente di non averne una. Racconta una professione essenziale, con una formazione breve e diversa da regione a regione, stipendi bassi soprattutto nel privato, tutele poco chiare e un futuro incerto dopo l'arrivo dell'assistente infermiere. Le sue proposte ruotano attorno a un punto: investire sulla formazione e sul riconoscimento degli OSS. I dati internazionali confermano che chi lavora nell'assistenza è sotto pressione, e che quella pressione ha effetti anche sulla qualità della cura.
→ Ascolta l'episodio 36 di Skeptical Health con Antonio Squarcella per il racconto completo.
I dati chiave
- Circa 1.000 ore: la durata del corso di qualifica per OSS, secondo quanto ricordato nell'episodio
- Quasi 5.000: gli iscritti al Registro nazionale degli OSS nato nel 2024, secondo Antonio Squarcella
- 900-1.350 euro netti: lo stipendio mensile di un OSS nel privato e nelle cooperative indicato nella puntata
- Oltre 16.000: le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari segnalate in Italia nel 2023 (Ministero della Salute, ONSEPS)
- 2 su 3: la quota di aggressioni segnalate da professioniste donne (Ministero della Salute, ONSEPS)
- 64,2%: il personale delle strutture per anziani che, negli studi analizzati, ha riferito almeno un maltrattamento nell'ultimo anno (Yon et al., 2019)
Takeaway
Se vuoi diventare OSS, controlla l'ente. Verifica sul sito della tua regione che l'ente di formazione sia accreditato prima di iscriverti.
Informati sulla tua copertura assicurativa. Chiedi alla struttura cosa copre la sua polizza. Se lavori in partita IVA, valuta un'assicurazione personale.
Segui protocolli e linee guida. In caso di incidente sono la prima tutela per l'operatore e per il paziente.
Per le famiglie: guarda l'organizzazione, non solo la struttura. Chiedi quanti operatori ci sono per turno e come vengono formati: sono indicatori della qualità dell'assistenza.
Domande frequenti
Chi è l'operatore socio sanitario (OSS)?
L'OSS è la figura che offre assistenza diretta alla persona in ospedali, RSA, cooperative sociali e a domicilio: igiene, mobilizzazione, aiuto nei pasti, supporto alla vita quotidiana. È stata istituita nel 2001. Nell'episodio 36 Antonio Squarcella, segretario nazionale di SHC Sanità, la definisce 'una figura emblematica, fondamentale per l'intero sistema assistenziale'.
Quanto guadagna un OSS in Italia?
Dipende dal contratto e dal settore. Secondo Antonio Squarcella, nel privato e nelle cooperative lo stipendio va da circa 900 a 1.350 euro netti al mese, mentre nel pubblico si arriva intorno ai 1.550 euro, a cui si aggiungono straordinari e reperibilità. Pesano molto i numerosi contratti collettivi applicati nel privato.
Gli OSS hanno un albo professionale?
No. Per avere un albo, spiega Antonio Squarcella, serve un percorso formativo universitario, come per infermieri e fisioterapisti. Gli OSS hanno una qualifica regionale di circa 1.000 ore. Dal 2024 esiste un Registro nazionale degli OSS, promosso dagli Stati Generali degli OSS, a cui secondo Squarcella sono iscritti quasi 5.000 operatori.
Un OSS deve avere un'assicurazione professionale?
Secondo quanto spiegato nell'episodio, la legge Gelli del 2017 non include l'OSS tra le professioni sanitarie, quindi per lui non c'è un obbligo di copertura assicurativa. Chi lavora come dipendente è coperto dalla struttura, ma in caso di danno deve poter dimostrare di aver seguito protocolli e linee guida. Chi lavora in partita IVA deve assicurarsi da solo.
Che differenza c'è tra OSS e assistente infermiere?
L'assistente infermiere è una nuova figura introdotta di recente, con una formazione aggiuntiva rispetto all'OSS e alcune attività di supporto all'infermiere. Nell'episodio Antonio Squarcella la vede come una 'risposta emergenziale' alla carenza di infermieri nelle RSA e ricorda che livello contrattuale e retribuzione non sono ancora chiari.
Quante aggressioni subiscono gli operatori sanitari e sociosanitari?
Secondo l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie del Ministero della Salute, nel 2023 sono state segnalate oltre 16.000 aggressioni, con circa 18.000 operatori coinvolti. Due terzi delle segnalazioni vengono da donne. Gli OSS sono la terza professione più colpita, dopo infermieri e medici.
Fonti
- Ministero della Salute: Giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, dati ONSEPS 2023 (2024)
- OECD: Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly. OECD Health Policy Studies (2020)
- Wei C et al.: Burnout among care aides in long-term care: a systematic review and meta-analysis. The Gerontologist (2026)
- Shinan-Altman S, Cohen M: Nursing aides' attitudes to elder abuse in nursing homes: the effect of work stressors and burnout. The Gerontologist (2009)
- Yon Y et al.: The prevalence of elder abuse in institutional settings: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Public Health (2019)