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Il Fisioterapista deve Lavorare Come se Avesse il Bisturi in Mano

Cosa funziona davvero in fisioterapia? Andrea Roncari parla di tecar, coppettazione, esercizio terapeutico, carichi quotidiani e del ruolo del fisioterapista.

Il Fisioterapista deve Lavorare Come se Avesse il Bisturi in Mano
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Andrea Roncari — Fisioterapista, co-fondatore di Project Invictus

Ultimo aggiornamento: 2026-10-03

Quanto tempo hai?

La fisioterapia basata sulle evidenze parte da una domanda semplice: quali terapie funzionano davvero contro il mal di schiena e gli altri disturbi muscoloscheletrici? Nell'episodio 88 di Skeptical Health Cristian Valeri e Guido Magrin ne parlano con Andrea Roncari, fisioterapista specializzato in disturbi muscoloscheletrici, laureato in Scienze Motorie, co-fondatore di Project Invictus e autore di Project Exercise. Si parla di tecar, coppettazione, esercizio terapeutico, carichi quotidiani e di quando un percorso di fisioterapia può dirsi concluso.


Perché il tema è urgente oggi

Il mal di schiena è la prima causa di anni vissuti con disabilità nel mondo. Secondo lo studio Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Rheumatology nel 2023, nel 2020 riguardava 619 milioni di persone, e le proiezioni indicano 843 milioni di casi entro il 2050. Circa il 39% degli anni vissuti con disabilità da mal di schiena è attribuito a fattori lavorativi, fumo e peso elevato.

Chi ha mal di schiena, cervicalgia o una tendinopatia si trova davanti a un'offerta enorme: fisioterapisti, osteopati, chiropratici, massaggi, macchine, esercizi. Molte di queste strade vengono raccontate come efficaci da chi le ha provate. Gli intervistatori lo dicono chiaramente: anche le persone comuni, quando sentono di avere un problema, spesso non sanno a chi rivolgersi e se tutte queste figure siano valide allo stesso modo.

Capire cosa funziona, e perché a volte sembra funzionare tutto, è quindi una questione pratica: di tempo, di soldi e di qualità della vita.


Cosa emerge dall'episodio

Chi è Andrea Roncari

Gli intervistatori presentano Roncari come una figura di riferimento della fisioterapia in Italia. Cristian Valeri racconta di conoscerlo da 12-13 anni, dagli inizi di Project Invictus, e di aver ricevuto da lui molti consigli sul proprio percorso professionale.

Roncari si descrive prima di tutto come una persona curiosa. Da bambino voleva fare il paleontologo. Alla fine del liceo, calciatore di scarso livello e molto magro, entra in palestra e ne resta folgorato: frequenta un corso per personal trainer, si iscrive a Scienze Motorie e poi aggiunge la laurea in Fisioterapia. Intanto lavora sempre in sala, prima come istruttore, poi come personal trainer e infine anche come fisioterapista. Oggi guida uno studio in cui fisioterapia ed esercizio terapeutico lavorano insieme, con una nicchia particolare: chi si allena in palestra e ha dolore.

Dieci anni di divulgazione nel fitness

Project Invictus nasce quasi per caso, quando Roncari e Andrea Biasci, compagni di università, uniscono i loro blog e iniziano a fare video articoli. Erano tra i primi, in un settore quasi vergine. Il bilancio di oggi però è prudente: secondo Roncari il livello nelle palestre non si è alzato tantissimo e la divulgazione ha forse creato più confusione di prima. Il motivo è un cambio di paradigma: «il social è diventato non più il mezzo tramite il quale passare dei contenuti, ma è diventato il fine». Oggi parlano tutti, e senza strumenti è difficile capire chi dice cose giuste.

Il bisturi in mano

Il cuore della puntata è il titolo. Lombalgia e cervicalgia croniche hanno un andamento altalenante, con recidive, e dipendono da moltissimi fattori. Il singolo paziente non è in grado di capire perché è guarito. Per questo, spiega Roncari, si trovano persone che guariscono con qualsiasi terapia: «guariscono dal chiropratico, guariscono dall'osteopata, guariscono dal fisioterapista, guariscono col massaggio, con la tecar, con l'esercizio, con qualsiasi cosa».

L'unico modo per orientarsi è la ricerca scientifica, che cerca di avvicinarsi alla verità togliendo i fattori confondenti. Da qui l'immagine dell'episodio: il fisioterapista «dovrebbe lavorare come se fosse un chirurgo con un bisturi in mano». E ancora: «il chirurgo col bisturi in mano non si sogna di applicare una tecnica chirurgica che non ha delle evidenze scientifiche. Perché se sbaglia fa un danno». Nei disturbi muscoloscheletrici, invece, una terapia senza evidenze spesso non fa danni visibili, e il paziente che migliora per altri motivi ne dà il merito a quella terapia. Per questo il rigore deve venire dal professionista.

Coppettazione e agopuntura: il confronto con il finto trattamento

Roncari porta due esempi di cui ha parlato sul suo canale YouTube. Se uno studio confronta una coppettazione vera con una finta, senza che i pazienti lo sappiano, e i risultati sono uguali, la domanda è inevitabile: «con quale spirito tu fai la coppettazione al prossimo paziente?». Lo stesso vale per l'agopuntura confrontata con aghi finti che non penetrano.

Precisa che non lo fa per parlare male di qualcuno. Racconta anzi la propria esperienza: dopo la laurea ha frequentato un corso di terapia manuale ed era felicissimo di curare con le mani. Poi ha notato che molti pazienti tornavano dopo 48 ore dicendo di essere stati bene solo qualche ora. Ha cercato risposte nella ricerca e ha cambiato il suo modo di lavorare. Mettere in discussione una formazione su cui si è investito molto, osserva, è difficile: è come mettere in discussione se stessi.

La tecar: calore, contesto ed effetto non specifico

Gli intervistatori gli chiedono un parere sulla tecar, di cui si era parlato con un fisiatra in una puntata precedente. Roncari è chiaro: «la tecar l'unica cosa che ha dimostrato è che crea del calore interno ai tessuti». La rigenerazione dei tessuti, secondo lui, non è dimostrata. I miglioramenti temporanei che alcuni studi trovano sono gli stessi di altre terapie, legati al contesto in cui si riceve un trattamento. Anzi, essendo una macchina ipertecnologica, la tecar ha un vantaggio proprio su questi fattori contestuali.

Riconosce anche la realtà di molti ambulatori: chi collabora con medici che la prescrivono può usarla come porta d'ingresso, senza raccontare al paziente che sta rigenerando un tendine, e poi fargli fare ciò che serve. Il suo studio non ha elettromedicali, e la sua conclusione è netta: «io non spenderei i soldi per comprare una tecar per ottenere un effetto non specifico».

Dall'allenamento all'esercizio terapeutico

Un tempo fisioterapia e scienze motorie erano compartimenti stagni: il fisioterapista curava con le mani e le macchine, il laureato in scienze motorie faceva allenare. Con l'aumento delle prove sull'esercizio attivo, il fisioterapista si è trovato in mano uno strumento potente, spesso senza le conoscenze per usarlo. Roncari usa in terapia le competenze del personal trainer: grazie alla biomeccanica di Project Exercise sceglie quanto caricare un tendine in base all'irritabilità del tessuto, cambiando posizione, intensità e progressioni con gli stessi principi di una scheda per l'ipertrofia.

Molti colleghi, dice, non sanno usare bene l'esercizio terapeutico perché manca la formazione. E lo stesso vale per alcune prescrizioni. Quando un ortopedico scrive solo "rinforzo quadricipite", non dice in che posizione, con quale dosaggio, con quale esercizio: scrivere così «è come dire "ok, arrangiatevi, vedetevela voi"». Il suo team deve allora rifare tutta la valutazione, fino al test del massimo carico tollerato nel movimento che provoca dolore.

La terapia più sottovalutata: ricalibrare i carichi quotidiani

Per chi arriva con una lombalgia, una cervicalgia o una tendinopatia che dura da anni, Roncari indica il tema che considera più trascurato: «la ricalibrazione dei carichi quotidiani è una terapia super supportata, ma molti non la considerano neanche una terapia». Bisogna individuare l'attività che provoca il problema e su quale tessuto agisce: facile con un runner, molto meno con una signora che fa le pulizie di casa. Poi va ridosata, con strategie concrete. Se la persona continua a farla sopra la propria tolleranza, nessun esercizio basterà.

È anche un grande fattore confondente. Chi fa dieci sedute di qualsiasi terapia in tre o quattro settimane, spesso nel frattempo smette di fare l'attività che gli faceva male. Poi sta meglio e dà il merito alle sedute: «non viene dato merito al non fare, ma al fare qualcos'altro». Durante le visite, racconta, passa anche 20-30 minuti solo a individuare le attività provocative.

Nuoto o yoga per il mal di schiena?

A molti lo specialista consiglia il nuoto per il mal di schiena. Secondo Roncari bisogna prima capire se la direzione di movimento che provoca dolore è in flessione o in estensione. Se è in flessione, il nuoto può aiutare perché toglie quel carico. Se è in estensione, la rana può peggiorare la situazione, e lo stesso vale per lo yoga. Per questo si trovano persone guarite con pilates, yoga, nuoto o pallacanestro: in alcuni casi quell'attività ha creato, senza volerlo, condizioni favorevoli. In palestra, con esercizi su misura, si ha più controllo sullo stimolo.

A chi rivolgersi

Per un mal di schiena frequente il consiglio è capire perché il dolore si ripete, con un fisioterapista specializzato in disturbi muscoloscheletrici: un professionista in grado di fare un primo accesso e di capire se serve indirizzare la persona a un medico. La fisioterapia ha molte branche, e anche dentro l'ortopedia seguire i pazienti operati è diverso dal trattare i disturbi muscoloscheletrici. Roncari chiarisce poi un equivoco: il fisioterapista specializzato ha tra i suoi strumenti anche tecniche che molti associano solo all'osteopata. «Sa scrocchiare anche lui, capisci? Ma scrocchia se è necessario farlo», dice, senza raccontare al paziente cose che non fa.

Ernia, protrusione e palestra

Con un'ernia o una protrusione bisogna smettere di allenarsi? La risposta è no. La diagnosi da sola dice poco: conta se c'è dolore, durante quali movimenti e quanto. In generale non c'è una controindicazione assoluta alla palestra. Una storia di sintomi importanti può richiedere limiti su alcuni esercizi, ma ci sono persone con ernie o protrusioni che fanno tutto. Chi ha fastidi, spesso, non ha avuto una guida per riprogrammare i movimenti provocativi.

Quando finisce la fisioterapia

Molti temono un percorso che non finisce mai, anche per i costi. Per Roncari gli obiettivi andrebbero definiti alla prima seduta, e il percorso non finisce quando il dolore passa: «sei guarito quando sei stato riaccompagnato a fare l'attività che era il tuo obiettivo terapeutico», con l'intensità desiderata. Un runner che vuole tornare a correre un'ora non è guarito quando non sente più dolore nella corsa lenta. E per un powerlifter che deve fare 200 chili di squat, «l'obiettivo non è fargli passare il mal di schiena, l'obiettivo è fargli fare 200 di squat senza mal di schiena».

Chi è oggi il fisioterapista

Il mito più difficile da sradicare, secondo Roncari, è non aver capito l'importanza di saper dosare il movimento, e restare legati all'idea che il terapista guarisca con le mani. Ogni obiettivo terapeutico è legato a un movimento, e il professionista deve prendersi la responsabilità di indicare come e quanto muoversi. Una responsabilità che, aggiungono gli intervistatori, si regge sulla fiducia tra paziente e terapista.

La sua definizione finale: il fisioterapista dovrebbe essere «un professionista che accompagna, guida e crea una strategia al paziente affinché questo torni a svolgere le attività preferite che oggi non riesce più a svolgere». Zero recidive è irrealistico, ma si può affrontare una ricaduta con strutture più forti e più consapevolezza del dolore. E in molti studi può servire un compromesso tra un po' di terapia manuale e la terapia attiva: «io non sono un talebano di niente», dice, purché non si raccontino ai pazienti cose che non esistono. Come prossimo ospite indica Andrea Biasci, co-fondatore di Project Invictus e nutrizionista.


Cosa dice la scienza

Il mal di schiena nel mondo

Lo studio Global Burden of Disease 2021, pubblicato su The Lancet Rheumatology nel 2023, conferma che il mal di schiena resta la prima causa di anni vissuti con disabilità a livello globale. Nel 2020 i casi erano 619 milioni, con una proiezione di 843 milioni entro il 2050. Tra il 1990 e il 2020 i tassi standardizzati per età sono scesi di circa il 10%, ma il numero assoluto di casi è previsto in crescita. Il 38,8% degli anni vissuti con disabilità da mal di schiena è attribuito a fattori lavorativi, fumo e indice di massa corporea elevato.

L'esercizio terapeutico nel mal di schiena cronico

La revisione Cochrane di Hayden e colleghi (2021) ha incluso 249 studi controllati su adulti con mal di schiena cronico non specifico, cioè presente da più di 12 settimane. Rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo, l'esercizio ha ridotto il dolore in media di 15,2 punti su una scala da 0 a 100, una differenza che gli autori giudicano clinicamente rilevante, con un livello di certezza moderato. L'effetto sulla limitazione funzionale è stato più piccolo, 6,8 punti, sotto la soglia di rilevanza clinica fissata dagli autori.

Le analisi per sottogruppi indicano che l'esercizio è probabilmente più efficace della sola educazione e delle terapie fisiche non basate sull'esercizio, come l'elettroterapia. Nessuna differenza è emersa invece rispetto alla terapia manuale. È un quadro vicino a quello descritto in puntata: l'esercizio come strumento centrale, la terapia manuale come possibile complemento.

Agopuntura vera e agopuntura finta

Il più grande studio sul tema è il GERAC, pubblicato su Archives of Internal Medicine (rete JAMA) nel 2007. Ha coinvolto 1.162 pazienti con mal di schiena cronico da una media di 8 anni, in 340 ambulatori tedeschi. I pazienti hanno ricevuto dieci sedute di agopuntura secondo la medicina tradizionale cinese, oppure un'agopuntura finta con aghi superficiali in punti non previsti, oppure una terapia convenzionale con farmaci, fisioterapia ed esercizio.

A sei mesi la risposta al trattamento è stata del 47,6% con l'agopuntura vera e del 44,2% con quella finta: una differenza di 3,4 punti, non statisticamente significativa. Entrambi i gruppi trattati con aghi hanno avuto risultati migliori del gruppo con terapia convenzionale (27,4%). Lo studio mostra quanto contino il contesto e le aspettative: il punto in cui si infila l'ago non fa la differenza, mentre il fatto di ricevere un trattamento sì. È lo stesso tema dei fattori contestuali di cui parla Roncari.

Tecar e diatermia

La tecar (trasferimento energetico capacitivo resistivo) fa parte delle terapie di diatermia, che generano calore nei tessuti. La meta-analisi di Pollet e colleghi, pubblicata su Journal of Clinical Medicine nel 2023, ha analizzato 68 studi su onde corte, microonde e tecar nei disturbi muscoloscheletrici. La maggior parte delle analisi aggregate non ha mostrato miglioramenti significativi su dolore, funzione e qualità della vita. Alcuni singoli studi riportano risultati positivi, ma la qualità delle prove è risultata bassa o molto bassa in tutti i confronti. Gli autori concludono che i risultati non supportano l'uso della diatermia nella pratica clinica e suggeriscono di preferire terapie sostenute da prove.

Cosa raccomandano le linee guida

La serie del Lancet dedicata al mal di schiena (Foster e colleghi, 2018) ha messo a confronto le principali linee guida cliniche internazionali, che raccomandano approcci molto simili. La prima scelta sono i trattamenti non farmacologici: educazione che aiuti la persona a gestire il problema da sola, ritorno alle normali attività ed esercizio, più programmi psicologici per chi ha sintomi persistenti. Farmaci, esami per immagini e chirurgia vanno usati con prudenza. Gli autori segnalano però un divario tra evidenze e pratica: i trattamenti di prima scelta sono poco usati, mentre immagini, riposo, oppioidi, infiltrazioni e chirurgia sono usati troppo. Tra le terapie di prima scelta non compaiono le terapie fisiche passive come la tecar: al centro resta l'esercizio, come racconta Roncari.

Ernie e protrusioni nelle persone senza dolore

La revisione sistematica di Brinjikji e colleghi, pubblicata su American Journal of Neuroradiology nel 2015, ha raccolto 33 studi su 3.110 persone senza mal di schiena sottoposte a TAC o risonanza magnetica. La degenerazione del disco era presente nel 37% dei ventenni e nel 96% degli ottantenni. I rigonfiamenti del disco (bulging) passavano dal 30% a 20 anni all'84% a 80 anni; le protrusioni discali dal 29% al 43%. Gli autori concludono che molti segni di degenerazione sono probabilmente parte del normale invecchiamento e non sono associati al dolore. Un dato che si collega al consiglio di Roncari: la diagnosi per immagini da sola dice poco, conta cosa fa male, quando e quanto.


Le criticità reali

La formazione sull'esercizio terapeutico. Le prove indicano l'esercizio come uno strumento centrale nel mal di schiena cronico, ma, come racconta Roncari, molti professionisti non hanno ricevuto una formazione sufficiente su scelta, dosaggio e progressione degli esercizi.

Prescrizioni troppo generiche. Indicazioni come "rinforzo quadricipite" lasciano al fisioterapista il compito di rifare tutta la valutazione. È tempo che il paziente spende due volte.

Il paziente non può giudicare da solo. Il decorso altalenante dei disturbi muscoloscheletrici e il cambiamento spontaneo delle abitudini durante le terapie rendono difficile capire cosa abbia funzionato. Senza la ricerca, qualsiasi trattamento può sembrare efficace.

Sostenibilità degli ambulatori. Chi lavora in strutture dove i medici prescrivono terapie strumentali deve trovare un equilibrio tra ciò che le prove suggeriscono e ciò che il sistema chiede.

Una domanda per riflettere. Quando un dolore passa dopo dieci sedute, quante volte ci chiediamo cosa abbiamo smesso di fare nel frattempo?


Cosa può cambiare

Alcune indicazioni dell'episodio sono semplici da applicare. Per un dolore muscoloscheletrico che si ripete, rivolgersi a un fisioterapista specializzato in disturbi muscoloscheletrici. Chiedere fin dalla prima seduta quali sono gli obiettivi e quando il percorso potrà dirsi concluso. Lavorare insieme al professionista per individuare le attività che provocano il dolore e per ridosarle, invece di fermarsi del tutto. Considerare un referto di ernia o protrusione nel contesto dei sintomi, e non come un divieto automatico di allenarsi.

Sul piano del sistema, la puntata indica due direzioni: una formazione universitaria più aggiornata sull'esercizio terapeutico e sulla biomeccanica, e prescrizioni più precise, che dicano come, quanto e in che posizione fare un esercizio. Una divulgazione seria, che usi i social come mezzo e non come fine, può aiutare i pazienti a fare scelte più consapevoli.


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Conclusione

Andrea Roncari racconta la fisioterapia da chi viene dalla palestra e ha portato in terapia gli strumenti dell'allenamento: biomeccanica, dosaggio, progressioni. Il messaggio principale è nel titolo: scegliere le terapie con il rigore di un chirurgo, perché nei disturbi muscoloscheletrici il paziente guarisce spesso con qualsiasi cosa e non può capire da solo cosa abbia funzionato. Al centro ci sono l'esercizio terapeutico e la ricalibrazione dei carichi quotidiani, una terapia che molti non considerano tale. Le fonti descrivono lo stesso terreno: il mal di schiena è la prima causa di disabilità nel mondo, l'esercizio riduce il dolore nella forma cronica, l'agopuntura finta dà risultati simili a quella vera, la diatermia ha prove deboli, le linee guida mettono al primo posto educazione ed esercizio e molte ernie si trovano anche in chi non ha dolore.

→ Ascolta l'episodio 88 di Skeptical Health con Andrea Roncari per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 619 milioni: le persone con mal di schiena nel mondo nel 2020, prima causa di anni vissuti con disabilità (GBD 2021, The Lancet Rheumatology 2023)
  2. 843 milioni: i casi previsti entro il 2050 (GBD 2021, The Lancet Rheumatology 2023)
  3. 15,2 punti su 100: la riduzione media del dolore con l'esercizio nel mal di schiena cronico rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo (Hayden et al., Cochrane 2021)
  4. 47,6% contro 44,2%: la risposta a sei mesi con agopuntura vera e agopuntura finta, differenza non significativa (Haake et al., Archives of Internal Medicine 2007)
  5. 68 studi: la meta-analisi sulla diatermia, tecar compresa, con prove di qualità bassa o molto bassa (Pollet et al., Journal of Clinical Medicine 2023)
  6. Educazione, attività ed esercizio: la prima scelta indicata dalle linee guida internazionali sul mal di schiena (Foster et al., The Lancet 2018)
  7. Dal 30% all'84%: la frequenza di rigonfiamenti del disco (bulging) in persone senza dolore, dai 20 agli 80 anni (Brinjikji et al., AJNR 2015)

Takeaway

  1. Scegli un fisioterapista specializzato. Per mal di schiena, cervicalgia e tendinopatie che si ripetono, rivolgiti a un fisioterapista specializzato in disturbi muscoloscheletrici, capace di capire se serve anche un medico.

  2. Cerca l'attività che provoca il dolore. Ridosarla, invece di fermarsi del tutto o continuare come prima, è già una terapia.

  3. Un'ernia non è un divieto automatico. Conta cosa fa male, durante quali movimenti e quanto: valutalo con il professionista prima di rinunciare all'allenamento.

  4. Definisci l'obiettivo alla prima seduta. Il percorso finisce quando torni a fare l'attività che ti interessa, con l'intensità che desideri, non solo quando il dolore passa.

Domande frequenti

Cosa significa che il fisioterapista deve lavorare come se avesse il bisturi in mano?

È l'immagine usata da Andrea Roncari nell'episodio 88 di Skeptical Health. Un chirurgo non applica una tecnica senza evidenze scientifiche, perché un errore farebbe un danno. Secondo Roncari il fisioterapista dovrebbe scegliere le terapie con lo stesso rigore, anche se nei disturbi muscoloscheletrici un trattamento inefficace raramente provoca danni evidenti.

La tecar funziona?

Secondo Andrea Roncari la tecar ha dimostrato soprattutto di generare calore all'interno dei tessuti, mentre la rigenerazione dei tessuti non è dimostrata. I miglioramenti temporanei sono simili a quelli di altre terapie. Una meta-analisi del 2023 su 68 studi di diatermia, tecar compresa, ha trovato risultati per lo più non significativi e prove di qualità bassa o molto bassa.

Con un'ernia o una protrusione bisogna smettere di allenarsi?

In generale no. Nell'episodio Andrea Roncari spiega che un'ernia o una protrusione non sono una controindicazione assoluta alla palestra. Conta capire se c'è dolore, durante quali movimenti e con quale intensità. Una storia di sintomi importanti può richiedere limiti su alcuni esercizi, da valutare con un professionista.

Per il mal di schiena è meglio il nuoto o lo yoga?

Dipende dalla persona. Andrea Roncari spiega che bisogna capire quale direzione di movimento provoca il dolore. Se il dolore compare in flessione, il nuoto può aiutare perché toglie quel tipo di carico. Se compare in estensione, la rana o alcune posizioni dello yoga possono peggiorarlo. Non esiste un'attività giusta per tutti.

Quando finisce un percorso di fisioterapia?

Secondo Andrea Roncari il percorso finisce quando il paziente torna a fare l'attività che era il suo obiettivo terapeutico, con l'intensità che desidera. Non basta che il dolore sia passato nella vita quotidiana. Per questo gli obiettivi andrebbero definiti già alla prima seduta.

L'esercizio terapeutico funziona per il mal di schiena cronico?

Sì, secondo le prove disponibili. Una revisione Cochrane del 2021 su 249 studi ha trovato, con certezza moderata, che l'esercizio riduce il dolore nel mal di schiena cronico rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo, con una differenza giudicata clinicamente rilevante. L'effetto sulla funzione è risultato più piccolo.

Fonti

  1. GBD 2021 Low Back Pain Collaborators: Global, regional, and national burden of low back pain, 1990-2020, its attributable risk factors, and projections to 2050. The Lancet Rheumatology (2023)
  2. Hayden JA et al.: Exercise therapy for chronic low back pain. Cochrane Database of Systematic Reviews (2021)
  3. Haake M et al.: German Acupuncture Trials (GERAC) for chronic low back pain: randomized, multicenter, blinded, parallel-group trial with 3 groups. Archives of Internal Medicine (2007)
  4. Foster NE et al.: Prevention and treatment of low back pain: evidence, challenges, and promising directions. The Lancet (2018)
  5. Pollet J et al.: The Efficacy of Electromagnetic Diathermy for the Treatment of Musculoskeletal Disorders: A Systematic Review with Meta-Analysis. Journal of Clinical Medicine (2023)
  6. Brinjikji W et al.: Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. American Journal of Neuroradiology (2015)
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