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Parliamo di Tutela dei Medici

Pierino Di Silverio, segretario di Anaao Assomed, parla di specializzandi, decreto Calabria, gettonisti, contratti bloccati e prescrizione infermieristica.

Parliamo di Tutela dei Medici
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Pierino Di Silverio — Segretario Nazionale Anaao Assomed

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

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Chi tutela chi cura? Nell'episodio 70 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin ne parlano con Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato più numeroso dei dirigenti medici e sanitari. Dalla condizione degli specializzandi al decreto Calabria, dai contratti bloccati ai medici gettonisti, fino al rapporto con gli infermieri: un quadro della tutela dei medici in ospedale visto da chi li rappresenta.


Perché il tema è urgente oggi

Secondo il Ministero della Salute, nel 2024 nel Servizio sanitario nazionale lavoravano 116.672 medici e 297.983 infermieri. Le assunzioni a tempo indeterminato sono tornate a superare le cessazioni: 58.311 contro 47.238. L'età media dei medici è scesa a 49,3 anni, segno di un ricambio generazionale in corso.

Eppure i nodi restano: specialità che non attirano giovani, pronto soccorso e anestesia in affanno, ricorso ai medici a gettone, aggressioni in corsia. E una professione che cerca una nuova identità accanto a infermieri e farmacisti che cambiano ruolo. Capire come si tutelano i medici significa capire anche come si garantiscono cure sicure ai pazienti.


Cosa emerge dall'episodio

Chi è Pierino Di Silverio

Pierino Di Silverio è dirigente medico all'ospedale Monaldi di Napoli ed è stato responsabile nazionale di Anaao Giovani. Dice di essere arrivato al sindacato in controtendenza: l'età media dei segretari nazionali supera i 55 anni, lui è stato eletto a 44. Dopo la specializzazione ha lavorato nel privato, poi ha scelto l'ospedale e l'impegno per migliorare le condizioni di lavoro nel pubblico. Oggi, racconta, si ritrova a «combattere ogni giorno per dei diritti che nel resto del mondo sono naturali». Il contatto con il podcast è arrivato tramite l'associazione ALS, che riunisce specializzandi.

Il sindacato che cambia linguaggio

I conduttori partono dalla cattiva fama dei sindacati che vedono nei commenti. Di Silverio non la nega: in passato il sindacato ha commesso errori ed è stato visto come strumento clientelare o per fare carriera. «Se oggi la percezione del sindacato è negativa, un po' di colpa ce l'ha anche il sindacato».

La sua risposta è stata cambiare comunicazione e pubblico. Niente più comunicati lunghi e tecnici: durante le trattative sul contratto Anaao ha lanciato una trasmissione, Restiamo in contratto, per raccontare in tempo reale cosa succede a ogni incontro. E si è aperta ai giovani, perché, spiega, il futuro della professione è rappresentato da chi non vi è ancora entrato: «il sindacato non può avere vita se non ha una nascita culturale». Per gli specializzandi sono nati servizi dedicati, come la tutela legale e le assicurazioni professionali.

Lo specializzando, figura a due facce

Oggi, spiega Di Silverio, ci sono due tipi di specializzando. Da una parte quello che resta in università, sottoposto a regole stringenti e al potere universitario. Dall'altra quello del decreto Calabria, entrato in ospedale durante la formazione. Prima di questa norma, lo specializzando si formava in università, con pochi pazienti a disposizione, e dopo il titolo aspettava anni per un concorso. Con il decreto Calabria, dal terzo anno può partecipare ai concorsi ospedalieri in una graduatoria separata, usata dopo quella degli specialisti. Per lui è stata la svolta: si matura anzianità di servizio, di carriera e pensionistica, e si fa pratica prima.

Il confronto con l'estero è netto. Negli altri Paesi, dice, non esiste la dicotomia tra università e ospedale e lo specializzando ha un contratto dal primo giorno. «Negli altri paesi un chirurgo a 45 anni è considerato quasi vecchio. In Italia è un giovane medico».

Borsa di studio, non stipendio

Lo specializzando italiano ha una borsa di studio. Se si ammala oltre i 30 giorni o va in maternità deve recuperare il periodo, e con una borsa è difficile ottenere un mutuo. Di Silverio fa l'esempio di un collega di Caltanissetta a Milano: «mi pagano 1.600 euro al mese, devo pagare 2.500 euro all'anno di tasse universitarie», e fatica a trovare anche solo una stanza. Molti integrano con guardie mediche, arrivando a 60 ore e più a settimana. Anaao si è battuta per abolire parte delle incompatibilità, così da permettere esperienze e guadagni esterni.

Poi c'è la responsabilità. Di Silverio cita una sentenza della Cassazione sulla cosiddetta responsabilità per assunzione: lo specializzando che partecipa a un intervento che non sa fare può essere condannato. Ma nella realtà rifiutarsi è difficile. Per questo il sindacato parla di giusto compenso: un lavoro con queste responsabilità, senza cartellino e senza straordinari, secondo Anaao non può valere 1.500 euro al mese.

Baronato e programmazione

Sul rapporto con gli atenei non fa sconti: c'è ancora chi considera lo specializzando una proprietà privata, da chiamare di notte o da usare come autista. «Non siamo molto amati dalle università, ne andiamo fieri». Ma riconosce che altri atenei offrono formazione di qualità, spesso senza abbastanza pazienti e casi clinici per tutti.

Anche la distribuzione delle borse, secondo lui, segue logiche di forza degli atenei più che il reale fabbisogno. Gli osservatori regionali dovrebbero stimare ogni tre anni quanti specialisti servono in base a popolazione e patologie. Una battuta amara sul Paese: «Se c'è un problema in Italia si fa una legge, non viene rispettata e se ne fa un'altra».

Contratti fermi e un pubblico che non attrae

Il contratto è il secondo grande tema. «Oggi il contratto noi per 10 anni non l'abbiamo avuto», dice Di Silverio: un blocco che ha fatto perdere potere d'acquisto in modo, secondo lui, irrecuperabile. I medici pubblici seguono le stesse regole e gli stessi aumenti degli altri dipendenti della pubblica amministrazione, e questo appiattimento pesa sulla carriera e sulla produttività. Nel privato, aggiunge, la situazione è peggiore: i datori di lavoro scelgono con quali sindacati trattare e i contratti viaggiano con retribuzioni più basse.

Di qui la fuga verso il lavoro a cottimo. Se il servizio pubblico non ha mercato, il medico esce, e torna in ospedale da libero professionista, dove e quando vuole, pagato il doppio. Il sindacato, allora, ha cambiato strategia: se non si può far guadagnare di più, bisogna far stare meglio sul lavoro. Anaao è diventata un interlocutore politico: «Il decreto Calabria l'abbiamo scritto noi», e il sindacato rivendica anche la spinta alla legge sulle aggressioni e alla detassazione degli straordinari.

Né picchiati né denunciati

Cosa chiedono oggi gli iscritti? «Fino a qualche anno fa chiedevano soldi, oggi non vogliono più soldi perché sanno che non ce ne sono». Chiedono condizioni di lavoro migliori. La frase che lo colpisce di più è quella di un iscritto: «Io vorrei soltanto andare a lavorare sicuro che alla fine del mio turno io non sia stato né picchiato né denunciato e che sia riuscito a salvare almeno una vita». Sulla sanità integrativa come welfare per i medici il sindacato è prudente: può essere uno strumento, ma in Italia ha ancora molta strada da fare.

La storia dei gettonisti

Di Silverio ricostruisce l'origine dei gettonisti. Prima del Covid i contratti di collaborazione servivano a risparmiare, al posto dei concorsi; dopo due anni di battaglie Anaao ottiene di renderli illegali. Poi arriva il Covid e si prende chiunque. Il fenomeno resta, anche organizzato in cooperative. La legge di bilancio vieta le cooperative dal 1° gennaio 2026, ma non il singolo medico gettonista. A questo si aggiunge la deroga, nata con il Covid, che permette a medici extraeuropei di lavorare con un'autocertificazione dei titoli, mentre un medico italiano in pensione non iscritto all'albo non può esercitare.

Il nodo, spiega, è la spesa: i tetti sul personale, fermi ai livelli del 2004 meno l'1,4%, non valgono per i gettonisti, che rientrano in un altro capitolo di bilancio. Secondo un calcolo di Anaao, con quanto speso per i gettonisti negli ultimi anni si sarebbero potuti assumere 25.000 medici. La proposta: offrire un'assunzione stabile ai colleghi disposti a lavorare per il servizio pubblico e riconvertire i piccoli ospedali senza personale e tecnologia adeguati.

Troppi medici domani?

I conduttori chiedono se, dopo la carenza, non si rischi un eccesso. Di Silverio cita uno studio di Anaao: con l'aumento dei posti a Medicina, tra dieci anni potrebbe esserci un surplus di circa 50.000 laureati senza posti sufficienti in specializzazione, un nuovo imbuto formativo. Ricorda che il vecchio imbuto ha lasciato per anni 6.000-7.000 medici in attesa. Oggi, dice, circa 50.000 specializzandi non possono essere pienamente utilizzati nel servizio sanitario, a fronte di circa 110.000 medici strutturati.

La gobba pensionistica è all'apice e, secondo l'algoritmo di Anaao, quest'anno il saldo tra ingressi e uscite è di circa -3.000 medici. Dal 2027 dovrebbe scendere, anche grazie al raddoppio dei posti in specializzazione dal 2021. La carenza, conclude, riguarda soprattutto discipline poco attrattive: emergenza-urgenza, anestesia, chirurgia, e specialità di laboratorio come microbiologia e anatomia patologica.

Medici e infermieri: ruoli chiari

Uno dei conduttori, che lavora come infermiere a domicilio, pone la domanda che aspettava da un mese. La risposta è diretta: «Non è vero che i medici non vogliono la prescrizione infermieristica». Di Silverio crede nel lavoro multiprofessionale e vede con favore la crescita degli infermieri, che gli permette di concentrarsi sul suo lavoro. Il problema è la responsabilità: manca una legge sull'atto medico, e oggi il medico risponde di tutto. Chiede una norma chiara: la diagnosi al medico, la prescrizione di presidi e ausili all'infermiere, soprattutto sul territorio. L'obiettivo è «evitare che oltre alla medicina difensiva nasca l'infermieristica difensiva». E conclude: «Il medico cosa fa? Diagnosi e terapia».

Come prossimo ospite suggerisce uno specializzando o uno studente alle prese con la nuova riforma dell'accesso a Medicina, per raccontare il percorso dall'interno.


Cosa dice la scienza

Il personale del Servizio sanitario

Il rapporto 2024 del Ministero della Salute conta 751.146 persone tra servizio sanitario e strutture equiparate. I medici dipendenti a tempo indeterminato sono 107.657, pari a 1,8 per mille abitanti, e il rapporto tra infermieri e medici è 2,58. Nel 2024 le assunzioni (58.311, per il 75,7% da concorso o stabilizzazione) hanno superato le cessazioni (47.238, per il 71,6% da pensionamento, dimissioni o risoluzione). Le donne sono il 54,6% dei medici. Sono numeri vicini a quelli citati da Di Silverio, che parla di circa 110.000 medici strutturati.

Specializzazioni: posti aumentati, scelte cambiate

Il profilo sanitario 2025 dell'Italia, curato da OCSE e Osservatorio europeo, conferma la crescita della formazione: tra il 2020 e il 2024 sono stati finanziati oltre 50.000 contratti di specializzazione, quasi colmando il divario tra laureati e posti disponibili. Ma nel 2024 un quarto dei posti è rimasto vuoto, con il 30% di posti non assegnati in medicina d'emergenza-urgenza e il 15% in patologia clinica. Circa il 9% degli specializzandi abbandona prima della fine, secondo dati ALS citati dall'OCSE.

Il rapporto segnala anche il rischio evocato in puntata: se i posti in specializzazione non crescono insieme agli ingressi a Medicina, anche con il nuovo semestre filtro, il collo di bottiglia può spostarsi dall'accesso alla specializzazione. Per curiosità, l'OCSE registra per l'Italia 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% sopra la media UE, e solo 6,9 infermieri, più del 20% sotto.

Violenza contro gli operatori sanitari

Una meta-analisi di Liu e colleghi (Occupational and Environmental Medicine, 2019) ha raccolto 253 studi con oltre 331.000 operatori sanitari. Il 61,9% ha riferito di aver subito una forma di violenza sul lavoro nell'ultimo anno, il 42,5% violenza non fisica e il 24,4% violenza fisica. L'aggressione verbale è la forma più comune. La prevalenza è più alta nei pronto soccorso, in psichiatria e tra infermieri e medici. È il contesto della frase dell'iscritto citata da Di Silverio.

Turni, riposo ed errori

Uno studio randomizzato di Landrigan e colleghi (New England Journal of Medicine, 2004) ha confrontato medici in formazione in terapia intensiva con turni da 24 ore o più e con turni ridotti. Con l'orario tradizionale gli specializzandi hanno commesso il 35,9% di errori medici gravi in più e 5,6 volte più errori diagnostici gravi. È uno dei motivi per cui le regole sul riposo dopo i turni lunghi e notturni, per cui Anaao si è battuta, riguardano anche la sicurezza dei pazienti.


Le criticità reali

Formazione e lavoro separati. La divisione tra università e ospedale rende la formazione pratica diseguale e rallenta l'ingresso dei giovani medici nel lavoro vero.

Specialità che non attirano. Più posti non bastano se emergenza-urgenza, anestesia e alcune specialità di laboratorio restano poco scelte.

Un pubblico poco competitivo. Contratti fermi a lungo, retribuzioni appiattite e tetti di spesa sul personale spingono verso forme di lavoro esterne e costose.

Sicurezza sul lavoro. Aggressioni e timore di denunce pesano sulla qualità della vita professionale e sulla serenità delle cure.

Ruoli non definiti. Senza regole chiare su chi prescrive cosa, cresce il rischio di conflitti e di pratiche difensive tra professioni.

Una domanda per riflettere. Se la formazione di un medico costa anni e risorse pubbliche, quanto ci costa non riuscire a trattenerlo nel servizio pubblico?


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono proposte precise: un contratto di formazione-lavoro per gli specializzandi, sul modello estero; una programmazione delle borse legata al fabbisogno reale; l'assunzione stabile dei medici oggi pagati a gettone; la riconversione dei piccoli ospedali senza personale e tecnologia; una legge sull'atto medico che chiarisca le responsabilità di medici e infermieri; condizioni di lavoro più sicure. I dati OCSE aggiungono la necessità di rendere attrattive le specialità critiche e di far crescere i posti in specializzazione insieme agli ingressi a Medicina.


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Conclusione

Pierino Di Silverio racconta un sindacato che ha cambiato linguaggio e strategia: meno comunicati, più giovani, più proposte di legge. Al centro ci sono gli specializzandi, i contratti, i gettonisti e un rapporto con gli infermieri da costruire su ruoli chiari. I dati del Ministero e dell'OCSE mostrano un personale in lenta ripresa, ma anche specialità che non attraggono e il rischio di un nuovo imbuto formativo. Gli studi su violenza e turni ricordano che la tutela dei medici è anche tutela dei pazienti.

→ Ascolta l'episodio 70 di Skeptical Health con Pierino Di Silverio per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 116.672 medici: i medici che lavoravano nel Servizio sanitario nazionale nel 2024 (Ministero della Salute)
  2. 49,3 anni: l'età media dei medici del SSN, in calo dai 51,4 del 2019 (Ministero della Salute)
  3. Oltre 50.000: i contratti di specializzazione finanziati tra il 2020 e il 2024 (OCSE, 2025)
  4. 30%: i posti di specializzazione non assegnati in medicina d'emergenza-urgenza nel 2024 (OCSE, 2025)
  5. 61,9%: gli operatori sanitari che riferiscono violenza sul lavoro in un anno (Liu et al., 2019)
  6. 35,9% in più: gli errori medici gravi con turni da 24 ore o più (Landrigan et al., NEJM 2004)

Takeaway

  1. Se sei specializzando, conosci i tuoi diritti. Decreto Calabria, incompatibilità, tutela legale: informarsi presso associazioni e sindacati aiuta a scegliere il percorso.

  2. Il riposo è una questione di sicurezza. Turni troppo lunghi aumentano gli errori: le regole sul riposo proteggono medici e pazienti.

  3. Segnala le aggressioni. Anche quelle verbali: la violenza sugli operatori è diffusa e va registrata per essere affrontata.

  4. Medici e infermieri lavorano meglio con ruoli chiari. Chiedere regole condivise su diagnosi, prescrizione e responsabilità aiuta tutti, a partire dal paziente.

Domande frequenti

Cos'è Anaao Assomed?

Anaao Assomed è il sindacato dei dirigenti medici e sanitari più numeroso d'Italia. Nell'episodio 70 di Skeptical Health il segretario nazionale Pierino Di Silverio spiega che oggi offre tutela legale, assicurazioni professionali e contro le aggressioni, e porta avanti proposte di legge, dal decreto Calabria alla norma sulle aggressioni.

Cosa prevede il decreto Calabria per gli specializzandi?

Permette agli specializzandi, a partire dal terzo anno, di partecipare ai concorsi ospedalieri in una graduatoria separata, a cui si attinge dopo quella degli specialisti. Secondo Pierino Di Silverio è stata una svolta: si entra prima in ospedale, si matura anzianità di servizio e di carriera e si fa formazione pratica con responsabilità reali.

Quanto guadagna uno specializzando in Italia?

Lo specializzando riceve una borsa di studio, non uno stipendio. Nell'episodio Pierino Di Silverio parla di circa 1.600 euro al mese, con circa 2.500 euro l'anno di tasse universitarie, e ricorda che in caso di malattia oltre i 30 giorni o di gravidanza il periodo va recuperato e che è difficile ottenere un mutuo.

Chi sono i medici gettonisti?

Sono medici che lavorano in ospedale con contratti libero-professionali o a prestazione, spesso pagati a turno, invece di essere assunti. Nell'episodio Pierino Di Silverio spiega che il fenomeno è cresciuto dopo il Covid e che dal 2026 le cooperative sono vietate, ma il singolo medico gettonista no. Il sindacato chiede di proporre a questi medici un'assunzione stabile.

Quanti medici lavorano nel Servizio sanitario nazionale?

Secondo il Ministero della Salute, nel 2024 lavoravano nel Servizio sanitario nazionale 116.672 medici; quelli dipendenti a tempo indeterminato erano 107.657, pari a 1,8 per mille abitanti. L'età media dei medici era 49,3 anni, in calo rispetto ai 51,4 del 2019, e le donne erano il 54,6%.

I medici sono contrari alla prescrizione infermieristica?

Secondo Pierino Di Silverio, segretario di Anaao Assomed, no. Il sindacato chiede una legge che definisca l'atto medico e i confini di responsabilità: la diagnosi al medico, la prescrizione di presidi e ausili all'infermiere, con regole chiare per evitare che alla medicina difensiva si aggiunga un'infermieristica difensiva.

Fonti

  1. Ministero della Salute: Il Personale del Servizio Sanitario Nazionale, i dati del rapporto 2024 (2026)
  2. OECD, European Observatory on Health Systems and Policies: State of Health in the EU. Italy, Country Health Profile 2025 (2025)
  3. Liu J et al.: Prevalence of workplace violence against healthcare workers: a systematic review and meta-analysis. Occupational and Environmental Medicine (2019)
  4. Landrigan CP et al.: Effect of reducing interns' work hours on serious medical errors in intensive care units. New England Journal of Medicine (2004)
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