Valore e Riconoscimento Sociale di 19 Professioni Sanitarie
Tecnici sanitari, riabilitazione e prevenzione: Diego Catania (FNO TSRM e PSTRP) su Legge 3/2018, stipendi, libera professione, esercizio in deroga e IA.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Diego Catania — Presidente FNO TSRM PSTRP
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Nell'episodio 74 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin parlano con Diego Catania, tecnico sanitario di radiologia medica e presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP). Quando si parla di sanità si pensa quasi sempre a medici e infermieri. Ma una TAC, un esame di laboratorio, una seduta di logopedia o la macchina cuore-polmone in sala operatoria dipendono da altre figure. Sono 19 professioni sanitarie, spesso invisibili, in un sistema che fatica a trovare personale.
Cosa emerge dall'episodio
Dai collegi agli ordini. La Legge 3 del 2018 ha riunito riabilitazione, tecnica sanitaria e prevenzione. Prima, spiega Catania, «avevamo praticamente tantissimi professionisti sanitari, ma non sapevamo dov'erano, chi erano, quanti erano». Trasformare i collegi in ordini ha dato a professionisti ormai tutti laureati la veste di professionisti intellettuali. Non è un accorpamento di competenze, ma quasi fisico, come in un grande condominio, e dà più forza nel farsi ascoltare.
Il problema del riconoscimento. Durante il Covid i tecnici di radiologia facevano le TAC, i tecnici di laboratorio processavano i tamponi, assistenti sanitari e tecnici della prevenzione seguivano il monitoraggio. Non essere riconosciuti per quel lavoro, dice, è mortificante. Per questo la prima sfida del suo mandato è il riconoscimento da parte dei decisori, perché «il sistema non può lavorare soltanto con i medici e gli infermieri».
Sottopagati e senza libera professione. L'Ordine non è un sindacato e non tratta gli stipendi, ma Catania è d'accordo con chi protesta: «i professionisti sanitari sono sottopagati». Con 1.500 o 2.000 euro al mese, chi sceglierà questi corsi di laurea? Per questo si batte contro il vincolo di esclusività, che impedisce ai dipendenti di lavorare privatamente fuori dall'orario.
Uno non vale uno. «Non possiamo pensare che uno vale uno», dice Catania. L'esempio è il tecnico della perfusione, che durante un trapianto cardiaco tiene in vita il paziente con la macchina cuore-polmone. Se i contratti rendono tutti uguali, come si alimenta l'ambizione di diventare migliori? Servono percorsi di carriera e investimenti sul capitale umano, non solo su ospedali e apparecchiature.
Deroghe, riordino e intelligenza artificiale. Catania è preoccupato per l'esercizio in deroga introdotto durante il Covid, che permette a professionisti formati all'estero di lavorare senza iscrizione all'Ordine: per lui va chiuso. Nel riordino delle professioni teme la cannibalizzazione delle competenze da parte delle professioni più numerose. L'IA va affrontata senza paura, soprattutto per analizzare i dati sulla pratica quotidiana.
Il contesto in breve
Secondo la Federazione, dal 2018 la FNO TSRM e PSTRP rappresenta 19 professioni sanitarie e 59 Ordini, con circa 170.000 iscritti. Una revisione Cochrane del 2017, su 9 studi e 6.540 partecipanti, indica che gli interventi per migliorare la collaborazione tra professionisti possono migliorare leggermente l'aderenza alle pratiche raccomandate, ma con prove di certezza bassa. La strategia dell'OMS sulle risorse umane per la salute parte da un principio semplice: i sistemi sanitari funzionano solo con operatori adeguati per numero, formazione e distribuzione. Il trial svedese MASAI, pubblicato su Lancet Oncology nel 2023 su oltre 80.000 donne, ha trovato con l'IA 6,1 tumori ogni 1.000 donne contro 5,1 della doppia lettura, con il 44% di letture in meno.
Da portare a casa
- Conosci chi ti cura: dietro esami, terapie e riabilitazione ci sono professionisti laureati e iscritti a un Ordine.
- Pretendi professionisti verificati: in ambiti come l'igiene dentale, chiedi se chi ti tratta è iscritto all'albo.
- Guarda all'IA come a uno strumento: può ridurre il carico di lavoro, ma serve chi la sappia gestire.
«Io sono fiero di rappresentare 19 professioni sanitarie», dice Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP). Nell'episodio 74 di Skeptical Health racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin chi sono i professionisti che lavorano accanto a medici e infermieri, spesso senza essere visti. E perché, a suo avviso, il sistema non può permettersi di considerarli intercambiabili.
Perché il tema è urgente oggi
Quando si parla di sanità si pensa quasi sempre a medici e infermieri. Ma una TAC, un esame di laboratorio, una seduta di logopedia, un controllo in una mensa scolastica o la macchina cuore-polmone in sala operatoria dipendono da altre figure. In Italia sono 19 professioni sanitarie, raccolte in un'unica federazione con circa 170.000 iscritti.
Il sistema sanitario ha bisogno di personale e fatica a trovarlo. Stipendi, carriere, attrattività dei corsi di laurea e riconoscimento sociale sono temi che toccano tutte le professioni. A questo si aggiungono la riforma delle professioni sanitarie in discussione e l'arrivo dell'intelligenza artificiale. Capire chi sono questi professionisti e cosa chiedono aiuta a capire come funziona davvero la cura.
Cosa emerge dall'episodio
Diego Catania è un tecnico sanitario di radiologia medica. Ha lavorato a lungo nell'interventistica cardiaca, accanto a primari cardiologi, occupandosi anche di ricerca e associazionismo. È stato presidente dell'Ordine di Milano, carica che ricopre ancora, poi vicepresidente della Federazione nazionale e oggi ne è il presidente. Il nome dell'ente, ammette, è molto lungo, ma riflette un'organizzazione complessa ed eterogenea.
Dai collegi agli ordini: la Legge 3 del 2018
Il punto di partenza è la Legge 3 del 2018, che ha riunito tre aree: la riabilitazione, la tecnica sanitaria e la prevenzione. Prima, spiega Catania, «avevamo praticamente tantissimi professionisti sanitari, ma non sapevamo dov'erano, chi erano, quanti erano». Si laureavano, ma non erano iscritti a un collegio o a un ordine. Esistevano solo i collegi di infermieri, tecnici di radiologia e ostetriche.
La legge ha trasformato i collegi in ordini. Non è solo un cambio di nome: significa dare ai professionisti, ormai tutti laureati, «una veste di professionista intellettuale e non più professionista ausiliario».
Il problema del riconoscimento sociale
Alla domanda su quanto queste professioni siano riconosciute, la risposta è netta: soffrono una forte difficoltà del riconoscimento sociale. Nell'immaginario collettivo esistono medici e infermieri, a cui va tutto il suo apprezzamento. Gli altri restano invisibili.
L'esempio è il Covid. I tecnici di radiologia facevano le TAC, senza le quali la diagnosi era difficile. I tecnici di laboratorio processavano i tamponi. Gli assistenti sanitari e i tecnici della prevenzione si occupavano del monitoraggio. Non essere riconosciuti per quel lavoro, dice, è veramente mortificante. Per questo la prima sfida del suo mandato è il riconoscimento, soprattutto da parte dei decisori, perché «il sistema non può lavorare soltanto con i medici e gli infermieri».
Uno dei conduttori, infermiere, osserva che anche gli infermieri si sentono spesso in secondo piano, ma che c'è sempre qualcuno meno considerato. Senza un tecnico di laboratorio l'infermiere non avrebbe gli esami per le terapie e il medico non potrebbe fare diagnosi.
Un grande condominio
Riunire 19 professioni rischia di far perdere di vista le singole? Catania riconosce che la legge ha dei limiti. Ma è stata quasi una scelta obbligata: il sistema non avrebbe potuto creare 19 ordini diversi, anche per ragioni economiche. Non c'è stato un accorpamento di competenze, spiega, ma «un accorpamento fisico come se fossimo in un grande condominio».
E questo dà forza. Rappresentare 5.000 iscritti è una cosa, rappresentarne 170.000 è un'altra. Da solo, osserva, un ente dei tecnici di radiologia di fronte a 450.000 infermieri non avrebbe avuto voce. Poi elenca alcune delle professioni meno note: i tecnici di neurofisiopatologia, che eseguono l'elettroencefalogramma; i tecnici ortopedici; i podologi; i tecnici della prevenzione, che ispezionano mense e asili nido, a metà tra sociale e sanitario; i logopedisti, gli educatori professionali, i terapisti della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, i tecnici della riabilitazione psichiatrica. E ora arrivano anche gli osteopati.
Ordine o tassa?
Molti iscritti vedono l'ordine solo come una tassa. Catania ribalta la domanda: senza questi organi di rappresentanza, i professionisti starebbero meglio o peggio? Ci sono ordini che funzionano molto bene e altri meno, ma senza di loro, dice, «siamo proprio nel mare aperto». E chiede chi, altrimenti, parlerebbe con le istituzioni. È facile scrivere commenti dietro una tastiera, mentre qualcun altro deve mandare avanti la baracca.
L'Ordine, spiega, offre formazione tramite le commissioni d'albo, assistenza legale, la PEC gratuita e convenzioni per la responsabilità civile professionale, obbligatoria con la legge Gelli-Bianco, a un costo che stima intorno ai 35-40 euro l'anno. Ma il compito principale è rappresentare i professionisti ai tavoli, quando lo consentono. Ancora oggi, lamenta, alcuni decisori non sanno che esiste un ente eletto come interlocutore.
Da tecnico a presidente
Catania non ha una formazione politica: «non ho fatto la politica con i calzoncini corti». Cercava di mettere in rete i tecnici di radiologia dell'interventistica per scambiarsi conoscenze scientifiche. Quando l'associazione ha preso peso, racconta, ha subito un'ingerenza politica su attività scientifiche. Da lì la decisione di provare a cambiare il sistema. Nel 2014 la sua lista ha vinto le elezioni dell'Ordine di Milano, nel 2021 è diventato vicepresidente della Federazione e nel 2025, con una nuova squadra, presidente. Oggi, dice, il mondo non è più medicocentrico e le professioni laureate possono fare molto molto molto di più.
L'Ordine non è un sindacato
Catania riceve spesso critiche perché l'Ordine non si batte per gli stipendi. Chiarisce che la legge non glielo consente: l'Ordine tutela la professione, ma sul piano economico non è un sindacato. Eppure è d'accordo con chi protesta: «i professionisti sanitari sono sottopagati».
Racconta una riflessione nata in taxi: una corsa da 40 euro, mentre un professionista sanitario in dieci minuti non li guadagna. Con 1.500 o 2.000 euro al mese, se va bene, per prendersi responsabilità e portarsi a casa i problemi delle persone, chi sceglierà questi corsi di laurea?
La battaglia per la libera professione
Da qui la sua battaglia contro il vincolo di esclusività, che impedisce ai professionisti dipendenti di lavorare privatamente fuori dall'orario. Per gli infermieri, ricorda, dal 2023 esiste una deroga emergenziale legata alla carenza di personale, prorogata fino al 2027. Ma richiede l'autorizzazione del direttore generale, e chi la chiede, secondo la sua esperienza con alcuni colleghi, rischia di essere visto male.
Il ragionamento è questo. A professionisti nati come ausiliari dei medici sono stati concessi il diploma regionale, poi universitario, la laurea, la magistrale, i master, il dottorato. Se sono professioni intellettuali, come quelle di architetti, avvocati e commercialisti, devono poter mettere a frutto il proprio contenuto intellettuale. Altrimenti, dice, sono stati presi in giro.
Uno non vale uno
È il passaggio centrale della puntata. «Non possiamo pensare che uno vale uno», dice Catania. Quando un decisore scopre che suo figlio ha un problema e deve correre in ospedale, vuole il migliore: il tecnico che fa la TAC migliore, l'assistente sanitario che fa la migliore valutazione epidemiologica, il dietista, il tecnico ortopedico, il podologo.
L'esempio più forte è quello del tecnico della perfusione, che durante un trapianto cardiaco gestisce la macchina cuore-polmone e tiene in vita il paziente mentre il cuore è fermo. Se salta la corrente, racconta, c'è chi deve girare una manovella a mano. Da paziente addormentato, vorrebbe sapere che quel professionista sa girarla nel modo corretto. «Come lo vogliamo pagare a questo tizio? Che carriera gli vogliamo far fare?».
In studio si nota che la tendenza dei contratti è la parificazione: tutti uguali. Catania non è d'accordo: se sono tutti uguali, come si alimenta l'ambizione di diventare migliori? Servono percorsi di carriera, un motivo per crescere e far riconoscere le proprie competenze. Cita gli audiometristi e gli audioprotesisti, perché una persona che smette di sentire perde la socialità; gli ortottisti; i terapisti occupazionali, che aiutano anziani e persone fragili a tornare alla vita quotidiana.
Un esercito della cura
Come uscire da questo cane che si morde la coda? Catania propone un paragone. Come ci sono gli eserciti per la difesa, c'è un esercito di professionisti sanitari, dai medici in giù, che lavora per la cura. Troppo spesso, osserva, i fondi vanno a ospedali e apparecchiature ultramoderne, come con gli investimenti del DM 77 sulle infrastrutture, e non al capitale umano. Eppure un Paese che fa prevenzione seriamente avrà cittadini più sani a 60 o 70 anni. Con il calo delle nascite, aggiunge, i professionisti mancheranno sempre di più.
L'esercizio in deroga
Sul reclutamento dall'estero Catania è preoccupato per l'esercizio in deroga, introdotto durante il Covid. Permette a professionisti formati all'estero di lavorare senza passare dal vaglio ordinario e senza iscriversi all'Ordine. Porta l'esempio degli igienisti dentali: ci sono persone che lavorano come tali senza iscrizione. Manca un registro e un controllo sulla formazione. In studio la definiscono una situazione delicata e a tratti terrificante: «mi ritrovo qualcuno che mi mette le mani in bocca» e non si sa che formazione abbia avuto. Per Catania quell'esperienza emergenziale va chiusa.
Il riordino e il rischio di cannibalizzazione
Guardando ai prossimi anni, Catania cita il disegno di legge sul riordino delle professioni sanitarie in discussione. Riordinare, dice, non deve voler dire perdere competenze. Esistono zone di sovrapposizione, ma ogni professione ha un suo nucleo, il piatto principale. Preferisce elevare le professioni con più competenze e autonomia, invece di un appiattimento in basso. Sulle lauree magistrali a indirizzo clinico nate per altre professioni è favorevole, a patto che il sistema le riconosca anche nello stipendio.
Alla proposta di far parlare insieme tutti gli ordini, dai medici ai logopedisti, risponde di sì, ma avverte di un rischio: la cannibalizzazione. Alcune professioni più numerose potrebbero cercare di assorbire competenze specialistiche di altre. Le scelte, dice, vanno prese con tutti seduti allo stesso tavolo. Un solo professionista sanitario per tutto significherebbe tornare al "sei politico".
Intelligenza artificiale senza paura
In chiusura si parla di tecnologia. L'area tecnica, con nove professioni, ha già una formazione di taglio tecnologico. L'IA, per Catania, va affrontata senza paura, perché fare barricate significa essere travolti. Il suo uso principale dovrebbe essere l'analisi dei dati: oggi mancano gli strumenti per dire se un trattamento è appropriato, e senza dati si resta nell'improvvisazione o nella soggettività. In radiologia, osserva, l'IA aiuta già molto il medico a individuare ciò che potrebbe sfuggire.
Come prossimo ospite suggerisce Federico Lega, professore all'Università degli Studi di Milano, esperto di management sanitario.
Cosa dice la scienza
Chi sono e quanti sono
Secondo la Federazione, la storia comincia nel 1965, quando la legge n. 1103 istituì la Federazione dei collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica. Alla fine del 2017 i tecnici di radiologia iscritti erano circa 28.200. Dal 15 febbraio 2018, con l'entrata in vigore della Legge 3/2018, la Federazione ha assunto il nome attuale e rappresenta 19 professioni sanitarie e 59 Ordini provinciali e interprovinciali. Gli iscritti agli albi e agli elenchi speciali sono circa 170.000. È il dato che Catania richiama quando parla della forza del "condominio".
Il valore della collaborazione tra professioni
L'idea che la presa in carico sia oggi un lavoro di sistema ha un riscontro negli studi. La revisione Cochrane di Reeves e colleghi (2017) ha analizzato 9 studi randomizzati con 6.540 partecipanti sugli interventi per migliorare la collaborazione tra professionisti sanitari e sociali, come riunioni, giri visita e checklist interprofessionali. Questi interventi possono migliorare leggermente l'aderenza alle pratiche raccomandate e l'uso delle risorse sanitarie, e in uno studio lo stato funzionale dopo un ictus. Le prove sono però di certezza bassa e gli autori chiedono studi migliori. È un campo ancora poco misurato, come osserva Catania quando parla della mancanza di dati.
Le persone al centro dei sistemi sanitari
La strategia globale dell'OMS sulle risorse umane per la salute, "Workforce 2030", nata da una risoluzione dell'Assemblea mondiale della sanità del 2014 e frutto del lavoro di oltre 200 esperti, parte da un principio semplice: i sistemi sanitari funzionano solo se hanno operatori sanitari adeguati, per numero, formazione e distribuzione. Per l'OMS investire nel personale è una condizione per la copertura sanitaria universale. È lo stesso concetto del capitale umano su cui insiste Catania.
Intelligenza artificiale in radiologia: un esempio concreto
Il trial svedese MASAI (Lång e colleghi, Lancet Oncology, 2023) ha assegnato oltre 80.000 donne a uno screening mammografico con supporto dell'IA o alla doppia lettura standard da parte di due radiologi. Con l'IA sono stati individuati 6,1 tumori ogni 1.000 donne contro 5,1, con un tasso di richiami simile e 46.345 letture contro 83.231, cioè il 44% in meno. Lo studio misura la sicurezza, mentre l'esito principale sui tumori di intervallo è ancora in valutazione. È un esempio di come l'IA possa sostenere i professionisti, come descrive Catania, senza sostituirli.
Le criticità reali
Una domanda per riflettere. Quanti di noi, dopo una TAC, un esame del sangue o una seduta di riabilitazione, sanno dire quale professionista se ne è occupato e che formazione ha?
Invisibilità. Molte professioni sanitarie restano sconosciute ai cittadini e, a volte, anche ai decisori. Questo pesa su attrattività, motivazione e ascolto istituzionale.
Stipendi e carriere piatte. Retribuzioni basse e contratti che tendono a parificare tutti riducono l'incentivo a specializzarsi e rendono meno attraenti i corsi di laurea.
Vincolo di esclusività. I professionisti dipendenti non possono mettere a frutto le proprie competenze fuori dall'orario, salvo deroghe temporanee e soggette ad autorizzazione.
Controlli sulla formazione. L'esercizio in deroga, nato per un'emergenza, lascia lavorare professionisti senza iscrizione all'Ordine e senza un registro pubblico.
Pochi dati. Senza strumenti per misurare ciò che si fa, è difficile dimostrare il valore di ogni professione e l'appropriatezza delle cure.
Cosa può cambiare
Le proposte emerse nella puntata sono chiare. Riconoscere le competenze specifiche di ogni professione nel riordino in discussione, evitando appiattimenti e sovrapposizioni imposte. Costruire percorsi di carriera che premino chi si forma e si assume più responsabilità, anche nello stipendio. Superare il vincolo di esclusività e permettere la libera professione. Chiudere l'esercizio in deroga, garantendo controlli sulla formazione. Investire nel capitale umano oltre che nelle strutture. Far sedere allo stesso tavolo tutti gli ordini, dai medici alle professioni tecniche. E usare l'intelligenza artificiale per raccogliere e analizzare dati sulla pratica quotidiana.
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Conclusione
Diego Catania porta in questo episodio la voce di 19 professioni che reggono una parte essenziale del Servizio sanitario nazionale, dalla diagnostica alla riabilitazione alla prevenzione. Il suo messaggio è che nessun professionista vale l'altro: le competenze vanno riconosciute con carriere, stipendi e possibilità di libera professione, e protette da controlli seri sulla formazione. I dati della Federazione mostrano quanto sia grande questo mondo, gli studi confermano il valore del lavoro tra professioni e le prime prove sull'IA in radiologia indicano uno strumento utile nelle mani dei professionisti.
→ Ascolta l'episodio 74 di Skeptical Health con Diego Catania per il racconto completo.
I dati chiave
- 19 professioni e 59 Ordini: il perimetro della FNO TSRM e PSTRP dopo la Legge 3/2018 (FNO TSRM e PSTRP)
- Circa 170.000: gli iscritti agli albi e agli elenchi speciali della Federazione (FNO TSRM e PSTRP)
- 1965: l'anno di istituzione della prima federazione dei tecnici di radiologia, con la legge n. 1103 (FNO TSRM e PSTRP)
- 9 studi e 6.540 partecipanti: le prove Cochrane sugli interventi di collaborazione interprofessionale (Reeves et al., 2017)
- 6,1 contro 5,1 tumori ogni 1.000 donne: lo screening mammografico con supporto dell'IA rispetto alla doppia lettura (MASAI, 2023)
- 44% di letture in meno: il carico di lavoro risparmiato con l'IA nello stesso trial (MASAI, 2023)
Takeaway
Conosci chi ti cura. Dietro esami, terapie e riabilitazione ci sono professionisti laureati e iscritti a un Ordine: puoi verificarne l'iscrizione negli albi pubblici.
Se lavori in sanità, informati sulle regole. Vincolo di esclusività, deroghe per la libera professione e assicurazione obbligatoria cambiano da professione a professione.
Pretendi professionisti verificati. In ambiti come l'igiene dentale, chiedi se chi ti tratta è iscritto all'albo.
Guarda all'IA come a uno strumento. Può ridurre il carico di lavoro e aiutare a leggere i dati, ma serve chi la sappia gestire.
Domande frequenti
Quali professioni rappresenta la FNO TSRM e PSTRP?
La Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione rappresenta 19 professioni sanitarie e 59 Ordini territoriali, con circa 170.000 iscritti. Tra queste ci sono tecnici di radiologia e di laboratorio, fisioterapisti, logopedisti, dietisti, tecnici della prevenzione, igienisti dentali, ortottisti, podologi e tecnici della perfusione.
Cosa ha cambiato la Legge 3 del 2018?
La Legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha trasformato i collegi professionali in Ordini e ha riunito in un'unica federazione le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Secondo Diego Catania, nell'episodio 74, ha dato a questi professionisti, oggi laureati, la veste di professionisti intellettuali e non più ausiliari, e ha permesso di sapere quanti sono e dove lavorano.
Perché i professionisti sanitari non possono fare libera professione?
Come spiega Diego Catania nell'episodio 74, i professionisti sanitari dipendenti sono soggetti a un vincolo di esclusività con il datore di lavoro. Per gli infermieri, ricorda, una deroga introdotta nel 2023 per la carenza di personale e prorogata fino al 2027 consente la libera professione, ma con l'autorizzazione del direttore generale. Catania chiede di superare il vincolo per tutte le professioni sanitarie.
Cos'è l'esercizio in deroga delle professioni sanitarie?
Secondo quanto spiega Diego Catania nell'episodio 74, è una possibilità introdotta durante l'emergenza Covid che permette a professionisti formati all'estero di lavorare in Italia senza iscrizione all'Ordine. Per Catania così mancano un registro e un controllo sulla formazione, per esempio tra gli igienisti dentali, e questa fase emergenziale va chiusa.
L'Ordine professionale è un sindacato?
No. L'Ordine ha compiti di tutela della professione, di tenuta dell'albo, di formazione e di rappresentanza verso le istituzioni, ma non tratta stipendi e contratti, che sono materia sindacale. Diego Catania, pur ritenendo i professionisti sanitari sottopagati, spiega che la legge non consente all'Ordine di trasformarsi in sindacato.
L'intelligenza artificiale aiuta davvero in radiologia?
Le prime prove sono promettenti. Nel trial svedese MASAI, pubblicato su Lancet Oncology nel 2023, la lettura delle mammografie con il supporto dell'IA ha individuato 6,1 tumori ogni 1.000 donne contro 5,1 della doppia lettura standard, con il 44% di letture in meno. Diego Catania vede l'IA come uno strumento da gestire, soprattutto per analizzare i dati.
Fonti
- FNO TSRM e PSTRP: Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, chi siamo
- Reeves S, Pelone F, Harrison R et al.: Interprofessional collaboration to improve professional practice and healthcare outcomes. Cochrane Database of Systematic Reviews (2017)
- Lång K, Josefsson V, Larsson AM et al.: Artificial intelligence-supported screen reading versus standard double reading in the MASAI trial. Lancet Oncology (2023)
- WHO: Global strategy on human resources for health: Workforce 2030. World Health Organization (2020)