Qual è il Futuro dell'Infermiere?
Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI, spiega lauree specialistiche, prescrizione di ausili, assistente infermiere e infermieri dall'estero in deroga.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Barbara Mangiacavalli — Presidente FNOPI
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Nell'episodio 63 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin parlano del futuro della professione infermieristica con Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. In Italia gli infermieri sono pochi rispetto al resto d'Europa, mentre la popolazione invecchia e cresce il bisogno di assistenza. Allo stesso tempo la professione attrae meno giovani. Mangiacavalli spiega cosa prevede la riforma, dalle lauree specialistiche alla prescrizione degli ausili fino all'assistente infermiere.
Cosa emerge dall'episodio
La formazione come radice. Per Mangiacavalli la formazione è l'elemento decisivo, e deve essere disciplinare e continua. Cita una sua insegnante di management: «Ricordatevi che se qualcuno vuole fermare una professione la ferma dalla formazione». Il problema, però, sono i modelli organizzativi, soprattutto nel pubblico, fermi a una logica per compiti. Gli infermieri hanno studiato moltissimo, ma le organizzazioni non hanno usato quelle competenze.
Perché i giovani non la scelgono. La crisi è anche demografica: nel 2024 sono nati circa 370.000 bambini e la forza lavoro calerà in tutti i settori. Le nuove generazioni cercano flessibilità, equilibrio tra vita e lavoro e attività sfidanti. E non vogliono una carriera gestionale, ma clinica e specialistica, dall'urgenza alle cure palliative.
Reclutamento etico, non in deroga. Sugli infermieri stranieri è chiara: non vanno demonizzati. La FNOPI chiede un reclutamento etico, con competenze certificate e verifiche linguistiche. Il problema è l'esercizio in deroga, nato durante il Covid e prorogato di anno in anno, che spesso salta queste verifiche. L'iscrizione all'ordine si può semplificare, ma non eliminare, perché riguarda la qualità dell'assistenza e la sicurezza dei pazienti.
Ordine e sindacato. Molti chiedono all'ordine di aumentare gli stipendi, ma la legge lo esclude. La sintesi: «l'ordine tutela il decoro, lo sviluppo della professione, il sindacato tutela il professionista come lavoratore». La carenza di circa 70.000 infermieri indicata dai documenti pubblici, spiega, è probabilmente sottostimata, perché non considera RSA e domicilio.
Specializzazioni, ausili e assistente infermiere. Il cuore della riforma è un biennio specialistico abilitante in tre aree: cure territoriali, urgenza-emergenza e cure intensive, area neonatale e pediatrica. Tra le nuove competenze c'è la prescrizione di presidi e ausili legati all'assistenza, che gli infermieri esercitano da anni in modo sommerso. L'assistente infermiere dovrà essere integrativo, non sostitutivo. La priorità, dice, è tenere «la penna della pianificazione assistenziale in questo momento, forse più che la siringa come atto singolo». E conclude: «È un punto di partenza, non è un punto di arrivo».
Il contesto in breve
Secondo il profilo sanitario dell'Italia pubblicato da OCSE e Osservatorio europeo nel 2025, nel 2023 l'Italia aveva 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media UE di 8,4. Nel mondo, secondo l'OMS, nel 2023 mancavano 5,8 milioni di infermieri, e nei Paesi ad alto reddito il 23% è nato all'estero. Uno studio pubblicato su The Lancet nel 2014 in nove Paesi europei ha trovato che ogni 10% in più di infermieri laureati riduceva del 7% la probabilità di morte dopo un intervento. Uno studio del 2017 ha osservato che sostituire un infermiere con un assistente ogni 25 pazienti aumentava del 21% la probabilità di morte. Una revisione Cochrane del 2016 mostra che infermieri e farmacisti formati che prescrivono ottengono risultati paragonabili ai medici.
Da portare a casa
- Chiedi chi ti assiste e con quale ruolo: infermiere, specialista, assistente infermiere e OSS avranno compiti diversi.
- Se sei infermiere, cura il tuo zaino: la formazione continua è la base per il riconoscimento delle competenze.
- Distingui ordine e sindacato: per stipendi e contratti l'interlocutore è il sindacato.
Il futuro dell'infermiere passa da formazione, competenze specialistiche e nuovi modelli organizzativi. Ne parla Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, ospite di Cristian Valeri e Guido Magrin nell'episodio 63 di Skeptical Health. Spiega cosa prevede la riforma della professione, dalle lauree specialistiche alla prescrizione degli ausili fino all'assistente infermiere, e perché la federazione si oppone all'esercizio in deroga per gli infermieri reclutati all'estero.
Perché il tema è urgente oggi
In Italia gli infermieri sono pochi rispetto al resto d'Europa, mentre la popolazione invecchia e cresce il bisogno di assistenza, soprattutto sul territorio e nelle cure di lungo periodo. Allo stesso tempo, la professione attrae meno giovani: molti la percepiscono come poco pagata, con turni pesanti e poche prospettive di carriera.
Negli ultimi anni la FNOPI ha avviato un percorso di riforma, mentre le regioni hanno fatto ricorso anche a infermieri reclutati all'estero. Sono scelte che cambieranno il lavoro degli infermieri e l'assistenza che riceveranno i cittadini. Per questo vale la pena capire cosa prevedono, dalla voce di chi rappresenta la professione.
Cosa emerge dall'episodio
Cristian Valeri, infermiere, dice di sentire il peso di tutti i professionisti nel confrontarsi con chi lo rappresenta a livello nazionale. Barbara Mangiacavalli si presenta come infermiera da molti anni, della generazione dei corsi regionali. Ha continuato a studiare alla Scuola universitaria di discipline infermieristiche della professoressa Cantarelli, che le ha dato l'impronta disciplinare. Poi l'impegno nei Collegi IPASVI, diventati ordini, e una carriera nella dirigenza.
Un aneddoto e una vocazione
Racconta un episodio di quando lavorava in una medicina da 46-48 letti. I pazienti pranzavano sul tavolo della camera, dove poco prima si appoggiavano cartelle e vassoi, coperto da una traversa che poi tornava sui letti. Propose di raccogliere e segnare quelle tovaglie. La risposta della caposala fu: ci penserai quando farai carriera. Da lì, dice, la consapevolezza che gli infermieri erano qualcosa di diverso da come il sistema li vedeva.
La formazione come radice
Per Mangiacavalli la formazione è l'elemento decisivo. Cita una sua insegnante di management: «Ricordatevi che se qualcuno vuole fermare una professione la ferma dalla formazione». La formazione, spiega, deve essere disciplinare, non solo tecnica o legata al modello biomedico: ogni infermiere deve conoscere il processo decisionale infermieristico.
E deve essere continua. Ricorda l'avvio del programma di educazione continua in medicina nel 1999, con il ministro Bindi, e la frase secondo cui le evidenze scientifiche cambiano del 50% ogni dieci anni. Usa un'immagine: «Ognuno di noi ha uno zaino sulla schiena». Dentro c'è la formazione e l'esperienza, ma ogni tanto va aperto, per togliere ciò che è scaduto e metterci qualcosa di nuovo.
Uno non vale uno
Guido Magrin chiede se il mondo del lavoro sappia davvero valorizzare questa formazione. La risposta è che il problema sono i modelli organizzativi, soprattutto nel pubblico, fermi a poco più della legge 833 del 1978: un modello per compiti, dove «uno vale uno, cioè devo coprire il buco». Gli infermieri italiani, osserva, hanno studiato moltissimo, con master e corsi di perfezionamento spesso pagati di tasca propria, ma le organizzazioni non hanno usato quelle competenze. Da qui la disaffezione.
Guido Magrin racconta che suo padre, medico anestesista, anni fa gli disse: fai quello che vuoi, ma non fare l'infermiere. Per Mangiacavalli è una delle tante narrazioni che la professione si porta dietro. Ricorda che gli infermieri sono stati definiti per circa settant'anni «professione sanitaria ausiliaria»: «Ausiliari di chi se non del medico?». Il termine è stato superato con la legge 42 del 1999, e parole come "paramedico" fanno ancora male. Ma l'Italia, aggiunge, «è un paese che ama stare fermo così com'è, soprattutto rispetto alle professioni».
Perché i giovani non scelgono infermieristica
La crisi, spiega, è anche demografica. Negli anni del boom nascevano più di un milione di bambini l'anno, nel 2024 circa 370.000. Nei prossimi anni la forza lavoro calerà in tutti i settori. Quando la formazione è entrata all'università i posti erano circa 10.000, con più di due domande per posto. Poi i posti sono aumentati mentre i giovani diminuivano.
Oggi le nuove generazioni, soprattutto dopo il Covid, evitano le professioni di servizio. Cercano flessibilità, equilibrio tra vita e lavoro e attività sfidanti, non routinarie. E non cercano una carriera gestionale, l'unica prevista per anni, ma una carriera clinica specialistica: urgenza, salute mentale, area neonatale e pediatrica, cure palliative.
Il reclutamento dall'estero e l'esercizio in deroga
Sul reclutamento di infermieri stranieri è chiara: «noi non dobbiamo demonizzare i professionisti, i nostri colleghi stranieri». Anche gli infermieri italiani lavorano all'estero, e in Europa esiste la libera circolazione. Il punto è come si recluta. La FNOPI chiede un reclutamento etico: competenze certificate, verifiche linguistiche, inserimento accompagnato.
Il problema, spiega, è l'esercizio in deroga. Nato durante il Covid, viene prorogato di anno in anno con la motivazione della carenza. Basta che l'infermiere sia iscritto all'ordine del Paese di origine: la regione lo autorizza a lavorare solo sul proprio territorio, spesso senza verificare competenze professionali e linguistiche. L'accordo Stato-Regioni che prevedeva registri speciali negli ordini non è stato attuato. L'iscrizione all'ordine, ricorda, non è un passaggio formale: «Se vuoi saltare questo passaggio pensando che sia solo un passaggio burocratico, non hai capito nulla della qualità dell'assistenza e della sicurezza dei pazienti». Si può semplificare e accelerare, ma non eliminare.
Ordine e sindacato
Molti commenti chiedono all'ordine di aumentare gli stipendi. Mangiacavalli spiega perché non può farlo. La legge 3 del 2018, la cosiddetta legge Lorenzin, ha trasformato gli ordini in enti sussidiari dello Stato e stabilisce che non svolgono attività sindacale. La sintesi: «l'ordine tutela il decoro, lo sviluppo della professione, il sindacato tutela il professionista come lavoratore». Possono e devono collaborare. Chi ricopre cariche negli ordini lo fa, ricorda, senza distacchi né permessi, usando ferie e riposi. L'unico spazio che rivendica è sulla parte giuridica dei contratti: dove si inquadra l'infermiere con un master o con la laurea magistrale.
La carenza: 70.000 infermieri e oltre
Il dato di circa 70.000 infermieri mancanti, spiega, viene dalla documentazione pubblica, come quella della Ragioneria generale dello Stato e della Corte dei Conti. Tiene conto soprattutto del turnover nel pubblico e degli standard del DM 77 sul territorio, a partire dagli infermieri di famiglia per case e ospedali di comunità. Non considera però tutto il mondo dell'assistenza a lungo termine, dalle RSA al domicilio. Per questo il centro studi della FNOPI intende approfondirlo. È una vera carenza, dice, probabilmente sottostimata.
Le lauree specialistiche e la prescrizione degli ausili
Il percorso di riforma è iniziato quattro anni fa, quando alcune regioni pensavano di rafforzare l'OSS per affrontare la carenza. In un consiglio nazionale straordinario i 102 presidenti degli ordini hanno scelto all'unanimità di cambiare paradigma. Il cuore della proposta è trasformare il biennio magistrale in un biennio specialistico abilitante, come la specializzazione per i medici, in tre aree ampie: cure territoriali, urgenza-emergenza e cure intensive, area neonatale e pediatrica. Il decreto sugli ordinamenti, al momento della registrazione, attendeva la firma.
Le competenze previste sono tra 28 e 30. Una è la prescrizione di presidi e ausili per l'assistenza infermieristica, che ha suscitato la reazione di alcuni ordini dei medici. Mangiacavalli la attribuisce a una reazione di pancia e spiega il senso della proposta: ausili per l'incontinenza, presidi per stomie e accessi vascolari, medicazioni avanzate, legati non a una diagnosi medica ma alla pianificazione assistenziale infermieristica. «Nessuno vuole portare via il lavoro ad altri». È una competenza che gli infermieri esercitano da vent'anni in modo sommerso. «Sono profondamente convinta che questo non tolga niente a nessuno».
L'assistente infermiere
Per concentrarsi sulla pianificazione, l'infermiere deve liberarsi delle attività ripetitive e standardizzabili. Da qui l'assistente infermiere, costruito con la Commissione Salute delle Regioni e il Ministero. Non è un'estensione dell'OSS, figura tecnica e trasversale formata in modi diversi da regione a regione, ma una figura evolutiva che entra nella filiera infermieristica, come il nurse assistant anglosassone. La formazione è affidata alle strutture sanitarie, con un coordinatore infermiere laureato magistrale, docenti infermieri e un infermiere in commissione d'esame.
Non sarà sostitutiva: «nessun infermiere finora ha mai fatto fare a un OSS, e quindi in futuro a un assistente infermiere, attività che sono complesse». Garantire il bisogno di eliminazione a un paziente stabile in RSA non è come farlo in terapia intensiva con un paziente con una frattura vertebrale. Cristian Valeri riporta i timori dei colleghi: formazione disomogenea, poco tempo per seguire i nuovi colleghi e soprattutto stipendi che non premiano chi ha più responsabilità. Mangiacavalli riconosce che la questione retributiva esiste e va oltre questa figura, ma rimanda ai contratti. E indica la priorità: «per l'infermiere è importante tenere in mano, io dico, la penna della pianificazione assistenziale in questo momento, forse più che la siringa come atto singolo».
Un punto di partenza
La riforma, ammette, aggiunge complessità e richiede di uscire dalla zona di comfort. Ma permetterebbe agli infermieri di esercitare pienamente il profilo definito nel 1994. «È un punto di partenza, non è un punto di arrivo». Parlare alla pancia, osserva, fa partire gli applausi, cambiare paradigma significa parlare alla testa, e si dice fiduciosa che «gli infermieri italiani stanno usando la testa».
Come prossimo ospite suggerisce Marco Alparone, vicepresidente di Regione Lombardia, che indica anche come presidente del Comitato di settore che dà gli indirizzi per i contratti della sanità: la stagione contrattuale che si apre, dice, sarà decisiva per l'inquadramento delle nuove figure.
Cosa dice la scienza
Infermieri in Italia e nel mondo
Il profilo sanitario dell'Italia 2025 di OCSE e Osservatorio europeo conferma la carenza di cui si parla nell'episodio. Nel 2023 l'Italia aveva 6,9 infermieri in servizio ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media UE di 8,4, a fronte di 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, più del 25% sopra la media. Il rapporto indica tra le cause pensionamenti, emigrazione, calo dei nuovi laureati e retribuzioni poco competitive.
A livello globale, il rapporto dell'OMS State of the World's Nursing 2025 conta 29,8 milioni di infermieri nel 2023 e una carenza di 5,8 milioni, che dovrebbe scendere a 4,1 milioni nel 2030 ma con forti disuguaglianze tra Paesi. Nei Paesi ad alto reddito il 23% degli infermieri è nato all'estero, e il 19% degli infermieri nel mondo andrà in pensione nei prossimi dieci anni. L'OMS invita i Paesi ricchi a rivedere la dipendenza da infermieri formati altrove e a rafforzare gli accordi con i Paesi da cui reclutano. Il 62% dei Paesi dichiara di avere ruoli di pratica infermieristica avanzata.
La formazione salva vite
Lo studio RN4CAST di Aiken e colleghi (The Lancet, 2014) ha analizzato 422.730 pazienti operati in 300 ospedali di nove Paesi europei. Ogni aumento del 10% della quota di infermieri laureati era associato a una riduzione del 7% della probabilità di morte entro 30 giorni. Ogni paziente in più per infermiere la aumentava del 7%. È una conferma di quanto la formazione, al centro del discorso di Mangiacavalli, incida sugli esiti dei pazienti.
Perché l'assistente non deve sostituire l'infermiere
Uno studio successivo dello stesso gruppo (Aiken e colleghi, BMJ Quality and Safety, 2017), in 243 ospedali di sei Paesi europei, ha esaminato la composizione del personale di assistenza. Ogni riduzione di 10 punti percentuali della quota di infermieri tra tutto il personale di assistenza era associata a un aumento dell'11% della probabilità di morte. Sostituire un infermiere con un assistente ogni 25 pazienti era associato a un aumento del 21%. Gli autori concludono che ridurre la quota di infermieri inserendo personale di supporto senza la stessa qualifica può contribuire a decessi evitabili. È lo stesso principio che Mangiacavalli indica per l'assistente infermiere: integrativo, non sostitutivo.
La prescrizione da parte di non medici
La revisione Cochrane di Weeks e colleghi (2016) ha raccolto 46 studi con 37.337 partecipanti in cui infermieri o farmacisti prescrivevano al posto dei medici, spesso con ampia autonomia. I prescrittori non medici hanno ottenuto risultati paragonabili per pressione arteriosa, emoglobina glicata, colesterolo LDL, aderenza alle terapie, soddisfazione dei pazienti e qualità della vita. Ricoveri, accessi al pronto soccorso e visite ambulatoriali erano simili. La proposta italiana è più limitata, perché riguarda presidi e ausili, ma la letteratura internazionale mostra che la prescrizione affidata a professionisti formati può essere sicura ed efficace.
Le criticità reali
Una domanda per riflettere. Se la riforma dà agli infermieri più competenze e responsabilità, chi garantirà che a queste corrispondano un inquadramento e uno stipendio adeguati? E quanto tempo servirà perché i giovani tornino a scegliere questa professione?
Modelli organizzativi fermi. Senza organizzazioni capaci di usare le competenze specialistiche, le nuove lauree rischiano di restare titoli sulla carta.
Una deroga diventata regola. Un provvedimento di emergenza prorogato di anno in anno lascia senza verifiche omogenee chi lavora a contatto con i pazienti.
Il nodo retributivo. La distanza tra gli stipendi delle diverse figure si è ridotta nel tempo, e le decisioni spettano ai contratti, non agli ordini.
Il mondo che non si vede. RSA e assistenza domiciliare restano fuori dalle stime ufficiali della carenza, proprio mentre il Paese invecchia.
Cosa può cambiare
Dall'episodio emergono alcune direzioni. Approvare e attuare le lauree specialistiche, accompagnandole con un riconoscimento contrattuale. Rendere esplicita la prescrizione di presidi e ausili legati all'assistenza infermieristica. Costruire l'assistente infermiere come figura integrativa, con formazione omogenea e presidiata dalla professione. Superare l'esercizio in deroga con un reclutamento etico, veloce ma con verifiche reali di competenze e lingua. Studiare il fabbisogno di infermieri nell'assistenza a lungo termine. E rafforzare il dialogo tra ordini, sindacati e istituzioni, ciascuno nel proprio ruolo.
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Conclusione
Barbara Mangiacavalli porta in questo episodio la visione della federazione che rappresenta gli infermieri italiani: una professione che vuole uscire dalla logica dell'uno vale uno e dal ruolo di ausiliaria, puntando su formazione, specializzazione e responsabilità. Lauree specialistiche, prescrizione di ausili e assistente infermiere sono i tre pilastri della riforma, insieme alla richiesta di un reclutamento etico. Le prove internazionali sostengono l'idea che più infermieri formati significhino pazienti più sicuri, e che il personale di supporto funzioni solo se non li sostituisce. La partita, ora, si gioca nei decreti, nei contratti e nelle organizzazioni.
→ Ascolta l'episodio 63 di Skeptical Health con Barbara Mangiacavalli per il racconto completo.
I dati chiave
- 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti: la densità in Italia nel 2023, oltre il 20% sotto la media UE (OCSE, 2025)
- 5,8 milioni: la carenza globale di infermieri nel 2023 (OMS, 2025)
- 23%: gli infermieri nati all'estero nei Paesi ad alto reddito (OMS, 2025)
- 7% in meno: la probabilità di morte dopo un intervento per ogni 10% in più di infermieri laureati (Aiken et al., 2014)
- 21% in più: la probabilità di morte sostituendo un infermiere con un assistente ogni 25 pazienti (Aiken et al., 2017)
- 46 studi, 37.337 partecipanti: le prove che la prescrizione da parte di infermieri e farmacisti formati dà risultati paragonabili a quella medica (Cochrane, 2016)
Takeaway
Chiedi chi ti assiste e con quale ruolo. Infermiere, infermiere specialista, assistente infermiere e OSS avranno compiti diversi.
Se sei infermiere, cura il tuo zaino. La formazione continua è un obbligo deontologico e la base per chiedere il riconoscimento delle competenze.
Distingui ordine e sindacato. Per stipendi e contratti l'interlocutore è il sindacato; l'ordine tutela la professione e i cittadini.
Segui l'attuazione della riforma. Decreti e contratti dei prossimi mesi decideranno se le nuove competenze diventeranno realtà.
Domande frequenti
Cosa sono le lauree magistrali specialistiche per infermieri?
Sono percorsi di due anni dopo la laurea triennale, proposti dalla FNOPI, che abilitano a un esercizio specialistico in tre aree ampie: cure primarie e territoriali, urgenza-emergenza e cure intensive, area neonatale e pediatrica. Nell'episodio 63 Barbara Mangiacavalli spiega che prevedono tra 28 e 30 competenze, tra cui la valutazione di pazienti complessi e la prescrizione di presidi e ausili per l'assistenza infermieristica.
Cosa potrà prescrivere l'infermiere specialista?
Secondo la proposta illustrata da Barbara Mangiacavalli, presidi e ausili legati alla pianificazione assistenziale infermieristica, non a una diagnosi medica: per esempio ausili per l'incontinenza, presidi per stomie, per accessi vascolari e medicazioni avanzate. Per la presidente FNOPI si tratta di rendere visibile una competenza che gli infermieri esercitano da anni in modo sommerso.
Chi è l'assistente infermiere?
È una nuova figura, evolutiva dell'operatore socio-sanitario, pensata per svolgere attività ripetitive e standardizzabili su pazienti non complessi, all'interno di un piano assistenziale definito dall'infermiere. Secondo Barbara Mangiacavalli non è sostitutiva dell'infermiere: la formazione è affidata alle strutture sanitarie, con coordinamento e docenza infermieristica, e rientra nella filiera infermieristica.
Cos'è l'esercizio in deroga degli infermieri stranieri?
È una procedura nata durante l'emergenza Covid e poi prorogata, che permette a un infermiere iscritto all'ordine del Paese di provenienza di lavorare in una regione italiana con l'autorizzazione della regione, senza passare dall'iscrizione all'ordine italiano. La FNOPI chiede un reclutamento etico, con verifica delle competenze professionali e linguistiche.
Che differenza c'è tra ordine degli infermieri e sindacato?
L'ordine è un ente sussidiario dello Stato che tutela il decoro e lo sviluppo della professione e certifica che chi esercita abbia i requisiti. Il sindacato, previsto dall'articolo 39 della Costituzione, tutela il professionista come lavoratore e tratta i contratti, compresi gli stipendi. La legge 3 del 2018 stabilisce che gli ordini non svolgono attività sindacale.
Più infermieri laureati riducono la mortalità?
Sì, secondo lo studio RN4CAST pubblicato su The Lancet nel 2014: in 300 ospedali di nove Paesi europei, ogni aumento del 10% della quota di infermieri laureati era associato a una riduzione del 7% della probabilità di morte entro 30 giorni dopo un intervento chirurgico.
Fonti
- Aiken LH et al.: Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study. The Lancet (2014)
- Aiken LH et al.: Nursing skill mix in European hospitals: cross-sectional study of the association with mortality, patient ratings, and quality of care. BMJ Quality and Safety (2017)
- Weeks G et al.: Non-medical prescribing versus medical prescribing for acute and chronic disease management in primary and secondary care. Cochrane Database of Systematic Reviews (2016)
- WHO: Nursing workforce grows, but inequities threaten global health goals (State of the World's Nursing 2025)
- OECD, European Observatory on Health Systems and Policies: State of Health in the EU, Italy Country Health Profile 2025