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Badanti e Assistenza Domiciliare: Costi Nascosti e Rischi

Massimo Tacchini, pioniere dell'assistenza domiciliare privata, spiega perché la badante da sola non basta: lavoro nero, care manager e costi per le famiglie.

Badanti e Assistenza Domiciliare: Costi Nascosti e Rischi
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Massimo Tacchini — Giornalista e imprenditore

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

Quando un genitore anziano non riesce più a fare da solo, molte famiglie italiane cercano subito una badante. Ma basta davvero? Nell'episodio 81 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin ne parlano con Massimo Tacchini, imprenditore e giornalista, tra i pionieri dell'assistenza domiciliare privata in Italia. Quarant'anni di esperienza, dal primo punto pilota del 1987 a una rete di circa 200 centri: il suo racconto mostra i costi nascosti, i rischi e le alternative di un mercato che le famiglie pagano quasi sempre di tasca propria.


Perché il tema è urgente oggi

L'Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo. Secondo l'Istat, al 1° gennaio 2025 le persone con 65 anni e più erano 14 milioni 573mila, il 24,7% della popolazione. I grandi anziani, gli ultraottantacinquenni, erano 2 milioni 422mila, 103mila in più in un solo anno. L'età media ha raggiunto i 46,8 anni, mentre le nascite nel 2024 sono scese a circa 370mila. Nel 2023-24 le persone che vivevano sole erano il 16,3% della popolazione, in aumento in tutte le classi di età.

Il fenomeno è globale. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che tra il 2020 e il 2050 il numero di persone con 80 anni e più triplicherà, fino a 426 milioni. Tra gli obiettivi del Decennio dell'invecchiamento in salute delle Nazioni Unite (2021-2030) c'è l'accesso a un'assistenza a lungo termine di qualità per chi ne ha bisogno, insieme al sostegno ai caregiver familiari. In Italia buona parte di questa assistenza passa per le case e per il lavoro delle assistenti familiari.


Cosa emerge dall'episodio

Massimo Tacchini si presenta così: «giornalista per passione, imprenditore per professione o viceversa». È iscritto all'Ordine dei giornalisti da quarant'anni, ma è stato il lato imprenditoriale a prevalere. Ha fondato ItaliAssistenza e la rete PrivatAssistenza, poi acquisita in maggioranza da una multinazionale del settore farmaceutico. Oggi lavora a nuovi modelli di risposta alla non autosufficienza.

Una storia nata in corsia

Tutto è cominciato nel 1987, racconta, con il ricovero della nonna. Di notte il personale era ridotto e la caposala chiese alla famiglia se qualcuno poteva restare ad assisterla. Dopo qualche notte, tra studio e lavoro, nessuno ce la faceva più. Arrivò allora una signora «armata di sdraio», che si mise accanto al letto e continuò ad assistere la nonna anche dopo le dimissioni, pagata alcuni milioni di lire. Tacchini si chiese perché una risposta così importante arrivasse in modo tanto casuale. Mise la tessera di giornalista nel cassetto e incontrò un gruppo di giovani medici che avevano avviato un servizio di pronto intervento medico. La conclusione la racconta con ironia: «loro hanno chiuso e io ho aperto 200 centri di assistenza privata in Italia».

Precisa subito di che cosa si parla: anziani e persone non autosufficienti che spesso non hanno un bisogno sanitario, ma ausiliario. Aiuto a camminare, igiene personale, pasti, compagnia. E solitudine, che colpisce soprattutto le persone anziane. Il cuore del fenomeno, ricorda, è una spesa privata, la cosiddetta out of pocket, che stima in circa 15 miliardi di euro l'anno.

Quarant'anni dopo, poco è cambiato

Cosa è cambiato da allora? «È cambiato veramente poco», risponde. Lo dice con cognizione di causa: affiancando alcune multinazionali dell'assistenza domiciliare ha visitato in incognito una cinquantina di centri privati, da Torino a Napoli, fingendosi un cliente. Li ha trovati fermi a quarant'anni prima: «erano ancora con carta, penne, calamaio». Stessa modalità di presa in carico, stesso tipo di personale.

Nel frattempo, fanno notare i conduttori, è cambiato tutto il resto: meno lavoratori, più anziani. Tacchini ripete una frase che usa spesso: «se saremo fortunati invecchieremo, la domanda è come invecchieremo?». E rivolge la domanda alle istituzioni.

La badante non è la risposta a tutto

Nell'immaginario comune, osserva, la soluzione è la badante. Con tutto il rispetto per chi fornisce personale, Tacchini non crede che sia la risposta adatta a tutti i bisogni delle famiglie. Non tutti vogliono ospitare in casa una persona che non conoscono, non tutti hanno una casa adatta. E ci sono limiti precisi: l'assistente familiare non può fare iniezioni o cambiare un catetere. Eppure succede.

La sua proposta è «mettere a sistema» queste figure: formazione, riconoscimento del ruolo, il termine corretto di assistenti familiari. Vede anche un'opportunità di lavoro per donne di cinquanta o sessant'anni uscite dal mercato del lavoro. La tecnologia, aggiunge, deve integrare il lavoro dell'operatore, non sostituirlo. E non bisogna dimenticare il caregiver familiare, spesso lasciato solo. Nelle sue sedi, racconta, arrivavano persone esasperate, che dicevano: «Non ce la facciamo più».

Il care manager e il piano individuale

Il primo errore delle famiglie? Arrivare all'assistenza in emergenza. «Nessuno è mai programmato. Nessuno è mai preparato». Succede anche alle dimissioni dall'ospedale: non è detto che i servizi si attivino subito, e in Italia cambiano molto da un territorio all'altro. Alla famiglia, dice, manca soprattutto un'informazione corretta.

Tacchini non ama l'espressione "presa in carico", che gli ricorda «la presa in carico delle patate». Preferisce parlare di presa in cura del bisogno, anche quando il bisogno non è espresso. Qui entra in gioco il care manager, che deve raccogliere i bisogni, interpretarli e anticiparli: una persona allettata avrà bisogno di un materasso antidecubito, una persona con decadimento cognitivo di un professionista adeguato. Lo strumento è il piano assistenziale individuale (PAI), «bello da dire» ma complesso da fare, perché va aggiornato mentre la malattia evolve. Nei casi seguiti dalle sue società, racconta, l'approccio multidisciplinare ha migliorato le condizioni degli assistiti più di una figura fissa al fianco del letto.

Anche i costi, secondo lui, vanno valutati caso per caso. Gli interventi di una struttura possono essere a ore, a spot, a servizio, e non è detto che costino più di un'assunzione. E l'assistente familiare, per quanto presente, ha diritto a riposi, ferie e sonno: in quei momenti qualcuno deve coprire. La personalizzazione conta anche sul piano umano. Capitava che una famiglia chiedesse di cambiare un'infermiera bravissima perché il nonno non si trovava bene con lei: «Andava bene a casa di Carlo, ma non va bene a casa di Mario».

I rischi del lavoro nero

Il capitolo più delicato è il lavoro irregolare. Tacchini ricorda che molte Camere del lavoro hanno pile di vertenze di assistenti familiari contro le famiglie, spesso chiuse con una transazione per evitare il contenzioso. E in caso di disputa, osserva, viene ascoltata di più la parte ritenuta più debole. Per questo consiglia le agenzie per il lavoro autorizzate, che garantiscono l'assunzione regolare.

Poi racconta alcuni episodi, precisando di non voler generalizzare e che molte assistenti sono professionali e brave. Feste in casa mentre l'anziana dormiva. «Goccine» per far dormire la nonna e uscire. Un anziano lasciato andare al mare da solo. Un'assistente che in ospedale seguiva contemporaneamente due pazienti su piani diversi. E il caso più clamoroso: un'anziana, lucida ma sola, che dal notaio ha intestato la casa alle sue due badanti. Riferisce anche testimonianze, di cui dice di non avere prove, su reti che chiederebbero una percentuale alle assistenti per lavorare. Molte persone, sottolinea, lavorano in nero per bisogno, non per scelta.

Il suo consiglio alle famiglie: informarsi, arrivare preparati, «non fidatevi solo del passaparola», e rivolgersi a strutture dove qualcuno risponda del servizio. Attenzione anche alla lingua, al dialetto, all'alimentazione: racconta di aver visto torte altissime preparate per anziani con il diabete.

Chi paga?

Sul piano economico Tacchini parte da un paradosso fiscale: oggi, dice, si può detrarre solo la parte relativa ai contributi dell'assistente. Propone la deducibilità totale della spesa, purché documentata: farebbe emergere il lavoro nero, che secondo le sue stime riguarda un numero di persone superiore al doppio di tutto il personale sanitario italiano. I conduttori obiettano che il sistema deve reggersi su una quota sempre più piccola di lavoratori giovani. Tacchini risponde che non si rivolgono ai servizi privati solo i ricchi: ha visto fratelli mettere insieme 200 o 300 euro al mese a testa per assistere un genitore. Con una cifra simile alla retta di una RSA, che stima tra 2.000 e 3.000 euro al mese, si può spesso organizzare un servizio domiciliare.

Indica anche altre strade: assicurazioni long term care sul modello tedesco, sottoscritte da giovani con piccole quote annuali; controlli su come viene speso l'assegno di accompagnamento, che in alcuni casi, racconta, ha finito per pagare un motorino; il coinvolgimento di mutue, assicurazioni e industria farmaceutica, anche per migliorare l'aderenza alle terapie. Chiarisce infine un punto spesso confuso: il privato che eroga servizi non fa intermediazione di manodopera, attività riservata alle agenzie per il lavoro. Un giudice tutelare, ricorda, gli suggerì la formula da scrivere in fattura: «assistenza integrativa e sostitutiva a quella familiare».

Appartamenti di sollievo e Villaggio Caterina

Nella parte finale Tacchini presenta due progetti. Il primo sono gli appartamenti di sollievo: strutture con una figura permanente, domotica e servizi "a menù", dove una persona può essere ospitata in momenti particolari, per esempio in attesa di un posto in RSA. Il secondo è un sogno che porta il nome della madre, Villaggio Caterina: una decina di piccole villette autonome, con infermeria, palestra, ristorante e centro sociale, dove si entra autosufficienti e dove i servizi arrivano a casa man mano che l'autonomia si riduce. Un modello di assisted living ispirato alla sua esperienza di studio negli Stati Uniti, pensato anche per il "dopo di noi" delle famiglie con figli disabili e per gli anziani soli. Secondo il suo business plan, i costi resterebbero in linea con quelli di una RSA.

In chiusura ricorda che non tutte le situazioni si possono gestire a casa, e che molte case diventano prigioni: nei centri storici tanti condomini non hanno l'ascensore. E riassume il valore di una rete di servizi in tre punti: creare imprenditori nel settore, dare agli operatori una struttura che li formi e li tuteli, offrire alle famiglie una risposta integrata.


Cosa dice la scienza

Un Paese che invecchia in fretta

I dati Istat sul 2024 descrivono una popolazione sempre più anziana: quasi un italiano su quattro ha almeno 65 anni, gli ultraottantacinquenni superano i 2,4 milioni e gli ultracentenari sono più di 23.500, oltre 2.000 in più in un anno. La speranza di vita alla nascita ha raggiunto 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne. Crescono anche le persone che vivono sole, il 16,3% della popolazione. È il contesto in cui si colloca il bisogno di assistenza domiciliare descritto da Tacchini.

Il quadro globale secondo l'OMS

Secondo l'OMS, entro il 2030 una persona su sei nel mondo avrà 60 anni o più, e tra il 2020 e il 2050 la quota di over 60 passerà dal 12% al 22%. Le persone con 80 anni e più triplicheranno. L'OMS sottolinea che ambienti fisici e sociali favorevoli, come edifici accessibili e luoghi facili da percorrere, permettono agli anziani di continuare a fare ciò che per loro è importante anche quando le capacità diminuiscono. È un punto che richiama l'esempio delle case senza ascensore citato nell'episodio.

Cosa sappiamo dei servizi a domicilio

La revisione di Murad e colleghi (Journal of General Internal Medicine, 2024) ha mappato le prove sui servizi domiciliari e di comunità per gli over 60 con limitazioni funzionali. Ha individuato 27 studi primari e 29 misure di qualità. Gli interventi studiati comprendono la pianificazione centrata sulla persona, gli approcci non farmacologici per la demenza, la riabilitazione, l'assistenza domiciliare autogestita e il coordinamento interdisciplinare per le persone ad alto rischio. Le lacune indicate dagli autori sono significative: pochi studi randomizzati, interventi descritti in modo insufficiente e poche informazioni sulle difficoltà di reclutare, trattenere e formare il personale. Sono temi vicini a quelli sollevati da Tacchini, dal care manager alla formazione delle assistenti familiari.

Il maltrattamento degli anziani

La meta-analisi di Yon e colleghi (The Lancet Global Health, 2017) ha raccolto 52 studi in 28 Paesi sulle persone con 60 anni e più che vivono in comunità. Circa un anziano su sei, il 15,7%, aveva subito una forma di maltrattamento nell'ultimo anno. La forma più frequente era quella psicologica (11,6%), seguita da quella economica (6,8%), dall'incuria (4,2%) e dall'abuso fisico (2,6%). Gli autori lo definiscono una priorità di salute pubblica trascurata. Il dato riguarda chiunque sia vicino all'anziano, familiari compresi, e aiuta a capire perché la trasparenza e il controllo nell'assistenza a domicilio siano importanti.


Le criticità reali

Un mercato in gran parte sommerso. Una parte rilevante dell'assistenza agli anziani avviene fuori da contratti e controlli, con rischi per le famiglie e per chi lavora.

Famiglie sole nell'emergenza. Il bisogno arriva all'improvviso, spesso alle dimissioni dall'ospedale, e l'informazione su servizi, diritti e alternative è frammentata e diversa da territorio a territorio.

Formazione e riconoscimento. Le assistenti familiari svolgono un lavoro delicato, ma non esiste un percorso di formazione uniforme né un ruolo chiaro all'interno della rete dei servizi.

Servizi che non si parlano. Pubblico, terzo settore e privato lavorano spesso "a silos", come dice Tacchini, senza un coordinamento attorno alla persona.

Una domanda per riflettere. Se la maggior parte di noi vorrebbe invecchiare a casa, chi dovrebbe avere il compito di coordinare l'assistenza quando l'autonomia si riduce: la famiglia, il medico di famiglia, i servizi sociali del Comune o una figura dedicata come il care manager?


Cosa può cambiare

L'episodio suggerisce alcune direzioni concrete. Far emergere il lavoro irregolare con incentivi fiscali più forti per chi assume in modo regolare. Formare e riconoscere le assistenti familiari, integrandole in équipe con infermieri, operatori e medici. Affidare a una figura di coordinamento la costruzione e l'aggiornamento del piano assistenziale individuale. Sviluppare soluzioni intermedie tra casa e RSA, come gli appartamenti di sollievo e i modelli di assisted living. E cominciare a pensare per tempo al finanziamento della non autosufficienza, anche con strumenti assicurativi. Le prove disponibili sui servizi domiciliari chiedono inoltre più ricerca di qualità, soprattutto sul personale.


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Conclusione

Massimo Tacchini porta in questo episodio quarant'anni di esperienza nell'assistenza domiciliare privata. Il suo messaggio è chiaro: la badante, da sola, non è un piano di assistenza. Servono informazione, un coordinamento come quello del care manager, personale formato e regolare, e soluzioni intermedie tra casa e RSA. I dati su invecchiamento, solitudine e maltrattamento degli anziani mostrano quanto il tema riguardi tutti. Come ricorda Tacchini, se saremo fortunati invecchieremo: conviene pensare per tempo a come.

→ Ascolta l'episodio 81 di Skeptical Health con Massimo Tacchini per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 14 milioni 573mila: le persone con 65 anni e più in Italia al 1° gennaio 2025, il 24,7% della popolazione (Istat, 2025)
  2. 2 milioni 422mila: gli ultraottantacinquenni, 103mila in più in un anno (Istat, 2025)
  3. 16,3%: la quota di persone che vivono sole in Italia nel 2023-24 (Istat, 2025)
  4. 426 milioni: le persone con 80 anni e più attese nel mondo nel 2050 (OMS, 2025)
  5. 15,7%: gli anziani in comunità che hanno subito una forma di maltrattamento nell'ultimo anno (Yon et al., 2017)
  6. 27 studi primari: la base delle prove sui servizi domiciliari e di comunità per gli anziani, con pochi studi randomizzati (Murad et al., 2024)

Takeaway

  1. Pensaci prima dell'emergenza. Informati su servizi del territorio, ADI, agenzie e costi quando i genitori stanno ancora bene.

  2. Assumi in modo regolare. Un contratto tutela la famiglia e chi lavora. Le agenzie per il lavoro autorizzate possono gestire l'assunzione.

  3. Chiedi un piano, non solo una persona. Valuta i bisogni reali con un professionista e prevedi chi copre riposi, ferie e notti.

  4. Ricorda i limiti dell'assistente familiare. Iniezioni, medicazioni e cateteri spettano a infermieri e professionisti sanitari.

Domande frequenti

Chi è Massimo Tacchini?

È un imprenditore e giornalista, considerato un pioniere dell'assistenza domiciliare privata in Italia. Ha aperto il primo punto pilota nel 1987 e ha co-fondato ItaliAssistenza, a capo della rete in franchising PrivatAssistenza, arrivata a circa 200 centri. Nell'episodio 81 di Skeptical Health racconta quarant'anni di assistenza agli anziani a domicilio.

Che differenza c'è tra badante e assistenza domiciliare integrata?

L'assistente familiare, chiamata comunemente badante, aiuta la persona nelle attività quotidiane: igiene, pasti, spostamenti, compagnia. Non può svolgere atti sanitari come iniezioni o cambio del catetere. L'assistenza domiciliare integrata (ADI) è invece un servizio sanitario pubblico, con infermieri e altri professionisti, attivato su indicazione del medico.

Quali rischi comporta assumere una badante in nero?

Secondo Massimo Tacchini, le famiglie che assumono assistenti familiari senza contratto si espongono a vertenze e contenziosi, spesso chiusi con una transazione economica, oltre al rischio di non avere nessuno che risponda della qualità dell'assistenza. Per tutelarsi consiglia di rivolgersi ad agenzie per il lavoro autorizzate o a strutture che erogano servizi.

Cos'è un care manager nell'assistenza domiciliare?

È la figura che raccoglie e interpreta i bisogni della persona e della famiglia, anche quelli non espressi, e coordina un'équipe multidisciplinare. Nell'episodio Massimo Tacchini lo descrive come la figura principale dell'assistenza a casa, che costruisce e aggiorna nel tempo il piano assistenziale individuale (PAI).

Quanti anziani ci sono in Italia?

Secondo l'Istat, al 1° gennaio 2025 le persone con 65 anni e più erano 14 milioni 573mila, il 24,7% della popolazione. Gli ultraottantacinquenni erano 2 milioni 422mila, 103mila in più in un anno, e gli ultracentenari più di 23.500. L'età media della popolazione era di 46,8 anni.

Quanto è diffuso il maltrattamento degli anziani?

Una meta-analisi pubblicata su The Lancet Global Health nel 2017, basata su 52 studi in 28 Paesi, stima che circa un anziano su sei che vive in comunità abbia subito una forma di maltrattamento nell'ultimo anno (15,7%). Le forme più frequenti sono quella psicologica (11,6%) e quella economica (6,8%).

Fonti

  1. Istat: Indicatori demografici, Anno 2024 (2025)
  2. World Health Organization: Ageing and health, fact sheet (2025)
  3. Yon Y et al.: Elder abuse prevalence in community settings: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Global Health (2017)
  4. Murad MH et al.: Home and Community-Based Services: A Systematic Review and Evidence Map. Journal of General Internal Medicine (2024)
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