L'Italia è Vecchia, la Valtellina di Più: Chi la Cura?
Tariffe ferme, personale che manca, valli lontane: Antonio Grimaldi racconta come le RSA della provincia di Sondrio fanno rete per curare gli anziani.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Antonio Grimaldi — Fondazione di Sondrio
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Nell'episodio 78 di Skeptical Health, Guido Magrin e Cristian Valeri parlano di anziani e RSA con Antonio Grimaldi, presidente della Fondazione Cura e Salute Città di Sondrio e presidente di UNEBA Sondrio. La domanda è semplice: in una provincia di montagna, dove l'inverno dura mesi e i giovani partono e non tornano, chi si prende cura degli anziani? L'Italia è il Paese più anziano dell'Unione europea, e chi entra oggi in una residenza ha spesso molte malattie insieme. Grimaldi racconta tariffe ferme, personale che manca, burocrazia e un progetto per fare rete tra le strutture.
Cosa emerge dall'episodio
Le RSA come sentinelle del territorio. La provincia di Sondrio è interamente montana, con paesi dispersi e inverni lunghi. Le RSA sono una rete capillare: «Noi dopo i carabinieri siamo quelli che presidiamo il territorio di più». Per Grimaldi «la RSA del territorio è una sentinella di quello che sta succedendo sulla cronicità, sulla fragilità». E la Valtellina, dice, è più vecchia di tutta l'Italia, mentre molti giovani laureati non tornano.
Fare rete. Da presidente UNEBA, Grimaldi ha riunito le fondazioni in un tavolo tecnico delle reti delle RSA della provincia. Con il progetto Care24, candidato ai bandi emblematici di Fondazione Cariplo, l'obiettivo è un'impresa sociale che gestisca per tutte formazione, reclutamento, tecnologia e acquisti. Il bando non è un sussidio permanente: dà la spinta iniziale, poi il progetto deve reggersi da solo.
Tariffe ferme e pazienti più gravi. Le tariffe regionali, dice, «sono ferme da 20 anni», da quando gli ospiti avevano bisogni più sociali che sanitari. Oggi arrivano con tre, cinque, sette patologie, e alla retta devono contribuire le famiglie. Anche il minutaggio è fermo, e dentro quei minuti finisce il tempo passato al computer. Per questo chiede di semplificare la burocrazia.
Una RSA che alleggerisce l'ospedale. Grimaldi descrive la RSA quasi come una struttura per subacuti. «Noi riempiamo di meno i pronto soccorsi perché i pazienti li abbiamo dentro». Propone anche una RSA aperta, che usi i suoi spazi per seguire i pazienti cronici del territorio con controlli programmati. Nelle valli più remote, osserva, potrebbe costare meno aumentare la residenzialità che puntare solo sul domicilio.
Il personale. È il capitolo più duro: lavori usuranti, pagati poco, con grandi responsabilità. La Valtellina compete con l'ospedale e con la Svizzera, dove un operatore guadagna molto di più, e con cui non si può competere. La fondazione prova con affiancamenti, alloggi e tecnologia, come l'armadio farmaceutico robotizzato che ha riportato un'infermiera in reparto.
Il contesto in breve
Secondo l'ISTAT, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14 milioni 821mila, il 25,1% dei residenti, e gli over 85 superano i 2,5 milioni. Secondo l'OMS gli over 80 nel mondo triplicheranno tra il 2020 e il 2050, fino a 426 milioni. Il rapporto OCSE Who Cares? del 2020 descrive un personale dell'assistenza a lungo termine cresciuto meno dell'invecchiamento, con stipendi più bassi di lavori simili in sanità. Una revisione pubblicata su JAMDA nel 2023, su 22 studi, associa una maggiore presenza di infermieri nelle residenze a meno lesioni da pressione. Una revisione britannica del 2023 indica che i programmi di assistenza integrata con supporto alle strutture sembrano ridurre i ricoveri non programmati.
Da portare a casa
- Informati prima dell'emergenza: se hai un familiare fragile, conosci per tempo le RSA e i servizi del territorio, perché le liste d'attesa possono essere lunghe.
- Chiedi come è composta la retta: quale parte copre la regione e quale resta alla famiglia.
- Guarda al personale: quanti infermieri e medici ci sono, e con quale continuità, incide sulla qualità delle cure.
In una provincia di montagna, dove l'inverno dura mesi e i giovani partono per studiare e non tornano, chi si prende cura degli anziani? Nell'episodio 78 Antonio Grimaldi, presidente della Fondazione Cura e Salute Città di Sondrio e presidente di UNEBA Sondrio, racconta a Guido Magrin e Cristian Valeri come vivono le RSA della Valtellina. Tariffe ferme da vent'anni, personale che manca, burocrazia, e un progetto per fare rete tra le strutture del territorio.
Perché il tema è urgente oggi
L'Italia è il Paese più anziano dell'Unione europea. Secondo l'ISTAT, al 1° gennaio 2026 le persone con 65 anni e più sono quasi 14,8 milioni, un quarto della popolazione. Gli over 85 superano i 2,5 milioni. E i bisogni cambiano: gli anziani che entrano oggi in una residenza hanno spesso molte malattie insieme e hanno bisogno di cure sanitarie, non solo di assistenza.
Il sistema dell'assistenza a lungo termine fatica a tenere il passo. Mancano infermieri e operatori, le tariffe non seguono i costi, e nelle aree interne e montane le distanze rendono difficile anche l'assistenza a domicilio. L'episodio racconta questi problemi dal punto di vista di chi gestisce le strutture in uno dei territori più anziani d'Italia.
Cosa emerge dall'episodio
Chi è Antonio Grimaldi
Grimaldi ha scritto al podcast come ascoltatore affezionato, chiedendo di poter raccontare la sua esperienza. È presidente della Fondazione Cura e Salute Città di Sondrio, un ente del terzo settore che gestisce due RSA in città, due centri diurni per disabili e un centro diurno integrato. Da circa un anno e mezzo è anche presidente di UNEBA della provincia di Sondrio, l'associazione a cui fa capo la maggior parte delle RSA del territorio.
Magrin gli chiede, scherzando, se lo paghino tantissimo. La risposta è no: nelle fondazioni del terzo settore consiglieri e presidenti non ricevono compenso, per statuto. Alle riunioni con i volontari delle strutture, racconta, esordisce sempre così: «Ricordatevi che il primo volontario dei volontari sono io». Per lui è giusto che sia così, perché si gestiscono molte risorse e il volontariato allontana ogni interesse personale. Ma proprio per questo, aggiunge, servono direttori e tecnici preparati a cui affidarsi.
Volontariato e competenza
Valeri insiste: un volontario senza competenze gestionali può diventare un problema. Grimaldi è d'accordo. Ricorda la tradizione lombarda di solidarietà, che fa risalire a Sant'Ambrogio: «il volontariato lo puoi fare in due modi. O donando il tempo o donando i soldi». La scelta dei presidenti dipende da chi li nomina, sindaci e presidenti delle comunità montane, che devono cercare persone con passione ma anche con esperienza. Lui dice di aver fatto la sua gavetta nei consigli di amministrazione della fondazione. Oggi il ruolo richiede di studiare, restare aggiornati, avere rapporti con la regione e con l'associazione, perché da soli non si riesce a stare dietro a norme, appropriatezza e burocrazia.
Un territorio tutto montano
La provincia di Sondrio, Valtellina e Valchiavenna, conta circa 177.000 abitanti ed è classificata interamente montana. I paesi sono dispersi, l'inverno dura dai 6 agli 8 mesi, con neve e ghiaccio che a volte rendono difficili i collegamenti. Il privato profit, dice Grimaldi, nel sociosanitario praticamente non c'è: manca la massa critica.
In questo contesto le RSA sono una rete capillare. «Noi dopo i carabinieri siamo quelli che presidiamo il territorio di più», dice. E questo le rende preziose: «la RSA del territorio è una sentinella di quello che sta succedendo sulla cronicità, sulla fragilità».
Più anziani, meno giovani
Il problema demografico, secondo Grimaldi, in Valtellina è doppio. Da una parte l'invecchiamento: stima che gli over 65 siano il 22% in Italia e sfiorino il 27-28% in provincia, con la prospettiva di arrivare al 35-36% nei prossimi 15 anni. Dall'altra la fuga dei giovani: riferisce che il 65-70% di chi si laurea non torna in Valtellina. La sintesi è la frase che ha dato il titolo all'episodio: «se già l'Italia è più vecchia di tutta Europa, la Valtellina è più vecchia di tutta l'Italia».
Per curiosità, secondo gli indicatori demografici dell'ISTAT la quota nazionale di over 65 ha raggiunto il 25,1% al 1° gennaio 2026.
Fare rete: il tavolo tecnico e i bandi emblematici
Anche la Valtellina, come l'Italia degli 8.000 campanili, soffre di campanilismo. Da presidente UNEBA, Grimaldi ha riunito le fondazioni che gestiscono RSA in un tavolo tecnico delle reti delle RSA della provincia, perché le strutture, soprattutto le più piccole, faticano a stare in piedi. Con il progetto Care24 hanno partecipato ai bandi emblematici di Fondazione Cariplo. L'obiettivo è creare un'impresa sociale "a cappello" delle RSA che gestisca tutto ciò che non riguarda direttamente la cura: formazione, reclutamento del personale, tecnologia, intelligenza artificiale, acquisti di beni e servizi, armadi farmaceutici robotizzati, sistemi di sorveglianza dei pazienti. Fare massa critica, spiega, fa risparmiare e migliora la qualità. Le fondazioni aderenti coprono il 92% dei circa 1.600 posti accreditati e contrattualizzati della provincia.
Il vantaggio dei bandi emblematici, dice, è che finanziano anche la spesa corrente per 36 mesi: «ti diamo la benzina per mettere nel motore e avviare un progetto che poi rimarrà per sempre». Magrin è scettico: deve essere una fondazione bancaria a rendere il sistema sostenibile? Grimaldi risponde che il primo attore deve essere la regione, ma che il bando non è un sussidio permanente: il progetto deve poi reggersi da solo. «Non ti do il pesce, ti do la canna e ti insegno a pescare».
Tariffe ferme e pazienti più gravi
Il nodo economico è chiaro. Le entrate delle fondazioni sono due: il fondo sanitario regionale, che copre circa metà della retta, e la quota pagata dall'ospite o dalla famiglia. Le donazioni, che un tempo sostenevano intere case di riposo, sono quasi finite. E le tariffe regionali, dice, «sono ferme da 20 anni», da quando gli ospiti avevano bisogni più sociali che sanitari e, come ripete più volte, giocavano a carte. Oggi arrivano con tre, cinque, sette patologie. Una volta la pensione bastava a pagare la retta, oggi devono intervenire le famiglie.
Anche il minutaggio, il tempo di assistenza per ospite richiesto per l'accreditamento, è rimasto fermo: 901 minuti a settimana, sommando medico, infermiere, OSS, fisioterapista ed educatore. E dentro quei minuti finisce anche il tempo passato al computer. Grimaldi cita uno studio della LIUC di Castellanza secondo cui la burocrazia porta via 46 ore per posto letto ogni anno, e chiede di semplificare, per esempio evitando di rifare il PAI a scadenza fissa quando le condizioni del paziente non sono cambiate.
Una RSA che alleggerisce l'ospedale
Grimaldi preferisce parlare di pazienti più che di ospiti. Descrive la RSA quasi come una struttura per subacuti, che segue le persone dopo il ricovero ospedaliero. E rivendica un ruolo spesso invisibile: «Noi riempiamo di meno i pronto soccorsi perché i pazienti li abbiamo dentro». Se la stessa persona fosse a casa, dice, finirebbe in pronto soccorso un giorno sì e uno no. Per questo chiede un'alleanza più forte con le ASST, dopo anni di riforme lombarde che hanno prima separato e poi ricongiunto ospedale e territorio.
Case di comunità e RSA aperta
Il PNRR ha finanziato case e ospedali di comunità, e in provincia i primi sono già aperti a Morbegno, mentre altri sono in fase di accreditamento. «Quello che manca è il personale», dice Grimaldi: oggi queste strutture si reggono su medici di famiglia che aderiscono volontariamente e su giovani medici in pensione.
La sua proposta è usare anche le RSA. Ricorda che circa il 70% delle risorse va al 30% di pazienti cronici, che sono già noti e potrebbero essere seguiti con controlli programmati senza passare dalle liste d'attesa. Le RSA hanno spazi disponibili e sono vicine anche alle valli più remote: «io intendo così la RSA aperta». E aggiunge la prevenzione: se si curano meglio le malattie prima, dice, meno persone entrano in RSA, «o meglio, ritardiamo l'entrata nella RSA».
Sulla domiciliarità fa un ragionamento controcorrente. In alcune valli un operatore impiega ore per raggiungere un solo paziente d'inverno, e l'assistenza domiciliare prevede in media poche uscite l'anno. In un territorio così, dice, potrebbe costare meno aumentare la residenzialità. Diverso è Milano, dove in un palazzo si possono seguire più anziani insieme. Intanto le liste d'attesa crescono: circa 1.700 persone in Valtellina.
Il personale: stranieri, Svizzera, vocazione
Il capitolo più duro è il personale. Grimaldi vede una crisi di identità che parte dai medici e arriva agli operatori: lavori usuranti, pagati poco, con grandi responsabilità. Molti operatori entrano in RSA in età adulta, a volte come ripiego. Per reclutare personale straniero la fondazione organizza affiancamenti di 4-6 mesi e offre alloggio negli spazi vuoti della struttura, ma non sempre le persone restano.
E la Valtellina ha due concorrenti: l'ospedale e la Svizzera, dove secondo Grimaldi un infermiere o un operatore guadagna fino a quattro volte tanto. «Con la Svizzera non puoi competere», dice. Quando l'ASST pubblica un concorso, ammette ridendo, in RSA sono terrorizzati. La fondazione ha circa 190 dipendenti e un'équipe medica stabile di quattro medici, un lusso costoso da mantenere. Con l'armadio farmaceutico robotizzato ha liberato un'infermiera dal deblistering e l'ha riportata in reparto, assumendo una farmacista: una soluzione che in futuro potrebbe servire anche alle altre RSA della rete.
Perché ne vale la pena
In chiusura Grimaldi racconta cosa lo fa andare avanti. Quando entra in struttura e tiene la mano di un ospite, dice, quella persona «ti guarda con gli occhi della tua mamma, del tuo nonno». In una città di provincia, in RSA trovi i professori e i bidelli di quando eri bambino. Poi però serve la testa dell'amministratore, perché l'emotività da sola brucia. Il suo principio è restare positivi: «Essere sempre positivi perché non lo puoi non essere». Come prossimo ospite suggerisce il professor Antonio Sebastiano della LIUC di Castellanza, direttore dell'Osservatorio sulle RSA.
Cosa dice la scienza
Un invecchiamento senza precedenti
Gli indicatori demografici dell'ISTAT descrivono un Paese sempre più anziano. Al 1° gennaio 2026 l'età media è di 47,1 anni. Gli over 65 sono 14 milioni 821mila, il 25,1% dei residenti, con 240mila persone in più in un anno. Gli over 85 sono 2 milioni 511mila (4,3%) e gli ultracentenari circa 24.700. Nel confronto europeo, al 1° gennaio 2025, l'Italia aveva la quota più alta di anziani (24,7%, contro il 22% della media Ue) e la più bassa di giovani (11,9%).
Il fenomeno è mondiale. Secondo l'OMS, entro il 2050 la quota di persone con più di 60 anni passerà dal 12% al 22% della popolazione mondiale, e il numero di over 80 triplicherà tra il 2020 e il 2050, fino a 426 milioni. L'accesso a un'assistenza a lungo termine di qualità è una delle quattro aree prioritarie del Decennio dell'invecchiamento in salute delle Nazioni Unite (2021-2030).
Il personale dell'assistenza a lungo termine
Il rapporto OCSE Who Cares? (2020) conferma su scala internazionale i problemi descritti da Grimaldi. L'invecchiamento della popolazione è cresciuto più in fretta del numero di lavoratori dell'assistenza a lungo termine. Il lavoro atipico è diffuso, gli stipendi sono più bassi di quelli di lavori con qualifica simile in altri settori sanitari, e questi lavoratori hanno più problemi di salute degli altri operatori sanitari. L'OCSE indica come leve una migliore formazione, un uso più ampio della tecnologia e un migliore coordinamento tra sanità e assistenza a lungo termine.
Più infermieri, esiti migliori
La revisione sistematica di Jutkowitz e colleghi (JAMDA, 2023) ha analizzato 22 studi sulle strutture residenziali per anziani negli Stati Uniti. Una maggiore presenza di infermieri è probabilmente associata a meno lesioni da pressione (certezza moderata) e forse a meno infezioni e meno dolore moderato o grave (certezza bassa). Gli autori concludono che aumentare gli infermieri e migliorare il mix di competenze è uno degli approcci per migliorare la qualità delle cure. È il motivo per cui il tempo sottratto alla cura dalla burocrazia, di cui parla Grimaldi, non è un tema solo organizzativo.
Ridurre i ricoveri non programmati
Sul ruolo delle residenze nel ridurre gli accessi all'ospedale, una revisione sistematica britannica (Chambers e colleghi, Health and Social Care Delivery Research 2023) ha esaminato 124 pubblicazioni. I programmi di assistenza integrata e di miglioramento della qualità che danno supporto aggiuntivo alle strutture sembrano ridurre i ricoveri non programmati rispetto all'assistenza abituale. Interventi più semplici, come la sola formazione, hanno dato risultati misti. La pianificazione condivisa delle cure è risultata un elemento chiave del successo dei programmi. Sono evidenze coerenti con l'alleanza tra RSA e servizi territoriali che l'ospite auspica.
Le criticità reali
Una domanda per riflettere. Se nelle aree montane raggiungere un anziano a casa richiede ore di viaggio, un modello di assistenza pensato per le città può funzionare ovunque? Chi dovrebbe decidere quale mix tra domicilio e residenza è più adatto a ogni territorio?
Tariffe e bisogni non allineati. Quando le tariffe restano ferme per anni mentre i pazienti diventano più gravi, il divario ricade sulle famiglie e sugli stipendi degli operatori.
Personale che manca. Le strutture competono con gli ospedali e, nelle zone di confine, con Paesi dove gli stipendi sono molto più alti. Senza personale non si aprono posti, anche quando gli spazi ci sono.
Tempo sottratto alla cura. Standard di minutaggio fissi e adempimenti burocratici riducono il tempo effettivo accanto al paziente.
Frammentazione. Ventuno sistemi regionali diversi, riforme che separano e ricompongono ospedale e territorio, strutture piccole che faticano da sole: senza una rete, le risposte restano disomogenee.
Cosa può cambiare
L'episodio suggerisce alcune strade concrete. Aggiornare tariffe e standard di minutaggio al carico assistenziale reale. Semplificare la burocrazia che non aggiunge sicurezza, liberando tempo per la cura. Mettere in rete le strutture di un territorio per condividere formazione, reclutamento, acquisti e tecnologia. Riconoscere il ruolo delle RSA nel ridurre gli accessi al pronto soccorso e costruire un'alleanza stabile con le ASST. Aprire le RSA al territorio, per seguire i pazienti cronici e fare prevenzione. E pensare modelli diversi per le aree montane, dove domicilio e residenza hanno costi e vincoli diversi rispetto alle città.
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Conclusione
Antonio Grimaldi racconta le RSA di una provincia montana come presidi del territorio: sentinelle della fragilità, argini contro gli accessi impropri al pronto soccorso, luoghi di cura per anziani sempre più gravi. Con tariffe ferme, personale che manca e una burocrazia che assorbe tempo, la sua risposta è fare rete tra le strutture e aprirle al territorio. I dati ISTAT e OMS confermano che l'invecchiamento continuerà a crescere, e le revisioni scientifiche indicano che personale adeguato e integrazione con i servizi territoriali migliorano gli esiti. La domanda del titolo resta aperta, ma l'episodio mostra da dove si può cominciare.
→ Ascolta l'episodio 78 di Skeptical Health con Antonio Grimaldi per il racconto completo.
I dati chiave
- 25,1%: la quota di over 65 in Italia al 1° gennaio 2026, pari a 14 milioni 821mila persone (ISTAT)
- 2 milioni 511mila: gli over 85 in Italia, in crescita di 101mila in un anno (ISTAT)
- 24,7% contro 22%: la quota di over 65 in Italia rispetto alla media Ue al 1° gennaio 2025 (ISTAT)
- 426 milioni: gli over 80 attesi nel mondo nel 2050, il triplo del 2020 (OMS)
- 22 studi: le prove che collegano più infermieri a meno lesioni da pressione nelle residenze per anziani (JAMDA, 2023)
- 124 pubblicazioni: la base della revisione sugli interventi che riducono i ricoveri non programmati dalle residenze (Chambers et al., 2023)
Takeaway
Informati prima dell'emergenza. Se hai un familiare fragile, conosci per tempo le RSA e i servizi del tuo territorio: le liste d'attesa possono essere lunghe.
Chiedi come è composta la retta. Verifica quale parte è coperta dalla regione e quale resta a carico della famiglia, e quali servizi sanitari sono inclusi.
Guarda al personale. Quando scegli una struttura, chiedi quanti infermieri e medici sono presenti e con quale continuità: incide sulla qualità delle cure.
Sostieni le reti locali. Volontariato, donazioni e partecipazione alla vita delle fondazioni del territorio sono ancora una parte importante della cura degli anziani.
Domande frequenti
Cos'è una RSA e in cosa è diversa da una casa di riposo?
La RSA, residenza sanitaria assistenziale, è una struttura sociosanitaria per anziani non autosufficienti che hanno bisogno di assistenza sanitaria continua. Nell'episodio 78 Antonio Grimaldi spiega che oggi gli ospiti arrivano con molte patologie e non possono essere assistiti a casa: per questo la RSA non è più una casa di riposo ma una residenza sanitaria, che in un territorio montano diventa anche un presidio del territorio.
Perché le RSA hanno liste d'attesa così lunghe?
La popolazione anziana cresce e con lei il bisogno di assistenza residenziale. Secondo Antonio Grimaldi, in Valtellina circa 1.700 persone sono in lista d'attesa per circa 1.600 posti accreditati e contrattualizzati. Il paradosso, dice, è che spesso non mancano gli spazi ma il personale per aprire nuovi posti.
Chi paga la retta di una RSA in Lombardia?
In Lombardia la retta di una RSA accreditata e contrattualizzata è coperta in parte dal fondo sanitario regionale e in parte dall'ospite o dalla sua famiglia. Nell'episodio Antonio Grimaldi riferisce che la regione copre circa metà della retta e che la pensione, un tempo sufficiente, oggi spesso non basta più a coprire la quota a carico dell'ospite.
Cos'è la RSA aperta?
Per RSA aperta si intende una struttura che non si limita ai residenti ma mette i propri servizi a disposizione della popolazione del territorio. Antonio Grimaldi immagina RSA che seguano anche i pazienti cronici della zona, con controlli programmati come quelli per il diabete, e che contribuiscano alla prevenzione per ritardare l'ingresso in struttura.
Quanti anziani ci sono in Italia?
Secondo l'ISTAT, al 1° gennaio 2026 le persone con 65 anni e più sono 14 milioni 821mila, il 25,1% della popolazione. Gli over 85 superano i 2,5 milioni e gli ultracentenari sono circa 24.700. Con il 24,7% di over 65 al 1° gennaio 2025, l'Italia è il Paese più anziano dell'Unione europea, dove la media è del 22%.
Il personale in RSA influisce sulla qualità dell'assistenza?
Sì. Una revisione sistematica pubblicata su JAMDA nel 2023 ha trovato che più infermieri nelle strutture residenziali per anziani sono probabilmente associati a meno lesioni da pressione e, con certezza più bassa, a meno infezioni e meno dolore. Anche l'OCSE segnala che nel settore dell'assistenza a lungo termine il personale cresce meno della popolazione anziana.
Fonti
- ISTAT: Indicatori demografici, anno 2025 (2026)
- Organizzazione Mondiale della Sanità: Ageing and health, fact sheet
- OCSE: Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly (2020)
- Jutkowitz E et al.: Effects of Nurse Staffing on Resident Outcomes in Nursing Homes: A Systematic Review. JAMDA (2023)
- Chambers D et al.: Reducing unplanned hospital admissions from care homes: a systematic review. Health and Social Care Delivery Research (2023)