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Deblistering: Opportunità Professionale, Prima Ancora che Risparmio Economico

Laila Raffaele di Mekasafe spiega il deblistering, cioè il riconfezionamento in dosi unitarie: aderenza terapeutica, RSA, responsabilità, costi e norme.

Deblistering: Opportunità Professionale, Prima Ancora che Risparmio Economico
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Mekasafe — Azienda farmaceutica

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«Il deblistering, quindi lo sconfezionamento dei farmaci, è solo una parte del processo». Laila Raffaele, che lavora nella tecnologia per la farmacia e collabora con Mekasafe, parte da qui per spiegare a Cristian Valeri e Guido Magrin un servizio ancora poco conosciuto in Italia: il riconfezionamento dei farmaci in dosi unitarie. Un tema che riguarda l'aderenza alle terapie, la sicurezza nelle RSA e il ruolo del farmacista.


Perché il tema è urgente oggi

Sempre più persone convivono con più malattie croniche e assumono ogni giorno molti farmaci, a orari diversi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nei Paesi sviluppati solo la metà dei pazienti cronici segue correttamente la terapia. Nelle residenze per anziani il problema si somma a carenza di personale e a centinaia di somministrazioni da preparare ogni giorno.

In questo quadro, preparare le terapie in farmacia, già divise per giorno e ora, è una possibilità concreta. In Italia se ne parla da poco, anche perché mancava chiarezza sulle regole. Una pronuncia del Consiglio di Stato del 2025 ha cambiato il quadro.


Cosa emerge dall'episodio

Laila Raffaele racconta un percorso poco lineare. Dopo il liceo classico ha iniziato a studiare Chimica e tecnologia farmaceutica e, per lavorare, è entrata in un'azienda di gestionali per farmacie. Da lì, circa sedici anni fa, la passione per l'automazione dei processi. Si è poi laureata in Psicologia ed è counselor a indirizzo fenomenologico esistenziale. Per lei le due cose stanno insieme: la sfida, in un mondo sempre più tecnologico, è lavorare sul lato umano della cura.

I pazienti cronici e l'aderenza

Il suo lavoro si concentra sui pazienti cronici che prendono molti farmaci. Riporta alcuni numeri: oltre 12 milioni di persone con almeno due patologie croniche, circa 5 milioni che assumono più di otto farmaci e 3 milioni più di dieci. L'aderenza, spiega richiamando la definizione dell'OMS, non è solo prendere bene le pastiglie: è un percorso consapevole, che comprende anche alimentazione, attività fisica e riabilitazione, in cui il paziente ha un ruolo attivo.

E indica il punto critico: «La grande sfida è la multidisciplinarietà». Medici e farmacisti, osserva, faticano ancora a dialogare, mentre sull'aderenza dovrebbero collaborare.

Prima del deblistering, la presa in carico

L'opportunità, per Laila, non è la bustina in sé ma quello che la precede: «la presa in carico da parte del farmacista del paziente cronico». Il paziente affida al farmacista la gestione della terapia e il dialogo con il medico. Il farmacista fa la ricognizione farmacologica: raccoglie tutti i farmaci prescritti da medico e specialisti, verifica gli orari e le possibili interazioni. Molte terapie, racconta, passano ancora a voce, con indicazioni del tipo prendi quello, poi smettilo, poi riprendilo.

Porta due esempi. Il diuretico preso la sera, che fa alzare il paziente più volte di notte. E una signora che, già in terapia con un diuretico, aveva difficoltà intestinali e aveva ricevuto un lassativo osmotico senza beneficio: il farmacista ha proposto un'altra soluzione e la situazione è migliorata. La riconciliazione della terapia, precisa, spetta poi al medico.

Come funziona il riconfezionamento

Il servizio, in Italia, è un post vendita. Il farmacista vende i farmaci come sempre, il paziente ne diventa proprietario e poi delega la farmacia a riconfezionarli e a conservare quelli che avanzano. I farmaci vengono tolti dal blister e riallestiti in bustine personalizzate: per esempio, «la bustina delle 7:30 di lunedì», con nome del paziente, farmaci contenuti, descrizione delle compresse, numero di lotto e nuova data di scadenza, di solito di un mese. Il lavoro si fa nel laboratorio galenico della farmacia, secondo le norme di buona preparazione.

I farmaci che non possono stare insieme vanno in monodose. Per gocce o insulina si può inserire una bustina vuota che fa da promemoria. Le bustine possono essere aperte per dimezzare una compressa o per tritarla, e le informazioni possono essere stampate anche in un'altra lingua, utile per il personale straniero. A fine produzione, il sistema genera un report per il medico con le confezioni da prescrivere per il mese successivo.

La responsabilità

In studio vengono portati i dubbi che si sentono spesso dagli infermieri: chi ha preparato questa bustina? Se ci sono due compresse bianche uguali e devo toglierne una, quale tolgo? Laila risponde che «la responsabilità del riallestimento è del farmacista», che fa il controllo finale anche quando c'è una macchina, per esempio con il riconoscimento fotografico delle bustine. Ma «il farmacista può certificare che cosa finisce qui dentro, non può certificare che cosa viene poi somministrato». Per questo alcune strutture abbinano il codice QR della bustina al braccialetto del paziente.

In studio si ricorda quanto sia fragile oggi la preparazione manuale nelle RSA. Si parla di terapie preparate di notte insieme a molte altre attività, di strutture con 150 ospiti e due infermieri, e di un'infermiera che, inciampata, ha dovuto rifare 70 terapie in un giorno. Su questo punto, dice Laila, il servizio è anche uno strumento di riduzione del rischio clinico per la struttura.

Le norme e il Consiglio di Stato

Perché non è ancora diffuso? Laila è schietta: «c'è ancora un'estrema, assoluta, pazzesca ignoranza sul tema». E poi c'è il nodo normativo: manca una legge nazionale e alcune amministrazioni hanno letto questa assenza come un divieto. «Se io non ho una normativa non significa che io A B C D non lo possa fare».

Il caso è arrivato al Consiglio di Stato dopo che un'ASL di Torino aveva bloccato il servizio a una farmacia. La pronuncia, racconta, ha riconosciuto l'attività nelle competenze del farmacista e ha indicato come riferimento il modello della Regione Lombardia, l'unica con indicazioni dettagliate. La Lombardia prevede che le farmacie possano riconfezionare per i propri pazienti, per le RSA e anche per altre farmacie. Laila riassume così il ragionamento: non si capisce perché «il nonnino cronico della Lombardia» possa avere questo servizio «e suo cugino in Piemonte no». In studio si ricorda anche che la Regione Lombardia ha inserito il monitoraggio del deblistering nelle regole di sistema 2026. Esistono inoltre indicazioni delle società scientifiche dei farmacisti SIFO e SIFAP.

Costi, tempo e valore

Il riconfezionamento materiale non deve farlo per forza un farmacista: può farlo un tecnico formato, sotto la supervisione del farmacista, che resta responsabile del controllo finale. Il costo indicato è tra 20 e 30 euro a persona al mese. Su un punto Laila è netta: il servizio non può essere regalato in cambio della fornitura di farmaci. «Un conto è la vendita del farmaco, un conto è il servizio di presa in carico».

Cita poi i risultati di uno studio dello studio MF di Milano sull'impatto nelle RSA: una riduzione media dell'82% dell'indice di rischio clinico, che considera anche l'esposizione degli infermieri alle polveri dei farmaci, l'eliminazione del 60% delle attività potenzialmente a rischio e un risparmio medio di 1.313 ore all'anno nella sola preparazione delle terapie orali, equivalenti a risorse tra 28.000 e 110.000 euro. Ore che, riconosce, oggi non si possono sempre tagliare per i minutaggi minimi, ma che potrebbero essere dedicate all'assistenza e alla relazione.

Un'opportunità per i farmacisti

Per Laila il punto è professionale. Lavorare su aderenza e presa in carico significa restituire valore al farmacista, in un momento di crisi della professione. Propone anche un modello a rete: la farmacia piccola segue il paziente, quella più grande con il laboratorio riconfeziona. E ricorda che nelle RSA i farmacisti sono quasi assenti, mentre potrebbero essere un riferimento prezioso. Alle farmacie propone di provare il servizio per qualche mese: «Conviviamo per un paio di mesi, poi se andiamo d'accordo ci sposiamo». Guarda anche al futuro: integrazione con la telemedicina e dispositivi, già usati negli Stati Uniti, che segnalano se una bustina non è stata aperta. «Siamo al punto uno», conclude. Come prossimo ospite suggerisce Marco Ternelli, farmacista esperto di galenica.


Cosa dice la scienza

L'aderenza alle terapie croniche

Il rapporto dell'OMS Adherence to long-term therapies: evidence for action (2003) stima che nei Paesi sviluppati l'aderenza alle terapie di lungo periodo sia in media del 50%, e più bassa nei Paesi in via di sviluppo. Per l'ipertensione, per esempio, riporta valori del 51% negli Stati Uniti. L'OMS indica la scarsa aderenza come la prima ragione per cui i farmaci non danno tutti i benefici possibili e osserva che le équipe sanitarie spesso non sono formate per sostenere i pazienti nel cambiamento dei comportamenti. È lo spazio di presa in carico di cui parla Laila.

Gli errori di terapia nelle case di riposo

Lo studio britannico Care homes' use of medicines di Barber e colleghi (Quality and Safety in Health Care, 2009) ha seguito 256 residenti in 55 strutture, che assumevano in media 8 farmaci. Il 69,5% aveva almeno un errore di terapia, con una media di 1,9 errori a testa, tra prescrizione, monitoraggio, dispensazione e somministrazione. Tra le cause: carico di lavoro elevato del personale, interruzioni durante il giro delle terapie, scarsa formazione, comunicazioni verbali e poco lavoro di squadra tra struttura, medici e farmacia.

Dosi pronte e aderenza

In Olanda la dispensazione in dosi è diffusa da tempo. Uno studio di Kwint e colleghi (Age and Ageing, 2013) su anziani con almeno cinque farmaci cronici ha trovato che l'81% di chi riceveva le bustine riferiva di prendere tutti i farmaci, contro il 58% di chi li gestiva manualmente. Chi usava le bustine però conosceva meno le indicazioni dei propri farmaci (40% contro 79%). Un altro studio olandese di van Rein e colleghi (Pharmacoepidemiology and Drug Safety, 2018) su 83 pazienti poco aderenti in terapia anticoagulante orale ha osservato un miglioramento della stabilità della terapia dopo l'avvio delle dosi pronte: il tempo nel range terapeutico è passato in mediana dal 63% al 73%. Il vantaggio rispetto alle sole istruzioni ai pazienti era evidente nel primo mese e simile dopo quattro mesi.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se un servizio viene ritenuto legittimo in tutta Italia ma solo una regione ne ha definito le regole operative, quanto conta, per il paziente, il luogo in cui abita?

Manca una cornice nazionale. Senza indicazioni comuni, le farmacie e le strutture restano incerte e ogni territorio procede a velocità diverse.

Carenza di personale e preparazione notturna. Nelle RSA le terapie vengono spesso preparate in fretta, di notte o da poche persone per molti ospiti. È un rischio per i residenti e un peso per chi lavora.

Il valore del servizio va riconosciuto. Se la presa in carico viene regalata insieme ai farmaci, diventa difficile sostenerla nel tempo e riconoscere il lavoro professionale che richiede.

Automazione e conoscenza del paziente. Le dosi pronte aiutano a non sbagliare, ma il paziente deve continuare a sapere cosa prende e perché. Serve il dialogo con farmacista e medico.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni. Definire regole nazionali chiare, partendo dai modelli regionali già esistenti. Collegare il riconfezionamento a una vera presa in carico, con ricognizione della terapia e dialogo con il medico. Costruire reti tra farmacie, così che anche le più piccole possano offrire il servizio. Portare la competenza del farmacista nelle RSA, come riferimento per i dubbi sui farmaci. Integrare le dosi pronte con telemonitoraggio e sistemi di controllo della somministrazione. E usare il tempo liberato dalla preparazione manuale per l'assistenza diretta alle persone.


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Conclusione

Laila Raffaele presenta il deblistering come qualcosa di più di un risparmio: un modo per il farmacista di prendere in carico il paziente cronico, verificare la terapia e aiutarlo a seguirla. Nelle RSA può ridurre il rischio di errore e il tempo speso a preparare centinaia di terapie. La letteratura conferma quanto siano diffusi la scarsa aderenza e gli errori nelle case di riposo, e mostra risultati incoraggianti delle dosi pronte. Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, la sfida è farlo conoscere e dargli regole chiare.

→ Ascolta l'episodio 58 di Skeptical Health con Laila Raffaele per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 50%: l'aderenza media alle terapie di lungo periodo nei Paesi sviluppati (OMS, 2003)
  2. 69,5%: i residenti di case di riposo britanniche con almeno un errore di terapia (Barber et al., 2009)
  3. 8 farmaci: la media assunta dai residenti nello stesso studio (Barber et al., 2009)
  4. 81% contro 58%: gli anziani aderenti con e senza dosi pronte (Kwint et al., 2013)
  5. Dal 63% al 73%: il tempo nel range terapeutico dopo l'avvio delle dosi pronte in pazienti anticoagulati (van Rein et al., 2018)
  6. 20-30 euro al mese: il costo indicativo del servizio per persona, secondo Laila Raffaele

Takeaway

  1. Porta tutti i farmaci al farmacista. Una ricognizione completa della terapia aiuta a scoprire doppioni, orari sbagliati e interazioni.

  2. Chiedi se la tua farmacia offre le dosi pronte. Per chi prende molti farmaci può semplificare la giornata e ridurre gli errori.

  3. Continua a sapere cosa prendi. Anche con le bustine, chiedi a cosa serve ogni farmaco.

  4. Se lavori in RSA, parlane con la direzione. Il riconfezionamento in farmacia è legittimo e può liberare tempo per l'assistenza.

Domande frequenti

Cos'è il deblistering?

È l'estrazione dei farmaci dal blister originale e il loro riconfezionamento in bustine personalizzate, una per ogni momento di assunzione, con nome del paziente, giorno, ora, farmaci contenuti, lotto e scadenza. Nell'episodio 58 Laila Raffaele di Mekasafe spiega che è più corretto parlare di riconfezionamento in dosi unitarie, perché lo sconfezionamento è solo una parte del processo.

Il deblistering è legale in Italia?

Non esiste una normativa nazionale specifica. Con il parere n. 992 del 2 settembre 2025 il Consiglio di Stato ha ritenuto l'attività nel perimetro delle competenze del farmacista, indicando come riferimento, in assenza di regole regionali, le indicazioni della Regione Lombardia. Il caso era nato dal blocco del servizio a una farmacia da parte di un'ASL torinese.

Chi è responsabile se c'è un errore nella bustina?

Secondo Laila Raffaele, la responsabilità del riconfezionamento è del farmacista, che esegue il controllo finale. La responsabilità della somministrazione resta di chi somministra, per esempio l'infermiere. Per aumentare i controlli, alcune strutture abbinano il codice QR della bustina al braccialetto del paziente.

Quanto costa il servizio di deblistering?

Nell'episodio Laila Raffaele indica un costo indicativo tra 20 e 30 euro a persona al mese, variabile tra paziente privato e struttura. Sottolinea che il servizio non va regalato insieme alla vendita dei farmaci, perché è una prestazione a valore aggiunto di cui il farmacista si assume la responsabilità.

Quanti pazienti seguono correttamente le terapie croniche?

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nei Paesi sviluppati l'aderenza alle terapie di lungo periodo si ferma in media al 50%. La scarsa aderenza è indicata come la prima ragione per cui i farmaci non danno tutti i benefici attesi.

Le bustine con le dosi pronte migliorano l'aderenza?

Alcuni studi olandesi lo suggeriscono. In uno studio pubblicato su Age and Ageing nel 2013, l'81% degli anziani con dispensazione in dosi riferiva di prendere tutti i farmaci, contro il 58% di chi li gestiva manualmente. Chi usava le bustine però conosceva meno le indicazioni dei propri farmaci, un motivo in più per affiancare il servizio a una vera presa in carico.

Fonti

  1. WHO: Adherence to long-term therapies: evidence for action (2003)
  2. Barber ND et al.: Care homes' use of medicines study: prevalence, causes and potential harm of medication errors in care homes for older people. Quality and Safety in Health Care (2009)
  3. Kwint HF et al.: Medication adherence and knowledge of older patients with and without multidose drug dispensing. Age and Ageing (2013)
  4. van Rein N et al.: Multi-dose drug dispensing as a tool to improve medication adherence: a study in patients using vitamin K antagonists. Pharmacoepidemiology and Drug Safety (2018)
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