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Farmacisti, Titolari e P.IVA: chi ha Paura del Cambiamento?

Come si diventa titolare, quanto pagare i collaboratori, catene, infermiere in farmacia e farmacia dei servizi: il punto di vista di Marco Filomeni, a Pavia.

Farmacisti, Titolari e P.IVA: chi ha Paura del Cambiamento?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Marco Filomeni — Farmacista titolare

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

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Dopo l'episodio con Silvia Gallotta, i commenti sui farmacisti a partita IVA sono stati migliaia. Uno di quelli che hanno scritto a Skeptical Health è Marco Filomeni, farmacista titolare a Pavia, che non era d'accordo. In questo episodio racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin la sua visione: la farmacia come azienda, i collaboratori pagati di più, le catene come minaccia, l'infermiere al banco per i piccoli traumi. E una tesi scomoda: se i farmacisti sono visti come commessi, la colpa è soprattutto della categoria.


Perché il tema è urgente oggi

La farmacia italiana sta cambiando. Dal 2017 la legge sulla concorrenza ha aperto la proprietà delle farmacie alle società di capitali, e le catene sono cresciute. I farmacisti dipendenti lamentano stipendi bassi e molti scelgono la libera professione. Intanto la farmacia dei servizi, prevista dalla legge dal 2009, porta al banco vaccini, test, telemedicina e prestazioni infermieristiche.

In un sistema in cui pronto soccorso e medici di famiglia sono sotto pressione, la farmacia viene spesso indicata come un presidio che può alleggerire il carico. Capire cosa può fare davvero, e a quali condizioni, riguarda chiunque ci entri.


Cosa emerge dall'episodio

Marco Filomeni è titolare da 13 anni di una farmacia di Pavia, un'ex farmacia comunale che racconta di aver trasformato da realtà marginale in punto di riferimento della città. Si definisce farmacista, titolare e imprenditore. È molto attivo sui social, dove parla della professione.

Come si diventa titolare

Per diventare titolare, spiega, servono soprattutto soldi, come per qualsiasi impresa. Una farmacia oggi si vende a circa una volta e mezza il fatturato: una che fattura un milione ne costa circa un milione e mezzo. L'alternativa sono i concorsi pubblici per le nuove sedi, per titoli e merito, dove «solo i migliori ce la fanno». Anche una farmacia piccola o rurale, sostiene, può crescere. Lui ha iniziato appena laureato, con un piccolo aiuto iniziale del padre per ottenere un prestito, e si è ripagato i debiti negli anni.

La farmacia come azienda, il farmacista come persona

Per Filomeni la farmacia è un'azienda: acquisti, vendite, personale, servizi. Per distinguersi non ha mai fatto sconti, ha puntato sull'empatia. «La scatola che compra da me è la stessa che può comprare ovunque»: la differenza la fa il modo in cui la si consegna. Dietro al banco arrivano persone con terapie croniche, tumori, lutti, e vanno trattate come pazienti prima che come clienti. Sul camice porta un caduceo capovolto: lo girerà, dice, quando la categoria avrà il rispetto che merita. La colpa di essere visti come commessi è dei farmacisti stessi, per un modo di lavorare «molto passivo» e per titolari che non lasciano spazio a figli e collaboratori.

Contro le catene

Filomeni è contrario alle catene. Portano, secondo lui, una spersonalizzazione e attirano i collaboratori migliori con qualche soldo in più e promesse di carriera. Nel lungo periodo teme un mercato controllato da pochi gruppi, con prezzi più alti per i clienti, peggiori condizioni per i dipendenti e nessuna possibilità per i farmacisti di diventare titolari. Si dichiara contrario a «qualunque tipo di multinazionale o accentramento economico».

Partita IVA e stipendi: il disaccordo con Gallotta

Sul punto che ha acceso i commenti, Filomeni si dice «completamente in disaccordo» con la collega. Nella sua farmacia due farmacisti a partita IVA prendono 40 euro l'ora, e lui è «felice di darglieli»: coprono le chiusure notturne, le domeniche, i festivi e le assenze per malattia o gravidanza, e non hanno tutele. Il vero scandalo, per lui, è il contratto dei dipendenti a circa 1.500 euro al mese: «per questo mancano i farmacisti». Nella sua farmacia si parte da 1.800-1.850 euro e i collaboratori migliori arrivano a 3.000. Cita il modello francese, con più livelli di farmacisti e retribuzioni che crescono con la formazione. Ammette di essere molto esigente: in 13 anni ha cambiato circa 140 collaboratori. E gli piacerebbe un compenso legato ai risultati.

Infermiere in farmacia e farmacia dei servizi

Filomeni ha inserito un infermiere fisso in farmacia per un servizio di primo soccorso: piccoli traumi, tagli, abrasioni. Il suo obiettivo è intercettare i codici bianchi che, dice, sono circa la metà degli accessi in pronto soccorso. L'infermiere non fa diagnosi né terapie e, per un trauma cranico, manda in ospedale. La farmacia dei servizi, per lui, è il futuro: «le farmacie devono essere dei piccoli ospedali». Alle critiche dei medici di famiglia risponde che il farmacista non fa diagnosi: ECG e holter vengono refertati da un medico. Liberare i medici dai piccoli disturbi, dice, dovrebbe farli contenti.

C'è però un servizio che non offre: gli esami del sangue in farmacia, perché non hanno la stessa affidabilità dei laboratori. Propone piuttosto che i centri prelievi aprano punti di raccolta nelle farmacie. Ammette di guadagnare poco o nulla dai servizi: è un investimento sulla fiducia dei pazienti. Il vero ostacolo al cambiamento, secondo lui, sono i titolari sessantenni che non vogliono cambiare e lo Stato, che dovrebbe decidere con un piano chiaro.

Università e social

Sull'università concorda con Gallotta: troppa teoria, poca pratica. Servirebbero più riconoscimento dei farmaci reali, psicologia, marketing, finanza. E la capacità di capire un paziente che, dopo un cancro, vuole sempre la stessa scatola di generico dello stesso colore: «per lui non è la stessa cosa». Sui social ha iniziato quando la farmacia aveva saturato il territorio, improvvisando e pagando il prezzo delle critiche dei colleghi. Come prossimo ospite propone il padre, farmacista da una vita, con cui non è mai riuscito a lavorare.


Cosa dice la scienza

I disturbi minori in farmacia funzionano

L'idea che la farmacia possa gestire i piccoli disturbi ha basi solide. La revisione sistematica di Paudyal e colleghi (British Journal of General Practice, 2013) ha raccolto 31 valutazioni di servizi per disturbi minori in farmacia nel Regno Unito. Tra il 68% e il 94% dei pazienti riferiva la completa risoluzione dei sintomi, e solo tra il 2,4% e il 23,4% tornava poi dal medico. Lo studio di coorte di Watson e colleghi (BMJ Open, 2015) ha confrontato pazienti con disturbi minori in pronto soccorso, dal medico di famiglia e in farmacia. La risoluzione dei sintomi era simile nei tre contesti, ma il costo medio per consulto era molto più basso in farmacia: circa 29 sterline, contro 82 dal medico e 147 in pronto soccorso.

Per curiosità: cosa si può spostare dal pronto soccorso alla farmacia

Lo studio di Fielding e colleghi (Family Practice, 2015) ha rivisto oltre mille visite in Scozia per capire quante si sarebbero potute gestire in farmacia come disturbi minori: il 5,3% degli accessi in pronto soccorso e il 13,2% delle visite dal medico di famiglia. Lo studio considerava la farmacia tradizionale, senza un infermiere: il modello di Filomeni, con medicazioni e piccoli traumi, allarga il campo dei casi che la farmacia può accogliere.

Esami point of care: la scelta di Filomeni

La scelta di Filomeni di non fare esami del sangue in farmacia trova conferma nella letteratura sulla qualità degli strumenti. Lo studio di Lenters-Westra e Slingerland (Clinical Chemistry, 2010) ha valutato otto strumenti point of care per l'emoglobina glicata: sei su otto non rispettavano i criteri di qualità analitica generalmente accettati. Non tutti i test in farmacia sono inaffidabili, ma la qualità dipende dallo strumento e dal controllo di qualità.

Le regole del mercato

Due elementi normativi aiutano a leggere il dibattito. La farmacia dei servizi è stata introdotta dal decreto legislativo 153 del 2009, che permette tra l'altro prestazioni infermieristiche e analisi di prima istanza in farmacia. La legge annuale sulla concorrenza del 2017 ha consentito alle società di capitali di possedere farmacie, con un tetto del 20% delle farmacie di una regione per ciascun gruppo. È da qui che nasce la crescita delle catene su cui Filomeni lancia l'allarme.


Le criticità reali

Stipendi che non trattengono. Se il contratto nazionale resta basso, i farmacisti migliori vanno verso catene o partita IVA. Non tutte le farmacie possono pagare come quella di Filomeni.

Servizi in perdita. Infermieri e servizi costano e spesso non rendono subito. Senza un quadro nazionale chiaro e stabile, dipendono dalla volontà del singolo titolare.

Una domanda per riflettere. Se la farmacia diventasse davvero un primo presidio per piccoli traumi e disturbi minori, chi dovrebbe pagare questi servizi, oggi spesso in perdita per il titolare?

Concentrazione del mercato. La crescita delle catene cambia l'accesso alla titolarità e i rapporti di lavoro. Il tetto regionale esiste, ma il fenomeno va monitorato.


Cosa può cambiare

Le indicazioni che emergono dall'episodio sono pratiche: retribuzioni più alte e livelli di carriera per i farmacisti dipendenti, formazione universitaria più pratica e manageriale, un quadro nazionale stabile per la farmacia dei servizi, collaborazioni con laboratori e medici di famiglia invece di sovrapposizioni. La farmacia può diventare un presidio sanitario di prossimità, se sceglie servizi di qualità e misura il proprio impatto.


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Conclusione

Marco Filomeni risponde alla domanda del titolo senza giri di parole: ha paura del cambiamento soprattutto chi è titolare da decenni e non lascia spazio a figli e collaboratori. La sua ricetta è pagare di più chi lavora bene, puntare sull'empatia e trasformare la farmacia in un presidio di servizi. I dati confermano che la farmacia gestisce bene i disturbi minori a costi contenuti. E gli danno ragione sulla prudenza verso i test rapidi.

→ Ascolta l'episodio 43 di Skeptical Health con Marco Filomeni per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 1,5 volte il fatturato: il prezzo indicativo di una farmacia oggi, secondo Marco Filomeni
  2. 40 euro l'ora: il compenso dei farmacisti a partita IVA nella sua farmacia
  3. 1.800-3.000 euro: lo stipendio mensile dei suoi collaboratori, contro circa 1.500 del contratto nazionale secondo Filomeni
  4. 68-94%: i pazienti con risoluzione completa dei sintomi dopo un consulto in farmacia per disturbi minori (Paudyal et al., 2013)
  5. 29 contro 147 sterline: il costo medio di un consulto per disturbi minori in farmacia e in pronto soccorso (Watson et al., 2015)
  6. 13,2%: le visite dal medico di famiglia gestibili in farmacia come disturbi minori secondo lo studio scozzese di Fielding et al. (2015)

Takeaway

  1. Per i disturbi minori, prova prima la farmacia. Mal di gola, piccole allergie, raffreddore: il farmacista può consigliarti e indirizzarti dal medico se serve.

  2. Un taglio o una piccola abrasione non sempre richiedono il pronto soccorso. Se la tua farmacia ha un infermiere, chiedi. Per traumi alla testa, dolore toracico o sintomi gravi, vai in ospedale.

  3. Chiedi come vengono fatti i test. Per gli esami del sangue il laboratorio resta il riferimento: un test rapido va confermato se il risultato è dubbio.

  4. Riconosci il valore di chi ti serve al banco. Un farmacista che ti ascolta e ti consiglia fa parte della tua cura, non è un commesso.

Domande frequenti

Come si diventa titolare di una farmacia?

Le strade sono due. La prima è acquistare una farmacia esistente: secondo Marco Filomeni, titolare a Pavia, una farmacia viene venduta oggi a circa una volta e mezza il suo fatturato annuo, quindi servono capitali importanti o un finanziamento. La seconda è vincere un concorso pubblico per l'assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche, che si svolge per titoli ed esami ed è molto selettivo. Le farmacie rurali o piccole sono più accessibili e possono crescere.

Quanto guadagna un farmacista a partita IVA?

Nell'episodio 43 Marco Filomeni racconta di pagare 40 euro l'ora i farmacisti a partita IVA che coprono le chiusure notturne, le domeniche, i festivi e le assenze dei collaboratori. Li considera indispensabili e ritiene giusto pagarli di più, perché non hanno tutele come malattia, ferie e maternità e devono sostenere tasse e contributi. Per i dipendenti, sostiene che i circa 1.500 euro al mese del contratto nazionale siano troppo pochi: lui parte da 1.800-1.850 euro e arriva a 3.000 per i collaboratori migliori.

Le catene di farmacie sono un problema?

Dal 2017 la legge consente anche alle società di capitali di possedere farmacie, con un limite del 20% delle farmacie di una regione per ciascun gruppo. Da allora le catene sono cresciute. Marco Filomeni è contrario: teme una spersonalizzazione del servizio, meno possibilità per i farmacisti di diventare titolari e, nel lungo periodo, un mercato controllato da pochi gruppi. Altri vedono nelle catene un'evoluzione verso più servizi e più efficienza.

Cosa può fare un infermiere in farmacia?

Nella farmacia dei servizi possono lavorare infermieri che eseguono prestazioni come medicazioni, iniezioni prescritte e supporto alle vaccinazioni. Non fanno diagnosi e non prescrivono terapie. Marco Filomeni ha inserito un infermiere fisso nella sua farmacia per un servizio di primo soccorso per piccoli traumi, tagli e abrasioni, con l'obiettivo di evitare accessi impropri al pronto soccorso.

La farmacia può ridurre gli accessi al pronto soccorso?

In parte. Gli studi sui servizi per disturbi minori in farmacia mostrano che molti pazienti risolvono i sintomi con costi inferiori rispetto a medico di famiglia e pronto soccorso. Per curiosità, uno studio scozzese del 2015 ha classificato come gestibili in farmacia il 5,3% degli accessi in pronto soccorso e il 13,2% delle visite dal medico di famiglia. Marco Filomeni, con l'infermiere in farmacia, punta anche ai piccoli traumi e alle medicazioni, che vanno oltre i disturbi minori.

Gli esami del sangue in farmacia sono affidabili?

Dipende dagli strumenti. Marco Filomeni ha scelto di non farli nella sua farmacia, perché ritiene che non abbiano la stessa affidabilità dei laboratori, e propone invece collaborazioni con i centri prelievi. La letteratura gli dà ragione sulla variabilità: uno studio del 2010 ha trovato che sei strumenti point of care su otto per l'emoglobina glicata non rispettavano i criteri di qualità analitica.

Fonti

  1. Paudyal V et al.: Are pharmacy-based minor ailment schemes a substitute for other service providers? A systematic review. British Journal of General Practice (2013)
  2. Watson MC et al.: A cohort study of influences, health outcomes and costs of patients' health-seeking behaviour for minor ailments from primary and emergency care settings. BMJ Open (2015)
  3. Fielding S et al.: Estimating the burden of minor ailment consultations in general practices and emergency departments through retrospective review of routine data in North East Scotland. Family Practice (2015)
  4. Lenters-Westra E, Slingerland RJ: Six of eight hemoglobin A1c point-of-care instruments do not meet the general accepted analytical performance criteria. Clinical Chemistry (2010)
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