Professioni sanitarieEP56 10 min di lettura

Farmacista Dipendente: ne Vale la Pena?

Wael Ismael, farmacista e divulgatore, racconta la vita del farmacista dipendente: stipendio, farmacia dei servizi, parafarmacia e consiglio al banco.

Farmacista Dipendente: ne Vale la Pena?
C
G

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Wael Ismael — Farmacista

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«Il farmacista è formato per pensare, ma è pagato per eseguire». Così Wael Ismael, farmacista e divulgatore conosciuto sui social come WallyDrillo, riassume la condizione di molti colleghi dipendenti. In questo episodio racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin cosa significa lavorare oggi al banco: stipendi da contratto, nuovi servizi, differenze tra farmacia e parafarmacia, consigli ai pazienti e un lavoro che, dice, dà tanto ma prende anche tanto.


Perché il tema è urgente oggi

La farmacia italiana è cambiata molto negli ultimi quindici anni. Con il decreto legislativo 153 del 2009 e i decreti attuativi successivi, le farmacie sono diventate anche luoghi di servizi sanitari: autoanalisi, elettrocardiogrammi, holter, prenotazioni, campagne di prevenzione, vaccinazioni. Per i cittadini è un presidio vicino e sempre aperto.

Ma chi eroga questi servizi, nella maggior parte dei casi, è un farmacista dipendente. Capire come vive questo cambiamento, tra nuove responsabilità e retribuzioni ferme, aiuta a capire anche la qualità dell'assistenza che riceviamo al banco.


Cosa emerge dall'episodio

Wael Ismael è libanese. È arrivato in Italia nel 2016 per studiare Farmacia all'Università di Parma e, al momento della puntata, è laureato da tre o quattro anni. Ha lavorato prima in farmacia e poi è passato in parafarmacia. Il suo nome era stato fatto a Cristian e Guido da un'ospite precedente, di Minerva Salute: se volete un farmacista, avevano detto, dovete portare lui.

Dal volontariato in ambulanza alla divulgazione

Durante l'università ha fatto un lungo volontariato in Croce Rossa, in ambulanza, nelle scuole e nelle piazze. Da lì, racconta, ha imparato ad ascoltare. Al banco ha capito che «non tutto quello che per me è scontato è scontato per loro». Il primo video sui social è nato da uno sfogo: una signora gli aveva chiesto con tono sprezzante una confezione di paracetamolo da 1.000 mg, che in parafarmacia non c'è perché serve la ricetta. Lui ha deciso di spiegare perché certi farmaci richiedono la prescrizione.

Sul paracetamolo porta un esempio concreto. È più facile, dice, che una persona con forti dolori prenda sei compresse da 1.000 al giorno senza sentire il medico, piuttosto che dodici da 500: sei grammi, il doppio del dosaggio consentito. La ricetta è quindi soprattutto una questione di sicurezza. Per la febbre, il consiglio che dà al banco è la compressa da 500 ogni 6 ore invece di quella da 1.000 ogni 8, per mantenere più stabile la concentrazione del farmaco, sempre tenendo conto del peso della persona.

Farmacia e parafarmacia: cosa cambia davvero

Wael spiega le differenze. In parafarmacia si vendono farmaci senza obbligo di ricetta, dispositivi medici e fitoterapici. La farmacia ha in più il monopolio dei farmaci con prescrizione. In tutte e due c'è un farmacista laureato e iscritto all'albo, che ne sa quanto il collega di una farmacia. Una parafarmacia può aprirla anche chi non è farmacista, purché ne assuma uno.

Paradossalmente, racconta, è in parafarmacia che fa di più il farmacista. Chi entra spesso cerca un consiglio, e senza il flusso continuo delle ricette c'è più tempo per ragionare. Porta l'esempio dell'anziano che prende un lassativo ogni due giorni e pensa che non funzioni, quando invece ha funzionato fin troppo: sono cose da spiegare anche se nessuno le chiede. È questo, secondo lui, che distingue un farmacista da un commesso.

Sulla fitoterapia distingue: alcune piante hanno studi alle spalle e un uso consolidato, altre seguono le mode lanciate da qualche attore. Conta anche la qualità: la quantità di principi attivi può cambiare molto da un prodotto all'altro. Sull'omeopatia è netto: non la consiglia.

Il farmacista dipendente: bello, ma logorante

Alla domanda su cosa significhi oggi essere farmacista dipendente, parte dal positivo: è un lavoro bellissimo, «dà tanto, ma prende anche tanto». Poi il quadro si fa più duro: «I farmacisti sono frustrati e sottopagati». Il motivo, spiega, è che ogni pochi mesi arriva un servizio nuovo da fare, ma lo stipendio resta lo stesso, mentre l'inflazione pesa. E questo dopo cinque anni di studio e sei mesi di tirocinio.

Dà anche i numeri della sua esperienza. In farmacia, con il contratto dei farmacisti di primo livello, il netto di partenza è intorno a 1.500-1.550 euro al mese su 14 mensilità, e spesso negli annunci la formula in linea con il contratto nazionale significa il minimo. In parafarmacia, con il contratto del commercio di primo livello, riferisce circa 1.700 euro netti. È uno dei motivi per cui ha cambiato lavoro. Sottolinea che il contratto dei farmacisti è firmato da Federfarma, l'associazione dei titolari.

Non accetta l'idea che un neolaureato debba prima dimostrare qualcosa: «io mi sono laureato. Punto». Si può crescere e migliorare, ma la base di partenza deve riconoscere cinque anni di sacrificio. Poi c'è il tempo: una consulenza di mezz'ora con un cliente, racconta, non è ben vista da alcuni titolari, perché nello stesso tempo si potevano servire altre persone.

E c'è il peso emotivo. In un turno si possono vedere anche 120 persone. La farmacia, dice, «diventa tipo un confessionale»: le persone raccontano tutto, anche ciò che non riguarda il prodotto. A fine giornata «vuoi solo fissare il muro».

Farmacia dei servizi: utile, ma poco coerente

Wael considera la farmacia dei servizi utile per la popolazione e nata da un'esigenza del Servizio sanitario nazionale di essere più capillare. Ma i benefici economici, spiega, vanno al titolare: «un farmacista dipendente non becca niente di quei soldi». E aggiunge: «se mi vuoi sovraccaricare di lavoro e sfruttarmi tutto va pagato».

Segnala anche alcune incoerenze. Secondo la sua lettura delle regole, nelle autoanalisi è il cliente a pungersi il dito, e il farmacista non può medicare una ferita: «non posso medicare una ferita, non posso pungere il dito, ma posso andare a fare un vaccino». Ha dedicato la tesi di laurea proprio alla vaccinazione in farmacia: servono corsi, un ambiente separato, un carrello per l'eventuale shock anafilattico e, secondo quanto ha trovato, la presenza di un infermiere. In studio si ricorda che anche Stefano Massaro, ospite di una puntata precedente, chiedeva che le farmacie rispettino gli stessi requisiti degli ambulatori.

Il futuro: robot, prescrizione e deblistering

Per Wael l'evoluzione del farmacista in Italia non ha tenuto il passo di altri Paesi: «siamo proprio antichi noi». Immagina che, fra una decina d'anni, la dispensazione delle ricette possa essere in parte automatizzata, con il farmacista che controlla e ha più tempo per consulenze e consigli. Guarda al Regno Unito, dove esiste il farmacista prescrittore, che non sostituisce il medico ma può gestire le terapie croniche di pazienti stabili, in collaborazione con il medico di famiglia. Sul deblistering, il riconfezionamento dei farmaci in dosi, pensa che darà altro lavoro ai farmacisti e ricorda che negli Stati Uniti lo fanno gli assistenti, sotto la supervisione del farmacista.

Generici, mode e melatonina

Sui farmaci equivalenti la risposta è rapida: «Io sono profarmaco che costa di meno», purché funzioni. Tra le mode al banco cita i prodotti per dimagrire a base di piante che si gonfiano nello stomaco, per cui gli studi che ha visto non mostrano un effetto. Sulla melatonina è contrario all'uso continuativo per anni: meglio un aiuto per pochi giorni e, se l'insonnia dura, parlarne con il medico. Sulla cannabis light ricorda che le confezioni riportavano la dicitura per uso ornamentale.

Il consiglio ai giovani

Il messaggio finale è per chi inizia: il lavoro va provato, può essere quello giusto per molti. Ma all'inizio conta trovare un collega più esperto da cui imparare. Racconta di non sapere cosa fosse un ingorgo mammario finché una collega, che è mamma, non gliel'ha spiegato. La ricetta, per lui, è semplice: «essere curiosi e avere un mentore». Come prossima ospite suggerisce Anna la farmacista, divulgatrice sui social dalla Sardegna.


Cosa dice la scienza

Cosa prevede la farmacia dei servizi

Secondo il Ministero della Salute, il decreto legislativo 153 del 2009 ha affidato alle farmacie in convenzione nuovi compiti: partecipazione all'assistenza domiciliare integrata, supporto all'uso corretto dei farmaci e all'aderenza alle terapie, programmi di educazione sanitaria e prevenzione, servizi di secondo livello su prescrizione del medico, prestazioni analitiche di prima istanza nell'ambito dell'autocontrollo, prenotazione di visite ed esami tramite CUP. Due decreti del 16 dicembre 2010 e uno dell'8 luglio 2011 ne hanno definito limiti e condizioni. I servizi di secondo livello possono avvalersi anche di personale infermieristico.

I farmacisti e le vaccinazioni

Il coinvolgimento dei farmacisti nelle vaccinazioni è studiato da anni. Una revisione sistematica di Isenor e colleghi (Vaccine, 2016) ha incluso 36 studi: in 22 i farmacisti facevano da educatori o facilitatori, in 14 somministravano il vaccino. Tutti gli studi hanno trovato un aumento delle coperture vaccinali quando erano coinvolti i farmacisti, in qualunque ruolo. Gli autori segnalano però molti studi non randomizzati e grande eterogeneità.

La prescrizione da parte dei non medici

Il modello britannico di cui parla Wael è stato valutato da una revisione Cochrane di Weeks e colleghi (2016): 46 studi e oltre 37.000 partecipanti, con prescrizione da parte di infermieri (26 studi) e farmacisti (20 studi). Rispetto alla prescrizione del medico, i risultati sui pazienti cronici erano paragonabili o migliori su pressione arteriosa, colesterolo LDL ed emoglobina glicata a 12 mesi. La formazione richiesta cambiava molto da Paese a Paese.

Generici e farmaci di marca

Una meta-analisi di Kesselheim e colleghi su JAMA (2008) ha esaminato 47 studi su nove classi di farmaci cardiovascolari, di cui 38 randomizzati. Non ha trovato prove che i farmaci di marca siano superiori ai generici. Curiosamente, più della metà degli editoriali analizzati esprimeva comunque dubbi sulla sostituzione.

Il burnout dei farmacisti

La stanchezza di cui parla Wael ha un riscontro nei dati. Una revisione sistematica di Dee e colleghi (International Journal of Clinical Pharmacy, 2023) su 19 studi e 11.306 farmacisti a contatto con i pazienti in otto Paesi ha stimato una prevalenza di burnout del 51%. I fattori associati erano orari lunghi, poca esperienza, grandi volumi di pazienti e ricette, carico di lavoro eccessivo e scarso equilibrio tra lavoro e vita privata. La formazione e l'accesso a risorse per gestire il burnout erano associati a livelli più bassi.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se la farmacia dei servizi chiede ai farmacisti nuove competenze e nuove responsabilità, chi dovrebbe riconoscerle, e come, perché non restino solo un costo per chi lavora al banco?

Servizi in crescita, contratti fermi. Nuove prestazioni si aggiungono al lavoro quotidiano senza un adeguamento automatico della retribuzione dei dipendenti.

Regole poco coerenti. Le competenze del farmacista in farmacia sono definite da norme stratificate negli anni, che non sempre seguono una logica unica tra quello che può e non può fare.

Tempo per il consiglio. Quando conta solo il numero di clienti serviti, la consulenza, che è il cuore della professione, rischia di diventare un lusso.

Carico emotivo sottovalutato. Il lavoro al pubblico è logorante e la letteratura mostra livelli di burnout elevati. Ne risentono i professionisti e, alla lunga, la qualità dell'assistenza.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni. Riconoscere nella retribuzione le nuove responsabilità della farmacia dei servizi. Rendere più coerenti le regole su cosa il farmacista può fare, con percorsi di formazione chiari. Automatizzare le attività ripetitive della dispensazione per liberare tempo per la consulenza. Valutare, sul modello di altri Paesi, un ruolo più attivo del farmacista nella gestione dei pazienti cronici stabili, sempre in collaborazione con il medico di famiglia. E investire nell'affiancamento dei neolaureati, perché la professione si impara anche al banco.


Approfondisci: articoli correlati

Il farmacista in Italia: professionista o bottegaio?, la puntata che ha aperto il dibattito sulla professione

Farmacisti, titolari e P.IVA: chi ha paura del cambiamento?, il punto di vista sui modelli di lavoro in farmacia

Il Farmacista Libero Professionista Non è un Marchettaro, l'alternativa alla dipendenza

Il futuro delle farmacie in Italia, telemedicina e farmacia dei servizi

Il Futuro della Farmacia passa anche dai Social, la comunicazione dei farmacisti online


Conclusione

Wael Ismael racconta la professione del farmacista dipendente con affetto e senza giri di parole. È un lavoro utile e appagante, fatto di ascolto e consigli, ma segnato da stipendi di partenza bassi, servizi che si moltiplicano senza riconoscimento economico e un carico emotivo che pochi immaginano. I dati confermano il potenziale del farmacista, dalle vaccinazioni alla gestione dei pazienti cronici, e anche il rischio di burnout. Perché ne valga la pena, suggerisce l'episodio, il valore di questa professione va riconosciuto anche in busta paga.

→ Ascolta l'episodio 56 di Skeptical Health con Wael Ismael per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 1.500-1.550 euro: il netto mensile di partenza di un farmacista di primo livello in farmacia, secondo Wael Ismael
  2. 2009: l'anno del decreto legislativo 153 che ha introdotto la farmacia dei servizi (Ministero della Salute)
  3. 36 studi: tutti hanno trovato più vaccinati quando erano coinvolti i farmacisti (Isenor et al., 2016)
  4. 46 studi, oltre 37.000 partecipanti: le prove sulla prescrizione da parte di infermieri e farmacisti (Cochrane, 2016)
  5. Nessuna superiorità: dei farmaci cardiovascolari di marca rispetto ai generici in 47 studi (Kesselheim et al., 2008)
  6. 51%: la quota di farmacisti con segni di burnout (Dee et al., 2023)

Takeaway

  1. Chiedi un consiglio al farmacista. In farmacia e in parafarmacia c'è sempre un laureato iscritto all'albo: usalo, soprattutto per i farmaci senza ricetta.

  2. Non raddoppiare le dosi da solo. Se un farmaco da banco non basta, parlane con il farmacista o con il medico invece di aumentare le compresse.

  3. Il generico è una scelta valida. Contiene lo stesso principio attivo e costa meno.

  4. Se sei un giovane farmacista, cerca un mentore. Un collega esperto da cui imparare vale quanto molti libri.

Domande frequenti

Quanto guadagna un farmacista dipendente in Italia?

Nell'episodio 56 Wael Ismael spiega che, con il contratto dei farmacisti di primo livello applicato in farmacia, il netto di partenza si aggira intorno a 1.500-1.550 euro al mese, su 14 mensilità. Alcuni titolari pagano di più. Lui, in parafarmacia con il contratto del commercio di primo livello, riferisce un netto di circa 1.700 euro.

Che differenza c'è tra farmacia e parafarmacia?

In parafarmacia si vendono farmaci senza obbligo di ricetta (SOP e OTC), dispositivi medici e prodotti fitoterapici. La farmacia ha in più l'esclusiva dei farmaci con prescrizione medica. In entrambe è presente un farmacista laureato e iscritto all'albo. Una parafarmacia può essere aperta anche da chi non è farmacista, purché assuma un farmacista.

Cos'è la farmacia dei servizi?

È l'evoluzione della farmacia prevista dal decreto legislativo 153 del 2009 e dai decreti attuativi del 2010 e 2011. Oltre a dispensare farmaci, le farmacie possono offrire prestazioni analitiche di prima istanza in autocontrollo, servizi di secondo livello con dispositivi come ECG e holter pressorio, prenotazioni CUP, campagne di prevenzione e supporto all'aderenza alle terapie.

I farmaci generici funzionano come quelli di marca?

Le prove disponibili dicono di sì. Una meta-analisi pubblicata su JAMA nel 2008 su 47 studi di farmaci cardiovascolari non ha trovato prove di superiorità dei farmaci di marca rispetto ai generici. Nell'episodio Wael Ismael si definisce a favore del farmaco che costa meno e che funziona.

Il farmacista può prescrivere farmaci?

In Italia no. In altri Paesi, come il Regno Unito, esistono farmacisti prescrittori formati per seguire soprattutto pazienti cronici stabili. Una revisione Cochrane del 2016 su 46 studi ha trovato che la prescrizione da parte di infermieri e farmacisti dà risultati paragonabili a quella dei medici su pressione, colesterolo ed emoglobina glicata.

Quanto è diffuso il burnout tra i farmacisti?

Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 su 19 studi e oltre 11.000 farmacisti a contatto con i pazienti ha stimato che più della metà, il 51%, presenti segni di burnout. I fattori associati sono orari lunghi, grandi volumi di pazienti e ricette, carico di lavoro eccessivo e scarso equilibrio tra lavoro e vita privata.

Fonti

  1. Ministero della Salute: La farmacia dei servizi (aggiornato al 2024)
  2. Weeks G et al.: Non-medical prescribing versus medical prescribing for acute and chronic disease management in primary and secondary care. Cochrane Database of Systematic Reviews (2016)
  3. Isenor JE et al.: Impact of pharmacists as immunizers on vaccination rates: a systematic review and meta-analysis. Vaccine (2016)
  4. Kesselheim AS et al.: Clinical equivalence of generic and brand-name drugs used in cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis. JAMA (2008)
  5. Dee J, Dhuhaibawi N, Hayden JC: A systematic review and pooled prevalence of burnout in pharmacists. International Journal of Clinical Pharmacy (2023)
#farmacista dipendente stipendio#contratto farmacisti primo livello#farmacia dei servizi#differenza farmacia e parafarmacia#farmacista prescrittore#burnout farmacisti#farmaci generici