Il futuro delle Farmacie in Italia
Luca Lagona, cofondatore di Clinica Digitale, racconta come la farmacia può diventare un presidio di salute: telemedicina, servizi e relazione col paziente.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Luca Lagona — Farmacista titolare
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
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Il futuro della farmacia in Italia si gioca sulla tecnologia o sulla relazione con il paziente? Nell'episodio 32 di Skeptical Health, Guido Magrin e Cristian Valeri ne parlano con Luca Lagona, informatico, cofondatore e CEO di Clinica Digitale, una startup che sviluppa soluzioni di telemedicina per le farmacie. La farmacia è spesso il primo luogo sanitario che incontriamo, vicina a casa e aperta molte ore al giorno. Mentre i medici di famiglia diminuiscono e le attese si allungano, capire cosa potrà offrire ai cittadini diventa importante.
Cosa emerge dall'episodio
Dall'aderenza alla telemedicina. Tutto comincia nel 2008 con la richiesta di una scatolina che ricordasse ai pazienti cronici quale farmaco prendere. Lagona capì che un altro oggetto da ricaricare non era la soluzione e nacque un software, Segui la terapia, distribuito in 3.500 farmacie. Poi è arrivata la telemedicina, che riassume così: «non spostare le persone, ma spostare le informazioni». In farmacia oggi si fa soprattutto telerefertazione, mentre la televisita è possibile solo in Veneto, con un progetto pilota.
La tecnologia come complemento. Secondo Lagona la tecnologia non deve sostituire l'uomo, ma essere un suo complemento. Alle farmacie servono figure nuove, dal consulente informatico al marketing, mai davvero sviluppato. Racconta anche che non è il Sud a essere indietro: la differenza la fa chi ha avuto un consulente capace.
L'esperienza del paziente. Con la concorrenza del web e dei grandi gruppi, i servizi non devono servire solo a trattenere il cliente. Bisogna creare al paziente «un'esperienza nuova e il termine esperienza è quello che oggi sta entrando all'interno delle farmacie». L'obiettivo non è vendere di più, ma fidelizzare, perché il cliente della farmacia, dice, è il più infedele di tutti. Porta l'esempio della moglie farmacista, che a chi compra per la terza volta un prodotto per il reflusso chiede il perché, invece di vendere un'altra confezione.
Una prima istanza, non un pronto soccorso. Lagona coordina una community di circa 1.700 farmacisti. Racconta di un ECG dopo il quale la centrale di refertazione ha fatto chiamare subito un'ambulanza. La responsabilità del referto è dei cardiologi, e il limite è chiaro: «La farmacia non è il pronto soccorso. La farmacia è la prima istanza». I dati raccolti dovrebbero servire a dare un indice di rischio, non a vendere, con l'obiettivo di integrarli nel Fascicolo sanitario elettronico.
Capillarità e alleanze. Una farmacia ogni circa 3.300 abitanti, aperta 10-12 ore al giorno, soprattutto nei contesti rurali dove l'ospedale può essere lontano. Invece della concorrenza con Poste o le banche, Lagona propone alleanze per offrire ECG o holter a prezzo calmierato. Alla domanda finale risponde: «è la relazione costruita grazie anche alla tecnologia».
Il contesto in breve
Il decreto legislativo 153 del 2009, come spiega il Ministero della Salute, ha introdotto la farmacia dei servizi: aderenza alle terapie, prevenzione, analisi di prima istanza, servizi con dispositivi strumentali e prenotazioni CUP. Una revisione Cochrane del 2018 su 116 studi randomizzati indica che i servizi dei farmacisti possono ridurre la quota di pazienti con pressione fuori target, con prove di bassa certezza, e probabilmente cambiano poco i ricoveri. Una meta-analisi pubblicata sul Journal of the American Heart Association nel 2014, su 39 studi e 14.224 pazienti, ha trovato una riduzione media della pressione sistolica di 7,6 mmHg. A Verona, uno studio del 2019 in 74 farmacie su 3.071 persone ha trovato il 3,2% di positivi allo screening della fibrillazione atriale, 54 dei quali senza una diagnosi precedente.
Da portare a casa
- Chiedi al tuo farmacista quali servizi offre: possono evitarti spostamenti e attese.
- Porta i dati al tuo medico: i controlli in farmacia servono a leggere l'andamento nel tempo.
- Se compri spesso lo stesso prodotto, parlane: un sintomo che torna merita una domanda in più.
Il futuro della farmacia in Italia si gioca sulla tecnologia o sulla relazione con il paziente? Luca Lagona, cofondatore e CEO di Clinica Digitale, ha una risposta netta: «è la relazione costruita grazie anche alla tecnologia». Con Guido Magrin e Cristian Valeri racconta come le farmacie possono diventare presidi di salute sul territorio, tra telemedicina, nuovi servizi e un'idea che torna spesso: l'esperienza del paziente.
Perché il tema è urgente oggi
La farmacia è spesso il primo luogo sanitario che incontriamo. È vicina a casa, è aperta molte ore al giorno e non serve un appuntamento. In molti piccoli paesi è l'unico presidio sanitario a portata di mano. Nello stesso tempo, i medici di famiglia sono sempre meno e le liste d'attesa per esami semplici si allungano.
Da oltre quindici anni la legge permette alle farmacie di fare molto più che vendere farmaci. Il decreto legislativo 153 del 2009 ha introdotto la farmacia dei servizi: prevenzione, supporto all'aderenza alle terapie, analisi di prima istanza, servizi con dispositivi strumentali, prenotazioni. Intanto il mercato cambia: e-commerce, grandi catene, gruppi che acquistano farmacie storiche. La domanda è quale farmacia resterà, e che cosa offrirà ai cittadini.
Cosa emerge dall'episodio
Luca Lagona è informatico di formazione, con oltre quindici anni di esperienza nello sviluppo di software e servizi sanitari digitali. È cofondatore e CEO di Clinica Digitale, una startup che sviluppa soluzioni di telemedicina per le farmacie. Ha contribuito a lanciare uno dei primi software italiani di aderenza terapeutica. Viene dal Sud e, come racconta lui stesso, ha sposato una farmacista: conosce il mondo della farmacia anche dall'interno.
Una scatolina che suona, e un'idea diversa
Tutto comincia nel 2008. Lagona lavorava per un'azienda informatica che aveva come cliente una multinazionale farmaceutica. La richiesta era un dispositivo per l'aderenza terapeutica: una scatolina che suonasse e mostrasse al paziente cronico il farmaco giusto, all'ora giusta, nella dose giusta.
In quel periodo, racconta, il padre dei suoi migliori amici era malato. A casa loro si arrivava spesso all'ultima compressa di un farmaco salvavita, e la sera si correva a cercare la farmacia di turno. Da lì l'intuizione: il problema non si risolveva con un altro oggetto da ricaricare. Lo spiegò così a un amico: «mio padre, paradossalmente, difficilmente si ricorda di ricaricare il cellulare, figurati se si porta al ristorante un'altra scatolina che deve essere ricaricata».
Nacque un software, chiamato Segui la terapia, che secondo Lagona fu il primo software italiano di aderenza terapeutica. Fu distribuito in 3.500 farmacie. Tra il 2010 e il 2016 lui ne visitò di persona oltre 5.000. Lì si è innamorato dell'ecosistema farmacia, ma ha anche visto che dal punto di vista tecnologico era indietro.
Spostare le informazioni, non le persone
Poi è arrivata la telemedicina. Lagona la riassume così: «non spostare le persone, ma spostare le informazioni». Ma avverte che la parola è usata in modo confuso. In farmacia, dice, «tutti credono che la telemedicina sia solo l'elettrocardiogramma refertato da remoto». Quella è la telerefertazione, uno spicchio. Negli ospedali la telemedicina è vista come videovisita, ed è un altro spicchio, la televisita. Mettere insieme tutti gli spicchi della torta, secondo lui, è un lavoro ancora da fare.
Oggi in farmacia si fa soprattutto telerefertazione. La televisita no, tranne in Veneto, dove un progetto pilota permette, per esempio, alla mamma che non trova il pediatra di collegarsi con un medico da una stanza della farmacia. Lo scoglio, spiega, è normativo: medico e farmacista, per legge, non possono convivere nello stesso ambiente, per evitare conflitti di interesse commerciali. In alcuni edifici, aggiunge, non possono condividere nemmeno la scala o l'ascensore. Cristian Valeri osserva che spesso gli studi di medicina generale si trovano in locali adiacenti alle farmacie: essere vicini, conferma Lagona, è consentito.
Lagona vede un grande potenziale se si rispettano le regole, e porta la mentalità imparata in multinazionale: dimostrare con i risultati che un progetto funziona. La tecnologia, per lui, «non deve andare a sostituire l'uomo, deve essere un complemento». Guarda con favore anche all'apertura della farmacia a infermieri e altri professionisti, prevista dalle nuove norme.
Farmacie indietro, ma non dove ci si aspetta
Quali sono le lacune tecnologiche? Lagona sorprende: non è il Sud a essere indietro. Racconta di farmacie meridionali all'avanguardia, che hanno usato i fondi regionali ed europei per rinnovarsi. La differenza la fa chi ha avuto un consulente capace. Secondo lui oggi alla farmacia servono figure nuove: consulenti informatici, dei servizi, esperti di longevità e nutrizione, e soprattutto il marketing, mai davvero sviluppato. Per anni, dice, il marketing in farmacia era il volantino dell'azienda attaccato in vetrina, e la tecnologia era il miglior gestionale per vendere il prodotto.
Oggi c'è la concorrenza del web. Servono social, un farmacista che ci metta la faccia, forse una piccola stanza di registrazione. Per differenziarsi bisogna uscire «da quello che io chiamo l'acquario di vetro». Mette in guardia dai finti esperti di marketing e immagina master universitari costruiti con la Federazione degli Ordini dei Farmacisti e Federfarma.
Amazon e l'esperienza
Amazon, dice, ha fatto un grande investimento comprando una parafarmacia a Milano. In Lombardia, per logistica e tempi di consegna, secondo lui è difficile competere. Chi ha provato con l'e-commerce ha capito che serve una strada diversa: i servizi e la telemedicina.
Ma avverte: «Questi servizi non debbono essere però una marchettata semplicemente per tenerti il cliente e non farlo andare nella GDO». Devi creare al paziente «un'esperienza nuova e il termine esperienza è quello che oggi sta entrando all'interno delle farmacie». Prima non serviva, perché il farmaco si prendeva comunque lì. Oggi il mercato si è aperto. E l'obiettivo non è vendere di più, ma fidelizzare, perché «il cliente della farmacia è il più infedele in assoluto».
Racconta come lavora sua moglie. Quando qualcuno torna per la terza volta a comprare un prodotto per il reflusso, lei esce dal banco: «Senti, andiamo a prendere un caffè, spiegami il motivo per il quale stai prendendo per la terza volta il prodotto per il reflusso gastrico». Poi quella persona lo racconta alla zia, alla mamma, alla nonna: «La dottoressa oggi non mi ha venduto niente». Le ha spiegato che forse deve rivedere alimentazione e stress. Questo, secondo Lagona, farà la differenza contro il web.
Cristian Valeri porta la sua esperienza: con un gruppo di infermieri ha fondato un ambulatorio infermieristico accanto a una farmacia, in collaborazione con un comune e un ospedale del Nord Milano. Un modello che entrambi definiscono raro.
Farmacie indipendenti e grandi gruppi
Sui grandi gruppi che acquistano farmacie storiche, Lagona pensa che molti stiano creando poli di vendita senza una visione innovativa. Premette di parlare da marito di una farmacista, e dice che il suo obiettivo è costruire un'azienda sana con un valore sociale. La farmacia singola, secondo lui, ha un vantaggio: può decidere in fretta e fare alcuni servizi in perdita, perché sa che hanno un impatto sociale. Può anche non far pagare un tampone al signore anziano.
Crede molto nell'ecosistema rurale. In alcune zone del Sud, dice, certi rapporti non si spostano: «il farmacista, il carabiniere e il prete». Nel suo paese d'origine, di circa 3.500 abitanti, una grande catena non attirerebbe nessuno, perché il farmacista di te sa tutto. Nel centro di Milano, invece, un suo amico farmacista vede passare ogni giorno decine di impiegati senza alcun rapporto personale. A 20 chilometri, nella farmacia di sua moglie, si sa dove vai in vacanza e come sta il cane. Vorrebbe più tecnologia, a partire dalla fibra ottica, nei contesti rurali, dove il primo ospedale può essere a 50 o 70 chilometri.
L'ECG che ha fatto chiamare l'ambulanza
Lagona coordina una community di circa 1.700 farmacisti che si occupano di telemedicina e servizi. Racconta il messaggio di uno di loro: dopo 15 minuti da un ECG, la centrale di refertazione cardiologica lo ha chiamato per dirgli di chiamare subito un'ambulanza. Per Lagona è un esempio concreto del valore territoriale della farmacia dei servizi.
Guido Magrin chiede delle responsabilità. Nella telerefertazione, spiega Lagona, il farmacista è formato e segue una procedura: applica gli elettrodi e il tracciato va a un centro esterno. La responsabilità del referto è dei cardiologi. Ma mette un limite chiaro: «La farmacia non è il pronto soccorso. La farmacia è la prima istanza». È un filtro, aperto 10-12 ore al giorno, spesso dal lunedì al sabato. E il farmacista che si accorge di vendere sempre lo stesso prodotto alla stessa persona può fare la differenza: «Forse una domanda in più ti trasforma in un consulente di salute». Anche l'ambiente conta: una farmacia luminosa e accogliente cambia l'esperienza di chi entra.
Dati, privacy e un fascicolo unico
Le sfide quotidiane, racconta, sono l'alfabetizzazione digitale, la privacy, i sistemi che non si parlano. Clinica Digitale ha digitalizzato i consensi privacy: il paziente riceve un SMS, una mail o un WhatsApp e firma dal telefono, senza carta da archiviare per anni. E ha cercato di superare i compartimenti stagni: un dispositivo per la cardiologia con il suo software, uno per le analisi del sangue con un altro. L'idea è un unico gestionale dei servizi, che colleghi bilancia, misuratore di pressione, ECG ed esami da pungidito.
Tutti questi dati, spiega, dovrebbero servire a dare alla persona un indice di rischio, non a vendere di più. Se il trend del colesterolo non migliora nonostante l'integratore, il farmacista può consigliare di andare dal medico, con i dati in mano. L'azienda costruisce per ogni utente un fascicolo sanitario privato. L'obiettivo finale è integrarlo con il Fascicolo sanitario elettronico pubblico, e cita la Lombardia tra le regioni che ci stanno lavorando. Così, dice, si potrebbero anche ridurre alcune attese: un holter che in ambulatorio si fa dopo mesi potrebbe essere fatto in farmacia.
Poste, banche e alleanze
Lagona ricorda la capillarità della farmacia: una ogni circa 3.300 abitanti, aperta 10-12 ore al giorno. I tabaccai sono di più, ma non sono operatori sanitari. Chi potrebbe preoccuparlo è Poste Italiane, perché come il farmacista ha costruito un rapporto di fiducia. Ma invece della concorrenza propone l'alleanza: una tessera che permetta ai correntisti di una banca o di Poste di fare ECG o holter in farmacia a prezzo calmierato. Un vantaggio per tutti, dice, a partire da chi non potrebbe permettersi la prestazione.
Alla domanda finale, tecnologia o relazione, risponde: «è la relazione costruita grazie anche alla tecnologia». Come prossima ospite suggerisce la moglie, la dottoressa Silvia Gallotta, titolare di farmacia e prima ancora farmacista collaboratrice.
Cosa dice la scienza
Che cosa prevede la farmacia dei servizi
La pagina del Ministero della Salute dedicata alla farmacia dei servizi descrive i compiti introdotti dal decreto legislativo 153 del 2009 per le farmacie in convenzione con il SSN. Tra questi ci sono la partecipazione all'assistenza domiciliare integrata, anche mettendo a disposizione infermieri e fisioterapisti. C'è la collaborazione per il corretto uso dei farmaci e per favorire l'aderenza alle terapie, lo stesso tema da cui è partito Lagona. Ci sono programmi di educazione sanitaria e prevenzione, prestazioni analitiche di prima istanza e servizi di secondo livello con dispositivi strumentali, su prescrizione del medico di famiglia o del pediatra. Infine, la prenotazione di visite specialistiche tramite CUP, con il pagamento del ticket e il ritiro dei referti. I decreti attuativi sono del 2010 e del 2011.
Cosa cambiano i servizi del farmacista
Una revisione Cochrane del 2018 (de Barra e colleghi) ha raccolto 116 studi randomizzati, con quasi 40.000 partecipanti, sui servizi dei farmacisti diversi dalla dispensazione, soprattutto in farmacie di comunità e ambulatori. Rispetto alle cure abituali, i servizi dei farmacisti possono ridurre la quota di pazienti con pressione fuori target, con prove di bassa certezza. Probabilmente cambiano poco o nulla ricoveri e accessi in ospedale. Gli effetti sono risultati variabili, e gli autori invitano a interpretarli con cautela per la grande eterogeneità di interventi e popolazioni.
La pressione arteriosa
Il dato sulla pressione è confermato da una meta-analisi del 2014 (Santschi e colleghi, Journal of the American Heart Association) su 39 studi randomizzati e 14.224 pazienti. Gli interventi dei farmacisti, soprattutto educazione del paziente, confronto con il medico e gestione dei farmaci, hanno ridotto la pressione sistolica in media di 7,6 mmHg e la diastolica di 3,9 mmHg rispetto alle cure abituali. L'effetto tendeva a essere maggiore quando l'intervento era guidato dal farmacista e ripetuto almeno una volta al mese. È il tipo di presa in carico continuativa che Lagona descrive: misurare, seguire nel tempo, indirizzare al medico.
La fibrillazione atriale scoperta al banco
Un esempio italiano viene da Verona. Uno studio del 2019 (Bacchini e colleghi) ha coinvolto 74 farmacie e 3.071 persone dai 50 anni in su. In sei mesi i farmacisti hanno misurato la pressione con un apparecchio dotato di un algoritmo per riconoscere la fibrillazione atriale. Il 3,2% è risultato positivo. Di questi, 54 persone non avevano una diagnosi precedente di fibrillazione atriale. Tutti i positivi sono stati inviati al medico di famiglia. Gli autori concludono che lo screening opportunistico in farmacia è fattibile e permette di individuare casi silenti, con potenziale utilità nella prevenzione dell'ictus. È la farmacia come prima istanza, che riconosce e indirizza.
Le criticità reali
Regole diverse da regione a regione. La televisita in farmacia, racconta Lagona, è possibile solo in Veneto. Chi vive altrove non ha le stesse opportunità.
Sistemi che non si parlano. Dispositivi e software separati, fascicoli privati e pubblici non integrati: i dati raccolti in farmacia rischiano di restare isolati.
Competenze nuove da costruire. Marketing, comunicazione, gestione dei dati e dei servizi non fanno parte della formazione classica del farmacista.
Il rischio della vendita travestita da servizio. Se i servizi diventano solo uno strumento per trattenere il cliente, perdono il loro valore sanitario.
Una domanda per riflettere. Se la farmacia diventa sempre più un presidio di salute, come si garantisce che lo sia allo stesso modo nel centro di una grande città e in un paese di montagna a 70 chilometri dall'ospedale?
Cosa può cambiare
Dall'episodio e dalle prove emergono alcune direzioni. Estendere le sperimentazioni che funzionano, come la televisita in farmacia, dopo averne misurato i risultati. Integrare i dati raccolti in farmacia nel Fascicolo sanitario elettronico, così che medico e farmacista vedano la stessa storia. Puntare sui servizi con prove di efficacia, come il monitoraggio della pressione e il supporto all'aderenza, collegandoli sempre al medico di famiglia. Formare i farmacisti su comunicazione e gestione dei servizi, con percorsi seri e riconosciuti. E tenere fermo il confine: la farmacia è un primo filtro, non un pronto soccorso.
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Conclusione
Luca Lagona racconta una farmacia che non compete sul prezzo, ma sulla relazione. Una farmacia che usa la tecnologia per misurare, collegare e indirizzare, e che resta un primo filtro, non un pronto soccorso. La sua storia parte da un problema di aderenza alle terapie e arriva a un'idea di ecosistema: dati integrati, servizi utili, alleanze sul territorio. Le prove confermano che i servizi del farmacista possono aiutare, soprattutto nel controllo della pressione e nella scoperta di problemi silenti. La sfida è renderli diffusi, integrati e uguali per tutti.
Ascolta l'episodio 32 di Skeptical Health con Luca Lagona per il racconto completo.
I dati chiave
- 2009: l'anno del decreto legislativo 153, che ha introdotto la farmacia dei servizi (Ministero della Salute)
- 116 studi randomizzati: le prove raccolte dalla Cochrane sui servizi dei farmacisti (de Barra et al., 2018)
- 39 studi e 14.224 pazienti: la meta-analisi sugli interventi dei farmacisti per la pressione (Santschi et al., 2014)
- Meno 7,6 mmHg: la riduzione media della pressione sistolica con gli interventi dei farmacisti (Santschi et al., 2014)
- 74 farmacie e 3.071 persone: lo screening della fibrillazione atriale a Verona (Bacchini et al., 2019)
- 3,2%: le persone risultate positive allo screening in farmacia, di cui 54 senza diagnosi precedente (Bacchini et al., 2019)
Takeaway
Chiedi al tuo farmacista quali servizi offre. Misurazione della pressione, ECG con refertazione, analisi di prima istanza e prenotazioni CUP possono evitarti spostamenti e attese.
Porta i dati al tuo medico. Se fai controlli in farmacia, conserva i risultati e mostrali al medico di famiglia: servono a leggere l'andamento nel tempo.
Se compri spesso lo stesso prodotto, parlane. Un sintomo che torna, come il reflusso, merita una domanda in più, non solo un'altra confezione.
In caso di emergenza, chiama il 112 o il 118. La farmacia è un primo filtro, non un pronto soccorso.
Domande frequenti
Cos'è la farmacia dei servizi?
È il modello introdotto dal decreto legislativo 153 del 2009, che affida alle farmacie in convenzione con il SSN nuovi compiti oltre alla vendita dei farmaci. Tra questi: supporto all'aderenza alle terapie, campagne di prevenzione, prestazioni analitiche di prima istanza, servizi di secondo livello con dispositivi strumentali e prenotazione di visite tramite CUP.
Cosa si può fare di telemedicina in farmacia oggi?
Secondo Luca Lagona, ospite dell'episodio 32, in farmacia oggi è diffusa soprattutto la telerefertazione: il farmacista esegue, per esempio, un elettrocardiogramma o un holter e il tracciato viene refertato a distanza da cardiologi. La televisita in farmacia, racconta, è stata sperimentata con un progetto pilota in Veneto, ma non è ancora possibile nelle altre regioni.
Chi è responsabile del referto di un ECG fatto in farmacia?
Nella telerefertazione cardiologica, spiega Luca Lagona, il farmacista riceve una formazione e segue una procedura per applicare gli elettrodi. Il tracciato viene inviato a un centro esterno. La responsabilità della refertazione è dei cardiologi che lo leggono: il farmacista non interpreta il tracciato, fa da tramite.
I servizi del farmacista migliorano la salute dei pazienti?
Una revisione Cochrane del 2018 su 116 studi ha trovato effetti variabili. I servizi dei farmacisti possono ridurre la quota di pazienti con pressione fuori target, mentre probabilmente cambiano poco i ricoveri. Una meta-analisi su 39 studi ha misurato una riduzione media della pressione sistolica di 7,6 mmHg con gli interventi dei farmacisti.
La farmacia può aiutare a scoprire la fibrillazione atriale?
Uno studio in 74 farmacie di Verona su 3.071 persone dai 50 anni in su ha usato un misuratore di pressione con un algoritmo per la fibrillazione atriale. Il 3,2% è risultato positivo e 54 persone non avevano una diagnosi precedente. I positivi sono stati inviati al medico di famiglia. Gli autori concludono che lo screening in farmacia è fattibile.
La farmacia può sostituire il pronto soccorso?
No. Luca Lagona lo dice chiaramente nell'episodio: la farmacia non è il pronto soccorso, ma la prima istanza, un primo filtro. Può aiutare a riconoscere un problema e indirizzare il paziente, come nel caso di un ECG che ha fatto chiamare subito un'ambulanza, ma non deve gestire le emergenze.
Fonti
- Ministero della Salute: La farmacia dei servizi (aggiornato 2024)
- de Barra M et al.: Pharmacist services for non-hospitalised patients. Cochrane Database of Systematic Reviews (2018)
- Santschi V et al.: Improving blood pressure control through pharmacist interventions: a meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of the American Heart Association (2014)
- Bacchini M et al.: Opportunistic Screening for Atrial Fibrillation in the Pharmacies: A Population-Based Cross-Sectional Study. High Blood Pressure & Cardiovascular Prevention (2019)