Collaborazioni 9 min di lettura

Telemedicina, Teleconsulto, Telemonitoraggio: Facciamo Chiarezza

Dal palco di HealthTech XPO in Bocconi, Mattia Perroni spiega a che punto è davvero la telemedicina italiana: regole, numeri e cosa non è ancora arrivato.

Telemedicina, Teleconsulto, Telemonitoraggio: Facciamo Chiarezza
C
G

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Mattia Perroni — Fondatore di Medicilio

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Siamo all'Università Bocconi, a HealthTech XPO, e la prima domanda che Mattia Perroni si sente rivolgere è quella di rito: chi sei e di cosa ti occupi. Risponde che ha fondato Medicilio, un'azienda che lavora con grandi ospedali e strutture sanitarie per portare, dice, la qualità dell'ospedale direttamente a casa dei pazienti. Da lì in poi la conversazione smette di parlare di aziende e diventa un ragionamento su quanto la sanità italiana possa reggere così com'è.


Il ragionamento parte dai numeri

Perroni ha un modo di argomentare che dichiara subito: preferisce partire dai dati: «mi piace sempre un po' partire dai dati perché altrimenti sembra che qua uno spara la sua».

I numeri che porta sono quelli della cronicità. Circa l'ottanta per cento della spesa sanitaria italiana va a pazienti cronici, su un totale che indica intorno ai 176 miliardi. Al 2050 si attende una crescita dei pazienti cronici intorno al quindici per cento, legata direttamente all'aumento dei grandi anziani, delle persone oltre gli ottant'anni.

Poi la conseguenza, che è il cuore del suo intervento: se non si facesse nulla, se il sistema restasse esattamente com'è, l'Italia si troverebbe a spendere il trenta per cento in più di spesa corrente nel 2035. E tiene a precisare che non sta descrivendo un sistema fallimentare, l'Italia, ricorda, sta in cima a diverse classifiche. Il problema non è la qualità, è la sostenibilità di quel modello davanti a quella demografia.


La strada normativa, raccontata da dentro

La parte più densa dell'intervento è la ricostruzione di come l'Italia ci sia arrivata, e Perroni la racconta come una sequenza.

Comincia dal DM77, il decreto che istituisce le strutture della sanità territoriale e sposta il baricentro dall'ospedale al territorio: l'idea, sintetizza, è stare più vicini a pazienti che hanno sempre più difficoltà a muoversi, invece di restare ospedalocentrici.

Poi il PNRR, con la missione dedicata alla casa come primo luogo di cura, che mette risorse vere dentro il sistema per cercare un modello che non costi il trenta per cento in più.

Qui inserisce un giudizio: definisce lungimirante la scelta fatta dal Ministero, da Agenas e dal livello nazionale di mettere prima le regole e poi i soldi. Siamo la nazione che ha ottenuto più risorse di tutte, osserva, e prima di accreditare strutture e fare bandi è stato deciso di costruire le infrastrutture comuni, la piattaforma nazionale di telemedicina e le infrastrutture regionali, mettendole a gara. Solo dopo i collaudi sono cominciati gli accreditamenti.

Il risultato, al momento dell'intervista, è che la telemedicina è dentro i Livelli Essenziali di Assistenza. Perroni lo traduce in una frase: «è come se il sistema avesse detto: caro cittadino, tu hai diritto alla telemedicina a patto che tu sia un cittadino eleggibile». E cita la tariffa di accreditamento introdotta in Lombardia, che permette alle strutture private accreditate di erogare il servizio per conto del servizio pubblico.

Non nasconde gli inciampi: la piattaforma nazionale doveva essere collaudata un anno prima, alcune infrastrutture regionali non hanno il telemonitoraggio. Ma il bilancio che dà è positivo, con una consapevolezza che vale la pena riportare per intero: «Il cittadino oggi ancora non ha visto niente, però lo capisco: sono riforme molto grandi che ci mettono del tempo a transitare, traghettare fino al cittadino».


Lo studio che cita

Quando gli intervistatori lo incalzano, quanto è utopia e quanto è realtà, perché chi lavora davvero a domicilio trova ancora intoppi logistici, pratici e burocratici, Perroni torna ai dati.

Porta uno studio condotto dall'azienda sanitaria locale di Nuoro, che dichiara di scegliere perché italiano: quattrocento pazienti cronici telemonitorati a domicilio confrontati con quattrocento non telemonitorati. Il risultato che riferisce è una riduzione delle riacutizzazioni del quarantaquattro per cento nel gruppo seguito da remoto, a fronte di un riferimento internazionale che colloca intorno al trentotto per cento, e un allungamento dell'aspettativa di vita.

Dallo stesso studio prende la cifra che userà come argomento economico per il resto dell'intervento: circa 1.300 euro l'anno di risparmio per il servizio sanitario, per ogni paziente cronico eleggibile preso in carico in telemedicina.

Lo studio si intitola «Telemonitoraggio nello scompenso cardiaco: metodologia e risultati di due anni di esperienza della ASL Nuoro», porta la firma di Mauro Pisano, direttore della Cardiologia e del Dipartimento Area Medica, ed è uscito sul Giornale Italiano di Cardiologia nell'agosto 2025. L'azienda sanitaria lo presenta come il primo studio italiano a documentare in modo sistematico i benefici clinici ed economici di un modello di assistenza territoriale evoluto.

Per curiosità, il lavoro riguarda specificamente lo scompenso cardiaco ed è il resoconto metodologico di due anni di esperienza sul campo. Sul versante economico, l'azienda comunica una spesa di circa mille euro per paziente a fronte di un risparmio che arriva fino al triplo, ottenuto soprattutto evitando ricoveri e accessi in pronto soccorso.

Un altro dato comunicato dall'azienda riguarda l'aderenza: secondo l'azienda i pazienti seguiti hanno superato l'85% di aderenza ai farmaci salvavita. Ed è un modello nato per un territorio montano e a bassa densità abitativa, cioè esattamente dove i servizi sono più fragili.


Il fraintendimento da smontare

C'è un punto su cui torna due volte, ed è probabilmente il messaggio che gli sta più a cuore.

L'idea non è rimpiazzare l'ospedale. Il modello da superare, spiega, è quello del "ho un problema, vado in ospedale; ho la pressione alta, vado in ospedale; ho la tachicardia, vado in ospedale". Certi pazienti finiranno sempre in RSA, anzi, aggiunge, dovrebbero essere sempre di più, e i pazienti in fase acuta andranno sempre in ospedale.

L'obiettivo del telemonitoraggio è duplice, e lo dice così: «far sì che in primo luogo l'acutizzazione non avvenga, ma in secondo luogo che l'ospedale accolga solo pazienti acuti. L'idea è mandarlo in ospedale quando è acuto, non eliminare l'ospedale dalla vita del paziente».

Sulla fattibilità pratica è altrettanto onesto: «a qualche persona la telemedicina non funzionerà mai, non c'è molto da dire». Ma pone la questione in termini statistici. Su cento pazienti, con le tecnologie di quindici anni fa ne erano compatibili cinque; con quelle di cinque anni fa dieci; con quelle di oggi trenta. Nel suo caso racconta che il tablet ha funzionato solo in parte, mentre la televisione funziona molto bene, e il telefono ancora meglio: bisogna adattarsi allo strumento che la persona già usa.


Soldi buttati e linee guida

Gli intervistatori gli pongono la domanda scomoda: in un periodo in cui si vedono più bandi che risultati, quando c'è un lasciapassare così facile sulle nuove tecnologie non si rischia di buttare via i soldi?

La risposta è «Assolutamente sì», seguita però da una precisazione. In parallelo alle piattaforme, Agenas ha prodotto le linee guida su come si fa televisita, teleconsulto, teleassistenza, telecontrollo e telemonitoraggio. Perroni segnala che l'ultima, sul centro servizi per il telemonitoraggio, ha chiuso il cerchio: da quel momento la telemedicina rimborsata dal servizio sanitario è tutta regolamentata da criteri definiti. Si lascia andare a un commento personale, «io mi eccito per queste piccole cose qua, però questo è un cambio epocale», e la definisce una vera discontinuità.

Sul rischio che la visita da remoto diventi più superficiale, o che non si controlli la qualità del professionista, fa una cosa rara: dichiara di non essere la persona giusta per rispondere. E spiega perché la domanda, nel suo settore, si risolve nella distinzione tra centro erogatore e abilitatore. Il centro erogatore è la struttura sanitaria autorizzata o accreditata, ed è quella che definisce il protocollo sulla base della patologia, potendolo personalizzare. Se un paziente con un certo scompenso cardiaco possa avere una televisita invece di una visita in presenza è una decisione clinica, e resta a chi quelle decisioni le ha sempre prese. Nelle sue parole, la scelta «è rimandata a coloro i quali lo sanno meglio perché l'hanno sempre fatto, che sono fondamentalmente i clinici».


Guardando fuori

Alla domanda se qualcuno sia più avanti, risponde subito di sì, premettendo di non voler fare la parte di chi denigra l'Italia, arriva lui stesso da tredici anni all'estero, tornato per aprire l'azienda.

L'esempio che porta è il Regno Unito, dove nel 2021 è stato introdotto il concetto di virtual ward, il reparto domiciliare: telemonitoraggio del paziente a casa unito alla teleassistenza. Da allora, riferisce, oltre 130.000 pazienti sono stati presi in carico in quella modalità, con un numero in crescita continua, e i risultati britannici confermano gli ordini di grandezza che aveva citato prima.

Ma la sua conclusione sull'Italia è meno pessimista di quanto ci si aspetterebbe: rispetto al resto d'Europa ritiene che siamo avanti, perché abbiamo messo a terra la normativa che permette ai sistemi sanitari regionali di allocare budget. «Se poi non lo faranno, saranno questioni politiche, però gli strumenti ad oggi ci sono», chiude.


Come è nata Medicilio

C'è infine la parte più personale, e spiega perché l'ospite parla di sostenibilità con quel tono.

L'idea, racconta, non è nemmeno sua: gliela portò un tecnico di radiologia facendogli notare quanti pazienti fragili, cronici e disabili arrivano in ospedale creando disagio a sé e ai propri caregiver, quando potrebbero essere trattati a casa. Da lì la diagnostica domiciliare, radiografie, ecografie, esami del sangue, offerta al prezzo più accessibile possibile: cita centocinquanta euro per una radiografia a domicilio, e osserva che chiunque conosca i costi di portare il macchinario, il tecnico e il referto sa che non è molto.

Quel servizio però restava privato, e questo, dice, gli dispiaceva: in Italia l'ottantaquattro per cento della sanità è finanziata dal pubblico, e il suo desiderio era fare qualcosa di accessibile a tutti. Per curiosità, secondo la Ragioneria generale dello Stato, nel 2024 la spesa sanitaria pubblica è stata di 186 miliardi, e quella pagata direttamente dalle famiglie di oltre 46. Per la diagnostica domiciliare, ammette, non c'era ancora abbastanza evidenza scientifica da giustificare un rimborso, pensa che arriverà, ma non c'era.

Il telemonitoraggio è stata la scommessa opposta: sono partiti prima che diventasse rimborsabile, puntando sul fatto che lo sarebbe diventato. Quando la Regione Lombardia ha bandito una gara sul telemonitoraggio hanno partecipato, in modo genuino e, ammette, un po' ingenuo, alle prese per la prima volta con garanzie provvisorie, garanzie definitive e RUP, e l'hanno vinta.


Il punto

L'intervento lascia una fotografia utile proprio perché non è consolatoria. Le regole, dopo anni, ci sono: la telemedicina è nei livelli essenziali, ha linee guida per ciascuna prestazione e tariffe per essere erogata. I numeri che l'ospite cita a sostegno dell'investimento sono dalla parte del modello.

Quello che manca è l'ultimo tratto, ed è Perroni stesso a dirlo senza girarci intorno: il cittadino non ha ancora visto niente. Tra una riforma scritta e una persona che riceve assistenza a casa propria c'è una distanza che nessuna piattaforma colma da sola.

Guarda l'intervento completo con Mattia Perroni, registrato a HealthTech XPO in Università Bocconi.


I numeri citati nell'intervento

  1. 80% della spesa sanitaria italiana assorbita dai pazienti cronici, su un totale indicato intorno ai 176 miliardi.
  2. +15% di pazienti cronici attesi al 2050, in relazione diretta con l'aumento degli over 80.
  3. +30% di spesa corrente al 2035 se il modello restasse invariato.
  4. 44% di riacutizzazioni in meno nel gruppo telemonitorato dello studio dell'ASL di Nuoro, contro un riferimento internazionale intorno al 38%.
  5. 1.300 euro l'anno di risparmio per paziente eleggibile secondo l'ospite; per curiosità, l'ASL comunica circa 1.000 euro di spesa per paziente con un risparmio fino al triplo.
  6. Oltre 85% di aderenza ai farmaci salvavita fra i pazienti seguiti (dato ASL Nuoro).
  7. Da 5 a 30 pazienti su 100 compatibili con la telemedicina passando dalle tecnologie di quindici anni fa a quelle di oggi.
  8. Oltre 130.000 pazienti presi in carico nelle virtual ward del Regno Unito dal 2021.
  9. 84% della sanità italiana finanziata dal pubblico, secondo l'ospite. Per curiosità, dato 2024 della Ragioneria generale dello Stato: 186 miliardi di spesa pubblica e oltre 46 a carico diretto delle famiglie.

Takeaway

  • Telemedicina non è una cosa sola: televisita, teleconsulto, teleassistenza, telecontrollo e telemonitoraggio sono prestazioni distinte, con regole proprie.
  • Se ti viene proposto un percorso da remoto, la scelta clinica spetta alla struttura che eroga, non al fornitore della tecnologia.
  • Il telemonitoraggio non toglie l'ospedale dal percorso: punta a evitare la riacutizzazione e a riservare l'ospedale ai casi acuti.
  • Lo strumento conta meno di quanto sembri: nell'esperienza raccontata la televisione e il telefono funzionano meglio del tablet, perché sono ciò che la persona già sa usare.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra televisita, teleconsulto e telemonitoraggio?

Sono prestazioni distinte, ciascuna con proprie linee guida: la televisita sostituisce una visita, il teleconsulto mette in contatto due professionisti, il telemonitoraggio segue nel tempo i parametri di un paziente a domicilio. Nell'intervento vengono citate anche teleassistenza e telecontrollo.

La telemedicina è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale?

Secondo quanto racconta Perroni è entrata nei Livelli Essenziali di Assistenza, quindi il cittadino eleggibile ne ha diritto, e in Lombardia esiste una tariffa di accreditamento che consente alle strutture private accreditate di erogarla per conto del servizio pubblico.

Esiste uno studio italiano sui risultati del telemonitoraggio?

Sì. Sul Giornale Italiano di Cardiologia dell'agosto 2025 è uscito lo studio di Mauro Pisano sui due anni di telemonitoraggio nello scompenso cardiaco della ASL Nuoro, presentato dall'azienda come il primo lavoro italiano a documentare sistematicamente i benefici clinici ed economici del modello.

Il telemonitoraggio serve a sostituire l'ospedale?

No, ed è il punto su cui l'ospite insiste. L'obiettivo è duplice: evitare che la riacutizzazione avvenga e fare in modo che in ospedale arrivino solo i pazienti realmente acuti. L'ospedale resta, cambia quando ci si va.

Tutti i pazienti possono fare telemedicina?

No. Perroni lo pone in termini statistici: su cento pazienti, con le tecnologie di quindici anni fa ne erano compatibili cinque, con quelle di cinque anni fa dieci, con quelle di oggi trenta. La platea cresce, ma non sarà mai totale.

Chi decide se un paziente va seguito da remoto?

Il centro erogatore, cioè la struttura sanitaria autorizzata o accreditata, che definisce il protocollo sulla base della patologia. È una decisione clinica e resta ai clinici; il fornitore tecnologico è un abilitatore, non decide.

Cosa succede quando finiranno le risorse del PNRR?

Secondo l'ospite il punto non sono i bandi ma il fatto che la telemedicina sia entrata nei LEA e abbia tariffe di accreditamento: questo la rende eleggibile per il budget ordinario del servizio sanitario, al di là delle risorse straordinarie.

Fonti

  1. Pisano M.: Telemonitoraggio nello scompenso cardiaco: metodologia e risultati di due anni di esperienza della ASL Nuoro. Giornale Italiano di Cardiologia (agosto 2025)
  2. Quotidiano Sanità su dati Ragioneria generale dello Stato: spesa sanitaria 2024: 186 miliardi di spesa pubblica, oltre 46 miliardi a carico diretto delle famiglie (2026)
  3. Skeptical Health on tour x HealthTech XPO 2025: #1 Telemedicina, Teleconsulto, Telemonitoraggio: Facciamo Chiarezza, con Mattia Perroni (2026)
#telemedicina in Italia#telemonitoraggio pazienti cronici#piattaforma nazionale telemedicina#casa come primo luogo di cura#DM77 sanità territoriale#virtual ward