Ogni Euro in Prevenzione ne Vale 14 risparmiati
Screening e vaccini come investimento, 20 anni di vita senza buona salute e una sanità europea sotto pressione: Letizia Moratti al Parlamento europeo.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Letizia Moratti — Europarlamentare (Forza Italia, PPE), membro della commissione ITRE; già ministra dell'Istruzione
Ultimo aggiornamento: 2026-11-05
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Letizia Moratti è europarlamentare di Forza Italia (PPE) e membro della commissione Industria, Ricerca ed Energia; è stata ministra dell'Istruzione, sindaca di Milano e vicepresidente e assessora al Welfare di Regione Lombardia. La incontriamo al Parlamento europeo di Bruxelles, al Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026 di Assolombarda, "Prevenzione come investimento. Una priorità europea". La domanda: se la prevenzione rende più di quanto costa, perché il sistema la tratta ancora come un costo?
Cosa emerge dall'intervento
Un investimento misurabile. Per Moratti misurare i risultati della prevenzione «è possibile», e immunizzazione e screening «non possono essere considerati un costo»: ogni euro investito ne restituisce in media 14. Contro la diffidenza, «purtroppo alimentata da fake news», serve informazione basata su dati solidi.
Vent'anni da recuperare. Viviamo più di 80 anni, dice, ma ne abbiamo «20 in meno di qualità della vita». E cita il cancro della cervice, praticamente sconfitto, secondo lei, in Danimarca e Australia una volta raggiunti i livelli di screening previsti: «vanno date queste notizie».
Contarla come la difesa. Cristian e Guido osservano che il sistema misura le prestazioni e non gli esiti. La risposta di Moratti è contabile: considerare la prevenzione un investimento quando è tracciabile e misurabile, «già a regole invariate», e assimilarla a quanto le regole SEC 2010 prevedono già per la difesa.
Una sanità europea da difendere. Stati Uniti e Cina investono di più e con meno regole: «la sanità pubblica europea va preservata, va finanziata». Le leve sono il Fondo per la competitività, da circa 400 miliardi, e il Biotech Act, per accedere prima ai farmaci e riportare in Europa gli studi clinici di fase 1, 2 e 3.
Meno divieti, più incentivi. In Europa ci sono «400 km di normative» di cui non si misurano gli esiti. Moratti cita il costo dell'energia, le norme sulle case non applicate da 27 paesi su 27 e una manifattura scesa dal 20% al 13% del PIL europeo.
Il contesto in breve
Il ritorno di 14 euro per euro corrisponde al valore mediano (14,3) di una revisione pubblicata nel 2017 sul Journal of Epidemiology and Community Health. Per l'Australia, uno studio su The Lancet Public Health del 2019 stimava l'incidenza del tumore della cervice sotto i 4 casi ogni 100.000 donne intorno al 2028. Nelle regole SEC 2010 i sistemi d'arma sono registrati come investimento fisso. La proposta di bilancio europeo 2028-2034 prevede 234 miliardi per il Fondo per la competitività, 409 con Horizon Europe; il Biotech Act è stato proposto il 16 dicembre 2025. La quota europea degli studi clinici commerciali nel mondo è scesa dal 22% del 2013 al 12% del 2023.
Da portare a casa
- Per Moratti screening e vaccini sono un investimento: in media ogni euro ne restituisce 14.
- La proposta è contabilizzare la prevenzione come investimento, sul modello di quanto già avviene per la difesa.
- Screening oncologici e vaccinazioni raccomandate sono nei livelli essenziali di assistenza: chiedi al tuo medico o alla tua ASL quali ti spettano.
Letizia Moratti è europarlamentare di Forza Italia, nel gruppo del Partito Popolare Europeo, e membro della commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE). È stata ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, sindaca di Milano e, dal 2021, vicepresidente e assessora al Welfare di Regione Lombardia. L'avevamo già intervistata al Milano Life Science Forum 2025.
Questa volta siamo al Parlamento europeo di Bruxelles, al Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026 promosso da Assolombarda: "Prevenzione come investimento. Una priorità europea". È il secondo episodio della playlist registrata a Bruxelles, dopo quello con Nicoletta Luppi. Il tema è lo stesso: perché la prevenzione, che rende più di quanto costa, viene ancora contata come una spesa?
Istruzione e prevenzione: una questione di fiducia
Cristian e Guido partono dal percorso di Moratti, da ministra dell'Istruzione a europarlamentare che parla di prevenzione, e da un'esperienza diretta: sotto i video del canale arrivano spesso commenti di diffidenza verso la prevenzione, soprattutto quella vaccinale. Istruzione e prevenzione si possono portare avanti insieme?
Prima di tutto, risponde Moratti, va detto che «misurare la prevenzione e i risultati della prevenzione è possibile». E la prevenzione intesa come immunizzazione e screening «non può essere considerata un costo, è un investimento», perché ogni euro investito in prevenzione significa mediamente un ritorno di 14 euro.
Il problema, riconosce, è anche culturale: c'è ancora tanta diffidenza, «purtroppo alimentata da fake news» e da una comunicazione che non si basa su dati scientifici solidi. Per questo preferisce non parlare di educazione, ma di informazione: far comprendere quanto la prevenzione dia risultati per la qualità della vita dei cittadini.
Per curiosità, il valore di 14 euro per ogni euro investito corrisponde al ritorno mediano indicato da una revisione sistematica di Rebecca Masters e colleghi, pubblicata nel 2017 sul Journal of Epidemiology and Community Health: 52 studi sugli interventi di sanità pubblica nei paesi ad alto reddito con sistemi sanitari universali, con un ritorno mediano di 14,3 calcolato su 34 di essi.
Vent'anni da recuperare
Il motivo per insistere sta in un divario che Moratti descrive così: abbiamo «più di 80 anni di vita media, ma ne abbiamo 20 in meno di qualità della vita». Sono questi vent'anni, dice, che vanno recuperati, perché molte malattie si possono evitare o tenere sotto controllo.
E porta un esempio concreto. Il cancro della cervice, racconta, «è stato eliminato in Danimarca e in Australia grazie alla prevenzione»: una volta raggiunti i livelli di screening previsti, quella patologia è stata praticamente sconfitta. «Vanno date queste notizie», aggiunge, perché le persone capiscano quanto è importante la prevenzione.
Per curiosità, l'Australia è il caso più studiato. Uno studio di modellizzazione di Michaela Hall e colleghi, pubblicato su The Lancet Public Health nel 2019, stimava che grazie alla vaccinazione contro l'HPV e allo screening l'incidenza del tumore della cervice scendesse sotto i 4 casi ogni 100.000 donne intorno al 2028, e che la malattia potesse essere considerata eliminata come problema di sanità pubblica entro una ventina d'anni, a patto di mantenere alte le coperture.
Un sistema che misura le prestazioni, non gli esiti
Cristian e Guido pongono una contraddizione. In Italia la prevenzione è in buona parte gratuita, ma il sistema forse non è pronto ad accoglierla, perché misura tutto a prestazione e non guarda agli esiti di cura. Come si tengono insieme le due cose?
Moratti la definisce una domanda «molto corretta». La sua risposta riguarda le regole con cui si contabilizza la spesa, a livello nazionale ed europeo. Bisogna inserire caratteristiche che permettano di contare la prevenzione «non come costo, ma come investimento»: per esempio quando è tracciabile e misurabile, quando ci sono dati certi. E questo, sottolinea, «già a regole invariate».
Poi c'è una seconda strada, a livello europeo: assimilare la prevenzione a quanto è già previsto per la difesa con le regole contabili SEC 2010. Regole attuali, dice, da estendere alla prevenzione: «altrettanto possibile».
Che cosa prevedono le regole SEC 2010 per la difesa
Per curiosità, il SEC 2010 è il sistema europeo dei conti nazionali. Il manuale di Eurostat sul passaggio dal vecchio SEC 95 spiega che con le nuove regole i sistemi d'arma militari (navi da guerra, aerei militari, carri armati) sono registrati come investimento fisso, mentre prima erano spesa corrente dell'anno di acquisto. Lo stesso passaggio è avvenuto per la ricerca e sviluppo. È il precedente a cui Moratti fa riferimento: una spesa pubblica che produce benefici per molti anni e che le regole contabili hanno già riconosciuto come investimento.
Una sanità europea da difendere
Cristian e Guido allargano lo sguardo: forse a volte siamo proprio noi europei a non unirci abbastanza, e bisognerebbe parlare sempre più di sanità europea, per arrivare a un esito di cura comune.
Moratti è d'accordo, e aggiunge che la sanità europea va anche difesa. In questo momento, dice, gli investimenti in sanità sono «tra virgolette minacciati» da paesi come gli Stati Uniti e la Cina, che investono di più, non hanno le stesse regole ambientali e di protezione dei lavoratori e hanno molte più risorse da mettere nell'innovazione. Per questo «la sanità pubblica europea va preservata, va finanziata».
Le leve che indica sono due. La prima è il Fondo per la competitività, che sarà finanziato con circa 400 miliardi di euro e comprende anche biotecnologie e tecnologie avanzate. La seconda è il Biotech Act, di cui si sta occupando in Parlamento: puntare sull'innovazione, su un accesso più rapido ai farmaci, sulla possibilità di lanciare i prodotti in Europa e di tornare ad avere studi clinici di fase 1, 2 e 3, che in questo momento, dice, l'Europa sta perdendo.
I numeri delle proposte europee
Per curiosità, la proposta della Commissione del 16 luglio 2025 per il bilancio europeo 2028-2034 prevede 234 miliardi per il Fondo europeo per la competitività e 175 per Horizon Europe: 409 miliardi in tutto, con una finestra dedicata a salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia. Il Biotech Act è stato proposto dalla Commissione il 16 dicembre 2025 e prevede, fra le altre misure, tempi di autorizzazione più brevi per gli studi clinici, per esempio da 106 a 75 giorni per quelli multinazionali.
Sugli studi clinici, un rapporto di IQVIA per EFPIA e Vaccines Europe pubblicato nel 2024 indica che la quota dello Spazio economico europeo sulle sperimentazioni cliniche commerciali nel mondo è passata dal 22% del 2013 al 12% del 2023.
400 chilometri di norme: meno divieti, più incentivi
L'ultima domanda nasce da un'osservazione di Cristian e Guido durante l'evento: quando si parlava di competitività, si accendevano gli occhi. Si vorrebbe fare di più, ma si è frenati. Gli altri fanno senza regole, noi ne abbiamo cinquemila; abbiamo le competenze, i professionisti, il know how, ma non riusciamo a metterci le mani.
«Serve un cambio di passo sicuramente sul tema della competitività», risponde Moratti. In Europa, ricorda, si è lavorato molto sulla semplificazione, ma oggi ci sono «400 km di normative». Cristian e Guido scherzano: le misuriamo come una distanza? «Esatto», risponde: misuriamo i chilometri, ma non misuriamo gli esiti di queste normative.
Gli esempi che porta vanno oltre la sanità:
- il costo dell'energia è troppo elevato e servirebbe una sorta di scudo per intervenire quando il meccanismo dei prezzi pesa troppo sulle bollette;
- le norme sull'efficientamento delle case, dice, non sono state applicate da 27 paesi su 27, e «bisognerebbe chiedersi se sono i 27 paesi che sbagliano o se è la Commissione»;
- la manifattura europea, secondo i dati che cita, è scesa negli ultimi vent'anni dal 20% al 13% del PIL europeo, e negli ultimi tre anni la chimica ha perso il 9% della propria capacità produttiva, con ceramica, cemento e acciaio fra i settori a rischio.
C'è anche un limite istituzionale: come parlamentari, spiega, non hanno potere di proposta, ma emendano quello che arriva dalla Commissione. La direzione che indica è una: «meno divieti e più incentivi». È quella del documento su cui sta lavorando all'interno del Partito Popolare, e per cui, dice, continuerà a battersi.
Una domanda per riflettere. Se la prevenzione venisse misurata sugli esiti di salute e non sul numero di prestazioni, quali servizi cambierebbero per primi nella tua ASL?
Il punto
In dieci minuti Letizia Moratti tiene insieme tre livelli. Il primo è economico: la prevenzione è un investimento con un ritorno medio di 14 euro per euro e va contabilizzata come tale, quando è tracciabile e misurabile, anche usando la logica che le regole SEC 2010 applicano già alla difesa. Il secondo è sanitario: viviamo più di 80 anni, ma una ventina senza buona salute, ed è lì che screening e vaccini possono fare la differenza. Il terzo è europeo: la sanità pubblica va finanziata e difesa dalla concorrenza di Stati Uniti e Cina, con il Fondo per la competitività, il Biotech Act e regole che incentivino più di quanto vietano.
Sulla stessa proposta presentata a Bruxelles, può essere utile anche l'intervista a Nicoletta Luppi; sulla diffidenza verso i vaccini, quella a Carlo Signorelli sul perché le persone non si vaccinano; su quanto costa portare un farmaco dalla ricerca al paziente, l'episodio su come nasce un farmaco.
Guarda l'intervento completo con Letizia Moratti, registrato al Parlamento europeo di Bruxelles in occasione del Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026: Ogni Euro in Prevenzione ne Vale 14 risparmiati.
I numeri citati nell'intervento
- 14 euro di ritorno medio per ogni euro investito in prevenzione, secondo l'ospite. Per curiosità, è il ritorno mediano (14,3) della revisione di Masters et al., Journal of Epidemiology and Community Health 2017.
- Più di 80 anni di vita media, di cui circa 20 senza qualità della vita, secondo l'ospite.
- Danimarca e Australia: i paesi in cui, secondo l'ospite, il cancro della cervice è stato praticamente eliminato con lo screening. Per curiosità, per l'Australia uno studio su The Lancet Public Health stimava l'incidenza sotto i 4 casi ogni 100.000 donne intorno al 2028.
- 400 miliardi: il Fondo per la competitività, secondo l'ospite. Per curiosità, la proposta della Commissione vale 234 miliardi per il Fondo e 409 insieme a Horizon Europe.
- 400 km di normative europee e 5.000 regole, nell'immagine usata da Moratti e da Cristian e Guido.
- Dal 20% al 13%: il peso della manifattura sul PIL europeo negli ultimi vent'anni, e -9% di capacità produttiva della chimica in tre anni, secondo l'ospite.
- 27 su 27: i paesi che, secondo l'ospite, non hanno applicato le norme europee sull'efficientamento delle case.
Takeaway
- Per Letizia Moratti screening e vaccinazioni sono un investimento, non un costo: in media ogni euro ne restituisce 14.
- La proposta è contabilizzare la prevenzione come investimento quando è tracciabile e misurabile, anche estendendo la logica che le regole SEC 2010 applicano alla difesa.
- Contro la diffidenza servono informazione basata su dati solidi e notizie concrete, come quella dei paesi vicini all'eliminazione del tumore della cervice.
- Screening oncologici e vaccinazioni raccomandate fanno parte dei livelli essenziali di assistenza: se non sai quali ti spettano, chiedi al tuo medico o alla tua ASL.
Domande frequenti
Quanto rende un euro investito in prevenzione?
Secondo Letizia Moratti, ogni euro investito in prevenzione restituisce mediamente 14 euro. Per curiosità, è il valore mediano indicato da una revisione sistematica pubblicata nel 2017 sul Journal of Epidemiology and Community Health, che ha analizzato gli interventi di sanità pubblica nei paesi ad alto reddito con sistemi sanitari universali.
Perché la prevenzione viene considerata un costo e non un investimento?
Perché, spiega Moratti, il sistema misura le prestazioni e non gli esiti di cura, e le regole contabili registrano la spesa per screening e vaccini come spesa dell'anno. La proposta è contabilizzarla come investimento quando è tracciabile e misurabile, e assimilarla a quanto le regole SEC 2010 prevedono già per la difesa.
Che cosa c'entra la difesa con la prevenzione?
Nelle regole statistiche europee SEC 2010 i sistemi d'arma militari sono registrati come investimento fisso, mentre con le regole precedenti erano spesa corrente. Moratti propone di estendere alla prevenzione una logica simile, con regole già esistenti da applicare a un nuovo ambito.
Il cancro della cervice è stato eliminato grazie agli screening?
Moratti cita Danimarca e Australia come paesi in cui, raggiunti i livelli di screening previsti, la malattia è stata praticamente sconfitta. Per curiosità, uno studio pubblicato su The Lancet Public Health nel 2019 stimava per l'Australia un'incidenza sotto i 4 casi ogni 100.000 donne intorno al 2028, grazie a vaccinazione e screening.
Che cos'è il Biotech Act citato nell'intervista?
È la proposta di regolamento europeo presentata dalla Commissione il 16 dicembre 2025 per rafforzare il settore delle biotecnologie per la salute. Fra le misure c'è l'accorciamento dei tempi di autorizzazione degli studi clinici. Moratti, europarlamentare della commissione ITRE, dice di occuparsene in Parlamento.
Quanto vale il Fondo europeo per la competitività?
Moratti parla di circa 400 miliardi di euro. Per curiosità, la proposta della Commissione del 16 luglio 2025 per il bilancio 2028-2034 prevede 234 miliardi per il Fondo europeo per la competitività e 175 per Horizon Europe, 409 in tutto, con una finestra dedicata a salute e biotecnologie.
Fonti
- Masters R. et al.: Return on investment of public health interventions: a systematic review. Journal of Epidemiology and Community Health (2017)
- Hall M.T. et al.: The projected timeframe until cervical cancer elimination in Australia: a modelling study. The Lancet Public Health (2019)
- Eurostat: Manual on the changes between ESA 95 and ESA 2010 (2013)
- Commissione europea: European Competitiveness Fund, proposta per il quadro finanziario 2028-2034 (2025)
- Commissione europea: Proposal for a Regulation to strengthen the Union's biotechnology and biomanufacturing sectors (European Biotech Act) (2025)
- EFPIA, Vaccines Europe: 60,000 fewer clinical trial places for Europeans despite global surge in research projects, rapporto IQVIA (2024)
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: MLSF 2026 Bruxelles #2 Ogni Euro in Prevenzione ne Vale 14 risparmiati, con Letizia Moratti (2026)