Perché le Persone non si Vaccinano
Carlo Signorelli spiega perché anziani e fragili non si vaccinano: poca informazione, esitazione e organizzazione. E cosa possono fare le farmacie oggi.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Carlo Signorelli — Professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica
Ultimo aggiornamento: 2026-09-27
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In questa intervista, registrata in Assolombarda in occasione del corso "Vaccinazioni in Farmacia" 2026 promosso da Health Ecole, Skeptical Health parla con Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica. La domanda è semplice: perché, con vaccini sicuri a disposizione, una parte consistente degli italiani non si vaccina? E che ruolo possono avere le farmacie nel colmare questo divario? Riguarda soprattutto anziani e malati cronici, ma anche gli adolescenti e le loro famiglie.
Cosa emerge dall'episodio
Coperture buone, ma non per tutti. Per Signorelli, rispetto alla media europea le coperture vaccinali in Italia sono buone, ma non in tutte le fasce di età. Nell'infanzia il calo della pandemia è stato recuperato e le dieci vaccinazioni obbligatorie raggiungono la soglia del 95%, anche se non in tutte le regioni. Nell'adolescenza, con il vaccino anti HPV, le differenze fra territori sono più marcate. Negli adulti, negli anziani e nei fragili le coperture sono molto inferiori ai target, per influenza, Covid e pneumococco.
Tre ragioni per non vaccinarsi. La prima è la scarsa conoscenza, dei cittadini ma anche di alcuni clinici, precisi nel prescrivere terapie e meno nel raccomandare vaccini. La seconda è l'esitazione vaccinale cresciuta dopo il Covid, a cui rispondere con informazione corretta: «le vaccinazioni non sono acqua fresca, sono un farmaco», con effetti collaterali molto rari. La terza è organizzativa: «Se il vaccino lo si trova facilmente, le persone sono più propense a vaccinarsi.»
Il paradosso della prevenzione. A differenza della cura, la prevenzione si rivolge a chi sta bene: «Qui abbiamo a che fare con persone sane e quindi il calcolo della protezione della loro salute è probabilistico.» Il rischio individuale è basso, ma sui grandi numeri il beneficio di una campagna è molto alto. Lo stesso vale per gli screening.
HPV, non solo per le ragazze. L'idea nasce da quando la vaccinazione è partita e si pensava proteggesse solo dal tumore della cervice uterina. Poi si è visto che il virus è un fattore di rischio anche per altri tumori, maschili e femminili: sono sei i tumori che beneficiano del vaccino. Per cambiare la percezione servono educazione sanitaria nelle scuole, media e social.
La farmacia nella rete della prevenzione. I vaccini in farmacia sono nati con una norma d'emergenza durante il Covid e si sono poi estesi. Le farmacie, dice Signorelli, saranno «un pilastro della sanità territoriale dei prossimi anni», ma servono tre condizioni: essere in rete con le anagrafi vaccinali, avere spazi adeguati, perché le farmacie non sono nate per vaccinare, e personale formato non solo sulla tecnica ma anche sulle informazioni da dare ai cittadini.
Il contesto in breve
La legge 182/2025, la cosiddetta legge semplificazioni, all'articolo 60 consente alle farmacie di somministrare i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale a partire dai 12 anni, anziché dai 18, e di svolgere i servizi sanitari anche in locali separati dalla farmacia. Dal 2021 la normativa prevede per i farmacisti vaccinatori un corso obbligatorio organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, e le facoltà di Farmacia hanno introdotto insegnamenti di sanità pubblica. Secondo EpiCentro, il portale dell'Istituto Superiore di Sanità, i tipi oncogeni di HPV sono responsabili della totalità dei tumori della cervice uterina e di una quota rilevante dei tumori di ano, vagina, pene, vulva e orofaringe. Lombardia e Liguria sono, secondo Signorelli, le regioni che più hanno spinto sull'integrazione delle farmacie nelle campagne vaccinali, ma il percorso è ancora lungo e disomogeneo.
Da portare a casa
- Se sei anziano o hai una malattia cronica, chiedi al tuo medico quali vaccinazioni ti sono raccomandate.
- Il vaccino anti HPV protegge anche i ragazzi, non solo le ragazze.
- Se vaccinarti ti sembra complicato, verifica se la tua farmacia aderisce alle campagne della tua regione.
Perché le Persone non si Vaccinano
Perché, con vaccini sicuri e gratuiti a disposizione, una parte consistente degli italiani non si vaccina? Lo abbiamo chiesto a Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, in Assolombarda, in occasione del corso "Vaccinazioni in Farmacia" 2026 promosso da Health Ecole e dedicato alle vaccinazioni anti HPV e difterite, tetano, pertosse in farmacia.
Signorelli era già stato nostro ospite al Milano Life Science Forum, quando aveva parlato di chi governa la prevenzione sanitaria. Questa volta il punto di partenza è una fotografia: com'è oggi la salute della prevenzione vaccinale in Italia, e quanto è urgente far salire l'adesione negli adolescenti e negli adulti.
Una fotografia in tre fasce d'età
La prima risposta è più sfumata di quanto ci si aspetterebbe. «Rispetto alla media dei paesi europei le coperture vaccinali in Italia sono buone, ma non buone in tutte le fasce che noi consideriamo.»
Signorelli le divide in tre.
L'infanzia: recupero completato, ma non ovunque
Per i bambini, dice, si è tornati ai livelli pre Covid: «quel calo che c'è stato durante la pandemia è stato recuperato», sia per le dieci vaccinazioni obbligatorie sia per quelle raccomandate. Il quadro complessivo raggiunge il 95% per le dieci obbligatorie, la soglia di sicurezza.
Il limite è geografico. I dati ottimi, spiega, sono presenti in più della metà delle regioni, ma non ovunque, e alcune situazioni meritano ancora attenzione.
L'adolescenza: l'HPV e la macchia di leopardo
Per gli adolescenti il riferimento è la vaccinazione contro il papillomavirus. Signorelli ricorda perché è diversa dalle altre: protegge da un'infezione, ma riducendo il rischio di prendere il virus riduce anche il rischio, nel corso della vita, di tumori maligni in ragazzi e ragazze. Parla di sei tumori che beneficiano di questa prevenzione, fra cui quello della cervice uterina, dell'ano e della vulva.
Qui le differenze fra territori si accentuano. È la «macchia di leopardo» di regioni più o meno virtuose, con coperture che durante il Covid sono scese ma che, osserva, già prima non erano ottimali.
Adulti, anziani e fragili: la situazione più delicata
È la fascia che preoccupa di più. Le coperture, dice, sono molto inferiori ai target del Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Vale per l'influenza, per il Covid, per le polmoniti da pneumococco. E le conseguenze sono di due tipi: complicanze gravi e rischio di mortalità per chi si ammala, e maggiori costi per un servizio sanitario nazionale che, aggiunge, «essendo in sofferenza non ha bisogno di un aggravio».
Le tre ragioni per cui non ci si vaccina
Alla domanda centrale della puntata Signorelli risponde con un elenco preciso, riferito soprattutto ad anziani e malati cronici.
1. Poca conoscenza, anche fra i medici
La prima causa è la scarsa conoscenza. Dei cittadini, ma anche di una parte dei clinici, che sono molto precisi nel prescrivere terapie e controlli e un po' meno nel raccomandare vaccinazioni a pazienti che sono proprio i più esposti. È un passaggio che riguarda da vicino chi segue i pazienti fragili: il consiglio del medico curante resta uno dei canali più forti.
2. L'esitazione vaccinale dopo il Covid
La seconda è lo scetticismo post pandemia, quella che tecnicamente si chiama esitazione vaccinale. La risposta che propone è un'informazione sanitaria corretta, che ribadisca un concetto semplice: «le vaccinazioni non sono acqua fresca, sono un farmaco», che come ogni farmaco ha effetti collaterali, molto rari, ma serve a prevenire malattie serie.
3. L'organizzazione
La terza è organizzativa. Le campagne vanno condotte con metodo, assiduità ed efficacia, e questo chiama in causa gli assessorati regionali, i centri vaccinali e, da qualche anno, le farmacie.
Poco dopo Signorelli torna sul punto con la frase più pratica dell'intervista: «Se il vaccino lo si trova facilmente, le persone sono più propense a vaccinarsi.» Appuntamenti difficili da prendere, orari ristretti, luoghi scomodi: ogni ostacolo, spiega, limita l'adesione, per qualunque campagna.
Il paradosso della prevenzione
A questo punto gli intervistatori lanciano una battuta: in un paese in cui si spende moltissimo nel gioco d'azzardo, non si può pretendere che le persone ragionino bene sulle probabilità.
Signorelli coglie l'occasione per spiegare perché la prevenzione è difficile da comunicare. Non è come la diagnosi e la cura, dove il paziente sta male e segue le indicazioni del medico. «Qui abbiamo a che fare con persone sane e quindi il calcolo della protezione della loro salute è probabilistico.»
Si lavora per evitare un evento futuro che colpirà una piccola percentuale di persone; ma sui grandi numeri il beneficio di una campagna allargata è molto alto. Lo stesso problema, aggiunge, riguarda gli screening, dove una scarsa sensibilità della popolazione si traduce in adesioni più basse.
Una domanda per riflettere. Quando decidiamo se vaccinarci, stiamo pensando al rischio di oggi o a quello di un inverno, o di una vita, intera?
HPV, un'idea rimasta indietro
Uno scambio chiarisce da dove nasce il luogo comune per cui il vaccino anti HPV sarebbe "solo per le ragazze". Per Signorelli non è propriamente un mito, è un'eredità: quando la vaccinazione è partita, ormai diciotto anni fa, gli studi indicavano una protezione solo dal tumore della cervice uterina, un tumore femminile.
Negli anni successivi si è visto che si tratta di un'infezione a trasmissione sessuale, e «il sesso lo si fa in due», e soprattutto che il virus è un fattore di rischio anche per altri tumori, maschili e femminili. Il tumore della cervice resta il più importante, ma ce ne sono almeno altri cinque.
Per curiosità, secondo EpiCentro, il portale dell'Istituto Superiore di Sanità, i tipi oncogeni di HPV sono responsabili della totalità dei tumori della cervice uterina e di una quota rilevante dei tumori di ano, vagina, pene, vulva e orofaringe. EpiCentro riporta i dati sull'avvio della vaccinazione nelle regioni a partire dal 2007.
La soluzione che indica è culturale: educazione sanitaria nelle scuole, non solo sui vaccini ma su alimentazione, stili di vita e screening, insieme ai media tradizionali e ai social. Bisogna agire su più fronti, dice, per favorire comportamenti virtuosi.
La farmacia entra nella rete della prevenzione
La seconda parte dell'intervista è dedicata al ruolo delle farmacie, tema del corso.
Dalla pandemia alla legge 182/2025
Quando gli intervistatori citano la legge 182/2025, Signorelli precisa che la storia non comincia lì. I vaccini in farmacia sono partiti durante la pandemia con una norma d'emergenza: prima il vaccino anti Covid, subito dopo l'antinfluenzale, a supporto dei medici di famiglia e dei centri vaccinali che non riuscivano a coprire la domanda.
Poi è cresciuta l'idea della farmacia come struttura di supporto al servizio sanitario. «Formalmente la farmacia non fa parte del servizio sanitario nazionale, ma svolge alcune attività», di supporto alla diagnosi e alla prevenzione. L'esempio che fa è lo screening del tumore del colon retto: in quasi tutte le regioni, dice, il campione per la ricerca del sangue occulto nelle feci si consegna in farmacia, che lo inoltra ai laboratori.
Per curiosità, la legge 2 dicembre 2025, n. 182, la cosiddetta legge semplificazioni, all'articolo 60 consente alle farmacie di somministrare i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale a chi ha almeno 12 anni, anziché 18, e non più soltanto antinfluenzali e anti Covid.
Le farmacie, secondo Signorelli, diventano così parte della sanità di prossimità e costituiranno «un pilastro della sanità territoriale dei prossimi anni». Lombardia e Liguria sono, a suo giudizio, le regioni che più hanno spinto in questa direzione. Ma avverte: «L'Italia è lunga, variegata e non è così dappertutto.»
Tre condizioni perché funzioni
A monte della norma servono gli accordi fra regioni, aziende sanitarie e farmacie. Poi, in concreto, tre condizioni.
- Le anagrafi vaccinali. Se si vaccina in farmacia, la farmacia deve essere in rete con le anagrafi vaccinali.
- Gli spazi. Anche un piccolo centro vaccinale richiede un locale, una sala d'attesa e uno spazio dove chi si è vaccinato resta 15-20 minuti in osservazione. Il punto, dice, è che «le farmacie non sono nate con queste funzioni»: molte non hanno aderito proprio per mancanza di spazi, e una norma consente oggi di usare spazi esterni. Per curiosità, lo stesso articolo 60 della legge semplificazioni prevede che i servizi sanitari possano essere svolti in locali separati da quelli della farmacia.
- La formazione. Il farmacista deve essere formato sulla tecnica, ma anche sulle domande che i cittadini fanno quando vengono invitati a una campagna.
Il farmacista che informa, non solo che somministra
Sulla formazione Signorelli insiste. Dai tempi del Covid l'Istituto Superiore di Sanità prevede un corso FAD obbligatorio per i farmacisti vaccinatori, e le facoltà di Farmacia hanno introdotto insegnamenti di sanità pubblica, perché il farmacista abbia conoscenza «non solo di come somministrare il vaccino, ma anche del perché venga somministrato».
Il motivo lo lega alla prima parte dell'intervista: se una delle cause della bassa adesione è l'informazione carente, il farmacista che vuole entrare in gioco deve saper dare informazioni utili. Su questo, Federfarma e gli enti di formazione come Health Ecole stanno lavorando con corsi dedicati.
Per curiosità, secondo la FOFI la formazione del farmacista, obbligatoria per l'attività vaccinale, è stata affidata a corsi organizzati dall'Istituto Superiore di Sanità con il D.L. 41/2021, dopo che la Legge di Bilancio 2021 aveva coinvolto per la prima volta i farmacisti nella campagna anti Covid.
«Formare una categoria professionale rispetto a nuovi compiti non è un'operazione semplicissima, richiede tempo, pazienza, impegno», conclude, e il mondo della sanità pubblica è pronto a collaborare.
Il messaggio ai farmacisti
In chiusura Signorelli descrive un cambiamento avvenuto negli ultimi cinque o sei anni: iniziato bruscamente con il Covid, ma preparato prima dalla farmacia dei servizi, almeno sulla carta. Mentre chiudevano alcuni presidi sanitari periferici, la farmacia è rimasta un luogo vicino al cittadino, soprattutto nelle aree a bassa densità abitativa, con orari ampi e capacità di informare. Oggi in molte regioni, ricorda, ci si può iscrivere dal medico di famiglia o prenotare esami direttamente in farmacia.
Il farmacista, dice, sta diventando un attore importante del servizio sanitario nazionale. Per chi vuole approfondire il punto di vista delle farmacie, nella prima puntata della serie Annarosa Racca ha raccontato cosa cambia con HPV, tetano e pneumococco in farmacia.
Il punto
La risposta di Signorelli alla domanda del titolo non è una sola. Non ci si vaccina perché si sa poco, perché dopo il Covid la fiducia si è incrinata, e perché vaccinarsi non è sempre facile. Sono tre problemi diversi e chiedono tre risposte diverse: informazione, anche da parte dei clinici; comunicazione che tratti il vaccino per quello che è, un farmaco con benefici e rari effetti collaterali; un'offerta più vicina alle persone.
La farmacia prova a rispondere soprattutto alla terza, e in parte alla prima. Funziona, però, solo se è in rete, ha spazi adatti e farmacisti formati a spiegare, oltre che a somministrare. Sul tema del rapporto fra vaccini e fiducia, può essere utile anche la puntata su vaccini, fake news e fiducia nella scienza; su come si misura il valore di una campagna, quella su l'impatto delle campagne vaccinali.
Guarda l'intervento completo con Carlo Signorelli, registrato in Assolombarda in occasione del corso Health Ecole "Vaccinazioni in Farmacia" 2026: Perché le Persone non si Vaccinano.
I numeri citati nell'intervento
- 10 vaccinazioni obbligatorie nell'infanzia, con coperture che raggiungono la soglia di sicurezza del 95%, secondo Signorelli, ma non in tutte le regioni.
- 6 tumori che beneficiano della vaccinazione anti HPV fatta in adolescenza, in ragazze e ragazzi.
- 18 anni di vaccinazione anti HPV offerta alle adolescenti in Italia. Per curiosità, EpiCentro riporta i dati regionali a partire dal 2007.
- 3 cause principali della bassa adesione: scarsa conoscenza, esitazione vaccinale, carenze organizzative.
- 15-20 minuti di osservazione dopo il vaccino, uno dei motivi per cui servono spazi dedicati in farmacia.
- Legge 182/2025: per curiosità, all'articolo 60 estende in farmacia i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale ai 12 anni in su.
- 5-6 anni: il tempo in cui, secondo Signorelli, il ruolo della farmacia è cambiato profondamente.
Takeaway
- Se sei anziano o hai una malattia cronica, chiedi al tuo medico quali vaccinazioni ti sono raccomandate: secondo Signorelli è un consiglio che i clinici danno ancora troppo poco.
- Il vaccino anti HPV non è solo per le ragazze: protegge anche i ragazzi da tumori legati al papillomavirus.
- Un vaccino è un farmaco: ha rari effetti collaterali e un beneficio che si vede soprattutto sui grandi numeri.
- Se vaccinarti ti sembra complicato, verifica se la tua farmacia aderisce alle campagne della tua regione: la vicinanza è uno dei fattori che fanno salire le coperture.
Domande frequenti
Perché anziani e fragili si vaccinano poco in Italia?
Secondo Carlo Signorelli le cause principali sono tre: la scarsa conoscenza, sia dei cittadini sia di alcuni clinici che raccomandano poco le vaccinazioni; l'esitazione vaccinale cresciuta dopo il Covid; e un problema organizzativo, cioè campagne non sempre condotte con metodo e un'offerta non sempre facile da raggiungere.
Come sono le coperture vaccinali in Italia oggi?
Nell'infanzia, secondo Signorelli, il calo della pandemia è stato recuperato e le dieci vaccinazioni obbligatorie raggiungono la soglia di sicurezza del 95%, ma non in tutte le regioni. Nell'adolescenza, con l'HPV, le differenze fra regioni sono più marcate. Negli adulti, negli anziani e nei fragili le coperture sono molto sotto i target.
Il vaccino anti HPV è solo per le ragazze?
No. All'inizio si pensava proteggesse solo dal tumore della cervice uterina, poi si è visto che il papillomavirus è un fattore di rischio anche per altri tumori, maschili e femminili. Signorelli parla di sei tumori che beneficiano della vaccinazione fatta in adolescenza.
Cosa prevede la legge 182/2025 sulle vaccinazioni in farmacia?
La legge 2 dicembre 2025, n. 182 (legge semplificazioni), all'articolo 60, consente alle farmacie di somministrare i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale a partire dai 12 anni, anziché dai 18, e di usare locali separati dalla farmacia per i servizi sanitari.
Cosa serve a una farmacia per vaccinare?
Secondo Signorelli servono tre cose: essere collegata alle anagrafi vaccinali, avere spazi adeguati (un locale, una sala d'attesa e uno spazio per restare in osservazione 15-20 minuti dopo il vaccino) e personale formato, non solo sulla tecnica di somministrazione ma anche sulle informazioni da dare ai cittadini.
Che formazione deve avere il farmacista vaccinatore?
Dal 2021 la normativa prevede per i farmacisti che vaccinano un corso obbligatorio organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Signorelli aggiunge che le facoltà di Farmacia hanno introdotto insegnamenti di sanità pubblica e che servono corsi di aggiornamento continui.
Fonti
- Normattiva: Legge 2 dicembre 2025, n. 182, Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese (GU n. 281 del 3 dicembre 2025)
- Quotidiano Sanità (2025): Legge semplificazioni in Gazzetta Ufficiale, articolo 60: in farmacia i vaccini del Piano nazionale di prevenzione vaccinale dai 12 anni e servizi anche in locali separati
- Gazzetta Ufficiale: Intesa Stato-Regioni del 2 agosto 2023 sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) 2023-2025 e sul Calendario nazionale vaccinale (GU n. 194 del 21 agosto 2023)
- EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità: Papillomavirus (HPV), i tumori associati all'infezione
- EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità: coperture vaccinali anti HPV in Italia, dati dal 2007
- FOFI: corsi FAD ISS per farmacisti vaccinatori e quadro normativo (Legge di Bilancio 2021, D.L. 41/2021)
- Skeptical Health on tour x Health Ecole: Vaccinazioni in Farmacia 2026 #2 Perché le Persone non si Vaccinano, con Carlo Signorelli (2026)