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Che Impatto hanno le Campagne Vaccinali sulla Popolazione?

Mario Merlo, Sanofi Vaccini Italia, sull'impatto delle campagne vaccinali: coperture antinfluenzali, bronchiolite RSV, vaccini per anziani e dati da misurare.

Che Impatto hanno le Campagne Vaccinali sulla Popolazione?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Mario Merlo — General Manager, Sanofi Vaccini Italia

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Mario Merlo è il general manager di Sanofi Vaccini per l'Italia. In questa intervista parla di cosa serve perché una campagna vaccinale funzioni, e di come misurarne l'impatto.


Cosa chiede al proprio settore

Alla domanda sul ruolo delle aziende farmaceutiche in un modello di prevenzione sostenibile, Merlo dà una risposta in due parti.

La prima è quella attesa: mettere a disposizione della sanità pubblica prodotti innovativi.

La seconda è meno scontata, e riguarda il contesto. Strumenti sempre più innovativi, dice, se non trovano un adeguato contesto culturale di appropriatezza e di regolamentazione non possono dare il meglio per cui sono stati creati.

E quando gli intervistatori portano il tema della fragilità della comunicazione sui vaccini, del rischio, dicono, di «scendere nel fazionismo e uscire dalla scienza», la risposta di Merlo è la posizione più utile dell'intervista: non è l'industria che deve dare questi indirizzi, bensì la comunità scientifica. Quello che l'industria deve fare è ricercare, mettere a disposizione prodotti sempre più sicuri e testati, valutati da agenzie regolatorie indipendenti, e allargare le vie di somministrazione, cita lo spray nasale per i bambini che hanno paura dell'ago.


Il successo che si morde la coda

Il passaggio migliore dell'intervista riguarda un paradosso noto a chi si occupa di sanità pubblica e quasi mai spiegato al pubblico.

Il problema intrinseco dei vaccini è il loro stesso successo. Oggi non si parla più di patologie prevenibili di cui, due o tre generazioni fa, quasi tutte le famiglie avevano avuto esperienza diretta.

L'esempio è la poliomielite. Parlando con i nonni o i bisnonni, ricorda Merlo, emergono storie di persone colpite. Non avendo più casi in Europa e in Italia, ma avendone ancora nel mondo, nell'opinione pubblica può nascere il dubbio: serve ancora vaccinare contro la polio? La risposta che dà è sì.

Il meccanismo è quello: una malattia che non si vede più smette di sembrare una minaccia, e la protezione che l'ha fatta sparire comincia a sembrare superflua. È lo stesso motivo per cui, dice, della meningite si parla solo quando parte un focolaio, e cita i focolai di epatite A in Campania e nel Lazio come esempio di reazione a ondata: prima nulla, poi il panico.


Misurare quello che non è successo

La parte che collega i vaccini al tema del convegno, il procurement basato sul valore, è la più originale, ed è un'idea che vale oltre i vaccini.

Se immunizzo correttamente una coorte di persone sopra i 65 anni e nella stagione invernale ho pochissimi casi di complicanze da influenza, quel risultato è un caso da misurare all'incontrario. Non si conta ciò che è successo, si conta ciò che non è successo.

Il beneficio che descrive non è solo individuale. È minor spesa per il servizio sanitario, minori ospedalizzazioni e, l'esempio più concreto, pronto soccorso liberi. La catena la chiude così: vado al pronto soccorso perché mi sono rotto un braccio, e il pronto soccorso è bloccato perché è pieno di complicanze influenzali.

E aggiunge l'argomento economico rovesciato, quello che di solito manca. Si può risparmiare sulla campagna vaccinale, fare il minimo indispensabile. Ma quel costo, dice, non sparisce: si sposta e si amplifica, e tre o quattro mesi dopo torna «a livello logaritmico», sotto forma di ricoveri e reparti intasati.


La copertura

Merlo indica l'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 75% di copertura negli anziani, e stima l'Italia fra il 50 e il 55%, con differenze fra regioni. E aggiunge: «ogni anno scende».

Per curiosità, secondo i dati del Ministero della Salute relativi alla stagione 2025-2026, la copertura negli over 65 si colloca intorno al 50%: circa un anziano su due. L'obiettivo minimo indicato è il 75%, quello ottimale il 95%, definito come la soglia necessaria per proteggere davvero i soggetti fragili.

Il punto che Merlo sottolinea è chiaro: circa metà della popolazione anziana italiana non è vaccinata contro l'influenza, e l'obiettivo è lontano.


La bronchiolite

Il secondo numero riguarda l'anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale, somministrato ai nuovi nati.

Merlo riferisce che alcune regioni hanno pubblicato i dati del primo e del secondo anno, con riduzioni delle bronchioliti da RSV dell'80, del 90, del 95%.

Per curiosità, lo studio italiano sulla campagna di immunizzazione universale 2024-2025, pubblicato sulla rivista Viruses, ha seguito 737 neonati (306 immunizzati, 431 no) e stima un'efficacia aggiustata del 78,3% contro il ricovero associato a RSV. Fra i bambini ricoverati, la positività a RSV era del 34% negli immunizzati contro il 68% nei non immunizzati. Le riduzioni misurate sugli esiti più gravi sono dell'80,2% per il ricorso al supporto respiratorio e del 64,3% per il ricovero in terapia intensiva neonatale.

Sono risultati notevoli. La letteratura segnala anche che l'implementazione non è stata uniforme fra regioni.

Una domanda per riflettere. Quando si parla di una riduzione in percentuale, su quale esito e in quale popolazione è stata misurata?


L'ammissione che vale l'intervista

In mezzo a questo arriva lo scambio più onesto della giornata.

Gli intervistatori fanno notare che una riduzione dell'80, 90 o 95% non è mai una riduzione del 100%. E Merlo risponde senza esitare: «Il 100% in natura, by definition, non esiste.»

Gli intervistatori ne fanno un punto di principio, è qualcosa che dicono di ripetere in ogni occasione, che si parli di trapianti o di vaccinazioni, e hanno ragione a insistere. La promessa del 100% è il modo più rapido per perdere credibilità quando arriva il primo caso che sfugge; ed è, storicamente, il varco da cui passa la sfiducia.

L'osservazione che segue chiude il ragionamento: anche se quell'1% si ammala, un pronto soccorso libero può continuare a fare il proprio lavoro quotidiano invece di fronteggiare un'emergenza stagionale.


«Tanto se faccio il vaccino mi ammalo lo stesso»

Alla domanda che gli intervistatori dicono di ricevere spesso dalla community, Merlo risponde «ni».

Le sindromi simil-influenzali sono causate da una miriade di virus e batteri diversi, quindi vaccinarsi contro l'influenza non impedisce di prendere altro. Ma quello che una vaccinazione appropriata per età e fatta nei tempi giusti riduce in modo rilevante non è «avere un po' di influenza»: sono le complicanze dell'influenza, comprese quelle respiratorie e cardiovascolari.

È una distinzione che vale la pena tenere, perché è il motivo per cui l'obiezione «mi sono vaccinato e mi sono ammalato lo stesso» non dice nulla sull'efficacia del vaccino.


Per curiosità: vaccini per anziani e cuore

Merlo aggiunge una frase più specifica: oggi ci sono vaccini antinfluenzali disegnati specificamente per gli anziani che hanno dimostrato una riduzione del rischio delle complicanze respiratorie e cardiovascolari.

Per curiosità, sul legame fra influenza e cuore, gli studi randomizzati e le metanalisi che confrontano chi si vaccina con chi non si vaccina, compresa la revisione sistematica pubblicata su Scientific Reports nel 2023, indicano una riduzione del rischio cardiovascolare.


Chi vaccina, e dove

L'ultima parte riguarda l'organizzazione, e il problema che gli intervistatori portano è concreto: sul territorio i medici di medicina generale si aggregano per fare campagne, ma reperirli è difficile.

La risposta di Merlo è che si stanno già implementando reti di immunizzazione territoriali in cui gli operatori non siano solo i medici di famiglia, ma anche farmacie e ospedali, con il coordinamento delle società scientifiche.

Sull'ospedale fa un'osservazione che è quasi un'accusa gentile: fino a qualche anno fa non si capiva come mai le persone ricoverate avessero difficoltà a ricevere una vaccinazione antinfluenzale, quando l'ospedale è uno dei primissimi posti in cui si rischia di contrarre una patologia respiratoria, già solo per il flusso di persone che entrano ed escono.

E chiude sul punto che collega tutto al tema del convegno: è importante che tutti gli operatori che vaccinano alimentino lo stesso database. Cita la Lombardia come pioniera. La ragione non è burocratica: senza una raccolta dati omogenea, fattuale e dinamica, l'impatto di una campagna non si può misurare, e senza misurarlo, il procurement basato sul valore non ha su cosa basarsi.


Il punto

Questa intervista è utile per due ragioni opposte.

La prima è che l'idea centrale è giusta e sottoutilizzata: il valore di una campagna di prevenzione si misura in ciò che non accade, e il costo di non farla non sparisce, si sposta di qualche mese e si amplifica. Vale per i vaccini come per il resto della prevenzione.

La seconda è che mette al centro i dati: coperture, riduzioni dei ricoveri, un database unico per misurare l'impatto. E i numeri sui vaccini hanno sempre un contesto.

Una domanda per riflettere. Ogni volta che sentiamo una percentuale, ci chiediamo su quale esito e in quale popolazione valga il numero che ci viene detto?

Guarda l'intervento completo con Mario Merlo, registrato in Assolombarda all'evento sul Value Based Procurement 2026.


I numeri citati nell'intervento

  1. 75% di copertura antinfluenzale negli anziani come obiettivo; 50-55% l'Italia secondo Merlo, «in calo ogni anno». Per curiosità, secondo il Ministero della Salute nel 2025-2026 la copertura negli over 65 è intorno al 50%, con obiettivo minimo 75% e ottimale 95%.
  2. 80, 90, 95% di riduzione delle bronchioliti da RSV dopo l'immunizzazione dei neonati, secondo i dati regionali citati da Merlo. Per curiosità, lo studio italiano sulla campagna 2024-2025 (Viruses, 737 neonati) stima 78,3% di efficacia aggiustata contro il ricovero, 80,2% sulla riduzione del supporto respiratorio, 64,3% sui ricoveri in terapia intensiva neonatale.
  3. Vaccini antinfluenzali per anziani che riducono le complicanze respiratorie e cardiovascolari, secondo Merlo.
  4. 100%: «in natura, by definition, non esiste», come dice Merlo.

Takeaway

  • Quando ti viene dato un numero sull'efficacia di un vaccino, chiedi su quale esito (contagio? ricovero? terapia intensiva?) e in quale popolazione: le percentuali cambiano molto.
  • «Mi sono vaccinato e mi sono ammalato lo stesso» non dice nulla: il vaccino antinfluenzale agisce soprattutto sulle complicanze, e molti altri virus danno sintomi simili.
  • Quando si parla di benefici cardiovascolari di un vaccino, chiedi se il confronto è con il non vaccinarsi o con un altro vaccino.
  • Il costo risparmiato non facendo una campagna vaccinale non sparisce: ricompare mesi dopo, in pronto soccorso.
  • Un'anagrafe vaccinale unica non è burocrazia: è la condizione per poter dire se una campagna ha funzionato.

Domande frequenti

Qual è la copertura antinfluenzale negli over 65 in Italia?

Merlo la stima fra il 50 e il 55%, con differenze fra regioni. Per curiosità, secondo il Ministero della Salute nella stagione 2025-2026 è intorno al 50%. L'obiettivo minimo indicato è il 75%, quello ottimale il 95%.

Quanto è efficace l'immunizzazione contro la bronchiolite da RSV nei neonati?

Merlo riferisce riduzioni delle bronchioliti da RSV dell'80, del 90 e del 95% nei dati di alcune regioni. Per curiosità, lo studio italiano sulla campagna 2024-2025, pubblicato su Viruses, stima un'efficacia aggiustata del 78,3% contro il ricovero associato a RSV.

Se mi vaccino contro l'influenza posso ammalarmi lo stesso?

Sì, perché molti altri virus e batteri causano sindromi simil-influenzali. Quello che la vaccinazione riduce in modo rilevante non è il raffreddore, sono le complicanze dell'influenza vera.

I vaccini antinfluenzali potenziati per anziani riducono gli eventi cardiovascolari?

Secondo Merlo, i vaccini disegnati per gli anziani hanno dimostrato una riduzione delle complicanze respiratorie e cardiovascolari.

Perché un database unico conta per le campagne vaccinali?

Perché senza una raccolta dati omogenea fra tutti gli operatori non si può misurare l'impatto di una campagna né confrontare i risultati fra centri. È la condizione tecnica che rende possibile qualsiasi acquisto basato sul valore.

Fonti

  1. Ministero della Salute / ANSA (marzo 2026): copertura antinfluenzale negli over 65 intorno al 50% nella stagione 2025-2026, sostanzialmente stabile; obiettivo minimo 75%, ottimale 95%
  2. Viruses (2026): Real-World Effectiveness of Nirsevimab Against RSV-LRTI and Bronchiolitis Hospitalization: campagna italiana 2024-2025, 737 neonati, efficacia aggiustata 78,3% contro il ricovero associato a RSV
  3. Scientific Reports (2023): Influenza vaccination and major cardiovascular risk: revisione sistematica e metanalisi degli studi clinici
  4. EpiCentro: Istituto Superiore di Sanità: coperture della vaccinazione antinfluenzale in Italia
  5. Skeptical Health on tour x VBP 2026: #3 Che Impatto hanno le Campagne Vaccinali sulla Popolazione?, con Mario Merlo (2026)
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