In Lombardia Pubblico non Coincide con Statale
Screening, scetticismo sui vaccini, PNRR e personale, welfare mix: Raffaele Cattaneo spiega a Bruxelles perché in Lombardia pubblico non coincide con statale.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Raffaele Cattaneo — Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni internazionali ed europee
Ultimo aggiornamento: 2026-11-05
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Raffaele Cattaneo è sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni internazionali ed europee; in precedenza è stato assessore regionale all'Ambiente e Clima e alle Infrastrutture e Mobilità. Lo incontriamo al Parlamento europeo di Bruxelles, al Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026 di Assolombarda. Si parte da una domanda: un lombardo e un calabrese hanno oggi la stessa possibilità di fare prevenzione?
Cosa emerge dall'intervento
Il nodo è la risposta. Sugli screening, dice Cattaneo, le differenze fra regioni sono contenute; pesano di più sulle cure che vengono dopo. In Lombardia gli inviti raggiungono tutta la popolazione interessata, ma «abbiamo una risposta che è solo intorno al 50%. Lì c'è il vero nodo». Con 83 anni di aspettativa di vita e 65 in buona salute, prevenzione e vaccini servono a vivere meglio più a lungo.
Lo scetticismo. Gli indecisi «non si convincono con la razionalità»: bisogna toccare corde più profonde. Alle norme vanno affiancate campagne di informazione, «altrimenti possiamo avere tutti gli screening» ma la gente, per paura, non ci va.
PNRR e personale. In Lombardia sono state realizzate 200 case di comunità, ma il PNRR non finanziava la spesa corrente: «se poi non ho i medici, gli infermieri, i tecnici che ci devono lavorare, la casa di comunità non funziona». Gli infermieri nelle zone di confine possono guadagnare il triplo oltre frontiera, e una norma recente punta a pagarli meglio. Sugli stipendi, i contratti sono stati rinnovati due volte, ma «i nostri infermieri guadagnano troppo poco».
La priorità: il territorio. Si è investito molto sugli ospedali per acuti, mentre si è indebolita l'assistenza prima e dopo il ricovero. La scommessa della medicina territoriale «non è ancora stata vinta».
Pubblico non è statale. Il sistema lombardo è pubblico perché chiunque vi accede, nella struttura che preferisce: della Regione, non profit o privata accreditata. Al regolatore spetta usare dati e tariffe, per esempio sui cesarei. Che un operaio possa curarsi nel miglior ospedale privato è per Cattaneo «un formidabile fondamento di tenuta della coesione sociale».
Il contesto in breve
Secondo il report regionale 2023, in Lombardia l'adesione agli screening oncologici è del 64,1% per il mammografico, del 43,6% per il colorettale e del 43,0% per il cervicale. L'Istat indica per la Lombardia una speranza di vita alla nascita di 84,1 anni nel 2024. Il contratto del comparto sanità 2022-2024 è stato firmato il 27 ottobre 2025; l'ipotesi per il 2025-2027, firmata il 29 luglio 2026, prevede per gli infermieri un aumento medio di 240 euro lordi al mese a regime.
Da portare a casa
- In Lombardia gli inviti agli screening arrivano quasi a tutti, ma aderisce circa la metà: se ricevi la lettera, l'esame è gratuito.
- Le case di comunità funzionano solo con il personale che ci lavora.
- Nel sistema lombardo puoi scegliere dove curarti, anche in una struttura privata accreditata, a carico del servizio sanitario.
Raffaele Cattaneo è sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni internazionali ed europee. In precedenza è stato assessore regionale all'Ambiente e Clima e alle Infrastrutture e Mobilità.
Lo incontriamo al Parlamento europeo di Bruxelles, al Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026 promosso da Assolombarda, "Prevenzione come investimento. Una priorità europea", dove è fra i relatori per Regione Lombardia. È il terzo episodio della playlist registrata a Bruxelles, dopo quelli con Nicoletta Luppi e Letizia Moratti. Il nome del podcast lo incuriosisce subito: «Dobbiamo incrementare lo scetticismo o provare a ridurlo?»
Un lombardo e un calabrese hanno la stessa prevenzione?
Cristian e Guido partono da una domanda pensata per creare un po' di scompiglio: un lombardo e un calabrese che oggi fanno uno screening hanno le stesse possibilità?
Sugli screening, risponde Cattaneo, la differenza non è molto grande; è su quello che viene dopo, sulle cure che lo screening indica come necessarie, che ci sono ancora differenze forti. La vera differenza è un'altra: la Lombardia riesce a raggiungere il 100% della popolazione interessata, e non tutte le regioni lo fanno.
Ma il punto più importante, dice, è che anche in Lombardia, dove si invitano tutti gli uomini che devono fare lo screening per il tumore della prostata o del colon retto e tutte le donne per quello del seno, «abbiamo una risposta che è solo intorno al 50%. Lì c'è il vero nodo». È un grande problema culturale: bisogna che la gente capisca che la prevenzione, gli screening e le vaccinazioni «aiutano a vivere in buona salute più a lungo».
Il dato che cita è questo: secondo un'indagine recente, in Lombardia l'aspettativa di vita è di 83 anni, ma quella in buona salute è di 65. Vivere quasi vent'anni in condizioni di salute precarie, in una popolazione che invecchia, è un problema sociale e un problema per la singola persona.
Per curiosità, il report regionale sugli screening oncologici del 2023 mostra un'estensione degli inviti intorno o sopra il 100% per i tre programmi organizzati e un'adesione del 64,1% per lo screening mammografico, del 43,6% per il colorettale e del 43,0% per il cervicale. Secondo l'Istat, nel 2024 la speranza di vita alla nascita in Lombardia è di 84,1 anni, 0,7 anni sopra la media nazionale.
Lo scetticismo non si vince con la sola ragione
Cristian e Guido raccontano un cruccio che li accompagna da quando parlano di questi temi, alimentato dai commenti che ricevono: come si vince lo scetticismo, in particolare quello vaccinale?
«Questo è un tema gigantesco», risponde Cattaneo. Gli scettici e gli indecisi, purtroppo, «non si convincono con la razionalità»: se usassero solo la ragione, osserva, non sarebbero scettici né indecisi. Bisogna toccare corde più profonde. E in un tempo in cui social media e dinamiche della comunicazione, invece di aiutare la riflessione e l'analisi della realtà su basi di evidenze, favoriscono i pensieri più stravaganti, teme che sarà molto difficile agire su questo piano.
La sua indicazione è comunque chiara: alle buone norme vanno affiancate campagne di comunicazione e di informazione adeguate, «altrimenti possiamo avere tutti gli screening e tutte le norme che lo favoriscono, ma se poi la gente ha paura e non ci va, non otteniamo nessun risultato».
Differenze fra regioni: disuguaglianza o merito del sistema?
Cristian e Guido insistono: non è solo una questione di cultura, ma anche di sistema. La Lombardia è la culla delle Life Sciences, un lombardo vive in un ecosistema costruito e organizzato. È una scusa o è vero?
È vero, risponde Cattaneo, ma va guardato da tutti i lati. Un lombardo oggi ha più possibilità di essere curato bene e di fare prevenzione di chi vive in Calabria, e non solo in Calabria. Non perché qualcuno sia buono e qualcun altro cattivo. La spesa sanitaria pro capite in Lombardia, dice, sia quella del Fondo sanitario nazionale sia quella pagata di tasca propria, è fra le più basse d'Italia, eppure il sistema è più efficiente. Ed è merito di chi lo ha organizzato e di chi ci lavora: 140.000 operatori, fra medici, infermieri, amministrativi e tecnici.
Da qui la domanda politica che pone: questa disparità va tolta portando tutti verso una media nazionale, o va valorizzata perché tutti diventino come la Lombardia? Per lui la strada è la seconda. «Credo che i cittadini vorrebbero essere tutti curati quando stanno male dal miglior ospedale, dal miglior professionista», non da una sanità media in cui le punte si cancellano.
PNRR: le case di comunità ci sono, il personale no
A Bruxelles il discorso arriva sul PNRR, che in Italia è stato interpretato soprattutto come investimento in infrastrutture prima che in persone. E ora ci si accorge che le persone mancano.
Era inevitabile, spiega Cattaneo: erano le regole europee, il PNRR metteva a disposizione fondi per investimenti e non finanziava la spesa corrente. All'inizio nessuno avrebbe scommesso che l'Italia sarebbe riuscita a usare quei fondi nei tempi previsti; in Lombardia, dice, sono state realizzate 200 case di comunità, un risultato da non buttare via. Ma «se poi non ho i medici, gli infermieri, i tecnici che ci devono lavorare, la casa di comunità non funziona».
Medici in pensione e infermieri oltre confine
Il nodo, per Cattaneo, è strutturale. C'è una carenza oggettiva di medici perché stanno andando in pensione i medici nati negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, e non ne entrano abbastanza per il ricambio. Un problema che, secondo lui, si risolverà nell'arco di cinque o dieci anni, quando avremo più medici di quelli che servono: nel frattempo bisogna trovare una soluzione per riempire il buco.
Per gli infermieri il problema è ancora più forte. La Lombardia è una zona di confine, e molti infermieri che vanno a lavorare dall'altra parte, racconta, guadagnano il triplo. Il governo ha approvato di recente una norma, che la Regione ha già in parte attuato con fondi propri, per garantire a chi vive e lavora nelle zone di confine un salario migliore. Sono le difficoltà di un sistema complesso, dice: per risolvere i problemi non basta sottolineare le cose che non vanno, «dobbiamo mettere in campo soluzioni concrete».
Investire sulle persone che lavorano in sanità
Cristian e Guido rilanciano: la qualità del lavoro e della vita dei professionisti è anch'essa un indice di prevenzione, perché più il professionista è preparato, migliore è l'esito di cura. Eppure negli ultimi anni si è investito su infrastrutture, organizzazione, screening e vaccini, e poco sulle persone.
«È vero solo in parte», risponde Cattaneo. Questo governo, ricorda, ha rinnovato i contratti degli infermieri che erano fermi da anni, «mi pare l'abbia rinnovato addirittura due volte»: qualche centinaio di euro in più, ancora poco, perché «i nostri infermieri guadagnano troppo poco, dovrebbero guadagnare di più». Per i medici la situazione è diversa, perché spesso affiancano un'attività privata a quella pubblica.
Ma non è vero, aggiunge, che non si è investito sulle persone: la qualità del personale sanitario italiano è riconosciuta nel mondo. Si fa la coda al pronto soccorso, anche perché secondo lui oltre il 70% degli accessi sono codici bianchi e verdi che lì non dovrebbero arrivare, ma quando si è curati, si è curati bene, spesso in modo eccellente.
Per curiosità, il contratto del comparto sanità 2022-2024 è stato firmato in via definitiva il 27 ottobre 2025, e il 29 luglio 2026 ARAN e sindacati hanno firmato l'ipotesi di accordo per il 2025-2027, con un aumento medio a regime per gli infermieri di 240 euro lordi al mese.
Se fosse ministro della salute
Alla domanda su cosa farebbe da ministro della salute, Cattaneo premette che salute e sanità sono competenze delle Regioni e che c'è «un'aria di centralismo di ritorno» che non apprezza e che lo preoccupa. Preferirebbe essere l'assessore regionale alla sanità.
La priorità, comunque, è una: la sanità territoriale. L'Italia, e la Lombardia, hanno investito molto sulla cura dell'acuzia, sugli ospedali, e lì il sistema è migliorato, con degenze più brevi. Ma si è indebolita l'assistenza prima del momento acuto e dopo, quando si esce dall'ospedale e servono convalescenza, assistenza e riabilitazione.
Anche qui pesano elementi strutturali. I medici di medicina generale, ricorda, non sono dipendenti del sistema regionale, ma liberi professionisti con una convenzione nazionale: quando la Regione chiede loro di fare qualcosa in più, chiedono risorse aggiuntive. La scommessa di rafforzare la medicina territoriale, oggetto dell'ultima riforma lombarda, «non è ancora stata vinta».
Il welfare mix e la libertà di scelta
C'è però un punto che Cattaneo vuole difendere «con le unghie e con i denti»: il welfare mix. Il sistema sanitario lombardo è pubblico, spiega, «non nel senso che è tutto statale, ma nel senso che chiunque vi può accedere», che la struttura sia della Regione, come i grandi ospedali pubblici, a partire dal Niguarda, di un ente non profit, come la sanità religiosa, o di un privato, come il Gruppo San Donato o Humanitas.
Alla base c'è la libertà di scelta del cittadino: dalla riforma degli anni di Formigoni, il cittadino lombardo non deve curarsi nell'ospedale sotto casa perché lo ha deciso la Regione, ma in quello che preferisce, a spese del servizio sanitario. È un sistema che ha messo in competizione pubblico e privato, dice, facendo crescere la qualità di entrambi, e in cui il pubblico ha dimostrato in molti casi di essere anche superiore al privato.
Il ruolo del regolatore
Cristian e Guido ricordano quanto spesso hanno spiegato che il privato accreditato è gratuito per il cittadino e collabora con il pubblico, e quanto resti diffusa l'idea che faccia solo i propri interessi e scelga le prestazioni che vuole.
È un pensiero diffuso, risponde Cattaneo, che ha anche qualche fondamento. Il privato è più attento ai costi, e questo aiuta tutto il sistema, perché «nessuno sia nostalgico degli sprechi in sanità». Ma cerca anche le condizioni più vantaggiose, ed è qui che entra il regolatore. Le tariffe dei DRG, quanto si paga per un'appendicite o un'operazione a cuore aperto, le decide il pubblico: se alcune prestazioni, come il parto cesareo, sono particolarmente remunerative e spingono a farne di più anche dove non servono, è il regolatore che deve intervenire. Oggi i dati per farlo ci sono, e la Regione ha per prima questo compito.
E conclude con la frase che dà il titolo all'episodio: «In Lombardia pubblico non coincide con statale». Che un operaio o un pensionato possa farsi curare nel miglior ospedale privato, dove non sarebbe mai potuto andare pagando di tasca sua, è per lui «un formidabile fondamento di tenuta della coesione sociale e dico anche della nostra democrazia».
Una domanda per riflettere. Quando hai scelto dove fare un esame o un intervento, sapevi di poter scegliere anche una struttura privata accreditata senza pagare di più?
Il punto
Raffaele Cattaneo porta a Bruxelles la visione di chi governa un sistema regionale. Sulla prevenzione il problema non è l'offerta, ma la risposta: gli inviti arrivano a tutti, aderisce circa la metà, e per convincere gli indecisi servono informazione e corde più profonde della sola ragione. Sul personale riconosce i limiti del PNRR, che ha finanziato muri e attrezzature ma non stipendi, e indica nella sanità territoriale la priorità ancora aperta. E difende il modello lombardo: un sistema pubblico perché accessibile a tutti, non perché tutto statale, con la libertà di scelta del cittadino e un regolatore che usa dati e tariffe per governarlo.
Sul rapporto fra pubblico e privato accreditato, può essere utile anche l'intervista a Guido Bertolaso; sul modello lombardo, quella a Carlo Borghetti; su prevenzione e territorio, quella a Giacomo Cosentino Basaglia.
Guarda l'intervento completo con Raffaele Cattaneo, registrato al Parlamento europeo di Bruxelles in occasione del Milano Life Sciences Forum Brussels Edition 2026: In Lombardia Pubblico non Coincide con Statale.
I numeri citati nell'intervento
- 100% della popolazione interessata raggiunta dagli inviti agli screening in Lombardia e una risposta intorno al 50%, secondo l'ospite. Per curiosità, il report regionale 2023 indica un'adesione del 64,1% al mammografico, del 43,6% al colorettale e del 43,0% al cervicale.
- 83 anni di aspettativa di vita in Lombardia e 65 in buona salute, secondo l'indagine citata dall'ospite. Per curiosità, l'Istat indica 84,1 anni di speranza di vita alla nascita nel 2024.
- 140.000 operatori che tengono in piedi il sistema sanitario lombardo, secondo l'ospite.
- 200 case di comunità realizzate in Lombardia con il PNRR, secondo l'ospite.
- Il triplo: quanto può guadagnare un infermiere che va a lavorare oltre confine, secondo l'ospite.
- Due rinnovi del contratto degli infermieri. Per curiosità, il contratto 2022-2024 è stato firmato il 27 ottobre 2025 e l'ipotesi 2025-2027 il 29 luglio 2026.
- Oltre il 70% degli accessi al pronto soccorso con codici bianchi e verdi, secondo l'ospite.
Takeaway
- In Lombardia gli inviti agli screening oncologici raggiungono quasi tutti, ma aderisce circa la metà: se ricevi la lettera, quell'esame è gratuito e pensato per la tua età.
- Per Cattaneo contro lo scetticismo le norme non bastano: servono campagne di informazione capaci di parlare anche alle emozioni.
- Le case di comunità costruite con il PNRR funzionano solo se ci sono medici, infermieri e tecnici che ci lavorano.
- Nel sistema lombardo puoi scegliere dove curarti, anche in una struttura privata accreditata, a carico del servizio sanitario regionale.
Domande frequenti
Che cosa vuol dire che in Lombardia pubblico non coincide con statale?
Secondo Raffaele Cattaneo, il sistema sanitario lombardo è pubblico perché chiunque vi può accedere a spese del servizio sanitario regionale, sia che la struttura sia della Regione, di un ente non profit o di un privato accreditato. Il cittadino sceglie liberamente dove curarsi: è il welfare mix lombardo.
In Lombardia quante persone aderiscono agli screening oncologici?
Cattaneo spiega che la Lombardia invita praticamente tutta la popolazione interessata, ma la risposta è solo intorno al 50%. Per curiosità, il report regionale 2023 indica un'adesione del 64,1% allo screening mammografico, del 43,6% a quello colorettale e del 43,0% a quello cervicale.
Come si vince lo scetticismo verso vaccini e screening?
Per Cattaneo gli scettici e gli indecisi non si convincono con la sola razionalità: bisogna toccare corde più profonde. Alle buone norme vanno affiancate campagne di comunicazione e informazione adeguate, altrimenti gli screening ci sono ma la gente, per paura, non ci va.
Perché le case di comunità rischiano di non funzionare?
Perché il PNRR finanziava investimenti e non spesa corrente. In Lombardia, dice Cattaneo, sono state realizzate circa 200 case di comunità, ma senza medici, infermieri e tecnici che ci lavorino una struttura ben attrezzata non funziona. È il vero nodo di oggi.
Perché in Lombardia mancano infermieri nelle zone di confine?
Perché, spiega Cattaneo, un infermiere che va a lavorare oltre il confine può guadagnare fino al triplo. Il governo ha approvato una norma, che la Regione ha già in parte attuato con fondi propri, per garantire a chi lavora nelle zone di confine un salario migliore.
Quali sono le priorità per la sanità secondo Raffaele Cattaneo?
La prima è la sanità territoriale: l'Italia ha investito molto negli ospedali per acuti, ma si è indebolita l'assistenza prima e dopo il ricovero. La seconda è difendere il welfare mix lombardo, con un regolatore pubblico capace di usare dati e tariffe per governare il sistema.
Fonti
- Regione Lombardia: Report screening oncologici Lombardia, anno 2023
- Istat: Il benessere equo e sostenibile dei territori 2025, Lombardia (2025)
- Quotidiano Sanità: Comparto sanità, firmato definitivamente il rinnovo del contratto 2022-2024 (2025)
- AGI: Contratto sanità 2025-2027, firmata l'ipotesi di accordo, gli aumenti per gli infermieri (2026)
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: MLSF 2026 Bruxelles #3 In Lombardia Pubblico non Coincide con Statale, con Raffaele Cattaneo (2026)