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Covid, Vaccini e Fake News: Perché Abbiamo Perso Fiducia nella Scienza

Roberta Villa su Covid, vaccini a mRNA, reazioni avverse, fake news e trasparenza: perché abbiamo perso fiducia nella scienza e come si può ricostruirla.

Covid, Vaccini e Fake News: Perché Abbiamo Perso Fiducia nella Scienza
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Roberta Villa — Giornalista scientifica

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«Dicendo la verità si conquista la fiducia». È il principio che Roberta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica laureata in medicina, ha seguito durante la pandemia, quando è diventata uno dei volti più seguiti dell'informazione sul Covid. Nell'episodio 75 di Skeptical Health ripercorre con Cristian Valeri e Guido Magrin errori e attenuanti di quegli anni, spiega perché i vaccini a mRNA sono arrivati così in fretta e perché la fiducia nella scienza si è incrinata. E guarda avanti: nuove minacce, prevenzione e intelligenza artificiale.


Perché il tema è urgente oggi

A qualche anno dal Covid, il tema della fiducia nella scienza e nelle istituzioni sanitarie è ancora aperto. L'esitazione vaccinale, cioè il ritardo o il rifiuto di vaccinarsi pur avendo i vaccini a disposizione, dipende da fattori che cambiano nel tempo e da un Paese all'altro. Uno di questi è proprio la fiducia.

Intanto la disinformazione viaggia più veloce delle smentite e ogni nuova notizia su un virus divide il pubblico tra chi teme il peggio e chi pensa a una montatura. Nel 2025 l'Assemblea mondiale della sanità ha adottato il primo accordo globale sulle pandemie. Capire cosa ha funzionato e cosa no nella comunicazione del Covid serve a prepararsi alla prossima emergenza.


Cosa emerge dall'episodio

Roberta Villa è laureata in medicina, ma non ha mai fatto il medico e non si è mai iscritta all'Ordine. Ha iniziato a scrivere per Tempo Medico, una rivista per medici, mentre era interna in medicina interna al San Raffaele con il professor Rugarli. Era indecisa tra troppe specialità: il giornalismo le ha permesso di spaziare in tutti i campi. Poi ha lavorato a lungo per il Corriere Salute e altre testate, per progetti europei, sui social, come moderatrice e autrice di libri. Oggi cura la newsletter Fosforo e miele su Substack. Madre di sei figli, dice di non essersi quasi mai pentita della scelta, tranne forse in qualche momento di particolare precarietà economica.

Informazione senza rincorrere il clic

Substack le sembrava la soluzione, fuori dagli algoritmi dei social e dai titoli scelti dalle redazioni. Ora però molti scrivono lì, e sente di nuovo la pressione della rincorsa. La sua risposta è puntare sull'esperienza: le notizie arrivano sul cellulare prima ancora di cercarle, quello che interessa è la capacità di mettere le cose nel contesto.

Pronta prima della pandemia

Villa racconta di essere un'appassionata di film catastrofici. Anni prima del Covid aveva partecipato a due progetti europei sulla preparazione alle pandemie, nati dopo gli errori di comunicazione della pandemia H1N1 del 2009: TELL ME, sulla comunicazione, e ASSET, con l'obiettivo di preparare la società intera. Il capofila del suo progetto era l'Istituto Superiore di Sanità. All'epoca, dice, sembrava di prepararsi allo sbarco dei marziani: in un evento con il personale dell'aeroporto di Malpensa la guardavano come se parlasse di follie.

Il primo gennaio 2020 era in montagna, ferma per un ginocchio, e seguiva sui social le conversazioni dei virologi. Ha visto crescere la notizia e si è trovata pronta a parlarne, vedendo realizzarsi gli scenari che aveva studiato. Il problema, osserva, è che quando la situazione si è fatta seria le competenze specifiche sono state messe da parte rispetto alle pressioni politiche, e a raccontare la pandemia sono stati soprattutto giornalisti generalisti. Così si chiedevano le misure di contenimento all'immunologo e le caratteristiche del virus all'igienista.

Comunicare l'incertezza

Il suo principio è stato «il riconoscere e il trasmettere in ogni mio messaggio al pubblico l'incertezza». Politici e professori lo fanno malvolentieri, per paura di sembrare incompetenti o di creare panico. Ma lei pensa che «le persone siano in grado di capire quando una situazione certa non è». Anche lei, all'inizio, ha detto cose poi rivelatesi false, per esempio sulle mascherine o sul contagio dagli asintomatici, perché era ciò che si sapeva e che diceva l'OMS. Però parlava sempre al condizionale: «Ho sempre detto per quello che si sa oggi», e appena arrivavano prove diverse lo comunicava.

Le dirette su Instagram hanno creato un legame forte. Ancora oggi, racconta, c'è chi la riconosce e scoppia a piangere. Arrivava a esaurire le 100 storie disponibili in un giorno e riceveva messaggi come «se lei non fa la storia prima di dormire io non riesco a dormire». Un peso emotivo che a un certo punto è diventato difficile da sostenere.

Errori e attenuanti

Con il senno di poi, quali sono stati gli errori? Sulle prime settimane Villa è indulgente: «Io non metterei nessun giudizio su chi si è trovato nella difficile situazione di decidere in quel momento». Cita la chiusura di Codogno con i militari, un'esperienza mai vista, e la scelta di collocare persone potenzialmente contagiose nelle RSA, dove si pensava di poterle isolare. Fino a maggio-giugno 2020, per lei, vanno tutti assolti.

Il problema è arrivato dopo. L'ondata peggiore, con più morti, è stata quella dell'autunno 2020, mentre c'era chi in televisione diceva che la pandemia era finita e che il virus era clinicamente morto. Già ad agosto la crescita dei contagi era esponenziale. Da lì in poi, secondo lei, le misure sono sempre arrivate in ritardo: la Germania chiuse tutto prima di Natale rinunciando agli acquisti natalizi, l'Italia aspettò gennaio. «Questi ritardi sono poi costati tante vite».

L'obbligo vaccinale e il green pass

Per Villa l'errore più grave è stato l'obbligo vaccinale. L'Italia, ricorda, era dopo il Canada il Paese con la maggiore copertura: oltre il 90% delle persone aveva già la prima dose. Concentrarsi su quei pochi che non volevano vaccinarsi, come se fossero il vero problema, ha amplificato un fenomeno fisiologico. Poi il messaggio sul green pass, presentato come garanzia di non contagiarsi al bar o al ristorante, quando già si sapeva che il vaccino non bloccava la trasmissione. Non pensa che qualcuno volesse mentire: era un tentativo di salvare un'economia in grave difficoltà. Ma sulla fiducia l'effetto è stato devastante. L'Austria, l'unico Paese che aveva seguito la stessa linea, sospese l'obbligo appena fu chiaro che il vaccino non fermava il contagio. In Italia, due anni dopo, si parlava ancora delle multe.

Il risultato, racconta, è che conosce persone che si erano sempre vaccinate e dopo il Covid non vogliono più farlo.

Le reazioni avverse: dirle, non negarle

L'altro errore grave, per lei, è stato negare le reazioni avverse. «Un farmaco che viene dato a 8 miliardi di persone e non dà neanche una reazione non è un farmaco», dice, ma una sostanza omeopatica. Le reazioni erano prevedibili e reali. Allo stesso tempo, sottolinea, i vaccini a RNA messaggero si sono rivelati di una sicurezza straordinaria, con una percentuale di reazioni avverse minima rispetto a molti farmaci di uso comune.

Il punto era mantenere una comunicazione aderente ai fatti e onesta. Con il vaccino AstraZeneca e le rare sindromi trombotiche, non bisognava negarle né sottovalutarle, ma spiegarne la rarità. In Italia, ricorda, ci furono blocchi e cambi di indicazione, con una comunicazione giornalistica che definisce terrificante. Nel Regno Unito si continuò a somministrarlo, perché il rischio di quelle reazioni era inferiore a quello del virus.

Perché i vaccini sono arrivati così in fretta

Alla domanda che molti si sono fatti, cioè come sia stato possibile metterci così poco, Villa ha dedicato il primo capitolo del suo libro sui vaccini anti Covid. Era una domanda legittima, e andava spiegata. Anche Rino Rappuoli, uno dei massimi esperti di vaccini, a metà 2020 dubitava che sarebbero arrivati entro l'anno.

La risposta è una convergenza di fattori. Le piattaforme a RNA messaggero esistevano già, sperimentate su virus influenzali ed Ebola. La ricerca mondiale si è concentrata su un solo obiettivo, con finanziamenti senza precedenti, come l'operazione americana Warp Speed. Con tanti contagi è stato facile trovare 30-40.000 volontari e osservare abbastanza infezioni per dimostrare l'efficacia. Infine le agenzie regolatorie hanno creato un canale prioritario, esaminando i dati man mano che arrivavano: «non è stata fatta nessuna scorciatoia». Ma spiegarlo, osserva, richiede minuti che il pubblico spesso non concede.

Le bufale non nascono con i social

In studio si cita la legge di Brandolini: per smentire una sciocchezza serve molta più energia che per produrla. Villa aggiunge che non è colpa solo dei social. «La madre di tutte le bufale», quella sui vaccini che causerebbero l'autismo, fu lanciata da Andrew Wakefield alla fine degli anni '90, quando i social non c'erano, e c'è ancora chi ci crede nonostante le enormi quantità di studi che l'hanno smentita.

L'allarme hantavirus e il trattato pandemico

L'episodio è registrato a maggio 2026, durante l'allarme per un focolaio di hantavirus legato a una nave. Villa spiega ciò che, secondo lei, resterà valido. Si tratta del tipo Andes, l'unico hantavirus che aveva già mostrato di trasmettersi tra persone in piccoli focolai. Gli altri passano solo dalle feci o dalle urine dei roditori all'uomo, per esempio respirando particelle in ambienti contaminati. La forma polmonare delle Americhe ha una letalità intorno al 40%, contro un massimo del 15% di quella renale emorragica presente in Europa e Asia. Al momento della registrazione i casi erano otto e i morti tre. L'incubazione arriva a due mesi, quindi serve pazienza, ma si dice abbastanza ottimista per la risposta internazionale, forte e coordinata.

Quello che la preoccupa è che, secondo quanto riferisce, l'Italia non ha firmato il trattato pandemico, una scelta presentata come difesa della sovranità nazionale. Ricorda che l'OMS non ha mai imposto lockdown e che affrontare una minaccia pandemica da soli è una visione miope. Nel caso dell'hantavirus, il Sudafrica ha sequenziato subito il virus e la Spagna ha accolto i pazienti. I medici statunitensi, dopo l'uscita degli Stati Uniti dall'OMS, lamentavano di non ricevere più gli allerta.

Siamo pronti per una nuova pandemia? Dal punto di vista tecnologico un po' di più, dice. Dal punto di vista culturale no: sui social c'è chi corre a comprare il lievito e chi parla di un'invenzione per vendere vaccini. «Forse in questo ho fallito anch'io insieme a tanti altri», ammette.

Trasparenza e responsabilità

Vale la pena dare notizia di pochi casi nel mondo? Sì, risponde: la trasparenza è la prima regola della comunicazione delle malattie infettive. L'errore della Cina all'inizio del Covid fu proprio non allarmare per pochi casi. Cita Andrea Crisanti, per cui la trasparenza misura il rispetto per le persone. La fiducia è il bene più prezioso, e si costruisce così: non si può dire che un vaccino non dà reazioni avverse quando la gente vede che non è vero.

Distingue però la trasparenza dalla responsabilità. Durante il Covid ha scelto di aspettare prima di parlare di un'ipotetica reazione immunitaria ai vaccini (l'ADE), discussa tra immunologi: Rappuoli le assicurò che non riguardava quel virus, e infatti non si è mai verificata. Allo stesso modo non commentò subito il documento della SIAARTI sui criteri per i rianimatori quando i respiratori non bastavano, finché i giornali non ne fecero un titolo. «Questo non è mancanza di trasparenza, questo è senso di responsabilità in una situazione di crisi». Trasparenza, dice, è raccontare ciò che succede, non mille scenari ipotetici.

Cattiva prevenzione

Il suo ultimo libro si intitola Cattiva prevenzione. Villa richiama le parole del ministro della Salute sulle liste d'attesa: non c'è solo un problema di offerta ma anche di domanda, con una quota di prestazioni inappropriate. La percentuale del 20% citata dal ministro, osserva, è difficile da calcolare con precisione, ma il problema esiste. «Non è fare sempre più controlli che ci dà la possibilità di prevenire le malattie». Vanno fatti gli screening dimostrati efficaci, e poi i controlli quando c'è un sintomo. Altrimenti, quando si ha davvero bisogno, ci si trova in coda dietro chi fa esami inutili.

La prevenzione vera, dice, è un'altra: un'ora di attività fisica al giorno a scuola per tutti i bambini, lavoro sulle abitudini alimentari, attenzione alle sigarette elettroniche che avvicinano al fumo ragazzi che non avrebbero mai fumato. E l'alcol: il bicchiere di vino a pasto non fa bene, e servirebbe così tanto vino per ottenere l'effetto attribuito al resveratrolo da fare danni ovunque. Senza criminalizzare nessuno: ognuno può pesare il proprio rischio. Ma «noi abbiamo il dovere di dire le cose come stanno, poi i cittadini saranno liberi di prendere le loro decisioni».

L'intelligenza artificiale

Ha paura che l'IA la sostituisca? Villa racconta di non usarla quasi mai, e di trovare fastidiosa la correzione continua mentre scrive. Chi ha un valore aggiunto che viene dall'esperienza e dal contesto, pensa, ha ancora qualcosa da dare. Se l'IA viene pensata come sostituto, non si va in una buona direzione. In sanità sta già facendo cose meravigliose, ma va usata «come strumento, non per sostituirci».

Come prossimi ospiti suggerisce Daniele Coen, a lungo responsabile del pronto soccorso di Niguarda, e la divulgatrice Beatrice Mautino.


Cosa dice la scienza

Cos'è l'esitazione vaccinale

Il gruppo di lavoro dell'OMS sull'esitazione vaccinale (MacDonald e colleghi, Vaccine, 2015) la definisce come il ritardo nell'accettare o il rifiuto delle vaccinazioni nonostante i servizi siano disponibili. È un fenomeno complesso, che varia nel tempo, nei luoghi e da vaccino a vaccino. Dipende da tre fattori: la percezione di non averne bisogno, la comodità di accesso e la fiducia, nei vaccini, in chi li somministra e in chi decide. È lo stesso filo del racconto di Villa: quando la fiducia si incrina, anche chi si era sempre vaccinato può fermarsi.

Efficacia e sicurezza del vaccino a mRNA

Il trial registrativo del vaccino BNT162b2 di Pfizer-BioNTech (Polack e colleghi, NEJM, 2020) ha coinvolto 43.548 persone sopra i 16 anni, divise tra vaccino e placebo. Dopo la seconda dose ci sono stati 8 casi di Covid nel gruppo vaccinato e 162 nel gruppo placebo: un'efficacia del 95%. Dei 10 casi gravi dopo la prima dose, 9 erano nel gruppo placebo. Gli effetti più comuni erano dolore nel punto di iniezione, stanchezza e mal di testa, di intensità lieve o moderata, e gli eventi avversi gravi erano rari e simili nei due gruppi. Sono numeri in linea con quanto racconta Villa: reazioni presenti, come per ogni farmaco, e un profilo di sicurezza molto buono.

Vaccini e autismo: la bufala smentita

La meta-analisi di Taylor e colleghi (Vaccine, 2014) ha riunito 5 studi di coorte con 1.256.407 bambini e 5 studi caso-controllo con 9.920 bambini. Non è emersa alcuna relazione tra vaccinazioni e autismo o disturbi dello spettro autistico, né con il vaccino morbillo-parotite-rosolia, né con il tiomersale o il mercurio. È una delle tante conferme che Villa richiama quando parla della madre di tutte le bufale.

Il bicchiere di vino non protegge

Una revisione sistematica pubblicata su JAMA Network Open (Zhao e colleghi, 2023) ha analizzato 107 studi di coorte con quasi 4,8 milioni di persone. Tenendo conto dei principali errori metodologici, come il confronto con ex bevitori, chi beve poco o in modo occasionale non ha una mortalità più bassa di chi non ha mai bevuto. Il rischio aumenta in modo significativo da circa 45 grammi di alcol al giorno, e per le donne a livelli più bassi. È il dato che sostiene l'affermazione di Villa sul "bicchiere a pasto".

Il primo accordo globale sulle pandemie

Il 20 maggio 2025 l'Assemblea mondiale della sanità ha adottato l'Accordo pandemico dell'OMS, con 124 voti favorevoli, nessun contrario e 11 astenuti. L'obiettivo è una risposta più coordinata ed equa alle future pandemie. Il testo precisa che nulla nell'accordo dà all'OMS il potere di imporre agli Stati misure come lockdown, obblighi vaccinali o divieti di viaggio. È il punto che Villa richiama quando ricorda che l'OMS non ha mai imposto chiusure.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se la fiducia è il bene più prezioso della sanità pubblica, chi ha oggi il compito di ricostruirla dopo la pandemia: le istituzioni, i medici, i giornalisti o ciascuno di noi quando condivide una notizia?

Comunicare l'incertezza. Le istituzioni tendono a dare certezze anche quando non ci sono. Quando poi le cose cambiano, la credibilità ne soffre.

Il sistema dell'informazione. La crisi economica dell'editoria spinge verso titoli acchiappaclic, e la divulgazione di qualità fatica a sostenersi.

Polarizzazione. Ogni nuova minaccia sanitaria divide il pubblico tra allarmismo e negazione, lasciando poco spazio alle posizioni misurate.

Prestazioni inappropriate. Esami e controlli senza indicazione allungano le liste d'attesa e sottraggono tempo a chi ne ha davvero bisogno.

Prevenzione sporadica. Attività fisica a scuola ed educazione alimentare restano affidate a progetti saltuari, mentre la prevenzione viene spesso associata a check-up e integratori.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono indicazioni concrete. Comunicare sempre con trasparenza, dicendo cosa si sa e cosa no, e aggiornando i messaggi quando cambiano le prove. Parlare apertamente delle reazioni avverse, spiegandone la frequenza. Affidare la comunicazione sanitaria a chi conosce la materia e intervistare gli esperti giusti per ogni domanda. Partecipare al coordinamento internazionale contro le minacce pandemiche. Fare prevenzione basata sulle prove: screening efficaci, attività fisica a scuola, lotta a fumo e alcol, meno esami inutili. Usare l'intelligenza artificiale come strumento di supporto, senza delegarle il pensiero.


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Conclusione

Roberta Villa porta in questo episodio lo sguardo di chi ha raccontato la pandemia ogni giorno, con un metodo preciso: dire cosa si sa, dire cosa non si sa, correggersi quando arrivano nuove prove. Per lei la fiducia nella scienza si è incrinata più per gli errori di comunicazione e per i ritardi che per la scienza in sé. Gli studi confermano l'efficacia e la sicurezza dei vaccini a mRNA, smentiscono il legame tra vaccini e autismo e ridimensionano il mito del bicchiere di vino. La lezione vale anche per la prossima emergenza: la verità, anche scomoda, è la base della fiducia.

→ Ascolta l'episodio 75 di Skeptical Health con Roberta Villa per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 43.548 persone: i partecipanti al trial registrativo del vaccino a mRNA BNT162b2 (Polack et al., NEJM 2020)
  2. 95%: l'efficacia del vaccino contro il Covid sintomatico nel trial, con 8 casi contro 162 (Polack et al., 2020)
  3. 1.256.407 bambini: i partecipanti agli studi di coorte che escludono un legame tra vaccini e autismo (Taylor et al., Vaccine 2014)
  4. 3 fattori: comodità di accesso, percezione del bisogno e fiducia determinano l'esitazione vaccinale (SAGE, Vaccine 2015)
  5. 107 studi e quasi 4,8 milioni di persone: la meta-analisi che non trova benefici per la mortalità nel bere poco (Zhao et al., JAMA Network Open 2023)
  6. 124 voti a favore, 0 contrari, 11 astenuti: l'adozione dell'Accordo pandemico dell'OMS (OMS, 2025)

Takeaway

  1. Diffida delle certezze assolute. Una fonte affidabile dice anche cosa non sa e si corregge quando cambiano le prove.

  2. Prima di condividere, verifica. Una notizia falsa si diffonde in pochi secondi, la smentita richiede molto più tempo.

  3. Chiedi solo gli esami che servono. Gli screening raccomandati e i controlli per un sintomo sono prevenzione, i check-up senza indicazione spesso no.

  4. Scegli informato su vaccini e alcol. I vaccini hanno effetti collaterali noti, per lo più lievi, il bicchiere di vino quotidiano non protegge la salute: poi la decisione è tua.

Domande frequenti

Perché abbiamo perso fiducia nella scienza dopo il Covid?

Secondo la giornalista scientifica Roberta Villa, ospite dell'episodio 75, hanno pesato soprattutto i ritardi nelle decisioni dopo la prima ondata, l'obbligo vaccinale in un Paese già molto vaccinato, messaggi eccessivi sul green pass e la negazione delle reazioni avverse. Per lei la fiducia si ricostruisce con trasparenza e onestà, anche sull'incertezza.

Come hanno fatto i vaccini a mRNA ad arrivare così in fretta?

Nell'episodio Roberta Villa spiega che sono convergiti più fattori: piattaforme a mRNA già studiate per altri virus, finanziamenti e laboratori concentrati sul Covid, tanti contagi che hanno reso rapidi i trial e una revisione continua dei dati da parte delle agenzie regolatorie. Il trial registrativo del vaccino Pfizer-BioNTech ha coinvolto 43.548 persone, con un'efficacia del 95%.

I vaccini anti Covid hanno effetti collaterali?

Sì, come ogni farmaco. Nel trial di Polack e colleghi (NEJM, 2020) gli effetti più comuni erano dolore al braccio, stanchezza e mal di testa, e gli eventi avversi gravi erano bassi e simili tra vaccino e placebo. Roberta Villa sottolinea che negare le reazioni avverse è stato un errore grave, e che i vaccini a mRNA si sono rivelati molto sicuri.

Cos'è la legge di Brandolini?

È il principio secondo cui l'energia necessaria per smentire una sciocchezza è molto maggiore di quella servita a produrla. Nell'episodio 75 viene citata per spiegare perché le fake news corrono più veloci delle spiegazioni. Roberta Villa ricorda però che la bufala sui vaccini e l'autismo nacque alla fine degli anni '90, prima dei social.

I vaccini causano l'autismo?

No. La meta-analisi di Taylor e colleghi (Vaccine, 2014), su oltre 1,2 milioni di bambini negli studi di coorte, non ha trovato alcuna associazione tra vaccinazioni e autismo, né con il vaccino MMR, il tiomersale o il mercurio. Roberta Villa definisce questa teoria 'la madre di tutte le bufale'.

Un bicchiere di vino al giorno fa bene?

Le prove più recenti non lo confermano. Una meta-analisi su 107 studi e quasi 4,8 milioni di persone (JAMA Network Open, 2023) non ha trovato una riduzione della mortalità nei bevitori leggeri o moderati rispetto a chi non ha mai bevuto, e ha trovato un rischio maggiore con consumi più alti. Roberta Villa invita a dire la verità e lasciare ai cittadini la scelta.

Fonti

  1. MacDonald NE; SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy: Vaccine hesitancy: definition, scope and determinants. Vaccine (2015)
  2. Polack FP, Thomas SJ, Kitchin N et al.: Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine. New England Journal of Medicine (2020)
  3. Taylor LE, Swerdfeger AL, Eslick GD: Vaccines are not associated with autism: an evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies. Vaccine (2014)
  4. Zhao J, Stockwell T, Naimi T et al.: Association Between Daily Alcohol Intake and Risk of All-Cause Mortality: A Systematic Review and Meta-analyses. JAMA Network Open (2023)
  5. WHO: World Health Assembly adopts historic Pandemic Agreement (20 maggio 2025)
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