Politica sanitariaEP89 18 min di lettura

Tariffe Ferme dal 2012: Chi Paga Davvero la Sanità?

Tariffe SSN ferme dal 2012, contratto AIOP da rinnovare e margini al 3,5%: Michele Nicchio spiega come si finanzia il privato accreditato e cosa può cambiare.

Tariffe Ferme dal 2012: Chi Paga Davvero la Sanità?
C
G

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Michele Nicchio — Presidente AIOP Lombardia, vicepresidente nazionale AIOP

Ultimo aggiornamento: 2026-10-09

Quanto tempo hai?

Le tariffe SSN, cioè quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce per un ricovero o una visita, sono al centro dell'episodio 89 di Skeptical Health. Cristian Valeri e Guido Magrin ne parlano con Michele Nicchio, presidente di AIOP Lombardia, l'associazione dell'ospedalità privata accreditata laica, e vicepresidente nazionale AIOP con delega al bilancio. Nicchio gestisce con la famiglia un gruppo di strutture sanitarie, sociosanitarie, ospedaliere e poliambulatoriali in provincia di Mantova e lavora in ambito ospedaliero dal 2005. Si parla del contratto della sanità privata, di chi decide le tariffe, di budget regionali, di case di comunità e di personale che manca.


Perché il tema è urgente oggi

Il rinnovo del contratto della sanità privata è, a detta degli intervistatori, uno dei temi più richiesti di sempre nei commenti al podcast: «potrebbe essere la top tre». Dietro c'è una domanda concreta per migliaia di infermieri, tecnici, medici e operatori: perché chi fa lo stesso lavoro in una struttura pubblica e in una privata accreditata ha retribuzioni diverse?

La risposta passa da un meccanismo poco conosciuto. Le strutture private accreditate lavorano in gran parte per il SSN, a prezzi che non decidono loro. E quei prezzi, per i ricoveri per acuti, sono ancora quelli fissati nel 2012. Intanto la spesa sanitaria cresce: secondo l'Istat, nel 2025 ha raggiunto 190,1 miliardi di euro, l'8,4% del PIL, con 42,4 miliardi pagati direttamente dalle famiglie. La popolazione invecchia e i professionisti scarseggiano.

Capire chi paga cosa, e con quali regole, serve a leggere con meno pregiudizi il rapporto tra pubblico e privato accreditato.


Cosa emerge dall'episodio

Chi è Michele Nicchio

Nicchio descrive un «duplice ruolo». Da una parte gestisce, insieme al padre e alla sorella, il gruppo di famiglia: nato dalle strutture sociosanitarie, si è allargato a ospedali e poliambulatori, coprendo servizi «a 360°». Dall'altra, da un paio d'anni è presidente di AIOP Lombardia, che rappresenta l'ospedalità privata accreditata laica (le strutture religiose sono rappresentate da ARIS), e vicepresidente nazionale con la delega al bilancio. Dal 2018 ha guidato per due mandati AIOP Giovani a livello nazionale. Gli intervistatori lo avevano già incontrato a un evento di Assolombarda, per una chiacchierata più breve sulla sanità privata.

Perché il contratto non si rinnova

Nicchio parte da un paragone. In un'industria qualsiasi, chi deve rinnovare un contratto apre il confronto con le parti sociali e poi cerca un equilibrio sul prezzo: «Io vendo patatine e so che per coprire il rinnovo del contratto devo aumentare il costo del sacchetto di patatine». In sanità non funziona così.

Il primo dato che tiene a chiarire è che le strutture private accreditate lavorano quasi tutte per il SSN: «per circa il 90% dei loro bilanci fanno attività accreditata con l'SSN». E il 100% di quelle tariffe, dice, «non vengono decise da me, ma vengono decise a livello ministeriale e poi dalla Conferenza Stato Regioni». L'interlocutore finale è il Ministero della Salute, con il MEF che verifica le risorse. Solo se una prima visita passa da X a X + 1, quell'uno in più può finire nelle buste paga di infermieri, OSS, tecnici e medici.

Nicchio smonta anche un numero che circola spesso, i circa 40 miliardi di spesa sanitaria privata. Dentro ci sono, nella sua lettura, circa 12 miliardi di farmaceutica, circa 10 miliardi di prestazioni di professionisti, per più della metà odontoiatri fuori dai LEA, i ticket e l'attività privata delle strutture pubbliche: «non sono 40 miliardi che arrivano nelle tasche delle strutture private accreditate».

La matematica del 3,5%

Il cuore della puntata è un conto. Nicchio cita un'analisi dell'area studi di Mediobanca ripresa da Milano Finanza a fine maggio, con un titolo che riassume il problema: l'ospedale non paga. I ricavi delle strutture sono cresciuti, ma sono stati mangiati dall'aumento dei costi. I margini lordi possono sembrare alti, ma vanno letti insieme a investimenti pesanti, sempre a carico delle strutture private accreditate, e a posizioni debitorie importanti. Il risultato, secondo i dati che riporta, è che oggi «chi fa bene arriva ad un margine prima delle imposte del 3,5%».

Dall'altra parte c'è il divario con il contratto pubblico, che nel frattempo ha avuto due rinnovi: «vale mal contato circa il 10%». In un ospedale il personale pesa per il 50-55% dei costi, quindi servirebbe circa un 5% in più. Con un margine del 3,5%, conclude, «ditemi voi come faccio a far quadrare i conti. Quindi questa è proprio matematica».

Le strade, per Nicchio, sono due e vanno percorse insieme. La soluzione «corretta» è nazionale: tariffe più alte decise dal Ministero, e «se ne sta parlando». Nel frattempo AIOP chiede a Regione Lombardia, in dialogo con l'assessore Guido Bertolaso, «un pezzettino noi, un pezzettino voi», per evitare di avere «personale di serie A, personale di serie B per fare le stesse identiche cose». Il problema, aggiungono gli intervistatori, si è aggravato dopo il 2020, quando l'inflazione ha accelerato.

Una legge del 1992 e una pizza del 2012

Nicchio richiama il decreto legislativo 502 del 1992, la riforma che porta il nome di Rosy Bindi: «di certo non possiamo dire che Rosy Bindi ha fatto una legge pro privato», ma una legge pensata per il sostentamento del sistema sanitario. All'articolo 8-sexies la legge prevede che le tariffe vengano aggiornate periodicamente, tenendo conto dell'innovazione tecnologica e organizzativa e del costo dei principali fattori produttivi. «Lo dice la legge, non lo dice Michele Nicchio». E se il personale vale metà dei costi, è un fattore produttivo di cui tenere conto.

Il problema è la periodicità: l'ultimo aggiornamento è del 2012. Da qui l'immagine della puntata: «A me piacerebbe prendere lo scontrino di una pizza del 2012 e lo scontrino della pizza che ho mangiato sabato sera e vedere se il prezzo che ho pagato è lo stesso».

Il costo della sanità che non vediamo

Il SSN è finanziato dalla fiscalità generale e il cittadino non vede quanto costa una prestazione. Nicchio ricorda un'iniziativa lombarda, voluta ai tempi della giunta Formigoni e secondo lui ancora in vigore: sulle lettere di dimissione e sulle ricevute delle strutture accreditate deve comparire quanto ha pagato il cittadino e quanto ha pagato il servizio sanitario. In termini di senso civico la giudica un'iniziativa «assolutamente interessante», perché mette «le carte sul tavolo».

Il quadro di fondo è quello già descritto in un'altra puntata dalla professoressa Rosanna Tarricone, che Nicchio cita: la popolazione invecchia, le cure migliorano ma costano di più e la verità, impopolare, è che «non ci sono abbastanza soldi». Non è un problema solo italiano. Sull'evasione fiscale, Nicchio invita a un «bagno di realtà»: sarebbe giusto recuperarla, ma è un problema che ci si porta dietro da decenni e conviene pensare anche ad altre soluzioni.

I bilanci del pubblico e una sfida

Gli intervistatori lo incalzano: se nel pubblico ci sono stati due rinnovi contrattuali e il privato non regge un aumento del 5%, allora le aziende pubbliche sono tutte in perdita? Nicchio rimanda all'amministrazione trasparente, dove chiunque può scaricare i bilanci delle strutture pubbliche. I bilanci chiudono a zero, spiega, grazie ai ripiani regionali e ai finanziamenti extra. E lancia una sfida davanti alle telecamere: a chi trova una struttura pubblica che chiude davvero a zero senza ripiani, offre «la pizza al prezzo del 2026, non al prezzo del 2012».

I numeri della Lombardia secondo Nicchio

Nicchio porta poi i dati che conosce meglio, quelli di Regione Lombardia. Su un bilancio sanitario regionale di circa 22 miliardi, i ricoveri valgono circa 5,1-5,2 miliardi e l'attività ambulatoriale circa 2,5 miliardi.

  • Ricoveri. Le strutture di diritto pubblico erogano il 62% dell'attività, che però costa il 68% della spesa; le private accreditate erogano il 38% e costano il 32%. Se tutto fosse svolto dal pubblico con l'efficienza attuale, il volume costerebbe circa il 110%: mezzo miliardo in più.
  • Ambulatoriale. Pubblico e privato fanno circa metà dell'attività ciascuno, ma il pubblico costa circa il 60% e il privato il 40%. Con tutto in capo al pubblico si arriverebbe al 120%: altri 500 milioni circa.

Il totale è circa 1 miliardo in più. Da qui la risposta allo slogan «nazionalizziamo le strutture private, facciamo fare tutto al pubblico»: «servirebbe 1 miliardo di più e ripeto, non mi risulta Regione Lombardia abbia un margine di 1 miliardo di più da spendere».

Regole, burocrazia e responsabilità

Perché il pubblico non adotta l'organizzazione del privato? Per Nicchio non è una questione di persone: «non è che tutti quelli del privato sono tutti dei fenomeni e tutti quelli del pubblico non sono capaci». Il pubblico è inefficiente perché lo sono le sue regole.

L'esempio è l'acquisto di una TAC. Nella sua struttura chiama i principali fornitori, valuta con i professionisti costi e benefici e in un paio di mesi la macchina arriva. Nel pubblico ci sono gare, Consip, commissioni e una serie di passaggi burocratici. La differenza sta nella responsabilità: «se alla fine dell'anno tiro la riga e c'è più uno, bene, siamo tutti contenti». Se c'è una perdita, la copre il socio, non la Regione. Nel pubblico il disavanzo lo copre la Regione, e il timore che qualcuno sprechi o usi male il denaro pubblico ha «irrigidito talmente tanto la macchina» da generare inefficienze. Trovare un rimedio non è facile: se si chiedesse a un direttore generale di rispondere personalmente di una perdita, osserva, non si troverebbe più nessuno disposto a farlo.

Prestazioni in perdita e tariffe da aggiornare

Gli intervistatori portano l'esempio dei pazienti ustionati arrivati dalla Svizzera e curati al centro ustioni di Niguarda: un reparto d'eccellenza che forse lavora in perdita, ma come investimento sociale. Nicchio è d'accordo e allarga il discorso: nel pubblico e nel privato ci sono attività con margine e attività senza, e anche le strutture private accreditate ne fanno molte in perdita, bilanciandole con le altre per arrivare a quel 3,5%.

Il punto, per lui, è un altro. Se una prestazione viene rimborsata 1.000 euro ma ne costa 2.000, e al pubblico la differenza viene comunque coperta, allora allo Stato quella prestazione costa 2.000: «forse è arrivato il momento di dire che quella prestazione non costa 1000 ma costa 2000». Le tariffe sono le stesse per pubblico e privato. Quello che cambia è che il privato deve compensare da solo le prestazioni sotto costo: «Abbi il coraggio di dire che costa 20».

Il mito delle prestazioni scelte

Uno dei passaggi più lunghi riguarda una convinzione diffusa: il privato accreditato fa solo quello che gli conviene. Nicchio descrive un sistema molto più vincolato.

La Regione assegna a ogni struttura due budget separati, «due vasi non comunicanti», uno per i ricoveri e uno per l'ambulatoriale, sulla base della storicità. L'assetto di accreditamento lo decidono ATS e Regione: se volesse aprire una cardiochirurgia all'ospedale di Castiglione delle Stiviere, non potrebbe deciderlo da solo. Sui ricoveri c'è un po' più di scelta, ma dipende dai professionisti disponibili: se ci sono più chirurghi esperti di varici che di emorroidi, l'attività si orienta lì.

Sull'ambulatoriale, il più colpito dalle liste d'attesa, le regole sono cambiate da circa dieci anni. Oggi Regione Lombardia fissa prestazione per prestazione il numero da erogare: in un suo ospedale, quest'anno, 5.322 visite cardiologiche, 3.828 prime visite dermatologiche, 1.850 risonanze della colonna. Poi c'è l'attività che non si governa: in un ospedale con pronto soccorso il 20-25% dell'ambulatoriale passa dal pronto soccorso, circa il 10% è laboratorio ad accesso diretto, e ci sono le attività salvavita come radioterapia, infusioni oncologiche e dialisi. In tutto, tra il 40 e il 50%. Del resto, il 70-80% ha numeri fissati dalla Regione. Il conto finale: «su 100 la mia capacità di manovra di fare quello che mi conviene è del 15%».

Chi non raggiunge gli obiettivi perde il 10% del budget. E se li supera? «Mi ringraziano, mi danno una pacca sulla spalla», scherza, e forse un ingresso diretto in purgatorio. Per questo Nicchio contesta una lettura superficiale delle regole: non è che la Regione governi solo il 10% dell'attività, è che se non si fa ciò che chiede taglia il 10% dal conto finale.

Visita in convenzione tra mesi, a pagamento oggi

Gli intervistatori pongono la domanda che molti si fanno: perché nella stessa struttura una visita in convenzione si trova tra 6-12 mesi e a pagamento il pomeriggio stesso? Nicchio fa un esempio. Un professionista può fare 100 visite a settimana; la Regione ne paga 90 in SSN e le altre 10 sono private. Ma la domanda in convenzione è di 1.000 visite e quella privata di 50: con 10 visite a settimana, la domanda privata si esaurisce in cinque settimane, quella SSN no.

C'è poi un limite fisico: un medico non può lavorare 28 ore al giorno, e i professionisti scarseggiano. Anche con i budget aumentati negli ultimi anni, la domanda dopo il Covid è «cresciuta terribilmente». L'attività privata delle strutture accreditate, aggiunge, raramente supera il 15% del totale. Che il cittadino non percepisca la differenza tra pubblico e privato accreditato, per lui, è un segnale positivo.

Case di comunità: il problema sono le persone

La domanda provocatoria degli intervistatori è se sia pronto a prendersi le case di comunità della sua zona. «Assolutamente sì». Nicchio racconta che all'inaugurazione delle case di comunità in provincia di Mantova l'assessore ha detto pubblicamente che la Regione è pronta a sbloccare la collaborazione dei privati accreditati nella loro gestione, oggi non consentita dalle regole.

Il motivo, spiega, non è solo economico: «il problema più grosso che abbiamo non è economico, ma è di mancanza di persone». Si possono pagare i professionisti il doppio o il triplo, ma se ne servono dieci e ce ne sono cinque, non si moltiplicano. L'esempio è Castiglione delle Stiviere, un comune di circa 21-22 mila abitanti: da un lato dell'incrocio c'è l'ospedale privato accreditato, dall'altro la casa di comunità, mentre i medici dell'ASST di riferimento sono a 50 chilometri. E per gli esami successivi il paziente rischia di dover andare a Mantova: «abbiamo avvicinato la prima visita e tutto il resto però lo allontaniamo di 50 km».

Con il PNRR, dice, è stata fatta «la parte facile»: costruire. Ora bisogna metterci dentro i professionisti. Mancano medici, infermieri e ormai anche tecnici, e la demografia non aiuta: Nicchio ricorda il calo delle nascite dai quasi 900 mila degli anni del baby boom ai circa 500 mila del 2000, fino a un numero che stima intorno ai 300 mila.

Regole scritte per la tecnologia di vent'anni fa

L'ultimo esempio viene dalla diagnostica per immagini. Quando Nicchio ha iniziato a lavorare in ospedale, nel 2005, il radiologo refertava davanti alla macchina. Oggi può refertare da remoto immagini fatte ovunque, ma le regole impongono ancora la sua presenza per alcuni esami notturni con mezzo di contrasto, anche dove medico e rianimatore sono già presenti per il pronto soccorso. «È un'assurdità», dice: è una regola nata prima dei sistemi di refertazione a distanza. Le regole cambiano ogni vent'anni, e sono «tempi troppo lunghi che non ci possiamo più permettere». Per questo, conclude, anche i requisiti di accreditamento andrebbero rivisti: con la metà delle persone disponibili e le regole di prima, «ci andiamo a schiantare».

Come prossimo ospite indica Pietro Potestio, presidente di ANISAP Lombardia, l'associazione che rappresenta le strutture ambulatoriali private accreditate.


Cosa dice la scienza

Cosa prevede la legge sull'aggiornamento delle tariffe

L'articolo 8-sexies del decreto legislativo 502 del 1992 stabilisce che il Ministro della Salute, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, individua con decreto i sistemi di classificazione delle prestazioni e determina le tariffe massime da corrispondere alle strutture accreditate. Il comma 6 dispone che la revisione delle classificazioni e l'aggiornamento delle tariffe siano effettuati periodicamente, tenendo conto dei livelli essenziali di assistenza e delle relative previsioni di spesa, «dell'innovazione tecnologica e organizzativa, nonché dell'andamento del costo dei principali fattori produttivi». È il testo citato da Nicchio in puntata.

Dalle tariffe del 2012 al primo aggiornamento del 2026

Il riferimento nazionale per le tariffe dei ricoveri ospedalieri è il decreto ministeriale del 18 ottobre 2012. Per curiosità, nel 2026 è arrivato un primo aggiornamento. La legge di bilancio 2025 (legge 207 del 2024, articolo 1, comma 300) ha autorizzato 77 milioni di euro per il 2025 e 1 miliardo di euro l'anno dal 2026 per aggiornare le tariffe ospedaliere: 350 milioni per i ricoveri post-acuzie, cioè riabilitazione e lungodegenza, e 650 milioni per i ricoveri per acuti.

La prima parte è stata attuata con il decreto del 12 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 giugno, che aggiorna le tariffe massime di riabilitazione ospedaliera e lungodegenza post-acuzie mantenendo l'articolazione definita nel 2012. Le tariffe per i ricoveri per acuti, quelle su cui si regge la maggior parte dell'attività ospedaliera, sono rimandate a un provvedimento successivo. È la discussione di cui Nicchio dice che «se ne sta parlando».

Quanto spende l'Italia per la salute

Nell'audizione alla Commissione Affari sociali della Camera del 7 luglio 2026, l'Istat ha indicato per il 2025 una spesa sanitaria totale di 190,1 miliardi di euro, pari all'8,4% del PIL. La spesa sostenuta dal settore pubblico è di 140,8 miliardi (74,1% del totale), quella a carico diretto delle famiglie di 42,4 miliardi (22,3%). È l'ordine di grandezza dei «40 rotti miliardi» di spesa privata citati in puntata.

Lo stesso documento descrive il peso del privato accreditato nell'offerta ospedaliera. Nel 2023 il 23,6% dei posti letto ordinari si trovava in strutture private accreditate, contro il 18,8% del 1996. In quasi trent'anni i posti letto ordinari si sono più che dimezzati, da 358.309 a 176.317: quelli pubblici sono diminuiti del 53,7%, quelli privati accreditati del 38,3%.

Il personale: medici e infermieri attivi

Sempre secondo l'Istat, nel 2024 operavano in Italia oltre 343 mila medici attivi e quasi 412 mila infermieri attivi, pari a 7 ogni mille residenti e a 1,4 infermieri per medico. Sono i numeri dentro cui si muove la competizione tra pubblico e privato per gli stessi professionisti, di cui Nicchio parla quando dice che l'euro in più rischia solo di spostare una persona da una struttura all'altra.

Meno nascite, popolazione più anziana

Gli indicatori demografici Istat confermano la tendenza descritta in puntata. Per curiosità, nel 2025 le nascite sono state 355 mila, in calo del 3,9% rispetto al 2024, con una fecondità scesa a 1,14 figli per donna. Al 1° gennaio 2026 gli over 65 sono 14 milioni 821 mila, il 25,1% della popolazione, e l'età media dei residenti è di 47,1 anni. Meno giovani che entrano nel mondo del lavoro e più anziani da curare: è la forbice su cui si gioca la sostenibilità del sistema.

Le case della comunità secondo il DM 77

Il decreto ministeriale 77 del 2022 ha definito i modelli e gli standard dell'assistenza territoriale finanziata con il PNRR. Prevede almeno una Casa della Comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti, con presenza medica 24 ore su 24 e infermieristica 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, ed équipe multiprofessionali con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, continuità assistenziale e specialisti ambulatoriali. Fissa inoltre almeno un infermiere di famiglia e comunità ogni 3.000 abitanti. Standard che, come ricorda Nicchio, richiedono prima di tutto persone.


Le criticità reali

Tariffe e contratti legati tra loro. Finché le tariffe per i ricoveri per acuti restano quelle del 2012, per le strutture che lavorano quasi solo per il SSN il rinnovo del contratto dipende da decisioni prese altrove.

Il costo reale delle prestazioni. Se alcune prestazioni costano più di quanto viene riconosciuto e la differenza viene coperta in altro modo, il tariffario smette di dire quanto costa davvero curare.

Regole che invecchiano. Requisiti di accreditamento e procedure d'acquisto aggiornati ogni vent'anni faticano a seguire la tecnologia, come nell'esempio della refertazione a distanza.

Strutture nuove, personale che manca. Le case di comunità sono state costruite; riempirle di professionisti, con meno giovani e più anziani, è la parte difficile.

Una domanda per riflettere. Se sulle ricevute di ogni visita e ricovero comparisse sempre quanto paga il servizio sanitario, cambierebbe il nostro modo di guardare alla sanità pubblica?


Cosa può cambiare

Dalla puntata emergono alcune direzioni concrete. La prima è nazionale: completare l'aggiornamento delle tariffe con la parte dedicata ai ricoveri per acuti, come prevede la legge di bilancio 2025, e renderlo davvero periodico come chiede l'articolo 8-sexies. La seconda è regionale: in attesa delle risorse nazionali, trovare un equilibrio che riduca la distanza tra il personale del pubblico e quello del privato accreditato.

Sul piano organizzativo, Nicchio indica la collaborazione tra strutture pubbliche e private accreditate nelle case di comunità, dove la vicinanza fisica dei professionisti può fare la differenza, e una revisione dei requisiti di accreditamento alla luce della tecnologia di oggi. Infine, la trasparenza verso i cittadini: sapere quanto costa una prestazione aiuta a capire il valore del servizio sanitario.


Approfondisci: articoli correlati

Privatizzare la Sanità la Rende più Efficiente?, il primo incontro con Michele Nicchio, tra assistente infermiere e sperimentazioni gestionali

SSN: Ancora Sostenibile o da Riformare?, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale con Rosanna Tarricone

Sanità Pubblica e Privata: dallo Scontro alla Collaborazione, il rapporto tra pubblico e privato accreditato

Sanità Lombarda: il Modello va Difeso o Ridisegnato?, il modello lombardo e il suo futuro

Gare Pubbliche in Sanità: Cosa Succede Davvero?, come acquistano le aziende sanitarie pubbliche


Conclusione

Michele Nicchio racconta la sanità privata accreditata dal lato dei conti: strutture che lavorano per circa il 90% per il SSN, a tariffe decise a livello nazionale e ferme per i ricoveri per acuti dal 2012, con margini che nella sua analisi non lasciano spazio a un contratto allineato a quello pubblico. Nella puntata smonta alcune convinzioni diffuse, dalle prestazioni «scelte» ai 40 miliardi di spesa privata, e porta i numeri della Lombardia sul costo di un sistema tutto pubblico. Il messaggio più ampio va oltre il privato: tariffe che dicano quanto costa davvero curare, regole aggiornate alla tecnologia e, soprattutto, persone. Le fonti completano il quadro: la legge chiede aggiornamenti periodici, nel 2026 è arrivato il primo per riabilitazione e lungodegenza, la spesa sanitaria supera i 190 miliardi e la demografia rende il personale la risorsa più scarsa.

→ Ascolta l'episodio 89 di Skeptical Health con Michele Nicchio per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 2012: l'anno del decreto che fissa le tariffe nazionali di riferimento per i ricoveri ospedalieri (DM 18 ottobre 2012)
  2. 1 miliardo l'anno dal 2026: le risorse per aggiornare le tariffe ospedaliere, 350 milioni per riabilitazione e lungodegenza e 650 milioni per gli acuti (legge 207/2024, richiamata dal DM 12 maggio 2026)
  3. 190,1 miliardi: la spesa sanitaria totale in Italia nel 2025, l'8,4% del PIL (Istat 2026)
  4. 42,4 miliardi: la spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie nel 2025, il 22,3% del totale (Istat 2026)
  5. 23,6%: la quota di posti letto ordinari in strutture private accreditate nel 2023 (Istat 2026)
  6. 412 mila: gli infermieri attivi in Italia nel 2024, 7 ogni mille residenti (Istat 2026)
  7. 355 mila: le nascite in Italia nel 2025, in calo del 3,9% sul 2024 (Istat, Indicatori demografici 2025)

Takeaway

  1. Le tariffe SSN non le decide chi eroga. Per le strutture accreditate i prezzi delle prestazioni sono fissati a livello nazionale e sono uguali per pubblico e privato.

  2. Il contratto dipende dalle tariffe. Secondo Nicchio, con margini medi del 3,5% e un divario di circa il 10% sul personale, il rinnovo passa dall'aggiornamento delle tariffe.

  3. Il privato accreditato ha poco margine di scelta. Budget, accreditamento e numero delle prestazioni ambulatoriali principali sono stabiliti da Regione e ATS.

  4. La risorsa più scarsa sono le persone. Case di comunità e nuove strutture funzionano solo se ci sono medici, infermieri e tecnici per farle lavorare.

Domande frequenti

Perché il contratto della sanità privata accreditata non viene rinnovato?

Secondo Michele Nicchio, presidente di AIOP Lombardia, il problema è di margini. Circa il 90% dell'attività delle strutture private accreditate è svolta per il SSN a tariffe decise a livello nazionale. Con margini medi del 3,5% prima delle imposte e un divario di circa il 10% sul costo del personale, senza tariffe aggiornate non c'è spazio per aumenti.

Chi decide le tariffe delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale?

Le tariffe massime sono fissate con decreto del Ministro della Salute, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, come prevede l'articolo 8-sexies del decreto legislativo 502 del 1992. Le tariffe sono le stesse per strutture pubbliche e private accreditate: una struttura non può alzare il prezzo di una prestazione SSN per coprire aumenti di stipendio.

Quando sono state aggiornate l'ultima volta le tariffe ospedaliere?

Il decreto di riferimento per le tariffe dei ricoveri ospedalieri è del 18 ottobre 2012. La legge di bilancio 2025 ha stanziato 1 miliardo l'anno dal 2026: 350 milioni per riabilitazione e lungodegenza, aggiornate con un decreto del 12 maggio 2026, e 650 milioni per i ricoveri per acuti, da definire con un provvedimento successivo.

Il privato accreditato sceglie solo le prestazioni che convengono?

Secondo Michele Nicchio no. In Lombardia la Regione stabilisce budget, specialità accreditate e, per le principali prestazioni ambulatoriali, il numero preciso da erogare. Pronto soccorso, laboratorio e attività salvavita non si programmano. Il margine reale di scelta, nella sua stima, è intorno al 15% dell'attività.

Perché nel privato accreditato una visita a pagamento si trova prima di una in convenzione?

Nell'esempio di Michele Nicchio, la Regione paga un numero fissato di visite SSN, mentre la domanda in convenzione è molto più alta di quella privata. Se un medico fa 90 visite SSN a fronte di 1.000 richieste e 10 private a fronte di 50, l'attesa nel canale SSN diventa molto più lunga.

Quanto spendono gli italiani di tasca propria per la salute?

Secondo l'Istat, nel 2025 la spesa sanitaria totale in Italia è stata di 190,1 miliardi di euro, l'8,4% del PIL. La spesa pubblica è stata di 140,8 miliardi, il 74,1% del totale, mentre la spesa a carico diretto delle famiglie ha raggiunto 42,4 miliardi, il 22,3% del totale.

Il privato accreditato può lavorare nelle case di comunità?

In Lombardia, al momento dell'episodio, le regole non lo prevedono ancora. Michele Nicchio racconta che l'assessore regionale al Welfare si è impegnato pubblicamente a sbloccare la collaborazione tra strutture pubbliche e private accreditate, soprattutto per far fronte alla carenza di professionisti.

Fonti

  1. Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502: Riordino della disciplina in materia sanitaria, art. 8-sexies (Normattiva)
  2. Ministero della Salute: Decreto 12 maggio 2026, Quantificazione delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni di riabilitazione ospedaliera e lungodegenza post acuzie. Gazzetta Ufficiale n. 149 (2026)
  3. Istat: Audizione presso la XII Commissione Affari sociali della Camera, indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza (7 luglio 2026)
  4. Istat: Indicatori demografici, anno 2025 (2026)
  5. Ministero della Salute: Decreto 23 maggio 2022, n. 77, Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel SSN. Gazzetta Ufficiale n. 144 (2022)
#tariffe SSN#tariffe sanitarie ferme dal 2012#sanità privata accreditata#rinnovo contratto AIOP#aggiornamento tariffe DRG#pubblico e privato accreditato Lombardia#budget regionale prestazioni ambulatoriali#case di comunità privato accreditato#carenza di personale sanitario