Chi Governa la Prevenzione Sanitaria?
Carlo Signorelli sul divario fra regioni nella vaccinazione HPV, sull'anagrafe vaccinale che non funziona ancora e sul lavoro che protegge i grandi eventi.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Carlo Signorelli — Professore di Igiene e Sanità Pubblica, Università Vita-Salute San Raffaele; presidente del NITAG
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
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In questa intervista registrata al Milano Life Science Forum 2025, in Assolombarda, parliamo con Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità Pubblica all'Università Vita-Salute San Raffaele e presidente del Gruppo Tecnico Nazionale sulle Vaccinazioni. Il tema è chi governa la prevenzione sanitaria e come trasformarla in risultati. In un convegno pieno di consensi sulla prevenzione, Signorelli prende quel consenso sul serio e chiede cosa comporti. È il passaggio che separa uno slogan da una politica.
Cosa emerge dall'episodio
Uno slogan su cui tutti concordano. Dal convegno è emersa un'alleanza fra mondo sanitario, cittadini, aziende e media. Ma il compito della parte scientifica è tradurre quel messaggio in azioni che portino risultati, e non è automatico: «nemmeno lo stanziamento per iniziative di prevenzione porta automaticamente un risultato». Prevenire è meglio che curare è come dire «sviluppo sostenibile» in politica ambientale: chi non è d'accordo? Non basta fare più prevenzione, bisogna farla bene, con interventi di provata efficacia.
Le differenze fra regioni. Signorelli porta l'esempio della vaccinazione contro il papilloma virus, che protegge da sei tumori: l'85% di copertura in Lombardia contro il 40% di alcune regioni. Ci sono gap da colmare, e non solo in prevenzione, «forse ancor più nella diagnosi e nella cura».
Perché deve essere lo Stato. La sanità pubblica lavora su persone sane. Il cittadino va dal medico quando ha male, non quando sta bene. Qualcuno deve quindi decidere quali iniziative offrire ai sani, o a chi è già malato senza saperlo, come negli screening. Circa il 50% degli interventi riguarda fattori di rischio individuali, e per cambiare i comportamenti servono informazione ed educazione sanitaria.
La privacy e l'anagrafe. Alcune aziende sanitarie sono state multate dal Garante per aver chiesto i nomi delle persone a cui offrire la vaccinazione, per un vincolo che arriva da un regolamento europeo. E in prevenzione non è monitorato tutto: non esiste ancora un'anagrafe nazionale delle vaccinazioni che funzioni, e se un lombardo si trova in Sicilia l'azienda sanitaria non sa quali vaccini abbia ricevuto. Il regionalismo ha portato vantaggi, ma anche situazioni da omogeneizzare.
Le Olimpiadi e l'epidemiologia predittiva. Al sanitario del futuro servono telemedicina, dati, intelligenza artificiale e l'epidemiologia predittiva, che prevede gli eventi che possono generare problemi. Signorelli riferisce che in vista dei Giochi invernali Lombardia, Veneto e Trentino hanno attivato sistemi per intervenire in caso di problemi di sanità pubblica. Secondo il suo gruppo di ricerca, in diciassette delle ultime venti Olimpiadi ci sono stati problemi di sanità pubblica. Quando va tutto bene, non è un caso, ma una programmazione attenta e precisa.
Il contesto in breve
Secondo il Ministero della Salute, al 31 dicembre 2023 la copertura anti-HPV con ciclo completo nella coorte dei dodicenni era del 45,4% per le ragazze e del 39,4% per i ragazzi, a livello nazionale. L'obiettivo del Piano nazionale è il 95%, e nessuna regione lo raggiunge in nessuna coorte. I numeri sulle coperture misurano spesso cose diverse, per coorte, sesso e numero di dosi. L'Anagrafe nazionale vaccini è stata istituita con un decreto del 17 settembre 2018, ma nella pratica non è ancora alimentata e usata in modo uniforme. In vista di Milano-Cortina 2026, l'Istituto Superiore di Sanità ha attivato con le regioni una sorveglianza rafforzata delle malattie infettive.
Da portare a casa
- La domanda utile sulla prevenzione è quale intervento, su quale popolazione, con quale risultato misurato.
- Davanti a una copertura vaccinale, chiedi di quale coorte, di quale sesso e con quante dosi.
- La prevenzione si rivolge a chi non ha ancora un problema: se non la si offre attivamente, non accade.
Carlo Signorelli insegna Igiene e Sanità Pubblica all'Università Vita-Salute San Raffaele e presiede il Gruppo Tecnico Nazionale sulle Vaccinazioni. È, cioè, esattamente la figura che in un convegno pieno di consensi sulla prevenzione ha il compito ingrato di chiedere: consensi a fare che cosa, esattamente?
Ed è quello che fa.
Il problema di uno slogan su cui tutti concordano
La prima risposta contiene il nucleo dell'intervista.
Dal convegno, dice, è emerso un messaggio forte: tutti credono nella prevenzione, c'è un'alleanza fra mondo sanitario, cittadini, aziende e mass media. Poi arriva l'obiezione, che formula come compito della parte scientifica: «occorre tradurre il messaggio forte in azioni che poi portano dei risultati», perché a volte non è automatico: «nemmeno lo stanziamento per iniziative di prevenzione porta automaticamente un risultato».
Alla domanda esplicita su quale sia l'illusione più grande sulla prevenzione, torna sullo stesso punto con un paragone efficace. Lo slogan di Veronesi, prevenire è meglio che curare, è come dire «sviluppo sostenibile» in politica ambientale: «Ma chi non è d'accordo?»
E la conclusione è quella che distingue un igienista da un convegnista: non basta dire che bisogna fare più prevenzione. Bisogna farla bene, con la prevenzione di provata efficacia e con i risultati.
I numeri sul papilloma virus
A sostegno del fatto che la prevenzione non sia uniforme, Signorelli porta l'esempio che conosce meglio: l'85% di copertura per la vaccinazione contro il papilloma virus in Lombardia, contro il 40% di alcune regioni italiane. E ricorda che quella vaccinazione protegge da sei tumori: l'HPV è implicato nei tumori della cervice uterina, dell'ano, dell'orofaringe, della vulva, della vagina e del pene.
Il divario fra regioni è un punto che vale la pena conoscere.
Per curiosità, i dati del Ministero della Salute, riferiti al 31 dicembre 2023, indicano per la coorte dei dodicenni con ciclo completo una copertura nazionale del 45,4% per le ragazze e del 39,4% per i ragazzi. L'obiettivo del Piano nazionale è il 95%, e, questa è la frase del Ministero, nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il 95% in nessuna delle coorti esaminate.
Una domanda per riflettere. Quando si legge una percentuale di copertura vaccinale, di quale coorte, quale sesso e quante dosi si sta parlando?
La conclusione di Signorelli è che ci sono gap da colmare, e non solo in prevenzione, «forse ancor più nella diagnosi e nella cura».
Perché deve essere lo Stato
Alla domanda se alla prevenzione debbano pensare lo Stato o i cittadini, la risposta di Signorelli è la spiegazione più chiara che si possa dare del perché la sanità pubblica esista.
«Noi lavoriamo normalmente su persone sane.» E ancora: «il cittadino quando ha male va dal medico, cerca e quando invece sta bene non va da nessuno».
Quindi qualcuno deve avere il compito di dire quali iniziative mettere in atto su cittadini sani, o, nella prevenzione secondaria, su cittadini già malati che non sanno di esserlo, come nel caso degli screening e della diagnosi precoce.
Non è un'affermazione ideologica: è la descrizione di un fallimento di mercato. Un servizio che si rivolge a chi non ha ancora un problema non trova la propria domanda, e quindi va offerto attivamente o non viene erogato.
Aggiunge poi il dato che sposta una parte del peso sui comportamenti: circa il 50% degli interventi riguarda fattori di rischio individuale. E la conseguenza operativa che ne trae non è moralistica ma tecnica, per cambiare i comportamenti servono informazione ed educazione sanitaria, che sono a loro volta interventi da progettare e valutare.
Due ostacoli concreti: la privacy e l'anagrafe
La parte più utile dell'intervista è quella in cui Signorelli smette di parlare di principi e nomina due ostacoli operativi.
Il primo riguarda i dati personali. Racconta che alcune aziende sanitarie pubbliche sono state multate dal Garante per aver chiesto i nomi dei soggetti a cui offrire la vaccinazione. Il vincolo, osserva, arriva da un regolamento europeo, e impedisce l'accesso ad alcuni dati necessari per offrire prestazioni ai cittadini.
È un conflitto reale fra due tutele, la riservatezza e la salute pubblica, e non ha una soluzione ovvia: i dati sanitari sono fra i più sensibili in assoluto, e oggi una chiamata attiva su base nominale non è pacificamente praticabile.
Il secondo è più semplice e più grave. In prevenzione, dice, non è monitorato tutto, a differenza dell'ospedale, dove è monitorato quasi tutto. E porta l'esempio: non esiste ancora un'anagrafe nazionale delle vaccinazioni. Se un lombardo si trova in Sicilia, l'azienda sanitaria locale non può sapere quali vaccinazioni abbia già ricevuto, perché i sistemi regionali non si parlano tutti.
Per curiosità, l'Anagrafe nazionale vaccini è stata istituita con decreto ministeriale del 17 settembre 2018: perché la storia vaccinale di chi si sposta lo segua, le regioni devono alimentarla e usarla in modo uniforme.
Il commento che aggiunge è misurato e per questo pesa: «il regionalismo ha portato notevoli vantaggi, ma anche portato delle situazioni che devono essere omogeneizzate».
È lo stesso problema che Mario Merlo, all'evento sul value based procurement, indica come condizione tecnica per poter misurare qualunque campagna: senza un database comune, l'impatto non si valuta.
Il pezzo che nessuno si aspetta: le Olimpiadi
L'ultima parte dell'intervista è la più sorprendente, e giustamente apre il video.
Alla domanda su quale competenza serva al professionista sanitario del futuro, Signorelli parte dalle tecnologie, telemedicina, trasmissione dei dati, refertazione a distanza, intelligenza artificiale nella diagnosi precoce su reperti di laboratorio o radiologici, e poi introduce una disciplina che quasi nessuno conosce: l'epidemiologia predittiva, o epi-intelligence, che serve a prevedere gli eventi sanitari che possono generare problemi.
E porta l'esempio del momento. L'intervista è registrata poche settimane prima dell'apertura dei Giochi Olimpici invernali, e Signorelli riferisce che Lombardia, Veneto e Trentino hanno attivato sistemi per intervenire in caso di problemi di sanità pubblica, da un'epidemia all'inquinamento idrico.
Poi il dato del suo gruppo di ricerca: «negli ultimi 20 Giochi Olimpici, in 17 casi ci sono stati problemi di sanità pubblica», tossinfezioni alimentari, virus respiratori che circolano fra atleti, giornalisti e spettatori.
Per curiosità, la letteratura internazionale sui mass gathering, i grandi raduni, siano essi sportivi, politici o religiosi, come Signorelli precisa, documenta rischi sanitari ricorrenti e le strategie per gestirli, con revisioni sistematiche dedicate proprio ai Giochi Olimpici.
Quanto al caso italiano, in vista di Milano-Cortina 2026 l'Istituto Superiore di Sanità ha attivato, insieme alle regioni, una sorveglianza rafforzata delle malattie infettive.
La frase con cui chiude è la migliore dell'intervista, e vale ben oltre le Olimpiadi: «Quando va tutto bene in questi eventi non è un caso, ma è una programmazione attenta e precisa.»
Il punto
C'è un motivo se questa intervista, in un forum dove tutti dicevano che la prevenzione è importante, è quella che resta.
Signorelli non contesta il consenso: lo prende sul serio e chiede cosa comporti. E le tre cose che indica sono tutte concrete e tutte scomode.
Che fra una regione e l'altra la stessa vaccinazione raggiunga quote radicalmente diverse, e che il Paese sia lontanissimo dai propri obiettivi dichiarati.
Che l'archivio nazionale delle vaccinazioni, istituito nel 2018, nel 2025 non riesca ancora a dire a un'azienda sanitaria quali vaccini ha ricevuto un cittadino arrivato da un'altra regione.
E che il lavoro di prevenzione riuscito sia, per definizione, invisibile: si misura in ciò che non è successo, e proprio per questo è il primo a sembrare superfluo.
Guarda l'intervento completo con Carlo Signorelli, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri citati nell'intervento
- 85% di copertura anti-HPV in Lombardia contro il 40% di alcune regioni, secondo l'ospite. Per curiosità, il dato ministeriale sulla coorte dei dodicenni con ciclo completo al 2023 è di 45,4% ragazze e 39,4% ragazzi a livello nazionale, obiettivo 95%, nessuna regione che lo raggiunga. Metriche diverse: conviene guardare sempre coorte, sesso e numero di dosi.
- 6 tumori prevenibili con la vaccinazione anti-HPV.
- ~50% degli interventi di prevenzione riguarda fattori di rischio individuali, cioè comportamenti.
- 17 su 20: le edizioni dei Giochi Olimpici in cui si sono verificati problemi di sanità pubblica, secondo il gruppo di ricerca dell'ospite. Per curiosità, la letteratura sui mass gathering documenta rischi sanitari ricorrenti nei grandi raduni.
Takeaway
- «Prevenire è meglio che curare» non è una politica: è un titolo. La domanda utile è quale intervento, su quale popolazione, con quale risultato misurato.
- Quando leggi una percentuale di copertura vaccinale, chiedi di quale coorte, di quale sesso e con quante dosi: numeri molto diversi descrivono spesso la stessa realtà.
- Non esiste ancora un'anagrafe vaccinale nazionale pienamente funzionante: se ti sposti fra regioni, la tua storia vaccinale può non seguirti.
- La prevenzione si rivolge a chi non ha ancora un problema, e per questo non genera domanda da sola: se non la si offre attivamente, non accade.
- Nei grandi eventi l'assenza di problemi sanitari non è fortuna: è il risultato di un lavoro che, riuscendo, resta invisibile.
Domande frequenti
Qual è l'illusione più grande sulla prevenzione?
Che l'accordo di principio basti. «Prevenire è meglio che curare» è uno slogan su cui nessuno dissente, come «sviluppo sostenibile»: tradurlo in atti che producono risultati misurabili è un'operazione molto più complicata, e non è automatico che uno stanziamento produca un risultato.
Perché la prevenzione deve essere compito dello Stato?
Perché si lavora su persone sane. Chi sta male va dal medico; chi sta bene non va da nessuno. Quindi qualcuno deve programmare e offrire attivamente vaccinazioni, screening e promozione della salute a chi non li cercherebbe.
Esiste un'anagrafe vaccinale nazionale?
Non ancora pienamente funzionante, secondo Signorelli: se un lombardo si trova in Sicilia, l'azienda sanitaria locale non può sapere quali vaccinazioni abbia già fatto, perché i sistemi regionali non dialogano tutti fra loro. Per curiosità, l'Anagrafe nazionale vaccini è stata istituita con il DM 17 settembre 2018 e va ancora alimentata e consultata in modo uniforme.
Qual è la copertura della vaccinazione anti-HPV in Italia?
Molto disomogenea. L'ospite indica l'85% in Lombardia contro il 40% di alcune regioni. Per curiosità, i dati ministeriali sulla coorte dei dodicenni con ciclo completo, riferiti al 2023, indicano circa il 45% per le ragazze e il 39% per i ragazzi a livello nazionale, con l'obiettivo fissato al 95% e nessuna regione che lo raggiunga.
Che cosa sono i mass gathering dal punto di vista sanitario?
I grandi raduni di persone, eventi sportivi, politici, religiosi, che comportano rischi sanitari specifici e richiedono sorveglianza dedicata. Secondo i dati citati dall'ospite, in diciassette delle ultime venti edizioni dei Giochi Olimpici si sono verificati problemi di sanità pubblica.
Fonti
- Ministero della Salute / EpiCentro-ISS: coperture vaccinali anti-HPV: al 31 dicembre 2023, ciclo completo nella coorte dei dodicenni al 45,4% per le ragazze e 39,4% per i ragazzi, con obiettivo del 95% e nessuna regione che lo raggiunge in alcuna coorte
- Istituto Superiore di Sanità: sorveglianza rafforzata delle malattie infettive attivata per Milano-Cortina 2026
- JMIR Public Health and Surveillance: Preparing for Potential Health and Safety Risks at the Olympic Games: Scoping Review
- Università Vita-Salute San Raffaele: Carlo Signorelli, presidente del Gruppo Tecnico Nazionale sulle Vaccinazioni (NITAG)
- Gazzetta Ufficiale: Decreto del Ministro della Salute 17 settembre 2018, istituzione dell'Anagrafe nazionale vaccini (2018)
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #3 Chi Governa la Prevenzione Sanitaria?, con Carlo Signorelli (2025)