Unione Europea e Sanità: chi Investe di Più?
Letizia Moratti su regole frammentate, dati sanitari non condivisi, investimenti in ricerca e IPCEI: cosa può fare l'Unione Europea per la sanità dei cittadini.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Letizia Moratti — Parlamentare europea, sottocommissione Salute pubblica
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
In questo intervento registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda, Skeptical Health parla con Letizia Moratti, parlamentare europea in commissione sanità, già vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia, sindaco di Milano e ministro. Il tema è il ruolo dell'Unione Europea nella sanità e quanto l'Europa investe rispetto agli altri. In sei minuti Moratti mette in fila regole, dati, investimenti e principi attivi. Sono questioni che decidono quando un farmaco nuovo arriva al paziente e quanto l'Europa è autonoma.
Cosa emerge dall'episodio
Chi decide cosa. La competenza sulla sanità è dello Stato e delle Regioni, e Bruxelles non organizza gli ospedali. Ma l'Europa non è irrilevante. Moratti indica tre criticità: processi regolatori lenti e frammentati, cartelle cliniche che non si condividono, investimenti in sanità considerati costi e non investimenti.
Il tempo dei farmaci. Secondo Moratti le medicine nuove arrivano negli Stati Uniti in circa 300 giorni e in Europa in più di 400. La sua richiesta è l'armonizzazione regolatoria. Sui dati sanitari è netta: «Non si condividono le cartelle cliniche.» E spiega perché conta, «perché condividere i dati significa avere un patrimonio rispetto al quale poi poter attivare le cure migliori».
Ricerca e divario con gli Stati Uniti. Il nuovo quadro finanziario europeo, dice, prevede circa 200 miliardi in più per ricerca e innovazione. È la nota di ottimismo dell'intervista. Allo stesso tempo l'Europa investe nel farmaceutico meno della metà degli Stati Uniti come spesa pubblica e circa un quarto come investimenti privati. Il punto è che l'Europa sta perdendo terreno.
La dipendenza dai principi attivi. Alla domanda se i nuovi investimenti basteranno a garantire un'indipendenza sanitaria europea, risponde «parzialmente». Il motivo: «noi dipendiamo come principi attivi da paesi extraeuropei, e senza questi principi attivi l'Europa sarebbe in grande difficoltà». È una vulnerabilità di sistema che si affronta con impianti produttivi, e gli impianti si costruiscono in anni.
Le leve da usare. Moratti indica più investimenti su genoma e medicina predittiva, più prestiti della Banca Europea per gli Investimenti verso la sanità e un social bond europeo per gli investimenti sociosanitari, che dice di stare lanciando. Chiede anche la condivisione dei dati e l'estensione alla sanità degli IPCEI, gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo, anche per tenerli fuori dal patto di stabilità.
Il contesto in breve
Per curiosità, secondo l'indicatore W.A.I.T. 2025 dell'industria farmaceutica europea, dall'autorizzazione europea all'accesso del paziente passano in media 532 giorni, da 56 in Germania a 1.201 in Romania; l'Italia è intorno ai 430 per i farmaci orfani. Il regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS), adottato il 21 gennaio 2025, impone un formato comune e autorità nazionali per la sanità digitale, con obblighi fra il 2027 e il 2031. La proposta della Commissione per ricerca e innovazione nel 2028-2034 è di 175 miliardi, contro 95,5 nel 2021-2027, ed è ancora in negoziato. Secondo EFPIA, nel 2022 la spesa privata in ricerca e sviluppo è stata di 46,2 miliardi in Europa e 71,5 negli Stati Uniti. In sanità esistono già due IPCEI: Med4Cure, approvato il 28 maggio 2024 con 194 milioni dall'Italia, e Tech4Cure, del luglio 2025, con 226 milioni di quota italiana.
Da portare a casa
- L'attesa per un farmaco nuovo ha due fasi: la valutazione europea e le contrattazioni nazionali su prezzo e rimborso.
- La regola europea sulla condivisione dei dati sanitari esiste dal 2025 e si applicherà a scaglioni fra il 2027 e il 2031.
- L'Europa dipende dall'estero per una parte rilevante dei principi attivi, una vulnerabilità che si affronta con impianti produttivi.
Letizia Moratti siede al Parlamento europeo e, dice lei stessa, «in commissione sanità». Prima ancora è stata vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia, sindaco di Milano, ministro. Ha visto lo stesso problema dai due capi: la corsia e il regolamento.
L'intervista dura sei minuti e contiene una lista della spesa europea molto precisa: regole, dati, investimenti, principi attivi.
Chi decide cosa
La prima risposta è istituzionale: la competenza sulla sanità è dello Stato e delle Regioni. Bruxelles non ha il potere di organizzare un ospedale lombardo.
Ma, aggiunge, non per questo l'Europa è irrilevante. Il suo elenco delle criticità europee è di tre voci:
- processi regolatori lenti e frammentati;
- le cartelle cliniche non si condividono;
- gli investimenti in sanità non sono considerati investimenti, sono considerati costi.
Vale la pena prenderle una alla volta.
Il tempo dei farmaci
Moratti dice che le medicine nuove arrivano in Europa con circa 300 giorni di ritardo, poi precisa: negli Stati Uniti circa 300 giorni, in Europa più di 400. La sua richiesta è l'armonizzazione regolatoria.
Per curiosità, uno studio pubblicato su Health Affairs nel 2025, che confronta la FDA e quattro agenzie regolatorie internazionali sul periodo 2014-2022, trova tempi mediani di revisione fra 9,2 e 14,1 mesi. Lo stesso studio osserva che le differenze fra paesi nella disponibilità dei farmaci dipendono molto dai tempi di presentazione della domanda: la FDA riceve per prima il 70% delle domande.
C'è poi la fase nazionale. Dopo l'autorizzazione europea, ogni Stato negozia prezzo e rimborso. Secondo l'indicatore W.A.I.T. 2025 della federazione europea dell'industria farmaceutica, che ha seguito 168 farmaci autorizzati fra il 2021 e il 2024, dall'autorizzazione all'accesso effettivo del paziente passano in media 532 giorni: 56 giorni in Germania, 1.201 in Romania.
L'Italia sta nella parte alta della classifica per quanti farmaci rende disponibili, seconda in Europa dopo la Germania. Sui tempi, servono circa 430 giorni per i farmaci orfani e 417 per gli oncologici, contro i poco più di 90 giorni della Germania per le stesse categorie.
Una domanda per riflettere. Quanta parte dell'attesa per un farmaco si decide a Bruxelles, e quanta nelle capitali nazionali?
Le cartelle cliniche: la norma c'è, i tempi sono lunghi
«Non si condividono le cartelle cliniche.» Nella pratica quotidiana è così, e chiunque abbia provato a farsi mandare un referto da un'altra regione, figurarsi da un altro Stato, lo sa.
Per curiosità, il regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS) è stato adottato dal Consiglio il 21 gennaio 2025 ed è entrato in vigore nel marzo 2025. Obbliga i sistemi di cartella clinica elettronica a conformarsi a un formato europeo di scambio, in modo che siano interoperabili a livello di Unione; impone a ogni Stato membro di istituire un'autorità per la sanità digitale; e apre l'uso secondario dei dati anonimizzati alla ricerca.
È la direzione che Moratti indica. Gli obblighi del regolamento si applicano a scaglioni, dal 2027 al 2031, e buona parte del lavoro, dagli standard dei sistemi regionali all'autorità nazionale, spetta agli Stati.
Vale la pena metterlo accanto a quello che ci diceva Gianluca Perrone sulla cultura della digitalizzazione: la tecnologia c'è e la norma è in arrivo; serve chi le mette in pratica in reparto.
«Costi, non investimenti»
La terza voce dell'elenco non è un numero: è un modo di guardare la spesa.
Nei conti nazionali la spesa corrente per servizi sanitari è spesa corrente, mentre ospedali e macchinari sono contabilizzati come investimento fisso. Il punto di Moratti riguarda il modo in cui quella spesa viene giudicata quando si discute di bilanci: come una voce da contenere, non come un capitale che rende.
È lo stesso argomento che nella serie avevano portato Nicoletta Luppi sulla prevenzione e Rosanna Tarricone sulla sostenibilità del sistema.
Il bilancio europeo per la ricerca
Qui c'è la nota di ottimismo dell'intervista.
Moratti dice che il quadro finanziario europeo in discussione in Parlamento «prevede circa 200 miliardi in più proprio nel settore ricerca e innovazione».
Per curiosità, nella proposta della Commissione per il bilancio pluriennale 2028-2034, il programma quadro per la ricerca e l'innovazione, successore di Horizon Europe, vale circa 175 miliardi di euro. Il programma attuale, per il 2021-2027, ne vale 95,5. È una proposta, ancora in negoziato fra Parlamento e Consiglio, dentro un bilancio complessivo di quasi duemila miliardi.
Il divario di ricerca con gli Stati Uniti
Subito dopo, Moratti quantifica il ritardo europeo: «l'Europa investe dal punto di vista pubblico meno della metà nel settore farmaceutico degli Stati Uniti e circa un quarto come investimenti privati».
Per curiosità, secondo la federazione europea dell'industria farmaceutica, nel 2022 la spesa privata in ricerca e sviluppo è stata di 46,2 miliardi di euro in Europa e di 71,5 negli Stati Uniti. Fino al 2014 i due blocchi erano sostanzialmente allineati (27,8 miliardi europei contro 30,7 americani nel 2010), poi le traiettorie si sono separate: crescita annua del 4,4% in Europa, del 5,5% negli Stati Uniti e del 20,7% in Cina, che nello stesso periodo ha moltiplicato la propria spesa per oltre dieci volte.
Il punto di Moratti è che l'Europa sta perdendo terreno.
I principi attivi
Alla domanda finale, se i nuovi investimenti basteranno a garantire un'indipendenza sanitaria europea, risponde «parzialmente», e spiega perché: «noi dipendiamo come principi attivi da paesi extraeuropei, e senza questi principi attivi l'Europa sarebbe in grande difficoltà».
È una vulnerabilità ampiamente discussa nel dibattito europeo: una quota rilevante dei principi attivi e degli intermedi usati per produrre i farmaci consumati in Europa arriva dall'Asia, in particolare da Cina e India. L'intervista non porta numeri, e non ne aggiungiamo: le stime in circolazione variano molto a seconda di cosa si conta.
È una vulnerabilità di sistema che si affronta con la produzione, cioè con impianti, e gli impianti si costruiscono in anni.
Le leve che indica
Nella parte finale Moratti elenca gli strumenti su cui punterebbe.
Il genoma e la medicina predittiva. Aumentare gli investimenti sulla genomica per arrivare a terapie personalizzate. È la direzione su cui si stanno spostando i finanziamenti europei, e ne aveva parlato in termini di investitore anche Alessio Beverina.
La Banca Europea per gli Investimenti. Più prestiti BEI verso la sanità. Una leva già in uso, che non grava direttamente sui bilanci pubblici nazionali.
Un social bond europeo per gli investimenti sociali e sociosanitari, che dice di stare lanciando lei stessa. È un'iniziativa in corso, da seguire.
La condivisione dei dati, «perché condividere i dati significa avere un patrimonio rispetto al quale poi poter attivare le cure migliori». È il terreno dell'EHDS, che si applicherà fra il 2027 e il 2031.
E infine gli IPCEI, gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo, che secondo lei andrebbero «estesi al campo sanità», anche per tenerli «fuori dal patto di stabilità».
Per curiosità, il primo IPCEI nella catena del valore della salute, chiamato Med4Cure, è stato approvato dalla Commissione il 28 maggio 2024. Prevede fino a un miliardo di euro di aiuti pubblici da sei Stati membri (Italia, Belgio, Francia, Slovacchia, Spagna, Ungheria), con l'Italia autorizzata a mettere circa 194 milioni, tredici imprese coinvolte di cui circa il 70% piccole e medie, e un effetto atteso di 5,9 miliardi di investimenti privati. I quattro filoni: raccolta e studio di risorse biologiche, modelli migliori per identificare e testare terapie, farmaci e vaccini innovativi, processi produttivi più sostenibili. Ne è seguito un secondo, Tech4Cure, approvato nel luglio 2025, con 226 milioni di quota italiana.
Tecnicamente, l'IPCEI è una cornice di aiuti di Stato: serve a rendere compatibile con le regole europee sulla concorrenza un finanziamento pubblico, che la Commissione autorizza.
Una domanda per riflettere. Se gli strumenti esistono, cosa servirebbe per farne di più e più grandi?
Il punto
Sei minuti, e una visione chiara.
Per Moratti l'Europa investe meno di quanto dovrebbe, invecchia, dipende dall'estero per le molecole di base. Le leve che indica sono concrete: regole più armonizzate, dati condivisi, più risorse per la ricerca, BEI, social bond, IPCEI.
Il filo che le tiene insieme è l'idea che la sanità sia un investimento e non un costo. E che la competenza resti nazionale e regionale, ma alcune leve funzionino solo a livello europeo.
Una domanda per riflettere. Quando un farmaco arriva tardi, a chi guardiamo: a Bruxelles, a Roma, o alla nostra Regione?
Guarda l'intervento completo con Letizia Moratti, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri citati nell'intervento
- 300 giorni negli Stati Uniti, oltre 400 in Europa per l'arrivo dei farmaci nuovi, secondo Moratti. Per curiosità, Health Affairs (2025) trova mediane di revisione fra 9,2 e 14,1 mesi per la FDA e quattro agenzie internazionali.
- Per curiosità, sulla fase nazionale: dall'autorizzazione europea all'accesso del paziente passano in media 532 giorni (W.A.I.T. 2025), da 56 in Germania a 1.201 in Romania. L'Italia è intorno ai 430 per i farmaci orfani.
- «Non si condividono le cartelle cliniche», dice Moratti. Per curiosità, il regolamento EHDS, adottato il 21 gennaio 2025, impone formato comune e autorità nazionali per la sanità digitale, con obblighi che scattano fra il 2027 e il 2031.
- «Investimenti considerati costi»: la lettura di Moratti su come viene giudicata la spesa sanitaria.
- «Circa 200 miliardi in più» per ricerca e innovazione, secondo Moratti. Per curiosità, la proposta della Commissione è di 175 miliardi per il 2028-2034, contro 95,5 nel 2021-2027. È ancora in negoziato.
- «Un quarto degli investimenti privati USA», secondo Moratti. Per curiosità, secondo EFPIA nel 2022 la spesa in R&S è stata di 46,2 miliardi in Europa e 71,5 negli Stati Uniti; fino al 2014 i due blocchi erano allineati.
- «Meno della metà» dell'investimento pubblico USA in farmaceutica, secondo Moratti.
- Dipendenza dai principi attivi extraeuropei, secondo Moratti. L'intervista non porta cifre e non ne aggiungiamo, perché le stime disponibili variano molto a seconda di cosa si conta.
- «Estendere gli IPCEI alla sanità», propone Moratti. Per curiosità, Med4Cure è stato approvato il 28 maggio 2024, fino a 1 miliardo da sei Stati, 194 milioni dall'Italia; un secondo IPCEI salute, Tech4Cure (luglio 2025), vale 226 milioni per l'Italia.
Takeaway
- L'attesa per un farmaco nuovo ha due fasi: la valutazione europea e le contrattazioni nazionali su prezzo e rimborso. Per curiosità, la seconda vale in media 532 giorni, 56 in Germania.
- La regola sulla condivisione dei dati sanitari fra Stati esiste dal 2025, e si applicherà a scaglioni fra il 2027 e il 2031.
- L'Europa sta perdendo terreno sulla ricerca farmaceutica rispetto a Stati Uniti e Cina.
- L'Europa dipende dall'estero per una parte rilevante dei principi attivi dei propri farmaci. È una vulnerabilità che si affronta con impianti produttivi.
- Gli IPCEI sono uno degli strumenti che Moratti indica: in sanità ne esistono già due, Med4Cure e Tech4Cure.
Domande frequenti
I farmaci nuovi arrivano davvero più tardi in Europa che negli Stati Uniti?
Secondo Moratti, circa 300 giorni negli Stati Uniti e oltre 400 in Europa. Per curiosità, secondo l'indicatore W.A.I.T. 2025, dall'autorizzazione europea all'accesso del paziente passano in media 532 giorni, da 56 in Germania a 1.201 in Romania.
L'Europa condivide le cartelle cliniche fra Stati?
Non ancora. Il regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS), adottato dal Consiglio il 21 gennaio 2025 ed entrato in vigore nel marzo 2025, impone ai sistemi di cartella clinica elettronica un formato europeo di scambio e a ogni Stato un'autorità per la sanità digitale. Gli obblighi scattano a scaglioni, dal 2027 al 2031.
Quanto investe l'Europa in ricerca farmaceutica rispetto agli Stati Uniti?
Secondo Moratti, sul privato l'Europa investe circa un quarto degli Stati Uniti. Per curiosità, secondo la federazione europea dell'industria farmaceutica, nel 2022 la spesa in R&S è stata di 46,2 miliardi di euro in Europa e di 71,5 negli Stati Uniti. Fino al 2014 i due blocchi erano allineati.
Quanti soldi in più prevede il nuovo bilancio europeo per la ricerca?
Secondo Moratti, circa 200 miliardi in più. Per curiosità, la Commissione ha proposto circa 175 miliardi di euro per il programma quadro ricerca e innovazione 2028-2034, contro i 95,5 del periodo 2021-2027. La proposta è ancora in negoziato fra Parlamento e Consiglio.
Che cosa sono gli IPCEI e valgono anche per la sanità?
Sono gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo: una cornice che consente agli Stati di finanziare con aiuti pubblici progetti industriali transnazionali. Il primo IPCEI salute, Med4Cure, è stato approvato dalla Commissione il 28 maggio 2024 con fino a un miliardo di euro di fondi pubblici da sei Stati membri, Italia compresa.
Fonti
- Health Affairs (2025): Review times for new drugs and submission delays among the FDA and 4 international regulators, 2014-22: mediane di revisione fra 9,2 e 14,1 mesi; le differenze di disponibilità dipendono dai tempi di presentazione, non di revisione
- EFPIA: Patients W.A.I.T. Indicator 2025: 532 giorni mediani dall'autorizzazione europea all'accesso del paziente, da 56 in Germania a 1.201 in Romania, su 168 farmaci autorizzati fra il 2021 e il 2024
- Consiglio dell'Unione Europea: adozione del regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari, 21 gennaio 2025
- EFPIA: spesa in R&S farmaceutica: 46,2 miliardi di euro in Europa contro 71,5 negli Stati Uniti nel 2022; crescita annua 4,4% in Europa, 5,5% negli USA, 20,7% in Cina
- Commissione europea: proposta di bilancio pluriennale 2028-2034: circa 175 miliardi di euro per il programma quadro ricerca e innovazione, contro 95,5 miliardi nel 2021-2027
- MIMIT: via libera della Commissione al primo IPCEI nella catena del valore della salute (Med4Cure), 28 maggio 2024: fino a 1 miliardo di aiuti pubblici da sei Stati membri, circa 194 milioni dall'Italia
- MIMIT: UE: via libera al secondo IPCEI Salute (Tech4Cure) per 226 milioni di euro di quota italiana (2025)
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #6 Unione Europea e Sanità: chi Investe di Più?, con Letizia Moratti (2025)