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Portare la Cultura della Digitalizzazione in Italia: Funziona?

Gianluca Perrone di Skylabs racconta perché in sanità tanti progetti digitali si fermano prima di partire, e che cosa serve davvero per farli decollare.

Portare la Cultura della Digitalizzazione in Italia: Funziona?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Gianluca Perrone — Head of Business Development, Skylabs

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Gianluca Perrone racconta il proprio percorso per città, e dice che gli piace raccontarlo così. Genova, dove ha studiato ingegneria informatica. Poi la Costa Azzurra, un periodo in un centro di ricerca. Poi San Francisco, «dove ovviamente ho avuto un po' di schiaffi e sicuramente sono entrato un po' nella dinamica innovazione che poi è stato un po' il mio percorso fino ad oggi». Oggi è in Skylabs, dopo una decina d'anni in un global partner.

È a HealthTech XPO, in Università Bocconi, e la domanda che gli viene posta è se quel modello americano, in Italia, possa attecchire.


Cosa è rimasto di San Francisco

La risposta è più onesta di quanto la domanda invitasse a essere.

Parlando di più di dieci anni fa, dice: «molte cose che vedevo là in quel periodo fanno ancora fatica a emergere nel nostro contesto». Ma alla domanda che gli fanno spesso, perché non sei rimasto lì, risponde che c'era «il desiderio di portare quell'innovazione, quelle idee un po' nel nostro territorio. Io penso che con Skylabs comunque stiamo riuscendo a farlo».

Da lì descrive il mestiere. Skylabs è una digital transformation company: l'obiettivo è essere un business partner per qualsiasi organizzazione, azienda o ente sanitario che abbia bisogno di portare innovazione nei propri processi. Il mantra, come lo chiama lui, è quello: dare priorità ai processi e poi scegliere le migliori tecnologie per supportarli.

L'ordine non è un dettaglio retorico. È la cosa su cui tornerà per tutta l'intervista.


La domanda scomoda, e una risposta che rifiuta la parola

Gli intervistatori gli chiedono la bugia più grande che sente quando qualcuno gli propone un progetto innovativo, in un mondo dove tutti parlano di innovazione e pochi la implementano davvero.

Perrone non accetta il termine. Dice che non sa se chiamarla bugia, e propone "illusione". Poi spiega qual è: «avere l'idea che non si possa fare perché c'è un aspetto culturale, perché manca la tecnologia, mancano le risorse».

Il problema di quell'idea, nella sua lettura, non è che sia falsa in assoluto, è che impedisce persino il tentativo. Come dice lui, «non si prova neanche poi a fare qualcosa insieme».

Il contravveleno che propone è metodologico. Partire dai bisogni di business, fare attività molto veloci, costruire proof of concept. E soprattutto evitare di dire «voglio andare troppo lontano», scoraggiarsi e non partire.

C'è un argomento in più che porta a sostegno del metodo, e riguarda il momento storico. Ci sono state diverse ere, il telecom, il mobile, il cloud, e adesso siamo in quella dell'intelligenza artificiale, dove non esistono parametri di riferimento da seguire con certezza. Tutto è in evoluzione: «ogni 10 giorni c'è un paradigma nuovo che si aggiorna». In un contesto così, pianificare a lungo è meno affidabile che sperimentare a breve.


Il paradosso della velocità

La domanda successiva arriva da chi il settore lo conosce da dentro: la sanità si muove lenta, l'innovazione deve muoversi veloce, una startup ha bisogno di essere rapida nel go to market. Come si conciliano?

Perrone torna alla cultura. Dice che quando intercettano strutture ospedaliere o enti sanitari che hanno effettivamente la voglia di portare innovazione al loro interno, «questo per noi è già un seme che basta per poter essere coltivato». Tutto il resto, la conoscenza delle tecnologie, e anche la disponibilità a fare degli errori insieme, possono metterlo loro.

E identifica con precisione ciò che frena: il ragionamento «inizio un percorso, poi magari non so se riesco ad arrivare alla fine, quindi mi scoraggio». Non è mancanza di volontà, è avversione al rischio di un progetto incompiuto.

La risposta che oppone è la logica dell'esempio. Se altri enti hanno già fatto quel percorso, la sperimentazione smette di essere un salto nel buio.


Gli early adopter, e perché ChatGPT è l'esempio giusto

È qui che l'intervista trova il suo argomento più interessante.

Gli intervistatori sintetizzano: bisogna trovare l'early adopter, chi crede per primo in un'innovazione, e se funziona gli altri tenderanno ad adattarsi. Perrone conferma e aggiunge un'osservazione sul contesto italiano: da noi c'è la tendenza a reagire invece che a iniziare. Lo ha visto anche con Salesforce, una delle piattaforme che usano di più.

Maggiore è il numero di early adopter, dice, più velocemente si arriva a una massa critica. E racconta di un'azienda che sta per partire con loro e che pone esattamente quell'obiezione: perché dobbiamo essere noi i primi?

La risposta che dà a quella domanda è la parte migliore dell'intervento. Pensate, dice, alla logica dell'IA generativa di oggi: all'abitudine che si è creata nell'uso di ChatGPT. Eppure ci sono migliaia di piattaforme che magari performano meglio e sono molto più specifiche. Ma «il fatto di essere abituati a utilizzare quello perché è stato l'early adopter cambia il mercato completamente».

Descrive un meccanismo che vale la pena tenere a mente anche fuori dal contesto in cui viene usato: nella tecnologia il vantaggio di chi arriva primo raramente coincide con la superiorità tecnica, e questo è vero tanto per chi vende quanto per chi compra.


L'esempio concreto: il percorso, non la visita

Alla richiesta di un caso pratico, Perrone porta un progetto che sta partendo con un ente sanitario privato e che dice di vivere anche personalmente.

L'idea l'hanno ribattezzata patient journey. Il presupposto è che oggi l'assistenza si concentri sul momento, il checkup, la visita, mentre tutto quello che sta prima e dopo viene delegato alla persona.

L'esempio che fa è il suo: è allergico, ha una visita allergologica fra sei mesi. Se non riceve per tempo un promemoria, una richiesta di documentazione, la segnalazione che deve accedere a un pagamento prestabilito per il vaccino, sono tutte cose che restano sulle sue spalle. E la persona può seguirle o non seguirle.

Il punto che aggiunge è quello che di solito manca dal ragionamento: quel peso non resta sulla persona soltanto. Torna anche sulla struttura, che poi deve gestire ciò che non è stato fatto, appuntamenti saltati, documentazione mancante, percorsi da recuperare.

La soluzione immaginata passa da un canale che le persone già usano: WhatsApp. Nelle sue parole: «molto immediato, molto semplice, cancella qualsiasi tipo di barriera di età». Sopra, un assistente in logica generativa disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro che accompagna verso la visita.

E poi il dopo, che è l'esempio su cui si sente più coinvolto. Dopo un ricovero vieni dimesso con una serie di indicazioni sui farmaci da seguire. Il dubbio classico è per quanto tempo, e se dal punto di vista alimentare si sta facendo bene. Si chiama il medico di base, che magari dà un'informazione non coerente con il resto. Avere un'unica interfaccia, su un canale facile, con cui interagire costantemente, sarebbe, questa è la sua valutazione, molto innovativo ed efficace.

Una domanda per riflettere. Quando un assistente generativo dà indicazioni su farmaci e dieta dopo una dimissione, la qualità delle risposte diventa una questione clinica: chi sorveglia quell'interlocutore, e con quali criteri?


Dove guardare nei prossimi anni

La domanda finale chiede dove valga la pena metterci la testa da qui a cinque anni, con la premessa, accettata da entrambi, che cinque anni oggi siano un'era geologica.

Perrone rovescia la prospettiva. Dice che i margini in sanità sono altissimi proprio perché quello di cui hanno appena parlato sembra ancora futuribile rispetto alla situazione attuale. Il che significa, aggiunge, che si può portare innovazione anche facendo passi molto piccoli.

La direzione che indica è la contaminazione. Skylabs lavora anche in retail, energy utility, fashion, consumer goods: settori in cui certe esperienze sono già mature e possono fare da esempio in ambito sanitario. Gli intervistatori gliela riassumono in una parola, contaminazione, e lui la accetta.


Il punto

L'intervento non contiene numeri, studi o promesse. Contiene un ordine delle operazioni, ripetuto tre volte in undici minuti: prima il processo, poi la tecnologia.

E contiene una diagnosi che non riguarda la sanità digitale in particolare. Il blocco più frequente non è tecnico né economico: è l'aspettativa di non arrivare in fondo, che impedisce di iniziare. Contro quella non serve una piattaforma migliore. Serve qualcuno che sia partito prima.

Guarda l'intervento completo con Gianluca Perrone, registrato a HealthTech XPO in Università Bocconi.


Takeaway

  • Quando ti propongono un progetto digitale, la prima domanda utile non è quale tecnologia usa, ma quale processo intende cambiare.
  • «Non ci sono le condizioni» è quasi sempre una previsione, non una constatazione: va trattata come tale.
  • Il vantaggio di chi adotta per primo una tecnologia raramente dipende dal fatto che sia la migliore disponibile.
  • Un interlocutore unico, su un canale che il paziente già usa, può accompagnarlo prima e dopo la visita: vale la pena chiedersi anche chi ne garantisce la qualità clinica.

Domande frequenti

Qual è l'errore più comune nei progetti di digitalizzazione in sanità?

Partire dalla tecnologia invece che dal processo. Il mantra che Perrone ripete è l'opposto: dare priorità ai processi e poi scegliere le tecnologie migliori per supportarli.

Perché molti enti sanitari non avviano progetti innovativi?

Secondo l'ospite non per mancanza reale di mezzi, ma per un'aspettativa di fallimento: il timore di iniziare un percorso senza sapere se si riuscirà ad arrivare in fondo. Lo definisce più un'illusione che una bugia.

Come si concilia la lentezza della sanità con la velocità richiesta all'innovazione?

Lavorando su tempi corti e misurabili: proof of concept e sperimentazioni rapide a partire da un bisogno concreto, invece di progetti a lungo termine che scoraggiano prima di cominciare.

Che ruolo hanno gli early adopter?

Sono la leva che sblocca il mercato. Più sono, prima si raggiunge una massa critica; e l'esempio di chi è partito per primo convince chi si sente immobilizzato.

Che cos'è il patient journey digitale di cui si parla nell'intervento?

Un percorso che accompagna la persona prima e dopo la prestazione, promemoria, richiesta di documenti, indicazioni sui pagamenti, supporto post-dimissione, su un canale che usa già, nell'esempio portato WhatsApp, con un assistente in logica generativa disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro.

Fonti

  1. Skeptical Health on tour x HealthTech XPO 2025: #3 Portare la Cultura della Digitalizzazione in Italia: Funziona?, con Gianluca Perrone (2026)
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