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Prevenzione Sanitaria: Costo o Investimento?

Nicoletta Luppi propone di contabilizzare screening e vaccini come investimento e non come spesa: la proposta, i numeri citati e le regole europee sul debito.

Prevenzione Sanitaria: Costo o Investimento?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Nicoletta Luppi — Presidente e AD di MSD Italia, vicepresidente Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Nicoletta Luppi è presidente e amministratrice delegata di MSD Italia, e dal 2025 vicepresidente di Assolombarda con delega all'Europa e alle Life Sciences.

L'intervista è registrata al Milano Life Science Forum 2025, in Assolombarda, e ruota attorno a una proposta di politica fiscale sulla prevenzione.


La tesi: la salute come asset economico

Il punto di partenza è che la salute non sia solo un fine ma un fattore di produzione: alla base della crescita dell'economia, oltre che della crescita sociale.

Sul settore delle life sciences, Luppi ribalta la premessa degli intervistatori, che suggerivano un'Italia in affanno, sostenendo l'opposto: è uno dei tre settori che guidano la crescita del PIL del Paese, e in questo momento è un punto di forza.

Il problema che indica non è quindi lo stato del settore ma le sue regole: «regole vecchie di venti o trent'anni fa», mentre il mondo è cambiato.

E quando la domanda si sposta sulla competitività europea, richiama il rapporto Draghi: «Draghi può aver ragione quando dice che la nostra leadership europea è evaporata». Le ricette che ne trae sono ridurre la burocrazia e rivedere le regole di attrattività.


La proposta

Il cuore dell'intervista è una proposta precisa, ed è la ragione per cui vale la pena leggerla anche se non ci si occupa di politica industriale.

L'idea: fare in modo che la parte di prevenzione che riguarda screening e immunizzazione venga scorporata dal rapporto fra deficit e PIL, come, sostiene, già avviene per la difesa e la ricerca. Per curiosità, nel 2025 è stata attivata una clausola di salvaguardia nazionale per le spese militari.

Le conseguenze che ne derivano, nella sua ricostruzione, sono due e vanno distinte perché hanno peso diverso.

La prima è contabile e immediata. Quelle che chiamiamo spese non verrebbero più contabilizzate come spese. Quindi, anche a parità di risorse, Luppi usa la parola «isorisorse», si otterrebbe un alleggerimento rispetto al debito, senza spendere un euro in più.

La seconda è allocativa. Togliendo la prevenzione dal tetto della spesa sanitaria, si libererebbero risorse dentro quel tetto da destinare all'innovazione terapeutica. Il che, dice, arriva in un momento che definisce «un vero e proprio Rinascimento scientifico».

La cornice normativa che invoca è la revisione delle regole di bilancio europee. Per curiosità, la riforma della governance economica dell'Unione è stata approvata dal Parlamento europeo e adottata dal Consiglio nell'aprile 2024, e ha cambiato il modo in cui si valutano i percorsi di aggiustamento fiscale. Lo scorporo della spesa per prevenzione è ciò che la proposta chiede di ottenere.


Per curiosità: da dove vengono i due numeri

L'argomento economico si regge su due cifre, ripetute due volte: un ritorno fino a 19 per l'immunizzazione dell'adulto e fino a 44 per quella dei bambini.

Per curiosità, entrambe compaiono in letteratura.

Il 44. Viene dallo studio di Sachiko Ozawa e colleghi pubblicato su Health Affairs nel 2016, che ha stimato il ritorno dell'immunizzazione infantile in 94 paesi a basso e medio reddito per il periodo 2011-2020. Le due cifre dello studio sono: 16 volte l'investimento usando l'approccio del costo di malattia, cioè i costi sanitari evitati, e fino a 44 volte usando l'approccio del reddito pieno, che valorizza anche gli anni di vita guadagnati.

Il 19. Viene dal rapporto The Socio-Economic Value of Adult Immunisation Programmes dell'Office of Health Economics, del 2024. Riguarda quattro vaccini per adulti, influenza, pneumococco, virus respiratorio sinciziale e herpes zoster, in dieci paesi, Italia compresa. Il ritorno è «fino a 19 volte», e anche qui il metodo include benefici socio-economici allargati, compresa la produttività, non solo i risparmi del sistema sanitario.

Sempre per curiosità, sul ritorno della prevenzione in generale c'è anche la revisione sistematica di Masters e colleghi, citata nell'intervista a Carlo Borghetti, che stima un ritorno mediano di 14 a 1 per gli interventi di sanità pubblica.


L'argomento di fondo

C'è una parte dell'argomento di Luppi che non dipende dai singoli numeri.

Il ragionamento di Luppi è che è investimento ciò che si spende per ottenere minori spese future o un ritorno, e la prevenzione, per costruzione, è questo.

E la conseguenza pratica che ne trae è che la classificazione contabile, da sola, cambia gli incentivi: se una spesa che produce risparmi futuri viene registrata come spesa corrente, chi la decide ne sopporta il costo politico oggi e non ne vede il beneficio nel proprio bilancio. È lo stesso problema dei silos che, in questa serie, descrivono Alessandro Venturi per il fondo sanitario e Marco Pantera per gli acquisti.

Luppi aggiunge che l'Italia sarebbe la prima in Europa a farlo, e che questo sarebbe «un avamposto di cultura» oltre che una misura tecnica. E chiude ancorandola all'articolo 32 della Costituzione: la salute come diritto.


Le risorse che già ci sono

Quando gli intervistatori chiedono se ci si possa permettere questa prevenzione, la risposta contiene un dato di attualità e un auspicio.

Le risorse da allocare, dice, in parte ci sono già, e la legge di bilancio in discussione prevede un incremento, «poco, non è sufficiente, però è la direzione giusta». L'auspicio che formula è di passare dal 5,2% al 5,5%, cifre che riferisce al rapporto fra spesa sanitaria e PIL nelle proiezioni programmatiche.

Per curiosità, altrove in questa serie compare il 6,2% indicato dalla Fondazione GIMBE per il 2025: è un dato di spesa consuntivata, mentre le proiezioni programmatiche per gli anni successivi misurano una grandezza diversa.


La domanda finale sul personale

L'ultima domanda esce dal perimetro economico: se anche trovassimo le risorse, abbiamo le persone? Gli intervistatori riportano la crisi emotiva, lavorativa e vocazionale di molti professionisti, e chiedono se abbia senso una gestione del personale sanitario non più locale ma nazionale o europea.

La risposta di Luppi collega il tema alla propria proposta: riducendo la burocrazia e rendendo l'Europa più attrattiva arriverebbero investimenti, quindi più percorsi professionali e possibilità di stipendi migliori, sia per gli operatori sanitari sia per chi lavora nell'industria.

Sulla carenza di professionisti, in questa serie ne parlano anche Silvano Casazza e Guido Bertolaso.


Il punto

La proposta al centro di questa intervista è concreta, circoscritta e, per una volta, non consiste nel chiedere più soldi: consiste nel chiedere che gli stessi soldi vengano contati in modo diverso.

A sostegno Luppi porta due cifre, «uno a diciannove» per l'adulto e «uno a quarantaquattro» per i bambini, e un'idea: l'Italia potrebbe essere la prima in Europa a farlo.

Una domanda per riflettere. Se una spesa produce risparmi negli anni successivi, ha senso che nei conti pubblici pesi solo nell'anno in cui si fa?

Guarda l'intervento completo con Nicoletta Luppi, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.


I numeri citati nell'intervento

  1. 1:19 il ritorno dell'immunizzazione dell'adulto, secondo l'ospite. Per curiosità, la cifra compare nel rapporto OHE 2024, Socio-Economic Value of Adult Immunisation Programmes: «fino a 19 volte», quattro vaccini in dieci paesi.
  2. 1:44 il ritorno dell'immunizzazione dei bambini, secondo l'ospite. Per curiosità, la cifra compare in Ozawa et al., Health Affairs 2016: 16 volte con l'approccio del costo di malattia e fino a 44 con quello del reddito pieno, in 94 paesi a basso e medio reddito.
  3. Aprile 2024: per curiosità, è la data di approvazione della riforma delle regole di bilancio europee, la cornice che l'ospite richiama per la proposta.
  4. Dal 5,2% al 5,5% del PIL: l'auspicio dell'ospite sulle proiezioni di spesa sanitaria. Per curiosità, GIMBE indica il 6,2% di spesa consuntivata per il 2025.
  5. Fino a 7 anni: l'orizzonte citato nell'intervista. Per curiosità, nelle regole europee del 2024 sette anni è la durata massima, se esteso, del percorso di aggiustamento dei conti pubblici.

Takeaway

  • Il modo in cui una spesa viene classificata in bilancio cambia chi ha convenienza a farla: non è solo contabilità.
  • Per curiosità, lo stesso programma vaccinale può dare ritorni diversi a seconda del metodo di calcolo: nello studio di Ozawa si va da 16 a 44 volte.
  • La prevenzione ha un ritorno positivo documentato in letteratura.
  • Screening e vaccinazioni in Italia sono già coperti dal servizio sanitario: la proposta riguarda come contabilizzarli, non se pagarli.

Domande frequenti

Qual è la proposta di cui si parla in questa intervista?

Scorporare la spesa per screening e immunizzazione dal computo che determina il rapporto fra deficit e PIL, contabilizzandola come investimento anziché come spesa corrente. L'ospite cita come modello difesa e ricerca. Per curiosità, la clausola di salvaguardia nazionale attivata nel 2025 riguarda le spese per la difesa.

Qual è il ritorno sull'investimento delle vaccinazioni?

L'ospite cita fino a 19 volte per l'immunizzazione dell'adulto e fino a 44 per quella dei bambini. Per curiosità, le due cifre compaiono in due studi: uno del 2024 su quattro vaccini per adulti in dieci paesi, uno del 2016 su 94 paesi a basso e medio reddito. Ne parliamo nell'articolo.

Le regole europee consentono già di contabilizzare la prevenzione come investimento?

La proposta descritta nell'intervista è proprio di ottenerlo. Per curiosità, la riforma della governance economica approvata nell'aprile 2024 ha cambiato il quadro delle regole di bilancio e oggi non prevede uno scorporo della spesa per prevenzione.

Come sta il settore life sciences in Italia?

Secondo Luppi è uno dei tre settori che guidano la crescita del PIL italiano ed è un punto di forza del Paese. È una valutazione che riportiamo come sua.

Cosa c'entra il rapporto Draghi?

L'ospite lo richiama per sostenere che la leadership europea è evaporata e che servono regole nuove per recuperarla, indicando le life sciences come uno dei terreni su cui l'Europa può giocarsela.

Fonti

  1. Ozawa S. et al.: Return On Investment From Childhood Immunization In Low- And Middle-Income Countries, 2011-20. Health Affairs (2016): ritorno di 16 volte con l'approccio del costo di malattia, fino a 44 volte con l'approccio del reddito pieno, in 94 paesi a basso e medio reddito
  2. Office of Health Economics: The Socio-Economic Value of Adult Immunisation Programmes (2024): ritorno fino a 19 volte l'investimento su quattro vaccini per adulti in dieci paesi, con approccio socio-economico allargato
  3. Parlamento europeo: riforma del Patto di stabilità e crescita, voto finale dell'aprile 2024
  4. Assolombarda: Nicoletta Luppi, vicepresidente con delega a Europa e Life Sciences
  5. Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #1 Prevenzione Sanitaria: Costo o Investimento?, con Nicoletta Luppi (2025)
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