Da Infermiere a Imprenditore: Costruire Startup in Sanità
Dalla corsia di oncologia pediatrica all'exit di PatchAi, fino al trasporto sanitario: Alessandro Monterosso racconta come si costruisce una startup in sanità.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Alessandro Monterosso — Infermiere imprenditore
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Nell'episodio 53 di Skeptical Health, Guido Magrin e Cristian Valeri parlano con Alessandro Monterosso, infermiere pediatrico diventato imprenditore. Dalla corsia di oncologia pediatrica è arrivato a vendere una startup a un gruppo americano, e oggi ne guida un'altra nel trasporto sanitario. Il tema conta perché molti infermieri cercano strade diverse dalla corsia, mentre la sanità digitale cresce rapidamente. Capire come nascono le startup sanitarie, e quanto sono solide le prove sui loro prodotti, interessa sia chi le vuole fondare sia chi le usa.
Cosa emerge dall'episodio
Un infermiere nel cuore. Monterosso, nato a Palmi, si definisce «un infermiere nel cuore, anzi un infermiere pediatrico». Dopo gli studi a Messina si trasferisce a Padova, dove anni dopo diventa coautore del manuale di procedure infermieristiche su cui aveva studiato. In reparto faceva le cose secondo le evidenze, non come si era sempre fatto, e per questo era «super amato o super odiato». Poi si occupa di bambini e famiglie arruolati in sperimentazioni cliniche in oncologia pediatrica.
L'idea di un infermiere virtuale. Nota che molte informazioni utili arrivavano tra una visita e l'altra, con telefonate e messaggi, e che lui era diventato «un centralino per le famiglie», giorno e notte. Nel 2016 immagina un infermiere virtuale capace di rassicurare, riconoscere un'urgenza e raccogliere dati. Nasce così PatchAi. Per frequentare il master alla SDA Bocconi lascia il posto fisso in ospedale, contro il parere della famiglia.
Da PatchAi all'exit. PatchAi vince una call for ideas promossa da Fondazione Cariplo, con un premio di 100.000 euro. Il prodotto diventa un chatbot con un avatar che guida i partecipanti agli studi clinici e calcola un punteggio di coinvolgimento per prevedere il rischio di abbandono. Con il Covid gli studi diventano remoti e la domanda esplode. Nel novembre 2021, dopo circa 6 milioni di dollari raccolti, un'azienda americana acquista il 100% della società.
Una nuova startup nel trasporto sanitario. Dopo l'exit diventa business angel e non investe in team fatti solo di tecnici o solo di venditori. Un'ernia del disco gli fa vivere la difficoltà di trovare un mezzo sanitario non urgente. Così rileva il 51% di Nino, per digitalizzare il trasporto sanitario non urgente, un mercato che secondo lui vale circa un miliardo. La sua lezione: con l'intelligenza artificiale diventata una commodity, la tecnologia non basta, conta come si entra nei processi di una nicchia precisa.
Il contesto in breve
Secondo il Country Health Profile 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, l'Italia ha 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media europea. Una revisione Cochrane del 2021 su 81 studi ha trovato che nessuna delle 52 strategie per trattenere i partecipanti negli studi clinici era supportata da prove di alta certezza. Una revisione pubblicata sul Journal of Medical Internet Research nel 2020 su 31 studi sui chatbot in sanità ha trovato risultati in genere positivi o misti, ma con studi spesso di qualità limitata. Con il regolamento europeo sui dispositivi medici, applicato dal 2021, la maggior parte dei software con finalità medica passa in classe IIa o superiore: una garanzia per i pazienti, ma anche una barriera d'ingresso per le startup.
Da portare a casa
- Parti da un problema che conosci: le idee più solide in sanità nascono da bisogni reali vissuti in prima persona.
- Costruisci un team completo: competenze cliniche, tecniche e commerciali servono tutte.
- Affronta presto la regolazione e misura l'efficacia: un software con finalità medica va certificato e valutato con studi seri.
Quando gli arrivò la borsa di studio per un master alla SDA Bocconi, per accettarla doveva licenziarsi dal posto fisso in ospedale. La famiglia gli disse che era matto, quella sera stampò la mail e la buttò nel cestino. Poi, dopo qualche notte insonne, si licenziò. È una delle storie che Alessandro Monterosso, infermiere pediatrico diventato imprenditore, racconta a Guido Magrin e Cristian Valeri. Dalla corsia di oncologia pediatrica è arrivato a vendere una startup a un gruppo americano, e oggi ne guida un'altra nel trasporto sanitario.
Perché il tema è urgente oggi
Gli infermieri italiani sono pochi e spesso insoddisfatti della propria carriera. Il Country Health Profile 2025 di OCSE e Osservatorio europeo segnala che l'Italia ha 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media europea, stipendi allineati al salario medio e un calo di attrattività della professione. Molti cercano strade diverse dalla corsia: libera professione, management, ricerca, impresa.
Allo stesso tempo la sanità digitale cresce rapidamente, spinta dall'intelligenza artificiale e dalle esperienze del Covid. Capire come nascono le startup sanitarie, e quanto sono solide le prove sui loro prodotti, interessa sia chi le vuole fondare sia chi le usa.
Cosa emerge dall'episodio
Alessandro Monterosso ha 35 anni, è nato a Palmi, in Calabria, e si definisce «un infermiere nel cuore, anzi un infermiere pediatrico». È figlio, nipote e pronipote di infermieri. Dopo sei mesi di Scienze politiche ha scelto Infermieristica pediatrica a Messina, dove poteva frequentare insieme il conservatorio di violino.
Dai libri alla corsia di oncologia pediatrica
A Messina rimane deluso: immaginava un infermiere autonomo come nelle serie americane, e trova le materie infermieristiche insegnate spesso da medici. Scopre però che i manuali di procedure infermieristiche erano scritti da infermieri, due docenti di Padova. Decide di seguirne le orme e ottiene il trasferimento a Padova, dove c'erano 15 posti. Inizia con piccoli lavori di traduzione e anni dopo diventa coautore di quel manuale. In reparto, racconta, era «super amato o super odiato»: faceva le cose secondo le evidenze, non «come si è sempre fatto». Si occupa di ricerca infermieristica e poi, con una borsa, di bambini e famiglie arruolati in sperimentazioni cliniche in oncologia pediatrica.
L'idea: un infermiere virtuale
Lì nota un problema. La maggior parte delle informazioni utili non arrivava durante le visite, ma tra una visita e l'altra, con telefonate e messaggi WhatsApp. Gli strumenti delle aziende farmaceutiche non prevedevano questa raccolta, e lui era diventato «un centralino per le famiglie», giorno e notte. Nel 2016 immagina un infermiere virtuale capace di rassicurare, riconoscere un'urgenza e raccogliere dati. Nasce PatchAi, un nome che unisce patient chatbot, il cerotto e Patch Adams.
Lasciare il posto fisso
Nel frattempo vince la borsa per il master internazionale in management sanitario della SDA Bocconi. L'ospedale non gli concede un'aspettativa, così si dimette. Senza un cuscinetto economico, con i debiti degli studi, chiede nuovi prestiti. Del master ricorda il contatto con manager e imprenditori, una classe di 35 persone da 12 Paesi e una rete che ancora oggi funziona. Poi entra in un programma internazionale di un'azienda farmaceutica e inizia da Bruxelles, mentre lavora a PatchAi con il futuro socio Daniele Farro.
PatchAi: dalla call for ideas all'exit
La svolta arriva con una call for ideas promossa da Fondazione Cariplo con aziende del settore, che premiava il vincitore con 100.000 euro. PatchAi vince, ottiene un progetto con un'azienda farmaceutica e raccoglie il primo round, circa 70.000 euro, da parenti, amici e investitori conosciuti al master. Il prodotto finale è diverso dall'idea iniziale, come succede a molte startup. È un chatbot con un avatar che cambia espressione e guida i partecipanti agli studi clinici a seguire il protocollo. Un algoritmo calcola un punteggio di coinvolgimento che prevede il rischio di abbandono. PatchAi nasce come dispositivo medico di classe I, cosa che, dice, aprì le porte delle aziende farmaceutiche. Con il Covid gli studi diventano remoti e il prodotto passa da «bello da avere» a indispensabile. La domanda è tale che Monterosso alza i prezzi, allineandoli a quelli americani. Nel novembre 2021, dopo circa 6 milioni di dollari raccolti e mentre preparava un round da 15 milioni, un'azienda americana acquista il 100% della società.
Business angel e una nuova startup
Dopo l'exit resta in azienda fino al termine previsto dal contratto, poi diventa business angel: una dozzina di investimenti, piccoli e seguiti da vicino. Il suo criterio: non investire in team fatti solo di tecnici senza capacità di vendita, né di venditori senza competenze. Un'ernia del disco gli fa vivere in prima persona la difficoltà di trovare un mezzo sanitario non urgente dopo una dimissione dal pronto soccorso. Così rileva il 51% di Nino, una startup in cui aveva investito, per digitalizzare il trasporto sanitario non urgente: prenotazione, pagamento, assegnazione dei mezzi, con RSA, cliniche, centri dialisi e assicurazioni nello stesso circuito. È un mercato che definisce «fantasma»: in Italia non si sa nemmeno quanti trasporti si facciano, ma secondo lui vale circa un miliardo. La lezione che porta dal passato: con l'intelligenza artificiale diventata una commodity, la tecnologia non basta. Conta come si entra nei processi di una nicchia precisa.
Come prossimo ospite suggerisce Giacomo Spazzini.
Cosa dice la scienza
Trattenere i pazienti negli studi clinici è difficile
Il problema che PatchAi voleva risolvere è reale e poco risolto. La revisione Cochrane di Gillies e colleghi (2021) ha raccolto 81 studi sulle strategie per migliorare la permanenza dei partecipanti negli studi randomizzati, con oltre 100.000 persone nelle meta-analisi. Nessuna delle 52 strategie confrontate era supportata da prove di alta certezza. La maggior parte degli studi riguardava peraltro la risposta ai questionari postali. È un campo in cui gli strumenti digitali hanno spazio, ma devono dimostrare di funzionare con studi rigorosi.
Studi decentralizzati: la spinta del Covid
Il Covid ha accelerato gli studi clinici decentralizzati, con reclutamento, consenso e raccolta dati a distanza. Una scoping review pubblicata su BMJ Open nel 2025 (Cussen e colleghi) ha analizzato 53 studi di questo tipo. Reclutamento, screening e consenso venivano spesso gestiti da remoto, ma diversi studi hanno segnalato problemi proprio di permanenza dei partecipanti e di reclutamento non rappresentativo. Anche la terminologia sulla decentralizzazione era incoerente. Il racconto di Monterosso sull'esplosione della domanda durante la pandemia è coerente con questa trasformazione.
Chatbot in sanità: prove promettenti, qualità bassa
La revisione sistematica di Milne-Ives e colleghi (Journal of Medical Internet Research, 2020) ha analizzato 31 studi su agenti conversazionali basati sull'intelligenza artificiale in sanità: chatbot, assistenti vocali, avatar. I risultati su efficacia, usabilità e soddisfazione erano in genere positivi o misti, ma le percezioni degli utenti erano contrastanti e la qualità degli studi spesso limitata. Chi sviluppa questi strumenti deve misurarne l'efficacia con la stessa serietà richiesta a un farmaco.
Il software come dispositivo medico
Monterosso cita un cambiamento regolatorio importante. Con il regolamento europeo sui dispositivi medici (MDR), applicato dal 2021, una specifica regola di classificazione porta la maggior parte dei software con finalità medica in classe IIa o superiore. Serve quindi un organismo notificato e un sistema di qualità più strutturato. Oggi la classe I, dice, è quasi scomparsa per i software: una garanzia in più per i pazienti, ma anche una barriera d'ingresso per le startup.
Le criticità reali
Lasciare la corsia ha un costo. La storia di Monterosso racconta il rischio economico e personale di abbandonare il posto fisso, senza reti di sicurezza. Non è un percorso accessibile a tutti.
L'infermiere innovatore è spesso visto come un problema. Portare in reparto pratiche basate sulle evidenze può creare conflitti con il «si è sempre fatto così».
Una domanda per riflettere. Chatbot e strumenti digitali per gli studi clinici mostrano risultati incoraggianti: quali valutazioni servono perché entrino nella pratica di tutti i giorni e ne beneficino pazienti e professionisti?
Mercati senza dati. Settori come il trasporto sanitario non urgente sono poco misurati, e questo rende difficile programmare e valutare i servizi.
Cosa può cambiare
Dall'episodio emergono indicazioni utili per chi vuole innovare in sanità: partire da un problema reale vissuto sul campo, costruire team che uniscano competenze cliniche, tecniche e commerciali, affrontare subito la regolazione, valutare l'efficacia con studi seri. Per il sistema, valorizzare gli infermieri che fanno ricerca e innovazione, con percorsi di carriera e aspettative per la formazione, eviterebbe di perderli. E rendere visibili i dati di settori trascurati, come il trasporto sanitario, aiuterebbe a organizzarli meglio.
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Conclusione
Alessandro Monterosso mostra che l'esperienza di corsia può diventare un vantaggio competitivo: PatchAi è nata da un problema che viveva ogni giorno con le famiglie dei suoi piccoli pazienti. La sua storia racconta anche i costi del rischio, il peso della regolazione e la fortuna del tempismo, con il Covid che ha trasformato un prodotto «troppo avanti» in una necessità. Gli studi confermano che trattenere i pazienti negli studi clinici è difficile e che i chatbot sanitari sono promettenti ma ancora poco dimostrati. L'innovazione in sanità ha bisogno di idee e di prove.
→ Ascolta l'episodio 53 di Skeptical Health con Alessandro Monterosso per il racconto completo.
I dati chiave
- 100.000 euro: il premio della call for ideas vinta da PatchAi
- Circa 6 milioni di dollari: il capitale raccolto da PatchAi prima dell'acquisizione nel 2021
- 52 strategie, nessuna con prove di alta certezza: per migliorare la permanenza negli studi clinici (Cochrane, 2021)
- 31 studi: quelli analizzati dalla revisione sui chatbot in sanità, con risultati positivi o misti e qualità spesso limitata (JMIR, 2020)
- 53 studi decentralizzati: nella scoping review di BMJ Open (2025), con problemi ricorrenti di permanenza dei partecipanti
- Circa un miliardo: il valore del trasporto sanitario non urgente in Italia secondo Monterosso
Takeaway
Parti da un problema che conosci. Le idee più solide in sanità nascono da bisogni reali vissuti in prima persona.
Costruisci un team completo. Competenze cliniche, tecniche e commerciali servono tutte: nessuna basta da sola.
Affronta presto la regolazione. Se il tuo software ha una finalità medica, la certificazione come dispositivo medico fa parte del progetto fin dall'inizio.
Misura l'efficacia. Un prodotto digitale in sanità va valutato con studi seri, come qualsiasi altro intervento.
Domande frequenti
Un infermiere può diventare imprenditore in sanità?
Sì, e l'esperienza clinica può essere un vantaggio. Nell'episodio 53 Alessandro Monterosso, infermiere pediatrico, racconta di aver fondato PatchAi partendo da un problema che viveva ogni giorno in reparto: le famiglie dei bambini arruolati negli studi clinici lo chiamavano e gli scrivevano a ogni ora. Secondo lui le startup di successo nascono da problemi reali, e chi li conosce da dentro sa costruire prodotti più aderenti ai bisogni. Servono però anche competenze di vendita e di gestione.
Cos'è un infermiere virtuale?
È un software, spesso un chatbot, che guida il paziente nelle attività di cura o di un percorso clinico, rassicura, raccoglie dati e segnala quando serve l'intervento di un professionista. PatchAi, fondata da Alessandro Monterosso nel 2017, aiutava i partecipanti agli studi clinici a seguire il protocollo e calcolava un punteggio predittivo del rischio di abbandono, visibile a medici e aziende farmaceutiche.
I chatbot in sanità funzionano?
Le prove sono promettenti ma ancora deboli. Una revisione sistematica pubblicata nel 2020 sul Journal of Medical Internet Research, su 31 studi, ha trovato evidenze in genere positive o miste su efficacia, usabilità e soddisfazione degli agenti conversazionali in sanità, ma con studi spesso di qualità limitata e percezioni degli utenti contrastanti. Servono studi migliori per capire dove sono davvero utili.
Perché i pazienti abbandonano gli studi clinici?
Per molti motivi: impegni troppo onerosi, spostamenti, effetti collaterali, scarsa comunicazione con il centro. L'abbandono riduce la validità dei risultati. Una revisione Cochrane del 2021 su oltre 100.000 partecipanti ha trovato che nessuna delle strategie studiate per migliorare la permanenza negli studi è supportata da prove di alta certezza. Durante il Covid molti studi sono diventati in parte decentralizzati, con visite e raccolta dati a distanza.
Un software sanitario è un dispositivo medico?
Può esserlo, se ha una finalità medica come diagnosi, monitoraggio o supporto a decisioni cliniche. Con il nuovo regolamento europeo sui dispositivi medici (MDR), molti software che prima potevano restare in classe I sono passati a classi di rischio più alte, con requisiti più pesanti. Alessandro Monterosso racconta che PatchAi è nata come dispositivo medico di classe I con le regole precedenti, e che oggi lo stesso percorso sarebbe più complesso.
Cos'è il trasporto sanitario non urgente?
È il trasporto di pazienti che non sono in emergenza ma non possono spostarsi da soli: dimissioni dall'ospedale, dialisi, visite, trasferimenti tra strutture, con ambulanze, mezzi con pedana o auto sanitarie. Alessandro Monterosso sostiene che in Italia sia un mercato quasi del tutto analogico, di cui mancano perfino i dati, e con la sua nuova startup Nino punta a digitalizzare prenotazione, pagamento e gestione dei mezzi.
Fonti
- Gillies K et al.: Strategies to improve retention in randomised trials. Cochrane Database of Systematic Reviews (2021)
- Milne-Ives M et al.: The Effectiveness of Artificial Intelligence Conversational Agents in Health Care: Systematic Review. Journal of Medical Internet Research (2020)
- Cussen A et al.: Trial characteristics, methods and reported challenges of decentralised clinical trials: a scoping review. BMJ Open (2025)
- OECD / European Observatory on Health Systems and Policies: State of Health in the EU: Italy, Country Health Profile 2025