L'Innovazione Tecnologica tra Sanità Pubblica e Privata
Perché il sociosanitario è indietro nella digitalizzazione e da dove può ripartire: RSA, anziani fragili e tecnologie, con Andrea Rotolo di SDA Bocconi.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Andrea Rotolo — Esperto innovazione sanitaria
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Nell'episodio 18 di Skeptical Health, Guido Magrin e Cristian Valeri parlano con Andrea Rotolo, docente e ricercatore di SDA Bocconi, dove insegna economia e management sanitario. Alla fine del 2024 il suo gruppo ha concluso una ricerca sulla digitalizzazione del long-term care, cioè soprattutto dei servizi per gli anziani. La domanda è se RSA e servizi domiciliari siano più indietro degli ospedali nella trasformazione digitale, e cosa si può fare. Il tema conta perché l'Italia invecchia, il bisogno di assistenza cresce e molti anziani fragili vivono a casa con poco aiuto.
Cosa emerge dall'episodio
Indietro, ma non fermi. Rotolo conferma che il sociosanitario è «un po' più indietro in termini di trasformazione digitale» rispetto agli ospedali, che hanno avuto la spinta del PNRR. Il settore è anche più povero di risorse. Ma esistono tanti casi interessanti che dimostrano che il digitale è fattibile, senza considerarlo la soluzione a ogni problema. Nella ricerca del 2024 la maggior parte dei casi non era più sperimentale, un cambio di passo rispetto a prima del Covid.
Misurare fin dall'inizio. Quando si introduce una tecnologia bisognerebbe avere chiaro l'obiettivo e verificare se è stato raggiunto. Ma è una pratica che «dalle nostre ricerche emerge come quasi del tutto assente». Così chi fa scelte coraggiose fatica poi a dimostrarne gli effetti. Altrove in Europa, osserva, si valuta con due gruppi, uno che usa la tecnologia e uno no.
Chi parla entrambe le lingue. Mancano figure che conoscano sia la tecnologia sia i bisogni di utenti e operatori. Nelle strutture piccole, sotto i 60-80 posti letto, l'azienda è gestita da pochissime persone. Servirebbe un innovation manager, anche condiviso: due, tre o quattro piccole RSA dello stesso territorio potrebbero condividere una tecnologia che da sole non reggerebbero.
L'innovazione nasce dal basso. Governi e Regioni possono creare incentivi e ridurre la burocrazia superflua, ma l'innovazione si fa «solamente tentando, fallendo, ripartendo». Per Rotolo lo spazio è soprattutto nelle singole aziende più coraggiose: le novità si diffondono per contagio sul territorio e solo dopo vengono replicate su larga scala.
Un bisogno enorme e scoperto. In Italia si stimano poco meno di 4 milioni di anziani non autosufficienti, a fronte di circa 300.000 posti pubblici in RSA e di un'assistenza domiciliare con una media di 13 accessi all'anno. Tra gli esempi concreti: cartella informatizzata, analisi dei dati, assistenti vocali e tablet a casa, realtà virtuale con persone con Alzheimer e teleriabilitazione con visori e sensori.
Il contesto in breve
Secondo il Profilo sanitario 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, nel 2023 la spesa sanitaria italiana era l'8,4% del PIL e l'assistenza a lungo termine assorbiva il 10% della spesa sanitaria, contro circa il 18% della media UE. Dal 2015 la spesa per la sanità digitale per abitante è stata circa il 30% sotto la media europea, e meno della metà degli italiani ha competenze digitali di base. Uno studio pubblicato su Health Affairs nel 2014 in undici nursing home americane ha trovato che la telemedicina riduceva i ricoveri, ma solo dove veniva usata di più. Una revisione Cochrane del 2024 indica che l'exergaming potrebbe migliorare le funzioni cognitive in persone con demenza o deterioramento cognitivo lieve, con prove di certezza molto bassa.
Da portare a casa
- Parti dai dati: per una struttura sociosanitaria la cartella informatizzata è il primo passo di ogni innovazione.
- Decidi prima come misurare: ogni tecnologia dovrebbe avere un obiettivo chiaro e un modo per verificarlo.
- Non innovare da solo: le piccole RSA possono condividere tecnologie e competenze con le strutture vicine.
Le RSA e i servizi per gli anziani sono più indietro degli ospedali nella trasformazione digitale? Andrea Rotolo, docente e ricercatore di SDA Bocconi, ha appena concluso una ricerca sulla digitalizzazione del long-term care e porta i risultati a Guido Magrin e Cristian Valeri. Il quadro che descrive è fatto di ritardi, ma anche di molti esempi concreti. E di un'idea precisa: l'innovazione nasce dalle singole aziende, non dall'alto.
Perché il tema è urgente oggi
L'Italia invecchia e il bisogno di assistenza a lungo termine cresce. Secondo il Profilo sanitario 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, nel 2023 la spesa sanitaria italiana era l'8,4% del PIL, 1,6 punti sotto la media UE. L'assistenza a lungo termine assorbiva solo il 10% della spesa sanitaria, contro il 18% circa della media europea, anche per il forte ricorso all'assistenza familiare.
Sul digitale l'Italia ha investito molto con il PNRR, dal Fascicolo Sanitario Elettronico alla Piattaforma Nazionale di Telemedicina. Ma lo stesso rapporto segnala che dal 2015 la spesa in conto capitale per la sanità digitale per abitante è stata inferiore di circa il 30% alla media UE. Molte iniziative di telemedicina restano sperimentali o frammentarie e meno della metà degli italiani ha competenze digitali di base. È in questo contesto che si colloca la ricerca di cui parla Rotolo.
Cosa emerge dall'episodio
Andrea Rotolo è Associate Professor of Practice a SDA Bocconi, dove insegna economia e management sanitario. Si occupa di aziende sanitarie, sociosanitarie e più in generale di welfare, compresa l'assistenza sociale. È arrivato al podcast su suggerimento di Raffaele Esposito, medico e manager ospite di un episodio precedente. Alla fine del 2024 il suo gruppo ha concluso una ricerca sulla digitalizzazione del long-term care, cioè soprattutto dei servizi per gli anziani, per capire cosa cambia con il digitale nelle competenze, nei modelli di servizio e per gli utenti e le famiglie.
Il sociosanitario è davvero indietro?
La percezione comune è che il sociosanitario sia poco evoluto sul piano tecnologico. Rotolo conferma che il settore sociosanitario è effettivamente «un po' più indietro in termini di trasformazione digitale» rispetto ad aziende sanitarie e ospedali. Questi ultimi hanno avuto la spinta del PNRR, con l'enfasi su telemedicina e fascicolo sanitario elettronico. Al sociosanitario è mancata questa spinta, e il settore è anche più povero di risorse, per come funzionano i meccanismi di finanziamento pubblico.
Ma sarebbe sbagliato dire che nelle RSA o nei servizi domiciliari il digitale non esiste. «Esistono tanti casi di innovazione digitale interessanti», spiega. Non sono molto diffusi, ma dimostrano che è fattibile. E suggeriscono che la tecnologia possa aiutare ad affrontare le sfide demografiche, senza però considerarla «la soluzione a qualsiasi problema». Per Rotolo le tecnologie digitali sono uno degli strumenti per ripensare il modo di rispondere ai bisogni.
Misurare i risultati
I conduttori toccano il tema dell'investimento: come si dimostra che una tecnologia porta risultati? Per Rotolo è un punto chiave. Quando si introduce un'innovazione bisognerebbe avere chiaro fin dall'inizio l'obiettivo e poi verificare se è stato raggiunto. Ma è una pratica che «dalle nostre ricerche emerge come quasi del tutto assente». Anche nei contesti più innovativi, per esempio dove si usa la realtà virtuale, manca l'idea di misurare fin da subito i benefici. Così chi fa scelte coraggiose fatica poi a dimostrarne gli effetti, positivi o negativi.
Chi parla entrambe le lingue
Un altro problema è la distanza tra chi eroga i servizi e chi fornisce la tecnologia. Da una parte c'è chi conosce gli aspetti tecnici. Dall'altra chi sa cosa serve agli utenti, agli operatori sociosanitari, agli infermieri. Mancano spesso figure capaci di «parlare entrambe le lingue».
Il problema è più forte nelle strutture piccole. «Sessanta posti letto per me è ancora piccola», dice Rotolo: sotto i 60-80 posti letto chi gestisce l'azienda sono due, tre, quattro persone. Chi deve decidere se una tecnologia serve, se risolve un problema o raggiunge più utenti, spesso non conosce le tecnologie disponibili. Servirebbe un innovation manager, o un gruppo di persone, che valuti l'innovazione, la adatti alla singola RSA o al servizio domiciliare e ne accompagni l'introduzione.
Dalla sperimentazione al sistema
Nella ricerca del 2018-2019, prima del Covid, la maggior parte dei casi di innovazione era in forma di sperimentazione: tempi limitati, pochi utenti. Nella ricerca del 2024 Rotolo ha notato «un certo cambio di passo»: la maggior parte dei casi non era più sperimentale. In parte le sperimentazioni sono diventate innovazioni di sistema. In parte si è capito che servono numeri ampi per rendere l'innovazione sostenibile e vederne i benefici. Nella conversazione si ricordano anche gli sgravi fiscali del piano Industria 4.0, che hanno aiutato molte aziende ma non le fondazioni Onlus e il non profit.
L'innovazione nasce dal basso
Cosa possono fare governi nazionali e regionali? Creare incentivi che rendano più conveniente investire. Rotolo osserva che l'Italia, rispetto ad altri Paesi europei e agli Stati Uniti, è poco abituata a incentivare il rischio e l'imprenditorialità. E l'innovazione si fa «solamente tentando, fallendo, ripartendo»: se non ci sono le condizioni per fallire agilmente, innovare diventa difficile. L'altra leva è ridurre i vincoli burocratici superflui, come la norma che impedisce un investimento finché non si sono compilati 46.000 moduli.
Ma per Rotolo lo spazio per innovare, oggi, c'è soprattutto nelle singole aziende. Non ci si può aspettare che la trasformazione digitale venga calata dall'alto in modo industriale. Sono le aziende più coraggiose a sperimentare. Le innovazioni si diffondono poi per contagio nella zona e solo in un secondo o terzo momento Regioni o Stato possono replicarle su larga scala. Ricorda un grafico sulle velocità di adozione: prima le persone, poi le aziende private, poi il non profit, per ultimo il pubblico. I conduttori temono che, con cambiamenti così rapidi, quando arriva il pubblico sia già ora di cambiare di nuovo. Per Rotolo è proprio questa la domanda che dovrebbe porsi chi eroga i servizi.
Un mercato ancora da esplorare
Alla domanda su come una startup possa crescere in un settore in gran parte pubblico, Rotolo ricorda che nel sociosanitario c'è anche una forte componente privata, for profit e non profit. Il settore però è frammentato. Una soluzione è lavorare in rete: due, tre o quattro piccole RSA dello stesso territorio potrebbero condividere una tecnologia che da sole non potrebbero sostenere.
Poi fa i conti. In Italia si stimano poco meno di 4 milioni di anziani non autosufficienti over 65. I posti pubblici in RSA sono circa 300.000. L'assistenza domiciliare integrata copre un'altra parte, ma con una media di 13 accessi all'anno. «Se fossi un imprenditore dico: caspita, lì c'è veramente un mondo da esplorare». Molti bisogni trovano risposte fai da te, a casa, con conseguenze sulla tenuta psicologica e fisica delle famiglie. Le tecnologie digitali potrebbero alleviare in parte questo carico di cura.
Pubblico, privato e burocrazia
I conduttori ricordano la trasformazione delle IPAB in Lombardia, con molte RSA pubbliche diventate fondazioni Onlus accreditate. E lanciano una provocazione: stiamo distruggendo la sanità pubblica a favore di quella privata? Rotolo nota che ogni anno cresce la quota di servizi che i pazienti pagano di tasca propria, come dentisti e visite ginecologiche. La responsabilità, dice, è di tutti noi. Il vero indicatore è la spesa pubblica in rapporto al PIL e, secondo lui, è in costante diminuzione e più bassa che in Francia, Germania e Regno Unito. «Stiamo decidendo di mettere meno risorse sulla sanità pubblica», e le persone si rivolgono al privato.
Per Rotolo il concetto di azienda vale per pubblico e privato: usare risorse scarse nel modo più appropriato per rispondere ai bisogni. Cambiano i valori di fondo e la velocità. Uno dei conduttori racconta che nel privato, già nel 2015, da tirocinante usava la cartella digitale, mentre alcune aziende pubbliche l'hanno introdotta da poco. Rotolo aggiunge due punti. Il privato che offre servizi a pagamento può scegliersi i clienti, il pubblico no. E la burocrazia nasce con una buona intenzione, perché «le aziende pubbliche gestiscono i nostri soldi». Vuole spezzare una lancia a favore di chi lavora nel pubblico, spesso guadagnando meno, perché crede nella missione pubblica.
Un SSN da studiare
Perché studenti stranieri vengono in Italia a studiare management sanitario? Perché, nonostante la spesa più bassa e la carenza di medici e infermieri, il Servizio sanitario nazionale resta per Rotolo «un ottimo servizio sanitario nazionale», ai primi posti per esiti di salute. Il suo master internazionale in sanità ha più di 25 anni e ha sempre attratto studenti dall'estero. Anche guardando all'Europa, le innovazioni nel long-term care sono simili. La differenza è che altrove si valuta fin dall'inizio, con due gruppi, uno che usa la tecnologia e uno no, «proprio come si farebbe in una sperimentazione clinica».
Esempi concreti
Rotolo elenca i casi osservati:
- la cartella informatizzata, che può sembrare banale ma è il primo passaggio per raccogliere dati strutturati e abilitare altre innovazioni;
- sistemi di analisi dei dati per prevedere la domanda e il tipo di utenza, e usare meglio le risorse;
- assistenti vocali e tablet a casa degli anziani, per collegarli facilmente con operatori e familiari o fare esercizi contro il decadimento cognitivo;
- la realtà virtuale con persone con Alzheimer, per alleviare alcuni sintomi;
- la teleriabilitazione con visori e sensori, che trasforma la riabilitazione in una specie di videogioco. In una struttura, racconta, ha perfino innescato una sana competizione tra gli ospiti.
Come prossimo ospite suggerisce qualcuno che viene dal mondo di chi sta tentando di innovare, una startup o un fornitore di tecnologia che si confronta con le difficoltà del mercato.
Cosa dice la scienza
Telemedicina nelle strutture per anziani
Uno degli usi più studiati del digitale nelle strutture residenziali è la copertura medica a distanza. Lo studio controllato di Grabowski e O'Malley (Health Affairs, 2014) su undici nursing home americane ha confrontato la reperibilità telefonica notturna con un servizio di telemedicina. La telemedicina ha ridotto i ricoveri ospedalieri e generato risparmi superiori all'investimento, ma solo nelle strutture che usavano di più il servizio. È un risultato in linea con quanto dice Rotolo: la tecnologia da sola non basta, contano l'adozione e l'organizzazione.
Videogiochi di movimento e demenza
La teleriabilitazione "a videogioco" descritta da Rotolo rientra nell'exergaming, l'esercizio fisico attraverso videogiochi. Una revisione Cochrane di Voinescu e colleghi (2024) ha incluso 11 studi, con 308 persone con deterioramento cognitivo lieve e 228 con demenza. Rispetto ai gruppi di controllo l'exergaming potrebbe migliorare le funzioni cognitive globali, ma la certezza delle prove è molto bassa. Gli autori chiedono studi più ampi e ben condotti. È la stessa esigenza di valutazione che Rotolo trova quasi assente nella pratica.
Il digitale in Italia: infrastrutture e competenze
Il Profilo sanitario 2025 di OCSE e Osservatorio europeo descrive un'Italia che ha accelerato sul digitale dopo la pandemia. Nel 2024 il 28% degli italiani accedeva alla propria cartella clinica elettronica, in linea con la media UE. Solo il 31%, però, aveva prenotato una visita online, contro il 40% europeo. Il rapporto segnala forti differenze regionali, iniziative di telemedicina spesso sperimentali o frammentarie e una scarsa alfabetizzazione digitale: meno della metà degli italiani ha competenze digitali di base. Sono gli stessi nodi di competenze e diffusione che emergono dalla ricerca di Rotolo.
La strategia dell'OMS
La strategia globale sulla salute digitale 2020-2025 dell'OMS ricorda che le iniziative digitali funzionano solo se integrate in una strategia che unisce risorse economiche, organizzazione, capitale umano e infrastrutture tecnologiche. È la stessa idea di Rotolo: la tecnologia è uno strumento, e richiede persone e processi capaci di usarla.
Le criticità reali
Poche risorse per investire. Il sociosanitario è il settore che più avrebbe bisogno di efficienza, ma è anche quello con meno margini per investire e meno incentivi dedicati.
La valutazione che manca. Senza obiettivi chiari e misure dei risultati, anche le innovazioni riuscite restano difficili da raccontare, finanziare e replicare.
Frammentazione. Molte strutture piccole, gestite da pochi dirigenti, faticano a trovare le competenze per scegliere e introdurre le tecnologie.
Una domanda per riflettere. Se l'innovazione nasce dalle singole aziende e si diffonde per contagio, cosa può fare una piccola RSA per non restare indietro: aspettare le regole, o cercare alleanze con le strutture vicine?
Cosa può cambiare
Dall'episodio emergono alcune direzioni concrete. Partire dalla cartella informatizzata, base di ogni altra innovazione. Introdurre figure di innovation manager, anche condivise tra più strutture. Lavorare in rete per rendere sostenibili tecnologie costose. Misurare i risultati fin dall'inizio, anche con gruppi di confronto. Per il pubblico, creare incentivi e ridurre la burocrazia superflua. E guardare agli anziani fragili e non autosufficienti come a un bisogno ancora in gran parte senza risposta.
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Conclusione
Andrea Rotolo descrive un settore sociosanitario in ritardo sul digitale, ma non fermo. Le innovazioni esistono: dalla cartella informatizzata alla realtà virtuale, fino alla teleriabilitazione che diverte gli ospiti delle RSA. Mancano risorse, competenze di collegamento tra tecnologia e servizi e, soprattutto, l'abitudine a misurare i risultati. Gli studi disponibili confermano che la tecnologia funziona quando viene davvero adottata e che servono valutazioni migliori. Per Rotolo l'innovazione nascerà dalle aziende più coraggiose, e il bisogno di milioni di anziani fragili è lì ad aspettarla.
→ Ascolta l'episodio 18 di Skeptical Health con Andrea Rotolo per il racconto completo.
I dati chiave
- 8,4% del PIL: la spesa sanitaria italiana nel 2023, 1,6 punti sotto la media UE (OCSE, 2025)
- 10% contro 18%: la quota di spesa sanitaria per l'assistenza a lungo termine in Italia e nell'UE (OCSE, 2025)
- -30%: la spesa in conto capitale per la sanità digitale per abitante rispetto alla media UE, dal 2015 (OCSE, 2025)
- Meno della metà: gli italiani con competenze digitali di base (OCSE, 2025)
- 11 nursing home: lo studio in cui la telemedicina ha ridotto i ricoveri nelle strutture che la usavano di più (Grabowski e O'Malley, 2014)
- 11 studi, 536 persone: le prove sull'exergaming nella demenza e nel deterioramento cognitivo lieve, di certezza molto bassa (Cochrane, 2024)
Takeaway
Parti dai dati. Per una struttura sociosanitaria la cartella informatizzata è il primo passo di ogni innovazione.
Decidi prima come misurare. Ogni tecnologia introdotta dovrebbe avere un obiettivo chiaro e un modo per verificarlo.
Non innovare da solo. Le piccole RSA possono condividere tecnologie e competenze con le strutture del territorio.
Guarda ai bisogni scoperti. Milioni di anziani fragili vivono a casa con poca assistenza: è lì che la tecnologia può fare la differenza.
Domande frequenti
Il settore sociosanitario è più indietro del sanitario nella digitalizzazione?
Secondo le ricerche di Andrea Rotolo, docente di SDA Bocconi, sì: RSA e servizi domiciliari sono un po' più indietro di ospedali e aziende sanitarie, che hanno ricevuto la spinta del PNRR su telemedicina e fascicolo sanitario elettronico. Pesano anche le minori risorse del settore. Esistono però molti casi di innovazione digitale interessanti, anche se poco diffusi.
Perché le RSA piccole fanno fatica a innovare?
Nelle strutture sotto i 60-80 posti letto, spiega Andrea Rotolo nell'episodio 18, chi gestisce l'azienda sono spesso due, tre o quattro persone. Mancano le competenze per valutare le tecnologie, adattarle e accompagnarne l'introduzione. Una soluzione è lavorare in rete: più RSA dello stesso territorio possono condividere tecnologie che una sola struttura non riuscirebbe a sostenere.
Quali tecnologie si usano nel long-term care?
Tra gli esempi raccolti nella ricerca di Andrea Rotolo ci sono la cartella informatizzata, l'analisi dei dati per prevedere la domanda, assistenti vocali e tablet per gli anziani a casa, la realtà virtuale con persone con Alzheimer e la teleriabilitazione con sensori e visori, trasformata in una specie di videogioco.
La telemedicina riduce i ricoveri dalle case di riposo?
Uno studio controllato su undici nursing home americane (Grabowski e O'Malley, Health Affairs, 2014) ha mostrato che una copertura medica notturna in telemedicina può ridurre i ricoveri e generare risparmi superiori all'investimento. I benefici però si sono visti solo nelle strutture che usavano di più il servizio.
I videogiochi di movimento aiutano le persone con demenza?
Una revisione Cochrane del 2024 (Voinescu e colleghi) su 11 studi ha trovato che l'exergaming, cioè l'esercizio fisico attraverso videogiochi, potrebbe migliorare le funzioni cognitive globali in persone con demenza o deterioramento cognitivo lieve. Le prove però sono di certezza molto bassa, e servono studi più ampi.
Quanto spende l'Italia per la sanità e per l'assistenza a lungo termine?
Secondo il Profilo sanitario 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, nel 2023 la spesa sanitaria italiana era l'8,4% del PIL, 1,6 punti sotto la media UE, con una copertura pubblica del 73%. L'assistenza a lungo termine pesava circa il 10% della spesa sanitaria, contro il 18% circa dell'UE.
Fonti
- Grabowski DC, O'Malley AJ: Use of telemedicine can reduce hospitalizations of nursing home residents and generate savings for Medicare. Health Affairs (2014)
- Voinescu A et al.: Exergaming for dementia and mild cognitive impairment. Cochrane Database of Systematic Reviews (2024)
- OCSE / Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche sanitarie: State of Health in the EU. Italia: Profilo della sanità 2025
- WHO: Global strategy on digital health 2020-2025 (2021)