Digitalizzare il Trasporto Sanitario (NEMT) è Possibile?
Ferdinando Iacuaniello, infermiere e co-fondatore di Niino, racconta perché trovare un'ambulanza per una visita è ancora un problema da risolvere a telefonate.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Ferdinando Iacuaniello — Infermiere, co-fondatore di Niino
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
In questa intervista registrata a HealthTech XPO, in Università Bocconi, parliamo con Ferdinando Iacuaniello, infermiere dal 2006 e co-fondatore di Niino, una piattaforma che prova a digitalizzare il trasporto sanitario non urgente. È un problema che non riguarda la cura, ma l'arrivarci: una visita, un esame o una dimissione esistono solo se la persona riesce a essere in quel posto a quell'ora. Per chi cammina non è un tema. Per chi no, è tutto il tema.
Cosa emerge dall'episodio
Costruire cose che non c'erano. Dopo la laurea, Iacuaniello si accorge che nella comunicazione infermieristica non c'era nulla e crea uno dei primi quotidiani online dedicati alla professione. Anni dopo nota che il trasporto sanitario non è digitalizzato. Ha l'idea ma non la sviluppa, finché incontra per caso Alessandro Monterosso, amministratore di Niino, che ci stava già lavorando con gli altri soci. Decidono di farla insieme.
Il problema visto da chi lo vive. Oggi, se serve un trasporto, si scrive su Google «ambulanza privata» o «trasporto sanitario», si chiede un preventivo a tutti, si aspetta, poi si decide. Tutto ricade su una persona fragile, o su un familiare spesso a distanza e di fretta. I bisogni sono diversi: visite, ricoveri programmati, dimissioni, rientri a casa dopo una vacanza andata male. E cambiano i mezzi: ambulanza, pulmino con pedana, autosanitaria. Niino non si sostituisce ai trasportatori, ma mette in comunicazione le parti.
Qualità e rating nei due sensi. Per fare questo servizio servono i requisiti regionali e l'autorizzazione dell'azienda sanitaria, anche se il settore, ammette, presenta tante criticità. La piattaforma costruisce un rating bidirezionale: le persone valutano il servizio, e anche trasportatori, dipendenti e volontari, che devono essere rispettati, possono valutare il paziente. Questo secondo rating non è pubblico: serve a insegnare all'algoritmo quali abbinamenti funzionano.
Partire dalla Lombardia, senza maggiorazioni. Si parte da Milano e dalla Lombardia, per poi estendersi al resto d'Italia e, più avanti, all'Europa. In diverse regioni le tariffe sono già stabilite, e la piattaforma non intende applicare maggiorazioni: chi prenota non pagherà più che rivolgendosi al vettore. Stanno anche pensando a un sistema, grazie al contributo di chi vorrà, per offrire trasporti gratuiti a chi ha difficoltà ad accedere alle cure.
Sapere dove si trova la persona. Oggi una struttura o una RSA affida un ospite all'ambulanza e poi non sa più nulla, finché non torna. Con il tracciamento in tempo reale, la struttura sa dove si trova la persona durante tutto il viaggio. Lo stesso vale per il caregiver che prenota per la madre da casa.
Il contesto in breve
Secondo l'ospite, più di 200.000 persone ogni anno non fanno visite o esami perché non trovano un trasporto sanitario. Secondo l'ISTAT, nel 2023 il 7,6% della popolazione italiana ha rinunciato a prestazioni sanitarie di cui aveva bisogno. Il 4,5% lo ha fatto per le liste d'attesa e il 4,2% per motivi economici. La scomodità di accesso, come la mancanza di trasporti, rientra nell'indicatore ma non viene pubblicata come voce separata. Come ogni barriera d'accesso, colpisce anziani soli, chi non cammina e chi vive lontano: le persone che delle prestazioni hanno più bisogno.
Da portare a casa
- Se organizzi un trasporto sanitario, verifica che il vettore sia autorizzato dalla regione e dall'azienda sanitaria.
- Se non puoi accompagnare un familiare, chiedi come verrai informato durante il viaggio.
- Il mezzo non è sempre l'ambulanza: autosanitaria e pulmino con pedana costano diversamente e spesso bastano.
C'è una categoria di problemi sanitari che non riguarda la cura ma l'arrivarci. Una visita prenotata, un esame fissato, una dimissione programmata: tutte cose che esistono solo se la persona riesce fisicamente a essere in quel posto a quell'ora. Per chi cammina, non è un tema. Per chi no, è tutto il tema.
Ferdinando Iacuaniello è infermiere dal 2006 e co-fondatore di Niino, una piattaforma che prova a digitalizzare il trasporto sanitario non urgente. L'intervista, registrata a HealthTech XPO in Università Bocconi, parte proprio da lì.
Come ci è arrivato
Il racconto di sé è quello di qualcuno abituato a costruire cose che non c'erano.
Laureato infermiere nel 2006, comincia la carriera come tanti. Poi si accorge che nella comunicazione infermieristica non c'era nulla e si inventa uno dei primi quotidiani online dedicati alla professione, che ha diretto per anni.
Qualche anno fa comincia a interessarsi al business legato alla salute e nota che il mondo del trasporto sanitario non era digitalizzato. Ha l'idea, ma preso da altro non la sviluppa. Poi incontra per caso Alessandro Monterosso, amministratore di Niino, che stava già lavorando esattamente a quel progetto con gli altri soci. Gli dice: «Guarda che io ho avuto questa idea qualche anno fa, perché non farla insieme?»
Il problema, descritto come lo vive chi lo ha
Alla domanda sulle difficoltà logistiche e territoriali di centralizzare un servizio così frammentato, Iacuaniello risponde ribaltando il punto di vista: «le difficoltà che noi abbiamo trovato, che stiamo trovando, che vogliamo superare, sono quelle che riscontrano le persone che hanno bisogno di un trasporto sanitario».
E le descrive nel modo più concreto possibile. Oggi, se hai bisogno di un trasporto sanitario, scrivi su Google «ambulanza privata» o «trasporto sanitario». Escono molti risultati. Devi chiedere a tutti un preventivo. Devi aspettare che rispondano. Poi decidi.
Vale la pena fermarsi su questa descrizione, perché è il cuore della cosa. Non è un problema di tecnologia mancante: è un problema di ricerca e confronto scaricato interamente su una persona che, per definizione, è in una situazione di fragilità, o sul familiare che se ne sta occupando, spesso a distanza e spesso di fretta.
E il bisogno non è di un solo tipo. L'ospite elenca i casi: una visita medica, un ricovero programmato, una dimissione ospedaliera, o un rientro a domicilio dopo una vacanza andata male. E i mezzi cambiano di conseguenza, ambulanza, pulmino con pedana, autosanitaria.
La posizione che rivendica è di non sostituirsi a nessuno: i trasportatori, croci, cooperative, società, restano loro. «Noi non ci sostituiremo a loro», dice. L'obiettivo dichiarato è mettere in comunicazione le parti, «in modo che la persona trovi la risposta alla sua necessità, il trasportatore si debba occupare solo del trasporto».
La domanda sulla qualità, e la risposta a due direzioni
Gli intervistatori pongono l'obiezione giusta: collaborando con moltissimi soggetti di dimensioni diverse, non c'è il rischio che un servizio legato alla salute finisca gestito da qualcuno non a norma?
La prima parte della risposta è regolatoria: per fare questo servizio servono requisiti previsti dalla regione di riferimento e l'autorizzazione dell'azienda sanitaria. «In teoria se non sei autorizzato non puoi lavorare in questo settore», dice. Ammette però che il settore presenta tante criticità, un'ammissione che vale più della rassicurazione che la precede.
La seconda parte è il meccanismo che stanno costruendo: un rating bidirezionale. Le persone valutano il servizio ricevuto. Ma anche i trasportatori, i dipendenti e i volontari, dice, devono essere rispettati, e quindi possono valutare il paziente. Quel secondo rating non è pubblico, e la ragione che dà è precisa: «questo non è una sfida a chi fa il rating più basso o più alto», serve a insegnare all'algoritmo quali abbinamenti funzionano rispetto ai servizi che quel partner offre.
È una scelta di design che merita di essere notata. Un rating pubblico sui pazienti sarebbe un'idea pessima in un contesto sanitario; tenerlo interno e usarlo per l'abbinamento è una risposta ragionevole a un problema reale, perché anche chi guida un'ambulanza tutto il giorno ha diritto a un servizio prevedibile.
Il numero delle rinunce
La cifra che apre il video e che l'ospite ripete è questa: «Sono più di 200.000 ogni anno le persone che non effettuano visite o esami di laboratorio o esami diagnostici perché non riescono a trovare un trasporto sanitario.»
Per curiosità, il dato ufficiale sulla rinuncia alle cure è organizzato in un altro modo. Secondo ISTAT, nel 2023 il 7,6% della popolazione ha rinunciato a prestazioni sanitarie di cui aveva bisogno: il 4,5% per le liste d'attesa e il 4,2% per motivi economici. La scomodità di accesso, struttura lontana, mancanza di trasporti, orari difficili, rientra nella definizione dell'indicatore, ma non viene pubblicata come voce separata.
Dove si parte, e quanto costa
Alla domanda sulla copertura geografica, a Milano è già più facile, il problema sono le aree interne, la risposta è che si parte da Milano e dalla Lombardia per poi estendersi a tutta l'Italia, con l'idea, più avanti, di guardare al resto d'Europa.
Sui prezzi la posizione è che in diverse regioni le tariffe sono già determinate a livello regionale, e che la piattaforma non intende applicare maggiorazioni: chi prenota non pagherà più di quanto pagherebbe rivolgendosi direttamente al vettore, ma avrà servizi diversi.
Poi arriva l'annuncio che gli intervistatori raccolgono al volo: stanno pensando a un sistema in cui le persone potranno viaggiare gratis. Il come non viene spiegato, arriverà nei prossimi mesi, dice, ma il principio sì: dare, grazie al contributo di chi vorrà, un trasporto gratuito a chi ha difficoltà ad accedere alle cure.
È un obiettivo per i prossimi mesi, e il modo in cui funzionerà deve ancora essere raccontato.
Il pezzo che riguarda le strutture
L'ultima parte sposta il discorso dalle persone alle organizzazioni, e contiene l'osservazione più efficace dell'intervista.
Un'azienda sanitaria o una RSA deve trasportare i propri ospiti per visite, rientri a domicilio, o per far visita a un familiare. «Oggi devi affidare la persona all'ambulanza e poi non sai più nulla di quella persona», dice Iacuaniello: saprai che è tornata quando tornerà.
Con un tracciamento in tempo reale, invece, la struttura sa dove si trova quella persona durante tutto il trasporto. E lo stesso vale per il caregiver a casa, che prenota per la madre e sa a che punto è il viaggio.
Non è una funzione spettacolare. Ma descrive bene il tipo di problema che il settore ha: non l'assenza di un servizio, l'assenza di informazione su un servizio che c'è.
Il punto
Il trasporto sanitario non urgente è una di quelle cose che diventano visibili solo quando servono. Non compare nei dibattiti sulle liste d'attesa, non ha un capitolo nei piani sanitari, e chi non ne ha bisogno non sa nemmeno che esista come categoria.
Eppure funziona come tutte le barriere d'accesso: non annulla la prestazione, la rende impossibile per una parte precisa della popolazione, gli anziani soli, chi non cammina, chi vive lontano dalla struttura e non ha nessuno che lo accompagni. Cioè le stesse persone che di prestazioni ne hanno bisogno di più.
Risolverlo non richiede una scoperta. Richiede che qualcuno consideri il problema abbastanza importante da occuparsene.
Guarda l'intervento completo con Ferdinando Iacuaniello, registrato a HealthTech XPO in Università Bocconi.
I numeri citati nell'intervento
- Oltre 200.000 persone l'anno che rinuncerebbero a visite ed esami per mancanza di trasporto sanitario, secondo l'ospite.
- Per curiosità: 7,6% della popolazione italiana ha rinunciato a prestazioni sanitarie nel 2023 secondo ISTAT, di cui 4,5% per liste d'attesa e 4,2% per motivi economici.
- 2006: anno di laurea dell'ospite come infermiere.
- Avvio del servizio da Milano e Lombardia, con estensione prevista al resto d'Italia.
Takeaway
- Se devi organizzare un trasporto sanitario, verifica che il vettore sia autorizzato dalla tua regione e dall'azienda sanitaria: è il requisito minimo, non un dettaglio.
- Se non puoi accompagnare un familiare, chiedi al vettore come verrai informato durante il viaggio: sapere dove si trova la persona è parte del servizio.
- Il mezzo non è sempre l'ambulanza. Autosanitaria e pulmino con pedana costano diversamente e spesso bastano.
- Le barriere d'accesso colpiscono sempre chi ha più bisogno della prestazione: è il motivo per cui vanno contate, non solo raccontate.
Domande frequenti
Che cos'è il trasporto sanitario non urgente (NEMT)?
È il trasporto di una persona verso o da una prestazione sanitaria programmata, una visita, un ricovero, una dimissione, un rientro a domicilio, quando non si tratta di un'emergenza. Può richiedere un'ambulanza, un'autosanitaria o un pulmino con pedana a seconda della condizione della persona.
Come si prenota oggi un trasporto sanitario non urgente?
Nella descrizione dell'ospite, cercando su Google «ambulanza privata» e chiedendo un preventivo a ciascun risultato, uno per uno, in attesa di risposta. È il processo che la piattaforma di cui parla intende sostituire con un preventivo unico e immediato.
Chi può fare trasporto sanitario?
Solo chi ha i requisiti previsti dalla regione e l'autorizzazione dell'azienda sanitaria di riferimento. Iacuaniello lo ricorda come garanzia di base, pur riconoscendo che il settore presenta criticità.
Come si garantisce la qualità del servizio su una piattaforma di intermediazione?
Con un rating bidirezionale: gli utenti valutano il trasportatore, e il trasportatore valuta l'utente, quest'ultimo in forma non pubblica, per orientare l'abbinamento e non per creare classifiche.
Il servizio costa di più rispetto a prenotare direttamente?
Secondo l'ospite no: in diverse regioni i prezzi sono determinati da tariffe regionali e la piattaforma non intende applicare maggiorazioni. Il progetto dichiarato è arrivare in prospettiva a un trasporto gratuito per chi ne ha bisogno, finanziato da contributi di terzi.
Fonti
- ISTAT: Rapporto BES, capitolo Qualità dei servizi: nel 2023 il 7,6% della popolazione ha rinunciato a prestazioni sanitarie (4,5% per liste d'attesa, 4,2% per motivi economici). La quota legata alla scomodità di accesso non è pubblicata separatamente
- Skeptical Health on tour x HealthTech XPO 2025: #7 Digitalizzare il Trasporto Sanitario (NEMT) è Possibile?, con Ferdinando Iacuaniello (2026)