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Benvenuti in Skeptical Health!

Cristian Valeri e Guido Magrin presentano Skeptical Health: perché serve un podcast che approfondisca sanità e sociosanitario, tra disinformazione e territorio.

Benvenuti in Skeptical Health!
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Founders Skeptical Health — Cristian Valeri & co-founders

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

Skeptical Health è un podcast sulla sanità italiana che prova a fare una cosa semplice e poco di moda: andare in profondità. Nella prima puntata i due conduttori, Cristian Valeri, infermiere dell'assistenza territoriale, e Guido Magrin, imprenditore della tecnologia applicata al sociosanitario, raccontano come è nato il progetto, perché si chiama così e di cosa vogliono parlare. Ne esce un primo elenco dei temi che torneranno per tutto il podcast: personale, territorio, comunicazione, tecnologia, e il coraggio di sbagliare.


Perché il tema è urgente oggi

Di salute si parla ovunque, ma spesso male. Le informazioni arrivano da motori di ricerca, social e titoli costruiti per i click. Chi lavora nel settore vede ogni giorno pazienti che arrivano con una diagnosi già letta su internet, e notizie sul sociosanitario quasi sempre negative.

Intanto il sistema cambia. La popolazione invecchia, il personale non basta, le nuove strutture territoriali previste dopo la pandemia faticano a partire. Sono temi che riguardano milioni di persone, soprattutto le più fragili. Per capirli servono tempo, competenza e la voce di chi ci lavora davvero. È lo spazio che Skeptical Health vuole occupare.


Cosa emerge dall'episodio

La puntata si apre con una festa a metà: dopo diversi mesi di trattativa, il progetto parte. Cristian Valeri dice che sono dieci anni che prova a costruire qualcosa del genere. Guido Magrin spiega cosa manca, secondo lui, in Italia: un luogo di confronto su medicina e salute, ma con un tono preciso, «non distruttivo ma costruttivo». L'obiettivo è portare anche argomenti difficili, rendendoli comprensibili a tutti.

Chi sono i due conduttori

Guido Magrin viene dalle startup. Circa dieci anni fa ha avviato Heartwatch, oggi TeiaCare, un'azienda che usa la tecnologia e l'intelligenza artificiale per aiutare l'assistenza alle persone nel sociosanitario. Racconta che all'università immaginava di finire a lavorare in una grande azienda tecnologica. Ha scelto invece un settore dove sente di avere «un impatto qualitativo sulla vita delle persone».

Cristian Valeri si presenta così: «Io sono un infermiere, quindi sono dall'altra parte». Si occupa di assistenza territoriale, coordina il lavoro con diverse realtà sul territorio e gestisce progetti. Scherza sul fatto che, secondo molti, l'intelligenza artificiale dovrebbe portargli via il lavoro. Lui la vede diversamente: il connubio tra clinica e intelligenza artificiale è proprio il futuro, e il podcast cercherà di avvicinare i due mondi, non di separarli.

Le idee contano poco: conta l'esecuzione

I due si conoscono da tre o quattro anni. Cristian ricorda il giorno in cui ha incontrato per la prima volta l'azienda di Guido: era all'università, selezionato con altri per un progetto di idee imprenditoriali in sanità. Il relatore aprì l'incontro dicendo, in modo molto diretto, che le idee da sole non contano nulla. Da lì Cristian ha capito cosa fa la differenza in un progetto: l'execution, cioè la capacità di realizzarlo. È anche la ragione, dicono, per cui oggi sono lì a registrare la prima puntata.

Un post su LinkedIn e un commento

L'idea concreta nasce il 18 luglio 2024. Cristian pubblica su LinkedIn un post sulle criticità del sociosanitario. Guido lo legge in puntata: «Passano gli anni, restano i problemi: alto turnover, bassa attrattività del settore, scarsa numerosità del personale sanitario e assistenziale». Nel post Cristian chiedeva altri punti di vista su una delle domande più difficili per il settore: come arginare la mancanza di personale qualificato nelle RSA.

Guido, che di solito non commenta, risponde che a una domanda così non si risponde in poche righe: servirebbero due ore di puntata. Forse, un podcast. Da quello scambio i due si sono scritti, hanno pianificato e hanno trovato il punto d'incontro per costruire il progetto.

Perché "Skeptical"

Resta da scegliere il nome. Cristian racconta di essere un grande ascoltatore di podcast e cita tra i suoi autori preferiti Yuval Noah Harari, autore di Sapiens. L'idea che ne ricava è che molte delle informazioni che troviamo in rete non valgono nulla, e che la verità sta nel profondo. Essere skeptical, in questo senso, significa non fermarsi alla superficie: cercare, approfondire, capire di cosa si sta parlando davvero. Sono temi, osserva, che media, televisioni e giornali trattano spesso in modo superficiale, perché chi ne parla non è del settore, o ne parla per fare pubblicità, o sceglie il tono distruttivo che fa più scalpore.

Guido aggiunge il suo punto di vista sullo scetticismo. Per lui è un'abitudine quotidiana: avere una «sana voglia di mettere in discussione qualsiasi informazione» e verificare che chi la porta ne sia davvero certo. Non per sfiducia verso gli esperti, precisa: dal massimo esperto di un tema ha tutto da imparare, ma prima vuole assicurarsi che la fonte sia la più autorevole possibile.

Formare dieci persone invece di disinformarne diecimila

Da qui nasce la scelta del formato. Guido è netto: preferisce un contenuto complesso, anche costoso da produrre, visto da poche persone ma compreso, a un contenuto vuoto visto da migliaia. «Io preferisco formarne 10 che disinformare 10.000», dice. Il podcast va quindi in controtendenza rispetto alla soglia di attenzione di pochi secondi dei social. Gli ospiti avranno il tempo di raccontare, senza che i loro contenuti vengano ritagliati ad arte per portare avanti l'agenda dei conduttori.

Gli ospiti, spiegano, saranno protagonisti anche nel costruire il percorso del podcast. Ognuno, alla fine della puntata, indicherà chi secondo lui dovrebbe essere il prossimo ospite. L'obiettivo è costruire una rete di idee e di professionisti utile alle persone e, se possibile, anche alle istituzioni.

Il paziente informato, o disinformato

Una parte della puntata riguarda il rapporto tra professionisti e pazienti. Cristian ricorda che oggi, con due click, chiunque si fa un'idea e propone soluzioni «perché l'ha detto Google». Gli capita ogni giorno, andando dai pazienti, di sentirsi dire che hanno letto qualcosa su internet. Cita la gag di Aldo, Giovanni e Giacomo sul paziente che arriva già con la diagnosi. Aggiunge un'altra riflessione: la salute è un diritto, «ma alcune volte è anche un dovere», perché ci sono persone con bisogni e fragilità maggiori delle nostre, in una società che spinge all'individualismo.

Guido prova a guardare anche l'altro lato. È vero che spesso il paziente sbaglia nel porsi così, ma anche il professionista dovrebbe fare «qualche passettino avanti». Dire al paziente di non cercare nulla prima della visita è irrealistico. Meglio mettersi nei suoi panni, immaginare cosa avrà letto e partire da lì. La tecnologia non ruba il lavoro al professionista, ma il professionista deve accettare che c'è. E il problema riguarda anche chi forma i professionisti, che spesso non vede i pazienti.

Cristian propone una soluzione concreta: all'università dovrebbe esserci un vero esame di comunicazione, non un corsino di 4 ore, ma un approccio al paziente, alle nuove tecnologie e alla sua fragilità. Perché, dice, oggi «non è quello che dici ma come lo dici». Ricorda anche che la comunicazione dell'infermiere e quella del medico seguono strade diverse: il paziente è lo stesso, ma i due lavori sono diversi.

Il sociosanitario fa notizia solo quando va male

I conduttori notano che dalla sanità ogni tanto arriva una buona notizia, come un trapianto riuscito. Dal sociosanitario e dalla riabilitazione arrivano quasi solo notizie negative. A nessuno interessa leggere che una signora ha vissuto serenamente in struttura fino a tarda età: fanno notizia la violenza, l'abuso. Così, si osserva in puntata, poche persone finiscono in prima pagina, mentre delle altre centinaia di migliaia che lavorano nel settore, oltre 300.000 in Italia, non parla nessuno.

Il territorio dopo il Covid

La pandemia, dicono, ha "scoperchiato il vaso di Pandora". Cristian ricorda una conferenza del 2020 in cui, per la prima volta, ha sentito la politica ammettere di aver sottovalutato il territorio, dopo quindici anni in cui operatori e istituzioni lo ripetevano. Cosa è cambiato dopo? Nel concreto poco, dice, anche se nella parte burocratica qualcosa si è mosso. In Italia, osserva, si agisce quando "la frittata è fatta", non in prevenzione.

L'esempio sono le case di comunità e l'infermiere di famiglia: grande impatto mediatico, ma strutture che nella realtà quotidiana non sono ancora a pieno regime, perché mancano personale, comunicazione sul territorio e programmazione. Guido racconta l'incontro con il fondatore di una realtà monzese attiva da 48 anni. In assenza di una programmazione nazionale se l'è costruita in casa, e il suo orticello funziona benissimo. Le eccellenze esistono, dice, ma devono smettere di essere "isole felici" e diventare parte della terraferma, contaminandola.

L'approccio startup e il diritto di sbagliare

Parlando di chi dirige, Cristian nota che alcuni coordinano da trent'anni come se il settore fosse quello di vent'anni fa, e invece è cambiato del tutto. Guido suggerisce di portare in sanità l'approccio delle startup: andare sul campo, informarsi, capire e non avere paura di sbagliare. Se per paura di sbagliare non si fa niente, dice, si sta comunque sbagliando, perché il mondo cambia. Per lui «l'errore va sdoganato»: è parte della crescita di un'azienda, ma anche di un servizio sanitario e delle politiche di welfare. Cristian aggiunge che siamo un Paese che non tutela il fallimento, a partire dalla scuola e dall'università.

Anche le cose che funzionano

Nel finale i due chiariscono che il podcast non ascolterà solo una parte. Ci saranno i professionisti, ma anche i pazienti, e non solo storie di cose andate male. Cristian ricorda che esistono servizi che ogni giorno, con équipe anche da remoto, garantiscono cure, supporto psicologico, farmaci e telemedicina a domicilio: «costruire un piccolo ospedale a casa di un paziente che ha una disabilità al 100% non è cosa banale». La chiusura riassume lo spirito del progetto: essere meno giudicanti possibile, ma più skeptical, andare sempre nel profondo e trovare risposte e proposte.


Cosa dice la scienza

Cercare la salute online è la norma

Secondo Eurostat, nel 2021 il 55% dei cittadini dell'Unione europea tra 16 e 74 anni aveva cercato informazioni sulla salute online nei tre mesi precedenti l'indagine. Le quote variavano dal 36% della Bulgaria all'80% della Finlandia. Il "dottor Google" di cui si parla in puntata non è quindi un'eccezione: è il modo in cui la maggior parte delle persone si prepara, o si preoccupa, prima di una visita.

Il paziente informato può migliorare il rapporto con il medico

Una revisione sistematica di Tan e Goonawardene, pubblicata nel 2017 sul Journal of Medical Internet Research, ha analizzato 18 studi sul rapporto tra ricerca di informazioni online e relazione medico-paziente. La conclusione è in linea con quanto dice Guido Magrin in puntata: le informazioni trovate su internet possono migliorare il rapporto, a seconda che il paziente ne parli con il medico e della relazione che hanno già. Gli autori scrivono che i modelli tradizionali di comunicazione vanno ripensati, perché i pazienti arrivano più informati e vogliono essere coinvolti nelle decisioni.

Quanta disinformazione circola

Il problema, però, è la qualità di ciò che si trova. Una revisione di revisioni pubblicata nel 2022 sul Bulletin of the World Health Organization (Borges do Nascimento e colleghi) ha raccolto 31 revisioni sistematiche su infodemia e disinformazione sanitaria. La quota di contenuti sanitari fuorvianti sui social variava, a seconda degli studi, dallo 0,2% al 28,8%. Tra le conseguenze: interpretazioni errate delle evidenze, effetti sulla salute mentale, cattivo uso delle risorse sanitarie ed esitazione vaccinale. Gli autori chiedono, tra le altre cose, di migliorare i contenuti sanitari dei media e l'alfabetizzazione sanitaria e digitale delle persone.

Quali temi sono più colpiti

Un'altra revisione sistematica, di Suarez-Lledo e Alvarez-Galvez (Journal of Medical Internet Research, 2021), ha analizzato 69 studi sulla disinformazione sanitaria nei social. I temi più studiati erano vaccini (32%), farmaci e fumo (22%) e malattie non trasmissibili (19%). In alcuni studi su farmaci e prodotti del fumo i post con informazioni errate arrivavano all'87%. È il contesto in cui un podcast che dà tempo agli esperti prova a inserirsi.

Personale e territorio: il quadro europeo

Sui temi del personale e del territorio, il profilo della sanità italiana 2025 dell'OCSE e dell'Osservatorio europeo sui sistemi sanitari offre alcuni numeri. Nel 2023 l'Italia aveva 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% sopra la media UE, ma 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media UE di 8,4. I medici di medicina generale sono diminuiti di circa il 13% in dieci anni. L'assistenza a lungo termine assorbe circa il 10% della spesa sanitaria, contro il 18% circa della media europea, anche per la forte dipendenza dall'assistenza familiare. Sono i numeri dietro il post di LinkedIn da cui è nato il podcast.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se la maggior parte delle persone cerca informazioni sulla salute online, chi ha il compito di rendere quelle informazioni affidabili: i professionisti, le istituzioni, i media o chi le legge?

La comunicazione non si insegna abbastanza. Nei percorsi di studio di medici e infermieri la comunicazione con il paziente ha spesso poco spazio. Eppure i pazienti arrivano con informazioni, dubbi e paure che vanno accolti, non respinti.

Le buone pratiche restano isolate. Molte realtà territoriali funzionano bene, ma il loro modello raramente diventa sistema. Senza programmazione, ogni servizio deve reinventare da solo ciò che altrove già esiste.

La paura dell'errore frena il cambiamento. In un contesto che non tollera il fallimento, sperimentare nuovi modelli organizzativi è rischioso. Il risultato è che spesso non si cambia nulla.

Le notizie positive non fanno notizia. Il racconto mediatico del sociosanitario si concentra sugli episodi negativi. Chi lavora bene resta invisibile, e questo pesa anche sull'attrattività del settore per i giovani.


Cosa può cambiare

Le proposte della puntata sono concrete. Dare più spazio alla comunicazione nella formazione universitaria dei professionisti, con un approccio al paziente, alle tecnologie e alla fragilità. Accettare che il paziente arrivi informato e partire da quello che ha letto, invece di ignorarlo. Portare nelle organizzazioni sanitarie un approccio più sperimentale, che vada sul campo e accetti l'errore come parte del percorso. Far conoscere i modelli territoriali che funzionano, perché diventino programmazione e non restino eccezioni.

Le evidenze indicano la stessa direzione: la ricerca di informazioni online può rafforzare la relazione di cura se il professionista la accoglie, mentre contro la disinformazione servono contenuti migliori e più alfabetizzazione sanitaria. Un'informazione lenta, approfondita e con fonti verificabili è uno dei modi per contribuire.


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Conclusione

La prima puntata di Skeptical Health è una dichiarazione d'intenti. Un infermiere del territorio e un imprenditore della tecnologia si mettono insieme per parlare di sanità con calma, dando tempo agli ospiti e mettendo in discussione le informazioni prima di darle per buone. I temi sono già sul tavolo: la carenza di personale, il territorio dopo il Covid, la comunicazione tra professionisti e pazienti, il ruolo della tecnologia, la paura di sbagliare. I dati confermano che la sfida è reale: più della metà degli europei cerca informazioni sulla salute online, e la disinformazione ha effetti concreti. Il podcast sceglie di rispondere con la profondità.

→ Ascolta l'episodio 1 di Skeptical Health con Cristian Valeri e Guido Magrin per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 18 luglio 2024: la data del post su LinkedIn da cui è nato il podcast
  2. 55%: i cittadini UE tra 16 e 74 anni che nel 2021 hanno cercato informazioni sulla salute online (Eurostat, 2022)
  3. Dallo 0,2% al 28,8%: la quota di contenuti sanitari fuorvianti sui social negli studi analizzati (Bulletin of the WHO, 2022)
  4. 69 studi: la base della revisione sulla disinformazione sanitaria nei social, con i vaccini al primo posto tra i temi (JMIR, 2021)
  5. 6,9 contro 8,4: gli infermieri ogni 1.000 abitanti in Italia rispetto alla media UE nel 2023 (OCSE, 2025)
  6. -13%: il calo della densità dei medici di medicina generale in Italia nell'ultimo decennio (OCSE, 2025)

Takeaway

  1. Cerca online, ma porta le domande al professionista. Parlare con il medico o l'infermiere di ciò che hai letto migliora la relazione di cura.

  2. Controlla la fonte prima del contenuto. Chi scrive? È del settore? Cita studi o istituzioni? Sono le prime domande da farsi.

  3. Diffida dei contenuti che semplificano troppo. I temi di salute toccano la vita delle persone e meritano tempo: un titolo non basta.

  4. Guarda anche a ciò che funziona. Nel sociosanitario ci sono servizi e modelli virtuosi: conoscerli è il primo passo per farli diventare sistema.

Domande frequenti

Cos'è Skeptical Health?

Skeptical Health è un podcast italiano dedicato a sanità, salute e sociosanitario, condotto da Cristian Valeri e Guido Magrin. Ogni puntata dà spazio a un ospite che lavora nel settore, senza tagli pensati per i social. Il nome richiama l'idea di andare in profondità e di mettere in discussione le informazioni prima di darle per buone.

Chi sono Cristian Valeri e Guido Magrin?

Cristian Valeri è un infermiere che si occupa di assistenza territoriale, coordinamento e gestione di progetti. Guido Magrin è imprenditore nel settore tecnologico: circa dieci anni fa ha avviato Heartwatch, oggi TeiaCare, che applica l'intelligenza artificiale all'assistenza nel sociosanitario. Nella prima puntata spiegano perché hanno deciso di lavorare insieme.

Come è nato il podcast Skeptical Health?

Da un post su LinkedIn del 18 luglio 2024, in cui Cristian Valeri chiedeva punti di vista su turnover, scarsa attrattività e carenza di personale nel sociosanitario. Guido Magrin commentò che a una domanda così non si risponde in poche righe: servirebbe un podcast. Da quello scambio è nato il progetto.

Quante persone cercano informazioni sulla salute online?

Secondo Eurostat, nel 2021 il 55% dei cittadini dell'Unione europea tra 16 e 74 anni aveva cercato informazioni sulla salute online nei tre mesi precedenti l'indagine. Le quote andavano dal 36% della Bulgaria all'80% della Finlandia. Cercare online non è un problema in sé: conta la qualità delle fonti e il confronto con il professionista.

Cercare sintomi su internet danneggia il rapporto con il medico?

Non necessariamente. Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Medical Internet Research nel 2017 ha concluso che le informazioni trovate online possono migliorare il rapporto medico-paziente, a seconda che il paziente ne parli con il medico e della relazione che hanno già. Gli autori invitano a ripensare i modelli di comunicazione.

Quanto è diffusa la disinformazione sanitaria sui social?

Una revisione di revisioni pubblicata nel 2022 sul Bulletin of the World Health Organization ha rilevato che, negli studi analizzati, la quota di contenuti sanitari fuorvianti sui social variava dallo 0,2% al 28,8%. Tra le conseguenze indicate ci sono interpretazioni errate delle evidenze, effetti sulla salute mentale, spreco di risorse ed esitazione vaccinale.

Fonti

  1. Borges do Nascimento IJ et al.: Infodemics and health misinformation: a systematic review of reviews. Bulletin of the World Health Organization (2022)
  2. Suarez-Lledo V, Alvarez-Galvez J: Prevalence of Health Misinformation on Social Media: Systematic Review. Journal of Medical Internet Research (2021)
  3. Tan SS, Goonawardene N: Internet Health Information Seeking and the Patient-Physician Relationship: A Systematic Review. Journal of Medical Internet Research (2017)
  4. Eurostat: EU citizens: over half seek health information online (2022)
  5. OECD/European Observatory on Health Systems and Policies: Italia: Profilo della sanità 2025, State of Health in the EU
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