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Autismo, Disabilità e Diritto alla Felicità

Perché aumentano le diagnosi di autismo, cosa c'è dietro i comportamenti problematici e perché la felicità è un diritto: con lo psicologo Serafino Corti.

Autismo, Disabilità e Diritto alla Felicità
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Serafino Corti — Psicologo, esperto disabilità intellettive

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

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Le diagnosi di autismo sono cresciute moltissimo in pochi decenni, e con loro le domande. Nell'episodio 65 di Skeptical Health, Cristian Valeri e Guido Magrin ne parlano con Serafino Corti, psicologo e analista del comportamento, che da oltre vent'anni lavora con persone con autismo e disabilità intellettiva. Si parla delle cause, dei falsi miti, dei comportamenti problematici e di un'idea che attraversa tutta la puntata: anche chi ha alti bisogni di sostegno ha diritto a una vita felice.


Perché il tema è urgente oggi

Secondo l'Osservatorio Nazionale Autismo, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni rientra nello spettro autistico. I maschi sono interessati 4,4 volte più delle femmine. Negli Stati Uniti la stessa proporzione è passata da un bambino su 150 nel 2000 a uno su 36 nel 2020.

Dietro questi numeri ci sono bambini che diventano adulti, famiglie che invecchiano e servizi che devono cambiare. Le persone con autismo e disabilità intellettiva hanno più spesso altri disturbi, come ansia o depressione, che rischiano di passare inosservati. E i caregiver, familiari o operatori, portano un carico che spesso resta invisibile. Capire meglio l'autismo serve a tutti: a chi lo vive, a chi assiste e a una comunità che vuole includere davvero.


Cosa emerge dall'episodio

Serafino Corti è psicologo e dottore di ricerca. Racconta di aver scelto la psicologia 35 anni fa e di aver scoperto in quel percorso che «c'è una fetta di popolazione con cui ama molto lavorare, che sono le persone con disabilità intellettiva e con autismo». Oggi dirige il Dipartimento delle Disabilità di Fondazione Sospiro, con sedi tra Cremona, Brescia e Milano: una struttura che, come ricordano i conduttori, guida da 21 anni e che accoglie circa 400 persone. Insegna all'Università Cattolica e alla Sigmund Freud University di Milano, e coordina il comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Autismo e disturbi del comportamento: due cose diverse

La prima domanda di Cristian è se queste condizioni prima non esistessero o se oggi si riconoscano meglio. Corti chiede subito di separare due fenomeni. Da una parte l'autismo. Dall'altra i disturbi della condotta, cioè i comportamenti problematici, che possono accompagnare l'autismo oppure no. Entrambi sono cresciuti, ma sono cose diverse.

Perché le diagnosi di autismo sono esplose

Corti mette in fila i numeri. Nel 1975 c'era una diagnosi di autismo ogni 5.000 nati, nel 1985 una ogni 2.500. L'ultimo dato italiano, della fine degli anni 2010, parla di una persona ogni 77 nati. Negli Stati Uniti cita una stima di uno su 39. Si è parlato perfino di epidemia autistica, spiega, non perché l'autismo si trasmetta, ma per dare l'idea dell'aumento.

Le spiegazioni sono tre. La prima è la sensibilità diagnostica: trent'anni fa gli esperti erano pochi, oggi psicologi, neuropsichiatri infantili e psichiatri dell'adulto hanno competenze specifiche. Sono cresciute soprattutto le diagnosi di persone ad alto funzionamento e con buone capacità verbali, che prima probabilmente non venivano riconosciute. La seconda è lo switch diagnostico: molte persone che un tempo ricevevano solo una diagnosi di disabilità intellettiva oggi ricevono quella di autismo con disabilità intellettiva. Ma secondo Corti queste due spiegazioni non bastano. C'è anche un aumento reale, legato all'interazione tra predisposizione genetica e ambiente.

Cosa non causa l'autismo

Guido pone la domanda che, dice, arriverebbe comunque nei commenti: non saranno i vaccini? Corti parte da un principio: sapere cosa non causa l'autismo è già un'informazione importante. Per anni si è creduto alle cosiddette mamme frigorifero, cioè che l'autismo nascesse da un rapporto freddo con la madre. «Ricordiamoci, una teoria non è scienza», dice, e quella teoria si è dimostrata falsa. Poi aggiunge: «le mamme, lo dico sorridendo, hanno tante colpe, mai quanto i papà, ma sicuramente non causano l'autismo».

Poi i vaccini. Corti ricostruisce la vicenda del medico inglese Andrew Wakefield, che alla fine degli anni Novanta pubblicò su un'importante rivista inglese un articolo che collegava autismo e vaccini. Qui entra in gioco quella che per lui è la bellezza della scienza: «la scienza non è democratica», nel senso che non si basa sulla maggioranza ma sulle prove. Ed è libera: chiunque può provare a replicare i dati. Altri ricercatori lo hanno fatto e hanno scoperto che quei dati erano falsificati. Il confronto tra vaccinati e non vaccinati ha mostrato la stessa frequenza di autismo. La conclusione è netta: «L'autismo non è causato dal vaccino». Perché allora le fake news resistono? Perché sono più affascinanti, suggeriscono un complotto, un segreto nascosto.

Sulle cause reali, Corti spiega che le forme genetiche note spiegano una parte piccola, poco meno del 20%. Il resto dipende da fattori ancora in studio, che chiama epigenetici: il rapporto tra predisposizione genetica e ambiente materiale, come alimentazione e qualità dell'aria. È una ricerca complessa, osserva, perché non si possono esporre le persone a un fattore di rischio per vedere cosa succede.

I comportamenti problematici: capire prima di intervenire

Autolesionismo, aggressività verso gli altri e distruttività sono quella che Corti chiama la triade dei disturbi della condotta. Ma non fanno parte della definizione di autismo, e molte persone autistiche non li hanno. Sono più frequenti quando i bisogni di sostegno sono alti e le capacità comunicative basse.

Per spiegarli usa un esempio. Una persona autistica entra in una stanza piena di luce, e quella luce le fa male. Non riesce a chiedere di abbassare la luce e non riesce a uscire. Allora si muove, si colpisce, spinge. Se qualcuno a quel punto apre la porta, ha imparato che quel comportamento funziona. È una storia di apprendimento, non maleducazione. E questo cambia l'intervento: «Se la causa di un fenomeno è di tipo educativo e di tipo ambientale, non ho bisogno di un farmaco». Si lavora sull'educazione e sul contesto, non per posizioni ideologiche, ma perché lo dice l'approccio scientifico.

Ci sono però due eccezioni. A volte dietro il comportamento c'è un dolore fisico, un mal di denti o un'otite, che la persona non sa comunicare. Per questo si fa prima una diagnosi differenziale. Altre volte c'è una condizione psichiatrica, come la depressione, che amplifica tutto. In quel caso anche il farmaco può avere un ruolo, non per il comportamento in sé ma per la depressione che c'è dietro.

Dal manicomio alla qualità della vita

Corti ripercorre un secolo di storia. Prima il modello custodialistico, che badava solo alla salute fisica. Poi quello assistenziale, caritatevole, basato sui bisogni: ti concedo qualcosa perché sono buono. Negli anni Settanta arriva il modello dei diritti, che rappresenta un vero cambio di paradigma. Oggi il riferimento è il modello della qualità della vita, che unisce i diritti alla loro personalizzazione.

In questo modello si chiede alla persona che cosa è importante per lei. Corti lo riassume così: la qualità di vita dice che cosa fare, la scienza dice come farlo, e poi conta con chi, cioè la comunità. Serve un contesto che cambi, fisicamente e nelle relazioni, e che offra opportunità alle persone con disabilità «non perché siamo buoni, ma perché è giusto, perché è un diritto di queste persone».

Intelligenza e felicità

Cristian chiede se sia vero che le persone autistiche sono più intelligenti. La risposta è un ni. «Spettro non vuol dire che fa paura, spettro vuol dire che è un ventaglio». Nello spettro c'è la stessa variabilità della popolazione generale. Ma chi ha interessi intensi e ripetitivi, per esempio la matematica, può dedicarvi dodici ore al giorno invece di tre, e ottenere risultati che spiccano. Il segreto, dice, è quando talenti e interessi coincidono.

Da qui arriva il passaggio più personale della puntata. Corti sostiene che noi sopravvalutiamo l'intelligenza. È una grande opportunità, ma «l'intelligenza non è un valore di per sé». Per due motivi. Le persone sono uguali nei diritti, qualunque sia il loro quoziente intellettivo. E l'esperienza di tutti mostra che ci sono «persone intelligentissime che sono tristi e persone meno intelligenti che sono felici». Il progetto di vita, cioè realizzarsi e trovare il proprio posto nel mondo, non dipende dall'intelligenza. Questo, dice, apre il cuore: anche chi ha una disabilità intellettiva grave può essere pienamente sé stesso e felice, se ci sono le opportunità.

Salute mentale, ADHD e disturbi dell'apprendimento

Guido allarga il discorso agli adolescenti: ADHD, dislessia, discalculia, disturbo ossessivo-compulsivo. Corti distingue. I disturbi mentali come depressione, ansia e disturbo ossessivo-compulsivo sono aumentati in tutta la popolazione occidentale. Nelle persone con autismo e disabilità intellettiva la probabilità di averli è fino a sei volte più alta. Il rischio è l'overshadowing diagnostico: si vede solo l'autismo e non la depressione che c'è accanto. Parla di numeri tra il 23 e il 28%, citando le ricerche fatte prima delle linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità sull'autismo negli adulti. Anche l'ADHD è aumentata davvero, e negli adulti autistici rischia di non essere riconosciuta.

I disturbi specifici dell'apprendimento, come dislessia e discalculia, sono un'altra cosa e non hanno a che fare con l'autismo. Anche qui conta la sensibilità diagnostica, ma secondo Corti conta anche lo stile di vita: alcuni strumenti tecnologici riducono la nostra capacità di attenzione. Allo stesso tempo vede nell'intelligenza artificiale un'opportunità, per esempio per una scuola al contrario, dove le nozioni si imparano a casa e in classe si ragiona e si costruiscono relazioni. Perché un modo per superare la disabilità è abbattere le barriere relazionali.

Cambiare i servizi

Anche i servizi, compresi i suoi, devono cambiare: vanno modellati sui desideri delle persone. Cambiare è difficile, ammette, perché lo status quo è più comodo. Ma senza novità, dice, «saremmo ancora lì a provare ad accendere il fuoco con due pietre». E il numero di persone che hanno bisogno di sostegno cresce: replicare i servizi di oggi non basterà.

Le famiglie e gli operatori

Alla domanda del cinquantesimo minuto, sui caregiver, Corti risponde tenendo insieme luci e ombre: «Abbiamo fatto molto, sì, abbiamo fatto abbastanza, no». Chi assiste rischia il burnout. Non ci sono dati italiani, ma quelli inglesi, dice, indicano che tra il 25 e il 32% degli operatori che lavorano con persone con autismo e disabilità intellettiva ne soffre. Programmi come il parent training aumentano la flessibilità psicologica: la fatica resta, ma diventa più sostenibile. Eppure «ancora oggi le famiglie sono davvero troppo sole», in un Paese dove l'accesso ai sostegni cambia molto da regione a regione. Una legge recente riconosce il caregiver: ora, dice, servono le risorse perché funzioni.

La chiusura è un messaggio di speranza. I genitori di figli con alti bisogni di sostegno hanno uno stress molto più alto della media. Ma quando si misura la loro qualità della vita, non c'è una relazione diretta con lo stress: «avere una condizione di vita difficile non vuol dire ineluttabilmente avere una bassa qualità di vita». Come prossimo ospite suggerisce lo psicoterapeuta Giovanni Miselli.


Cosa dice la scienza

Quanti sono i bambini con autismo in Italia

I dati dell'Osservatorio Nazionale Autismo, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute, indicano una prevalenza di 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni. La frequenza è 4,4 volte più alta nei maschi. Negli Stati Uniti la proporzione è passata da uno su 150 nel 2000 a uno su 36 nel 2020. Sono numeri coerenti con l'aumento descritto da Corti in puntata.

Vaccini e autismo: la storia di uno studio ritirato

L'articolo del 1998 che aveva lanciato il sospetto su vaccino e autismo è stato formalmente ritirato da The Lancet nel 2010. Da allora molti studi hanno cercato un legame, senza trovarlo. Uno dei più grandi è lo studio danese di Hviid e colleghi (Annals of Internal Medicine, 2019). Ha seguito 657.461 bambini nati in Danimarca tra il 1999 e il 2010, con oltre 5 milioni di anni-persona di osservazione e 6.517 diagnosi di autismo. Confrontando i bambini vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia con quelli non vaccinati, il rischio di autismo non era più alto (rapporto 0,93). Non aumentava nemmeno nei bambini con un fratello autistico o con altri fattori di rischio, né nei periodi subito dopo la vaccinazione. È esattamente il confronto tra gruppi di cui parla Corti.

Gli altri disturbi che accompagnano l'autismo

La meta-analisi di Lai e colleghi (The Lancet Psychiatry, 2019) ha raccolto 96 studi sulla presenza di altri disturbi nelle persone autistiche. Le stime medie sono: 28% per l'ADHD, 20% per i disturbi d'ansia, 13% per i disturbi del sonno, 12% per i disturbi della condotta, 11% per la depressione, 9% per il disturbo ossessivo-compulsivo. Sono valori più alti rispetto alla popolazione generale. Gli autori concludono che una valutazione attenta della salute mentale deve far parte della cura di ogni persona nello spettro. È il rischio di overshadowing diagnostico di cui parla Corti.

Le linee guida italiane per gli adulti

L'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato nel 2023 le raccomandazioni della linea guida sulla diagnosi e il trattamento degli adulti con disturbo dello spettro autistico, aggiornate nel 2025. Contengono 30 raccomandazioni su strumenti diagnostici, progetto di vita, interventi clinici ed educativi e farmaci. L'ultimo aggiornamento ha integrato un capitolo sulle comorbidità. Il documento si rivolge a tutti i professionisti sanitari e sociosanitari coinvolti nella diagnosi e nella presa in carico, con l'obiettivo di una gestione adattata ai bisogni della persona nelle diverse fasi della vita.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se la qualità della vita dipende più dalle opportunità che dall'intelligenza, quante di quelle opportunità (una scuola, un lavoro, una rete di amici) offriamo davvero, oggi, a una persona con autismo e alti bisogni di sostegno?

Servizi diversi da regione a regione. L'accesso ai sostegni non è uguale in tutta Italia, e le famiglie restano spesso sole.

Gli adulti restano indietro. Si parla molto di diagnosi precoce nei bambini, meno di cosa succede dopo i 18 anni, quando depressione, ansia e ADHD rischiano di non essere riconosciute.

Chi assiste si consuma. Il burnout di familiari e operatori è un problema noto, ma il riconoscimento del caregiver ha bisogno di risorse per diventare concreto.

Le fake news resistono. Il mito dei vaccini sopravvive nonostante le prove, e continua a occupare spazio che servirebbe alla ricerca sulle cause reali.


Cosa può cambiare

Dalla puntata emergono alcune direzioni concrete. Separare autismo e comportamenti problematici, e cercare sempre la causa di questi ultimi: una storia di apprendimento, un dolore fisico, una depressione non riconosciuta. Preferire, quando la causa è educativa o ambientale, interventi sul contesto invece dei farmaci. Costruire progetti di vita individualizzati e partecipati, che partano da ciò che conta per la persona. Sostenere familiari e operatori con programmi che riducano lo stress e con risorse economiche. E lavorare sulla comunità, a partire dalla scuola, perché le barriere più difficili da abbattere sono quelle relazionali.


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Conclusione

Serafino Corti porta in questo episodio uno sguardo scientifico e insieme umano sull'autismo e sulla disabilità intellettiva. Le diagnosi sono aumentate per ragioni diverse, e i vaccini non c'entrano. I comportamenti problematici non sono maleducazione: hanno una causa, e capirla cambia l'intervento. Ma il cuore della puntata è un altro. L'intelligenza non decide il valore di una persona né la sua felicità, e il compito di una comunità è offrire a tutti le opportunità per realizzare il proprio progetto di vita. Le prove, dalle grandi coorti sui vaccini agli studi sulla salute mentale nell'autismo, vanno nella stessa direzione.

→ Ascolta l'episodio 65 di Skeptical Health con Serafino Corti per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 1 su 77: i bambini tra 7 e 9 anni con disturbo dello spettro autistico in Italia (Osservatorio Nazionale Autismo, ISS)
  2. 4,4 volte: quanto l'autismo è più frequente nei maschi rispetto alle femmine (ISS)
  3. 657.461 bambini: la coorte danese in cui il vaccino trivalente non ha aumentato il rischio di autismo (Annals of Internal Medicine, 2019)
  4. 2010: l'anno in cui The Lancet ha ritirato lo studio del 1998 su vaccini e autismo
  5. 28% e 20%: la frequenza media di ADHD e disturbi d'ansia nelle persone autistiche (The Lancet Psychiatry, 2019)
  6. 30 raccomandazioni: la linea guida ISS sulla diagnosi e il trattamento degli adulti con autismo (2023, aggiornata 2025)
  7. Tra il 25 e il 32%: gli operatori inglesi in burnout citati da Corti in puntata

Takeaway

  1. Separa autismo e comportamento. L'autismo non coincide con i comportamenti problematici: molte persone autistiche non li hanno.

  2. Cerca la causa. Davanti a un comportamento difficile chiediti cosa lo provoca: un contesto che fa soffrire, un dolore, una depressione. Solo così si sceglie l'intervento giusto.

  3. Diffida del mito dei vaccini. Le prove sono chiare: il vaccino non causa l'autismo.

  4. Sostieni chi assiste. Se sei familiare o operatore, chiedi aiuto: i programmi per caregiver riducono il peso psicologico della cura.

Domande frequenti

Quanti bambini hanno l'autismo in Italia?

Secondo l'Osservatorio Nazionale Autismo, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni ha un disturbo dello spettro autistico, con una frequenza 4,4 volte più alta nei maschi. Nell'episodio 65 lo psicologo Serafino Corti ricorda che nel 1975 si parlava di una diagnosi ogni 5.000 nati.

Perché sono aumentate le diagnosi di autismo?

Secondo Serafino Corti i motivi sono tre. È cresciuta la sensibilità diagnostica, cioè la capacità dei professionisti di riconoscere l'autismo, soprattutto nelle persone ad alto funzionamento. C'è stato uno spostamento da altre diagnosi, come la disabilità intellettiva. E c'è anche un aumento reale dei casi, legato all'interazione tra genetica e ambiente.

I vaccini causano l'autismo?

No. Lo studio all'origine del timore, pubblicato nel 1998, è stato ritirato da The Lancet nel 2010. Uno studio danese su oltre 650.000 bambini, pubblicato su Annals of Internal Medicine nel 2019, non ha trovato alcun aumento del rischio di autismo dopo il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, nemmeno nei bambini con fratelli autistici.

Cos'è un comportamento problematico nell'autismo?

Sono comportamenti come autolesionismo, aggressività verso gli altri o distruttività. Non fanno parte della definizione di autismo e molte persone autistiche non li presentano. Secondo Serafino Corti derivano spesso da una storia di apprendimento: la persona ha scoperto che agendo così esce da una situazione che la fa soffrire. Prima di intervenire bisogna escludere dolore fisico o disturbi psichiatrici.

Le persone autistiche sono più intelligenti?

No. Serafino Corti spiega che nello spettro autistico l'intelligenza varia come nella popolazione generale: ci sono persone con disabilità intellettiva grave e persone con capacità superiori alla norma. Chi ha interessi intensi e ripetitivi può però dedicare molte più ore a un solo argomento e raggiungere competenze molto spiccate.

Che cos'è il modello della qualità della vita?

È un approccio che parte da ciò che è importante per la persona con disabilità: i suoi valori, i suoi desideri, le sue priorità. Per Serafino Corti la qualità della vita dice che cosa fare, mentre la scienza dice come farlo. Il progetto di vita diventa così individualizzato e partecipato, e riconosce a tutti il diritto di essere felici.

Fonti

  1. Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità: Giornata dell'Autismo, le attività dell'ISS (Portale Malattie Rare, 2025)
  2. Hviid A et al.: Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism: A Nationwide Cohort Study. Annals of Internal Medicine (2019)
  3. The Lancet: Retraction. Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children. The Lancet (2010)
  4. Lai MC et al.: Prevalence of co-occurring mental health diagnoses in the autism population: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Psychiatry (2019)
  5. Istituto Superiore di Sanità: Raccomandazioni della Linea Guida sulla diagnosi e sul trattamento di adulti con disturbo dello spettro autistico (2023, aggiornata 2025)
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