Politica sanitariaEP20 14 min di lettura

Le Assicurazioni Salveranno (o Distruggeranno) la Sanità?

Polizze sanitarie, welfare aziendale e non autosufficienza: Andrea Sabia di Bene Assicurazioni spiega perché le assicurazioni devono integrare il SSN.

Le Assicurazioni Salveranno (o Distruggeranno) la Sanità?
C
G

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Andrea Sabia — Esperto assicurazioni sanitarie

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«Il ruolo delle assicurazioni è quello di non sostituirsi mai, non creare diseguaglianza. Noi non siamo negli Stati Uniti d'America». Parte da qui Andrea Sabia, fondatore e amministratore delegato di Bene Assicurazioni, ospite di Cristian Valeri e Guido Magrin. In questo episodio racconta come funzionano oggi le assicurazioni sanitarie in Italia, dal welfare aziendale alle polizze individuali. E spiega perché, secondo lui, il vero rischio dei prossimi anni è la non autosufficienza, di cui quasi nessuno parla.


Perché il tema è urgente oggi

Una parte importante della sanità italiana è già pagata dai cittadini. Secondo OCSE e Osservatorio europeo, nel 2023 quasi il 27% della spesa sanitaria era privata, sette punti sopra la media europea. Quasi tutta usciva direttamente dalle tasche delle famiglie. Le liste d'attesa sono la ragione principale: nel 2023 il 7,6% degli italiani ha rinunciato a cure di cui aveva bisogno per attese, costi o difficoltà di accesso.

Intanto il Paese invecchia e cresce il numero di persone che non riescono più a badare a se stesse. Chi pagherà l'assistenza di un genitore non autosufficiente tra vent'anni? È su questo terreno, tra liste d'attesa e bisogni di lungo periodo, che si gioca il ruolo delle assicurazioni.


Cosa emerge dall'episodio

Andrea Sabia è un imprenditore del settore assicurativo. Bene Assicurazioni è la terza impresa che ha fondato: prima c'erano state una società avviata da zero una decina d'anni prima e TUA Assicurazioni, nata nel 2003, di cui è stato fondatore e amministratore delegato. Bene si presenta come una compagnia digitale, con più di 450 agenzie in tutta Italia e un'offerta diretta online. Vende sia polizze malattia individuali sia piani di welfare per le aziende, soprattutto piccole e medie.

Integrare il SSN, non sostituirlo

La prima domanda di Cristian Valeri è diretta: che ruolo hanno le assicurazioni nella sanità italiana? Sabia risponde che le assicurazioni private «concorrono ad erogare prestazioni che integrano quelle offerte a tutti i cittadini dal sistema sanitario nazionale». La Costituzione, ricorda, fissa un principio universalistico: lo Stato si fa carico della salute di tutti. Ma a volte non riesce a rispondere in tempo, tolti i servizi di prima necessità come i codici rossi in pronto soccorso.

Cita un caso di cronaca di quei giorni: in un'azienda sanitaria di Trapani più di 100 referti di tumore maligno non erano stati consegnati per settimane. Per Sabia questo è il "protection gap", lo scarto tra ciò che il sistema promette e ciò che riesce a garantire. Non tutte le malattie, dice, consentono di aspettare mesi per un esame o una visita.

Tiene però a difendere il servizio pubblico. «Noi, per nostra fortuna, abbiamo uno dei paesi che ha a livello di sanità pubblica uno degli standard qualitativi più alti al mondo. Questo dobbiamo dirlo». E aggiunge una distinzione che torna più volte nella puntata: «Universalistico non vuol dire uniforme, perché altrimenti non avremmo le liste di 12 mesi per una visita».

Il bypass lo farebbe nel pubblico

Il passaggio più netto arriva quando i conduttori gli fanno notare che usa spesso la parola "integrativo". Sabia risponde con un esempio personale. Se dovesse fare sei bypass, andrebbe in uno dei grandi centri di cardiochirurgia pubblici o convenzionati della Lombardia, non in una piccola clinica privata, anche se come amministratore delegato di una compagnia dispone del miglior piano sanitario. Nella clinica privata andrebbe per un check-up, per evitare una coda, per cose meno invasive. Ma per un intervento complesso: «Mai rinuncerò alla grandissima qualità che solo il servizio sanitario nazionale e le strutture di altissima professionalità di cui gode oggi la sanità pubblica, noi possiamo avere come cittadini».

Chi è coperto oggi

Sabia fornisce alcuni numeri. Secondo lui, «un cittadino su cinque in Italia gode di una copertura assicurativa fornita dalla propria azienda». Succede perché lo prevede il contratto collettivo nazionale o perché l'azienda sceglie di offrirla con un accordo integrativo. Non riguarda solo manager e impiegati, ma molte categorie di lavoratori iscritte a fondi sanitari integrativi. Queste coperture pagano ricoveri, visite specialistiche, esami diagnostici di alta tecnologia.

Accanto al welfare aziendale ci sono le polizze individuali, che secondo Sabia compra un cittadino su quindici. «Qualche volta ho sentito dire che queste polizze sono le polizze per i ricchi. Io non sono d'accordo», dice. Pensa in particolare ai circa 4 milioni di partite IVA: un lavoratore autonomo vive del proprio reddito, e quindi della propria salute.

Poi descrive come, secondo lui, si divide la spesa sanitaria italiana: circa l'8,5% del PIL, intorno ai 175 miliardi di euro. Metà pagata dallo Stato, un quarto dai cittadini di tasca propria, un quarto dalle assicurazioni e dai fondi. Il quarto pagato di tasca propria è la spesa di chi, quando è in grave ansia, prenota la risonanza o lo specialista privato e paga.

Dal rimborso alla rete convenzionata

Cristian Valeri osserva che negli ultimi anni molte compagnie hanno stretto accordi con grandi ospedali e gruppi sanitari. Sabia conferma. Gli assicuratori hanno capito che rimborsare una fattura dopo la spesa funziona meno bene di una rete di strutture convenzionate. Con la rete l'assicurato prenota dall'app, non anticipa i soldi e va in centri certificati per qualità e tecnologie.

Cristian racconta anche un episodio personale. Ha aiutato un amico imprenditore che voleva offrire una copertura sanitaria ai dipendenti, dopo una brutta esperienza in famiglia, e ha trovato un prodotto poco utilizzabile. Come si costruisce allora una polizza utile? Sabia descrive il piano welfare della sua compagnia. Per le aziende non si chiede un questionario sanitario a ogni dipendente: si assicura tutta la popolazione aziendale, dall'impiegato di 59 anni al neolaureato di 24, e il rischio si distribuisce tra tutti. Il piano va offerto a tutti i lavoratori, o almeno a categorie omogenee: l'azienda «non può distinguere Cristian, Guido e Andrea». Dentro ci sono cure dentarie, visite specialistiche, rimborso dei ticket e, per il caso grave, somme per interventi in strutture private che possono superare i 100.000 euro.

La non autosufficienza, il rischio di cui nessuno parla

Guido Magrin chiede se l'invecchiamento della popolazione cambierà le cose. Per Sabia è il tema più delicato: la polizza per la non autosufficienza, la long term care o LTC. Garantisce una somma mensile a chi non riesce più a svolgere da solo le funzioni essenziali della vita quotidiana.

Il problema, spiega, è che la si compra troppo tardi. Molti clienti arrivano a 70 anni, ma per il principio di mutualità a quel punto la compagnia non riesce più a garantire 2.000 o 3.000 euro al mese: non c'è stato il tempo di accumulare i contributi. «All'LTC ci devo pensare a 30 anni, a 40, a 50, ma non ce ne posso pensare a 58 anni o a 68 o a 78 anni». Tra i suoi assicurati, dice, meno dell'1% ha una LTC, circa lo 0,8%. Ammette una responsabilità del suo settore: gli agenti parlano molto di incidenti d'auto e poco di questo, e non c'è stata abbastanza educazione assicurativa.

Il quadro che descrive è preoccupante. Secondo Sabia l'Italia «ha solo 500.000 letti riconosciuti e convenzionati nelle residenze sanitarie per anziani» e si regge sulle badanti e sulla solidarietà familiare. Ma tra 30 anni, quando i figli lavoreranno lontano, chi si occuperà dei genitori? «Dove lo mettiamo questo genitore? Cosa facciamo?». E ancora: «Perché se io sono un single, quando mi giro a chi mi rivolgo per ottenere la solidarietà?».

Quanto costa e se può diventare obbligatoria

Cristian Valeri ha 28 anni e Sabia usa lui come esempio. A quell'età, come ordine di grandezza, una LTC costerebbe meno di 300 euro l'anno per 2.000 euro al mese garantiti. Alla sua età, trent'anni di più, la stessa copertura costerebbe 2.000 euro l'anno, forse vicino a 3.000. Precisa che non è un'indicazione di prezzo, ma serve a capire quanto pesa l'età.

Esistono due formule. Si può pagare per tutta la vita lavorativa, con un premio annuo più basso, oppure per un periodo fisso, per esempio 15, 20 o 25 anni, con premi più alti ma senza altri versamenti in seguito. Ci sono anche soluzioni "di ingresso", che garantiscono una rendita per un periodo limitato, per esempio cinque anni: Sabia le considera un primo gradino, non la soluzione ideale.

I conduttori ricordano una proposta letta sui social: rendere la LTC obbligatoria, come si discute per le pensioni integrative. Sabia risponde per analogia con i rischi catastrofali. La legge di bilancio 2024 ha reso obbligatoria per le imprese l'assicurazione contro terremoti e alluvioni: allargare la platea abbassa il prezzo per ciascuno. Lo stesso, dice, potrebbe succedere con la LTC, magari finanziata con una piccola parte di un minore cuneo fiscale sul lavoro. Uno dei conduttori la definisce una sorta di "TFR della salute". Per Sabia parliamo di somme vicine all'1% del reddito: «questo non è un costo, non è una spesa, ma è un investimento per il proprio benessere».

Guido Magrin chiede anche cosa succede se tra 60 anni la compagnia non esiste più. Sabia spiega che le assicurazioni hanno un capitale sotto la vigilanza dell'IVASS e che, in caso di crisi, il portafoglio clienti viene trasferito a una compagnia più solida, che deve continuare a pagare le prestazioni.

Il conto del welfare aziendale

Sull'aspetto fiscale Sabia fa un calcolo. Un piano da 1.000 euro per 50 dipendenti costa all'azienda 50.000 euro l'anno, interamente deducibili. Se la stessa somma fosse data in busta paga come bonus, il lavoratore ne incasserebbe circa 650 euro e l'azienda, con i contributi, ne spenderebbe circa 1.300. Con il piano sanitario il lavoratore riceve invece prestazioni per 1.000 euro: denti, esami, check-up. Per Sabia è un allineamento di interessi che non indebolisce il SSN, anzi lo aiuta a concentrarsi sui casi gravi.

Innovare, secondo un imprenditore seriale

In chiusura Cristian Valeri chiede cosa manca all'Italia, come visione e come esecuzione. Sabia parla del ruolo degli imprenditori che innovano: «Io li chiamo gli Indiana Jones che devono aprire la strada a quelli che seguiranno». E conclude che «l'innovazione non è un feticcio tecnologico, non è la tecnologia per la tecnologia», ma un percorso che rende possibile il cambiamento. Come prossimo ospite suggerisce Arkadiusz Bandosz, già country manager in Italia di un grande gruppo di riassicurazione specializzato in salute e amministratore di una società che gestisce le prestazioni dei fondi sanitari.


Cosa dice la scienza

Quanto spende l'Italia per la salute e chi paga

Il Country Health Profile 2025 di OCSE e Osservatorio europeo fotografa la spesa sanitaria italiana del 2023. Valeva l'8,4% del PIL, 1,6 punti sotto la media europea. Per abitante erano 3.086 euro a parità di potere d'acquisto, circa il 19% in meno della media UE.

Per curiosità, la ripartizione misurata dall'OCSE è un po' diversa da quella descritta in puntata. Nel 2023 i fondi pubblici coprivano il 73% della spesa, i pagamenti diretti delle famiglie il 24% e le assicurazioni volontarie il 3%. Il rapporto nota che la spesa pubblica pro capite è il 27% sotto la media europea, mentre quella privata è l'8% sopra. E che la spesa privata italiana riguarda soprattutto acquisti diretti da strutture private, non i ticket: nel 2023 i ticket pesavano solo il 7,4% della spesa di tasca propria.

Liste d'attesa e rinuncia alle cure

Secondo lo stesso rapporto, nel 2023 il 7,6% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie per attese, costi o difficoltà di accesso. Le liste d'attesa sono il motivo più citato: hanno riguardato 2,7 milioni di persone, quasi il doppio degli 1,5 milioni del 2019. I ritardi si concentrano all'ingresso: prime visite specialistiche ed esami diagnostici. È esattamente il punto indicato da Sabia.

La memoria presentata dall'ISTAT alla Camera nel 2023 ricostruisce l'andamento: la rinuncia alle cure era al 6,3% nel 2019, è salita all'11,1% nel 2021, durante la pandemia, ed era al 7,0% nel 2022.

Pagare per non aspettare

Uno studio pubblicato su BMJ Open nel 2023 (Maietti e colleghi, Università di Bologna) ha confrontato due campioni rappresentativi della popolazione italiana, nel 2006 e nel 2019. La quota di persone che dichiaravano di aver pagato interamente di tasca propria almeno una prestazione sanitaria è salita dal 79,0% al 91,9%. Il motivo principale era evitare i tempi di attesa, e nel 2019 era citato molto più spesso che nel 2006. Gli autori concludono che l'accesso al SSN è diventato più difficile per molti, già prima del Covid.

Fondi integrativi e welfare aziendale

La memoria ISTAT del 2023 dà anche il quadro dei finanziamenti. Nel 2021 la spesa sanitaria complessiva era di circa 168 miliardi di euro: il 75,6% pubblica, il 21,8% pagata dalle famiglie (36,5 miliardi) e il 2,7% (4,5 miliardi) passata per fondi e assicurazioni. Sul welfare aziendale l'ISTAT stima, per il 2020, circa 8 milioni e 130 mila lavoratori dipendenti che ricevevano contributi di questo tipo. È la platea a cui si rivolgono prodotti come quelli descritti in puntata.

La non autosufficienza in numeri

L'ultimo rapporto ISTAT sulla salute degli anziani, con dati 2019, aiuta a dare una misura al rischio di cui parla Sabia. Il 10,6% degli over 65, circa 1 milione e 437 mila persone, aveva gravi difficoltà nelle attività di cura della persona, come lavarsi, vestirsi o mangiare. La quota sale al 37,2% dopo gli 85 anni. Circa 3,8 milioni di anziani, il 28,4%, avevano gravi limitazioni nelle attività domestiche.

Tra chi aveva una grave riduzione dell'autonomia, il 65,8% dichiarava di non avere aiuti o ausili adeguati, e il 35,8% riceveva assistenza a pagamento. L'OCSE aggiunge che in Italia l'assistenza di lungo periodo vale solo il 10% della spesa sanitaria, contro circa il 18% in Europa. Il motivo è il forte ricorso alla cura in famiglia, sostenuto da un sistema in cui metà dei fondi pubblici per la non autosufficienza arriva come contributi in denaro.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se una polizza per la non autosufficienza costa poco a 30 anni e molto a 60, cosa servirebbe perché una persona giovane e sana ci pensi davvero: più informazione, un incentivo fiscale o una scelta collettiva?

Le attese all'ingresso. Il problema principale dell'accesso non è l'intervento chirurgico, ma la prima visita e l'esame diagnostico. È lì che molte famiglie scelgono di pagare.

Coperture disomogenee. Il welfare aziendale dipende dal contratto e dall'azienda in cui si lavora. Autonomi, dipendenti di piccole imprese senza piani e pensionati restano spesso senza copertura integrativa.

La non autosufficienza è ancora affidata alle famiglie. Pochi posti in struttura, poca assistenza domiciliare formale e molti anziani senza aiuti adeguati. Con famiglie più piccole e figli che vivono lontano, il modello attuale sarà messo sotto pressione.

Poca cultura del rischio. Sabia lo dice del suo settore: si parla molto di auto e poco di salute a lungo termine. E molti cittadini scoprono il problema solo quando riguarda un familiare.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni concrete. Portare le coperture integrative a una platea più ampia, come auspica Sabia, fino a un cittadino su due con un piano sanitario. Parlare di non autosufficienza presto, nelle aziende, nei contratti e tra le famiglie, quando il costo della protezione è ancora basso. Valutare strumenti collettivi, sul modello dell'obbligo per i rischi catastrofali, che allargano la platea e abbassano il prezzo.

Sul fronte pubblico, il piano nazionale sulle liste d'attesa 2025-2027 e la piattaforma nazionale di monitoraggio, citati dall'OCSE, puntano proprio sulle prime visite e sulla diagnostica. Se pubblico e privato riusciranno a dialogare, come chiede Sabia, il servizio sanitario potrà concentrare le sue risorse sui casi più gravi e complessi.


Approfondisci: articoli correlati

Occupiamoci della nostra salute: prevenzione, longevity e chi paga, un altro punto di vista su prevenzione, assicurazioni e responsabilità individuale

La sanità privata sta distruggendo quella pubblica?, il rapporto tra SSN e privato accreditato

La Cura di Domani: Chi se ne Occuperà?, la sostenibilità delle RSA e dell'assistenza agli anziani

Badanti e Assistenza Domiciliare: Costi Nascosti e Rischi, cosa significa oggi gestire la non autosufficienza in casa

Ho Abbandonato il Pubblico, per Rispetto del Paziente, la sanità ambulatoriale privata vista da un medico


Conclusione

Andrea Sabia porta in questo episodio la visione di chi costruisce polizze sanitarie da oltre vent'anni. Le assicurazioni, per lui, devono integrare un servizio pubblico che resta tra i migliori al mondo, intervenendo dove le attese sono troppo lunghe. Il welfare aziendale è già una realtà per milioni di lavoratori. La sfida più grande è la non autosufficienza: un bisogno che crescerà con l'invecchiamento del Paese e che oggi quasi nessuno si prepara ad affrontare. I dati di ISTAT e OCSE confermano quanto pesino le liste d'attesa e quanto la cura degli anziani ricada sulle famiglie.

→ Ascolta l'episodio 20 di Skeptical Health con Andrea Sabia per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 8,4% del PIL: la spesa sanitaria italiana nel 2023, 1,6 punti sotto la media UE (OCSE, 2025)
  2. 24% e 3%: le quote di spesa sanitaria pagate di tasca propria e tramite assicurazioni volontarie nel 2023 (OCSE, 2025)
  3. 7,6%: gli italiani che nel 2023 hanno rinunciato a cure necessarie; 2,7 milioni a causa delle liste d'attesa (OCSE, 2025)
  4. Dal 79,0% al 91,9%: chi ha pagato interamente di tasca propria almeno una prestazione, tra il 2006 e il 2019 (Maietti et al., BMJ Open 2023)
  5. 8 milioni e 130 mila: i lavoratori dipendenti che nel 2020 ricevevano contributi di welfare aziendale (ISTAT, 2023)
  6. 1 milione e 437 mila: gli over 65 con gravi difficoltà nella cura della persona nel 2019 (ISTAT, 2021)
  7. 10% contro 18%: la quota di spesa sanitaria per l'assistenza di lungo periodo in Italia e nella media UE (OCSE, 2025)

Takeaway

  1. Informati sulla copertura che hai già. Molti contratti collettivi prevedono un fondo sanitario integrativo: vale la pena sapere cosa copre e come si usa la rete convenzionata.

  2. Pensa alla non autosufficienza prima dei 50 anni. Il costo di una polizza long term care cresce molto con l'età. Chiedere un preventivo a 30 o 40 anni aiuta a capire l'ordine di grandezza.

  3. Leggi il piano prima di sceglierlo. Una polizza utile copre le prestazioni che servono davvero, come visite, diagnostica e ricoveri, e permette di accedere senza anticipare le spese.

  4. Per gli interventi complessi, valuta i centri di riferimento. Come ricorda Sabia, per le cure più invasive i grandi centri del servizio pubblico e convenzionato restano un punto di riferimento.

Domande frequenti

Che ruolo hanno le assicurazioni sanitarie in Italia?

Le assicurazioni sanitarie private e i fondi integrativi coprono prestazioni che si aggiungono a quelle del Servizio sanitario nazionale: visite specialistiche, diagnostica, cure dentarie, ricoveri in strutture private. Nell'episodio 20 Andrea Sabia, fondatore di Bene Assicurazioni, sostiene che il loro compito è integrare il SSN, soprattutto dove le liste d'attesa sono lunghe, senza mai sostituirlo né creare disuguaglianze.

Cos'è una polizza long term care?

La long term care, o LTC, è una polizza che garantisce una rendita, per esempio una somma mensile, se la persona diventa non autosufficiente, cioè non è più in grado di svolgere da sola le attività essenziali della vita quotidiana. Serve a pagare assistenza a domicilio o la retta di una RSA. Secondo Andrea Sabia in Italia la sottoscrive meno dell'1% degli assicurati.

A che età conviene sottoscrivere una polizza long term care?

Il costo di una polizza per la non autosufficienza cresce con l'età, perché cresce la probabilità di averne bisogno. Nell'episodio Andrea Sabia indica come ordine di grandezza meno di 300 euro l'anno a 28 anni per 2.000 euro al mese garantiti, contro 2.000-3.000 euro l'anno intorno ai 58 anni. Il suo consiglio è pensarci tra i 30 e i 50 anni, non a 70.

Quanto spendono gli italiani di tasca propria per la salute?

Secondo il Country Health Profile 2025 di OCSE e Osservatorio europeo, nel 2023 la spesa privata era quasi il 27% della spesa sanitaria italiana: il 24% pagato direttamente dalle famiglie e il 3% tramite assicurazioni volontarie. La spesa privata pro capite è l'8% sopra la media europea, mentre quella pubblica è il 27% sotto.

Il welfare aziendale sanitario conviene?

Nell'episodio Andrea Sabia fa un esempio: un piano sanitario da 1.000 euro per dipendente è un costo deducibile per l'azienda, e il lavoratore riceve prestazioni per 1.000 euro. Se la stessa somma fosse pagata come bonus in busta paga, il lavoratore ne incasserebbe circa 650 e l'azienda spenderebbe circa 1.300 euro. Il piano va offerto a tutti i dipendenti o a categorie omogenee.

Quanti anziani non autosufficienti ci sono in Italia?

Secondo l'ISTAT, nel 2019 il 10,6% degli over 65, circa 1 milione e 437 mila persone, aveva gravi difficoltà nelle attività di cura della persona, come lavarsi o vestirsi. Tra loro, il 65,8% dichiarava di non avere aiuti o ausili adeguati. È il bisogno che Andrea Sabia indica come il grande rischio emergente dei prossimi 30 anni.

Fonti

  1. OECD, European Observatory on Health Systems and Policies: State of Health in the EU, Italy, Country Health Profile 2025
  2. ISTAT: Indagine conoscitiva sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria, memoria alla Commissione Affari sociali della Camera (2023)
  3. Maietti E et al.: Changes in private health service utilisation and access to the Italian National Health Service between 2006 and 2019. BMJ Open (2023)
  4. ISTAT: Le condizioni di salute della popolazione anziana in Italia, anno 2019 (2021)
#assicurazioni sanitarie Italia#polizza long term care#assicurazione non autosufficienza#welfare aziendale sanitario#fondi sanitari integrativi#spesa sanitaria out of pocket#liste d'attesa sanità privata