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Organizzare le Olimpiadi: la Sfida Sanitaria di Milano-Cortina

Alberto Zoli, Medical Care Manager lombardo dei Giochi 2026, spiega come si organizza la sanità olimpica: policlinici, elisoccorso, telemedicina e legacy.

Organizzare le Olimpiadi: la Sfida Sanitaria di Milano-Cortina
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Alberto Zoli — Ex direttore generale AREU Lombardia

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«L'elicottero che atterra sopra il pronto soccorso, si scende con l'ascensore, si va dentro al pronto soccorso: non è un film, è la realtà che in Lombardia c'è tutti i giorni». Con queste parole Alberto Zoli, direttore generale dell'Ospedale Niguarda e Medical Care Manager per Regione Lombardia delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin come si prepara la sanità dell'evento sportivo più complesso al mondo. L'intervista è stata registrata a metà dicembre 2025, poche settimane prima dei Giochi.


Perché il tema è urgente oggi

Un'Olimpiade porta in pochi giorni centinaia di migliaia di persone in un territorio. Per un sistema sanitario significa garantire cure agli atleti e alle delegazioni, ma anche a spettatori, turisti e residenti, senza togliere nulla all'assistenza ordinaria. L'Organizzazione mondiale della sanità chiama questa disciplina medicina degli eventi di massa e raccomanda di pianificare fin dall'inizio anche l'eredità, cioè cosa resterà al territorio.

Milano Cortina 2026 aggiunge due difficoltà: Giochi distribuiti su due regioni e due province autonome, e gare in alta montagna, dove ogni minuto di soccorso pesa. Capire come è stata costruita la macchina sanitaria aiuta a capire anche come funziona, ogni giorno, il sistema di emergenza.


Cosa emerge dall'episodio

Alberto Zoli è medico, ha superato i 70 anni ed è direttore generale del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. Nel settembre 2023 è stato nominato Medical Care Manager per la Lombardia. Il suo nome era stato suggerito al podcast da due ospiti precedenti, Alessandro Invernici e Federico Ghio.

Un servizio medico, non solo soccorso

Zoli chiarisce subito il suo ruolo: «Medical Service non significa soccorso, solo soccorso, significa tutto il servizio medico» da organizzare prima dei Giochi. Alle Olimpiadi l'assistenza sanitaria segue indicazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) che lui definisce quasi prescrizioni: non sono indicazioni vaghe, ma molto precise. Per questo i piani sanitari dei quattro territori coinvolti (Lombardia, Veneto, provincia di Trento e provincia di Bolzano) sono simili, anche se ognuno usa la propria organizzazione. A coordinarli c'è il Medical Chief Officer del Comitato organizzatore, il professor Massazza.

Rispetto a Parigi, dove i Giochi erano concentrati in un'area metropolitana, la Lombardia ha sette sedi di gara tra Milano e l'Alta Valtellina e tre villaggi olimpici. Quello di Milano ha un perimetro preciso. Quelli di Bormio e Livigno sono villaggi diffusi, fatti di più alberghi.

La "family" e il resto della popolazione

L'organizzazione ha due binari. Il primo riguarda la popolazione: Zoli stima un aumento di circa 400.000 persone nel periodo dei Giochi e lo confronta con eventi che Milano conosce già: «una volta e mezzo il Salone del Mobile con Fuorisalone». È un impegno importante, dice, «ma non senza precedenti».

Il secondo binario è esclusivo per la cosiddetta family: atleti, staff, dignitari, membri del CIO, migliaia di giornalisti e lavoratori accreditati. Ogni sede di gara ha due medical station, piccoli pronto soccorso con medico d'urgenza, rianimatore e attrezzature: una per la family e una per gli spettatori paganti. Nei villaggi ci sono i policlinici, grandi poliambulatori con decine di specialità, dalla podologia e l'odontoiatria fino alla neurochirurgia, con la propria diagnostica e una farmacia. Alcuni farmaci sono stati acquistati all'estero, e la farmacia si incrocia con i controlli antidoping, gestiti da personale dedicato con analisi svolte a Roma.

Poi ci sono due pronto soccorso olimpici, a Niguarda e all'ospedale Morelli di Sondalo, vicini a quelli ordinari ma con ingressi e percorsi separati. A Milano c'è anche un reparto olimpico polispecialistico, con metà dei posti letto riservata a chi accompagna il paziente, dagli uomini della sicurezza ai medici delle federazioni. Il giorno dell'inaugurazione erano attese decine di capi di Stato.

Niguarda, trauma center e reti

Già nel 2023, prima di diventarne direttore, Zoli aveva scelto Niguarda come ospedale olimpico, insieme a Sondalo, come era stato per Expo 2015. Il motivo è la completezza: tutte le specialità e la preparazione alle emergenze. Il trauma center di Niguarda, ricorda, tratta circa 1.000 traumi maggiori all'anno. In Lombardia, spiega, esistono già le reti di patologia: il trauma maggiore viene stabilizzato sul posto e portato direttamente nel trauma center giusto, anche da Livigno a Niguarda in elicottero. Alle Olimpiadi basta riprodurre questa organizzazione.

Il soccorso sulle piste

Sulle piste come la Stelvio di Bormio la pendenza è tale che «non si lavora neanche con i ramponi»: i soccorritori lavorano legati in fune, come in alpinismo. L'elicottero resta in volo stazionario, cala l'équipe con il verricello e poi recupera il paziente stabilizzato. Serve un mezzo leggero ma potente, per non sollevare neve e ghiaccio. L'obiettivo è arrivare dal punto dell'infortunio «a una sala operatoria in 5 minuti nell'ospedale di Sondalo».

I cinque elicotteri di elisoccorso della Lombardia, gestiti da AREU, sono stati affiancati da tre elicotteri in più, uno per area, coordinati dalla centrale regionale di Bergamo. Sono, dice Zoli, l'unica cosa che esisterà solo durante i Giochi. Il personale per le piste è stato selezionato anche sulle capacità sciistiche, per non rischiare di dover soccorrere i soccorritori. Per il soccorso sul ghiaccio è stato affittato per settimane un palazzetto dove formare le squadre.

Personale pubblico invece di volontari

La scelta che Zoli considera distintiva è una: garantire l'assistenza con il servizio sanitario regionale. A Parigi, come nelle Olimpiadi precedenti, si era puntato soprattutto sui volontari. In Lombardia circa il 90% dei professionisti è dipendente pubblico e lavora in orario di servizio, con turni definiti. Le adesioni volontarie sono state più di 7.000 per circa 2.000 posti, con oltre 800 persone in campo ogni giorno e fino a 12-14 eventi contemporanei. Le Paralimpiadi di marzo, in Lombardia, si svolgono solo a Milano, con sport su ghiaccio al chiuso.

Il reclutamento è partito prima dei Giochi. Oggi, racconta, più di 100 medici di Niguarda lavorano in Valtellina a rotazione, e 14 radiologi refertano esami da Milano per Sondalo e viceversa. Il medical service olimpico in Lombardia è finanziato dal bilancio della sanità regionale.

Test, audit e un complimento americano

L'organizzazione è stata provata durante eventi già in calendario, come Coppe del Mondo e campionati, usati come test. Delegazioni di Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e Svizzera hanno fatto visite a sorpresa. Poco prima dell'intervista, il team medico della Casa Bianca ha controllato «ogni metro di percorso» simulando la gestione di un infarto. Già un anno prima, ricorda Zoli, un rappresentante statunitense aveva definito l'organizzazione fantastica.

Un investimento che resta

Sulla domanda se le Olimpiadi siano un costo o un investimento, Zoli non ha dubbi: «qui non stiamo sprecando neanche €1». Tutto ciò che è stato acquistato resterà: TAC, risonanza magnetica, un telecomandato ed ecografi a Livigno, che prima non aveva nemmeno la TAC; automediche e attrezzature per le maxi emergenze che passano ad AREU; le strutture mobili dei policlinici, circa 1.200 metri quadrati destinati all'ospedale delle emergenze che AREU realizzerà a Gallarate. Resterà la fibra ottica da Niguarda a Livigno, con un backup 5G.

Ma la vera eredità, per lui, è il personale, assunto anche a tempo indeterminato: «cosa c'è di più chiaro, netto, preciso e deciso di assumere un professionista a tempo indeterminato?». E ricorda che la telemedicina «nasce sul territorio», con l'emergenza: il primo elettrocardiogramma a distanza, una trentina di anni fa, serviva a trasmettere un tracciato alla centrale operativa. Chiude con prudenza: «Noi crediamo di aver fatto veramente bene il nostro lavoro, però vediamo la prova». Come prossimo ospite indica proprio il professor Massazza.


Cosa dice la scienza

La medicina degli eventi di massa

La revisione di Memish e colleghi su The Lancet (2019) fa il punto sui problemi di salute pubblica emersi negli eventi di massa religiosi e sportivi tra il 2013 e il 2018. Individua quattro aree: trasmissione di malattie infettive e di batteri resistenti agli antibiotici, incidenti con molti feriti, malattie non trasmissibili e disturbi termici. La combinazione tra grande afflusso di persone e forte interazione tra la folla, concludono gli autori, può mettere sotto pressione i sistemi sanitari dei Paesi ospitanti. È il motivo per cui i piani sanitari olimpici, come racconta Zoli, includono anche vaccinazioni, controlli su acqua, aria e alimenti e piani per le maxi emergenze.

Pianificare l'eredità

Il documento dell'OMS Public health for mass gatherings: key considerations (2015) allarga la pianificazione oltre le malattie infettive. Tra i temi chiave mette l'eredità: gli investimenti per un grande evento dovrebbero lasciare al Paese ospitante infrastrutture, competenze e capacità utili anche in futuro. È lo stesso principio che Zoli applica a personale, attrezzature e connettività in Valtellina.

Quanto si ammalano e si infortunano gli atleti

Il Comitato Olimpico Internazionale raccoglie dati su ogni edizione. Ai Giochi invernali di Pechino 2022 (Soligard e colleghi, British Journal of Sports Medicine, 2023) sono stati seguiti 2.848 atleti di 91 comitati olimpici. Nei 17 giorni sono stati registrati 289 infortuni e 109 malattie: il 10% degli atleti si è infortunato e il 4% si è ammalato. Gli infortuni erano più frequenti nello sci halfpipe (30%), nel big air (28%) e nello slopestyle, meno nel curling e nel super-G. Sono questi numeri che i policlinici e le medical station devono saper assorbire, insieme ai bisogni di migliaia di accreditati.

Perché contano i trauma center

Portare il trauma grave nel posto giusto fa la differenza. Uno studio nazionale statunitense di MacKenzie e colleghi (New England Journal of Medicine, 2006) ha confrontato 18 ospedali con trauma center di primo livello e 51 senza. A parità di gravità, la mortalità in ospedale era più bassa nei trauma center (7,6% contro 9,5%) e lo era anche a un anno (10,4% contro 13,8%). Il vantaggio riguardava soprattutto i feriti più gravi. Gli autori concludono a favore della regionalizzazione, cioè delle reti che Zoli descrive per la Lombardia.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se un grande evento riesce a portare in pochi mesi TAC, risonanza e nuovi medici in una valle alpina, perché servono le Olimpiadi per colmare carenze che i residenti vivono tutto l'anno?

La carenza di personale non si ferma per i Giochi. Anche con migliaia di adesioni, medici, infermieri e tecnici vengono da un sistema già in affanno. Organizzare turni olimpici senza scoprire i servizi ordinari è la sfida principale.

Territori diversi, regole diverse. Due regioni e due province autonome hanno organizzazioni sanitarie differenti. Il coordinamento olimpico è un'eccezione in un sistema che normalmente fatica a parlarsi tra regioni.

Le aree di montagna restano periferiche. Tempi di percorrenza, meteo e distanze dagli ospedali di riferimento pesano ogni giorno, non solo durante le gare.


Cosa può cambiare

L'esperienza raccontata da Zoli offre alcune indicazioni utili oltre le Olimpiadi. Usare i grandi eventi per rafforzare in modo stabile il servizio sanitario, invece di creare strutture temporanee. Mettere in rete ospedali di città e di montagna, con medici e radiologi che lavorano su più sedi grazie alla telemedicina. Investire nella connettività, fibra e 5G, come infrastruttura sanitaria. Portare le reti di patologia, come quella del trauma, a un livello in cui ogni paziente arriva direttamente nel centro giusto. Tutto questo è in linea con l'invito dell'OMS a pianificare l'eredità degli eventi di massa fin dal primo giorno.


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Conclusione

Alberto Zoli descrive una sanità olimpica costruita sul servizio sanitario regionale, non su un sistema temporaneo. Medical station, policlinici, pronto soccorso dedicati, elisoccorso sulle piste e reti per il trauma sono pensati per assistere atleti e visitatori senza pesare sui cittadini. La letteratura sugli eventi di massa e sui trauma center conferma l'importanza di pianificazione, reti e centri specializzati. La scommessa, per Zoli, è che quello che è stato costruito per poche settimane resti per anni.

→ Ascolta l'episodio 55 di Skeptical Health con Alberto Zoli per il racconto completo.


I dati chiave

  1. Circa 400.000: le persone in più attese in Lombardia durante i Giochi, secondo Alberto Zoli
  2. Oltre 7.000 adesioni per circa 2.000 posti: la risposta dei professionisti del servizio sanitario regionale, secondo Alberto Zoli
  3. 5 minuti: il tempo obiettivo dalla pista Stelvio a una sala operatoria di Sondalo
  4. 10% e 4%: gli atleti con un infortunio e con una malattia ai Giochi invernali di Pechino 2022 (Soligard et al., 2023)
  5. 7,6% contro 9,5%: la mortalità ospedaliera dei traumi gravi nei trauma center e negli altri ospedali (MacKenzie et al., 2006)
  6. 4 aree di rischio: infezioni, incidenti con molti feriti, malattie non trasmissibili, disturbi termici (Memish et al., 2019)

Takeaway

  1. Un grande evento si prepara con anni di anticipo. Piani, test e formazione valgono più delle risorse aggiunte all'ultimo momento.

  2. Il trauma grave va nel centro giusto. Le reti di patologia salvano vite: vale alle Olimpiadi come in un normale incidente stradale.

  3. Chiedi cosa resta. Quando si parla dei costi di un grande evento, la domanda utile è quale eredità lascia al territorio.

  4. La telemedicina nasce dall'emergenza. Connettività e refertazione a distanza sono strumenti concreti per portare competenze dove mancano.

Domande frequenti

Cosa fa il Medical Care Manager delle Olimpiadi?

È il responsabile del servizio medico dei Giochi per un territorio. Nell'episodio 55 Alberto Zoli, Medical Care Manager per Regione Lombardia, spiega che il medical service non è solo soccorso: comprende tutta l'assistenza sanitaria da organizzare prima dei Giochi, secondo prescrizioni molto precise del Comitato Olimpico Internazionale, per atleti, staff, pubblico e popolazione.

Chi ha garantito l'assistenza sanitaria alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026?

In Lombardia la scelta è stata di affidarla al servizio sanitario regionale, con personale dipendente in orario di servizio. Secondo Alberto Zoli circa il 90% dei professionisti era dipendente del sistema pubblico, affiancato da liberi professionisti e volontari. Per circa 2.000 posti sono arrivate più di 7.000 adesioni.

Come funziona il soccorso sulle piste da sci olimpiche?

Sulle piste più ripide, come la Stelvio di Bormio, i soccorritori lavorano legati in fune, come in alpinismo. L'elicottero resta in volo stazionario e recupera con il verricello l'équipe e il paziente stabilizzato. L'obiettivo descritto da Alberto Zoli è portare un infortunato dalla pista a una sala operatoria dell'ospedale di Sondalo in cinque minuti.

Cos'è la medicina degli eventi di massa?

È la disciplina che studia la pianificazione sanitaria degli eventi con grandi afflussi di persone, come Olimpiadi, concerti o pellegrinaggi. Una revisione pubblicata su The Lancet nel 2019 ne descrive i principali rischi: malattie infettive, incidenti con molti feriti, malattie non trasmissibili e disturbi legati al caldo o al freddo.

Quanti atleti si infortunano alle Olimpiadi invernali?

Ai Giochi invernali di Pechino 2022, secondo lo studio del Comitato Olimpico Internazionale pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, il 10% dei 2.848 atleti ha avuto un infortunio e il 4% una malattia nei 17 giorni di gara. Gli infortuni erano più frequenti nello sci halfpipe, nel big air e nello slopestyle.

Cosa resta alla sanità lombarda dopo le Olimpiadi?

Secondo Alberto Zoli, la legacy più importante è il personale assunto, anche a tempo indeterminato. Restano poi TAC, risonanza magnetica e altre attrezzature a Livigno, la fibra tra Niguarda e Livigno con backup 5G, automediche e dotazioni per le maxi emergenze di AREU, e strutture mobili destinate a un ospedale delle emergenze a Gallarate.

Fonti

  1. WHO: Public health for mass gatherings: key considerations (2015)
  2. Memish ZA et al.: Mass gatherings medicine: public health issues arising from mass gathering religious and sporting events. The Lancet (2019)
  3. Soligard T et al.: Olympic Games during nationwide lockdown: sports injuries and illnesses, including COVID-19, at the Beijing 2022 Winter Olympics. British Journal of Sports Medicine (2023)
  4. MacKenzie EJ et al.: A national evaluation of the effect of trauma-center care on mortality. New England Journal of Medicine (2006)
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