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Salute degli Atleti e Assistenza Sanitaria nei Grandi Eventi

Come si organizza il soccorso a San Siro, nelle maratone e alla Ryder Cup? Federico Ghio racconta maxi emergenze, ospedali da campo e salute degli atleti.

Salute degli Atleti e Assistenza Sanitaria nei Grandi Eventi
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Federico Ghio — Esperto medicina sportiva

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

Dietro ogni partita a San Siro, ogni maratona e ogni grande evento sportivo c'è un'organizzazione sanitaria che il pubblico quasi non vede. Federico Ghio, fondatore e amministratore delegato di iHelp, società di servizi sanitari che si occupa anche di eventi a massiccio afflusso di pubblico, racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin come si pianifica il soccorso quando decine di migliaia di persone si trovano nello stesso posto. E perché, secondo lui, sulla salute degli atleti serve fare di più.


Perché il tema è urgente oggi

In Italia gli eventi con migliaia di persone sono moltissimi: partite, concerti, maratone, fiere, gare in montagna. Alcune arene, ricordano i conduttori in apertura, ospitano in una sera tante persone quante ne vivono in interi paesi. Ognuno di questi eventi ha bisogno di una risposta sanitaria: medici, infermieri, soccorritori, ambulanze, a volte veri ospedali da campo.

Dopo la pandemia gli eventi sono ripartiti in fretta. Nel 2026 l'Italia ha ospitato le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, anche in territori di montagna che non sono pensati per accogliere volumi così grandi di persone. Capire come si organizza il soccorso, e cosa succede quando qualcosa va storto, riguarda chiunque vada allo stadio o corra una maratona.


Cosa emerge dall'episodio

Federico Ghio guida iHelp, che tra le altre attività gestisce da circa dieci anni l'assistenza sanitaria allo stadio Meazza di Milano, oltre a maratone come quelle di Milano e Roma e a molti altri eventi sportivi. Cristian Valeri lo presenta come un collega e un amico: lo ha conosciuto quattro anni prima, in piena pandemia, mentre cercava un modello di assistenza diverso da quello che trovava sul territorio. Con lui, racconta, ha capito per la prima volta di non essere l'unico a vedere le cose in quel modo.

Cosa è cambiato dopo il COVID

Nei mesi più duri della pandemia, ricorda Ghio, tornare allo stadio o a una maratona sembrava impossibile. Con la fine delle restrizioni gli eventi sono ripartiti, ma il settore era stato messo a dura prova: molte piccole realtà che organizzavano eventi avevano chiuso. Allo stesso tempo, osserva, alcune misure di sicurezza che prima della pandemia erano diventate uno standard, come i metal detector e le indicazioni delle circolari Gabrielli, oggi appaiono a tratti meno applicate.

Cos'è un evento a massiccio afflusso

Ghio parte da una definizione: è un evento in cui «hai in maniera programmata un numero particolarmente alto di persone» che si concentra in un luogo delimitato. Può essere uno stadio, uno spazio all'aperto, la montagna. In alcuni casi il pubblico viene a vedere uno spettacolo. In altri il pubblico è l'evento stesso: in una maratona la maggior parte delle persone assistite sono quelle che corrono.

Per dimensionare la risposta sanitaria si usano modelli previsti dalla normativa. In Italia il riferimento è l'algoritmo di Maurer, che calcola i requisiti minimi di personale e mezzi. Ma, avverte Ghio, «nessun algoritmo è perfetto»: indica il minimo, poi ogni evento richiede aggiustamenti. L'obiettivo è offrire assistenza specialistica sul posto e ridurre il più possibile i ricoveri, per non aumentare la pressione sui pronto soccorso vicini.

Il lavoro con AREU e le maxi emergenze

In Lombardia iHelp lavora da anni con AREU, l'Agenzia regionale emergenza urgenza, che secondo Ghio è stata tra le prime in Italia a darsi regole proprie per gli eventi. AREU ha definito di recente gli standard dei posti medici avanzati, cioè gli ospedali da campo allestiti in tende o strutture simili: quanti medici, infermieri e soccorritori, quali attrezzature e farmaci. Negli eventi più complessi, con più di cinque ambulanze, un operatore di AREU è collegato con la sala operativa regionale. Così si evitano invii doppi: se il paziente è un partecipante all'evento, interviene l'ambulanza di iHelp, e nei casi gravi AREU manda subito un mezzo avanzato.

Poi c'è la maxi emergenza, che Ghio distingue dal grande evento. È «un evento inatteso che prevede ci sia una richiesta di assistenza sanitaria maggiore rispetto alla disponibilità di mezzi». L'esempio: quattro ambulanze e dieci pazienti con una patologia tempo-dipendente. «Non c'è un numero fisso», spiega: conta lo squilibrio tra i bisogni e ciò che si può fare sul posto. Allo stadio Meazza, gestito in collaborazione con l'Ospedale San Raffaele, sono state fatte simulazioni per ogni anello dello stadio, sugli scenari descritti in letteratura: crolli, persone schiacciate in un angolo, attentati. Ne sono nati piani che coinvolgono sanitari, vigili del fuoco, forze dell'ordine, steward e organizzatori. Come un cantiere ha un piano di emergenza, conclude, un grande evento deve avere un piano per le maxi emergenze.

Livigno, la montagna e la sfida di Milano-Cortina

Da circa due anni iHelp assiste due impianti sciistici su tre a Livigno. Prima, racconta Ghio, per un infortunio in quota bisognava far scendere l'ovovia con un tecnico, recuperare il kit di soccorso avanzato e portarlo sul posto in motoslitta. Ora ci sono infermieri che, secondo algoritmi condivisi con AREU, possono somministrare alcuni farmaci e fare alcune manovre avanzate. In quota spesso si è soli: l'elicottero può non arrivare per il meteo, e il mezzo avanzato si trova solo a valle, dopo aver portato il paziente fino all'ovovia.

Sulle piste iHelp assiste circa quindici persone al giorno, a cui si aggiungono tutti gli altri che hanno bisogno di cure. Per le Olimpiadi l'organizzazione sanitaria è affidata ad AREU: Ghio spera in forme di collaborazione.

L'ospedale da campo che evita i ricoveri

Tra gli esempi che porta c'è una gara mondiale di motociclismo fuoristrada a Rivanazzano, nella campagna pavese, lontano dal trauma center più vicino. Insieme ai colleghi del Racing Medical Team, iHelp aveva allestito nell'ospedale da campo un apparecchio radiografico con il radiologo collegato a distanza. Così i piloti potevano essere visitati, ingessati e rimandati a casa, o dichiarati idonei a tornare in gara, senza portarli in ospedale. L'esperienza, dice, è stata pubblicata su una rivista internazionale. Il vantaggio è doppio: meno pressione sui pronto soccorso e niente navette continue di ambulanze.

Ma la sostenibilità ha una regola: il backup. «Senza backup non si lavora», dice Ghio. Come negli zaini di soccorso si mettono due fiale dello stesso farmaco nel caso una si rompa, così serve un'ambulanza in più per un guasto e, negli eventi lunghi, personale di riserva. «Noi non lavoriamo mai sotto numero», aggiunge: si lavora a turni, si paga una camera d'albergo in più, e chi riposa può essere richiamato.

La Ryder Cup e l'area di attesa

Alla Ryder Cup 2023, al Marco Simone Golf Club di Guidonia, l'ospedale più vicino era a 25 chilometri e gli ospedali specialistici si raggiungevano in elicottero. Il pubblico era più anziano della media: Ghio ricorda embolie polmonari, polmoniti, sindromi coronariche acute, persino una partoriente. «Devi essere veramente pronto a tutto», dice. Lavorare su turni permetteva anche di chiamare uno specialista a riposo per un consulto: «riposando lavori meglio, sei più lucido».

Cristian Valeri, che era nel team, ricorda la settimana passata a parlare solo inglese e il momento in cui, per un pacco sospetto, l'ospedale da campo è stato riorganizzato in una decina di minuti per una possibile maxi emergenza.

Da queste esperienze è nata una novità organizzativa. Prima, racconta Ghio, ogni paziente che arrivava veniva messo a letto, e i letti si riempivano subito. Oggi c'è un'area di attesa, sorvegliata da un sanitario. Nelle maratone chi arriva fa il triage e poi riceve da bere, soluzioni con sali minerali e frutta. Con questo sistema sono calati il numero di persone trattate e quelle che ricevono idratazione per via endovenosa. Grazie alla collaborazione con l'Istituto di medicina dello sport del CONI si sono aggiunti un fisioterapista e un medico dello sport. Ghio la definisce una risposta sociosanitaria: dare al paziente anche ciò che si aspetta, compreso il supporto per tornare a casa.

La salute degli atleti: «serve qualcosa in più»

Qui, dice Ghio, si tocca «una pagina molto molto dolente». I calciatori di Serie A sono seguiti con attenzione. Nelle maratone però cresce il numero di partecipanti stranieri di cui non si conosce il percorso di certificazione medica, e molti si preparano da soli. I casi più gravi visti negli ultimi anni, racconta, riguardano tutti atleti stranieri: nelle maratone, nel motocross, agli Europei di atletica di Roma. La sua sensazione, condivisa con chi fa medicina dello sport, è che «serve qualcosa in più a livello di diagnostica». Anche l'agonista della domenica, come Cristian che si allena molte ore a settimana, dovrebbe avere un percorso di controlli che segua l'età e l'impatto dell'allenamento su tutti gli organi.

Sui calciatori è netto: sono «delle macchine potentissime che vanno costantemente a 300 all'ora». Gli esami del sangue mostrano spesso valori infiammatori alti, come le CK, i globuli bianchi e la PCR. Quando un giocatore si arresta in campo, di solito c'è una malattia aritmica sottostante, anche in atleti controllati con rigore.

Arresto cardiaco allo stadio: il percorso con il San Raffaele

iHelp ha visto in passato atleti non calciatori andare in arresto dopo sforzi estremi, spesso per un colpo di calore da sforzo: temperatura a 42 gradi, edema polmonare, rianimazioni lunghe con esiti pessimi. Per questo, con il San Raffaele, a San Siro è stato organizzato un percorso dedicato. Il paziente viene soccorso in campo, portato subito fuori, collegato a un sistema per le compressioni toraciche. In pochi secondi si può fare un emogas per individuare squilibri da correggere. Se serve, il paziente viene indirizzato al centro di riferimento per l'ECMO, la circolazione extracorporea. Nella sua esperienza, dice Ghio, gli arresti cardiaci sono stati tutti rianimati, tranne un paziente messo in ECMO qualche anno fa.

Sul caso di Edoardo Bove, il calciatore colpito da arresto cardiaco a Firenze a fine 2024, Ghio non entra nel merito clinico: non c'era e servirebbero i dati. Osserva però che una persona alta 1,90 metri e pesante 90 chili non si porta fuori con una barella normale senza rischi. A San Siro i soccorritori di bordo campo, con Croce Rossa, ANPAS, Croce Bianca e Misericordie, si addestrano con barelle e dispositivi diversi. Il costo, dice, è di qualche decina di migliaia di euro, poco rispetto ai soldi che girano negli eventi: «non si possono sicuramente organizzare matrimoni con i fichi secchi».

Un altro punto è il comportamento dei compagni di squadra, che spesso si stringono intorno ai soccorritori. Ghio chiede alle società di formare i giocatori, anche perché un malore può capitare in spogliatoio, in allenamento, sul pullman: «Bisogna parlare con i giocatori, bisogna sensibilizzarli a comportarsi in un certo modo».

Chi lavora nei grandi eventi

Allo stadio c'è un gruppo di persone addestrate in modo intensivo su supporto vitale avanzato, trauma preospedaliero ed emergenze pediatriche. Il Meazza può avere fino a dieci punti di primo intervento, un rescue team e un medico e un infermiere a bordo campo. In montagna la formazione è ancora più specifica: bisogna saper sciare e lavorare su pendenze di 45 gradi, al freddo e con poca visibilità.

Un tempo Ghio cercava collaboratori giovani, appena laureati. Dopo il COVID ha cambiato idea: medici e infermieri formati in quel periodo hanno sofferto la mancanza di tirocini in ospedale, e secondo lui si vede. Mancano anche percorsi istituzionali: i master che toccano i grandi eventi li inseriscono nella medicina dei disastri. Per lui servirebbe «una scuola che parli maxi eventi», perché ogni evento ha le sue regole. Nelle maratone, per esempio, senza vasche di raffreddamento non si può gestire il colpo di calore: il paziente va raffreddato sul posto e subito, perché in pronto soccorso non è possibile farlo.

In chiusura Cristian Valeri racconta uno dei primi lavori fatti insieme: una finale di Nations League a San Siro, in piena pandemia, con tamponi da fare e risultati da avere in poche ore per permettere alla squadra di giocare. Come prossimo ospite Ghio suggerisce Cristian Ferraris, che indica come direttore dell'Associazione Italiana Ospedalità Privata, per parlare di sanità privata e delle sfide dei prossimi anni.


Cosa dice la scienza

La Ryder Cup 2023 in numeri

L'esperienza raccontata nell'episodio è stata poi descritta in uno studio pubblicato su BMC Emergency Medicine nel 2025, firmato tra gli altri dallo stesso Ghio e da medici del San Raffaele e dell'Istituto di medicina dello sport del CONI. In sei giorni i team sanitari hanno assistito 513 pazienti, circa 16,5 ogni 10.000 presenti. Tra chi è arrivato all'ospedale principale le cause più frequenti erano traumi (35%), sintomi cardiovascolari (14%) e disturbi da calore (11%). La permanenza mediana è stata di 28 minuti. L'81% dei pazienti è stato dimesso sul posto e il 14% inviato a un pronto soccorso o a un centro specialistico. I ricoveri in ospedale sono stati circa 1 ogni 10.000 presenti.

Radiografie in gara: la Sei Giorni di enduro

La gara in provincia di Pavia citata da Ghio corrisponde alla International Six Days of Enduro (ISDE) del 2021, descritta su Emergency Radiology nel 2023. Nell'ospedale da campo, dotato di radiografia digitale portatile e telemedicina, si sono presentati 79 pazienti in sei giorni, per il 77% con traumi. 69 sono stati trattati e dimessi sul posto, 10 trasferiti altrove. Tra chi aveva una radiografia negativa, 7 sono potuti tornare in gara. Secondo gli autori, radiografia portatile e teleradiologia in eventi remoti aiutano a decidere sul posto ed evitano ricoveri inutili.

Infermieri sulle piste di Livigno

Uno studio su Wilderness & Environmental Medicine ha confrontato due stagioni nell'area sciistica Carosello 3000 di Livigno, prima e dopo l'inserimento nelle squadre di soccorso di un infermiere di area critica con un medico reperibile. Su 595 interventi, nella seconda stagione il team potenziato ha gestito il 61% dei soccorsi. Ha somministrato farmaci nel 27% dei casi. Gli invii alle cliniche traumatologiche sono scesi dal 60% al 48%.

Maratone e arresto cardiaco

Il riferimento più citato è lo studio di Kim e colleghi sul New England Journal of Medicine (2012). Su 10,9 milioni di partecipanti a maratone e mezze maratone negli Stati Uniti, tra il 2000 e il 2010, si sono verificati 59 arresti cardiaci: 0,54 ogni 100.000 partecipanti. Il rischio era più alto nella maratona intera (1,01 ogni 100.000) e negli uomini, e tra i maratoneti maschi è aumentato nella seconda metà del decennio. Il 71% dei casi è stato fatale. Il fattore più legato alla sopravvivenza era la rianimazione cardiopolmonare iniziata dai presenti.

Lo screening degli atleti in Italia

Sul tema dei controlli, l'Italia ha una storia particolare: dal 1982 la visita di idoneità per lo sport agonistico è obbligatoria. Lo studio di Corrado e colleghi su JAMA (2006) ha analizzato il Veneto tra il 1979 e il 2004. Tra gli atleti di 12-35 anni l'incidenza della morte cardiaca improvvisa è scesa dell'89%, da 3,6 a 0,4 casi ogni 100.000 persone l'anno. Nei coetanei non sottoposti a screening non è cambiata in modo significativo. Il calo era dovuto soprattutto alle cardiomiopatie individuate durante le visite.


Le criticità reali

Regole diverse da regione a regione. Ghio cita la Lombardia tra le prime regioni a darsi regole proprie per l'assistenza agli eventi. Dove queste regole mancano, organizzatori e sanitari hanno meno riferimenti comuni.

Costi sotto pressione. Dopo la pandemia il settore degli eventi è ripartito con meno risorse. Il backup, il personale di riserva, le barelle e i dispositivi dedicati hanno un costo che non sempre viene riconosciuto.

Formazione che non esiste. Non ci sono percorsi istituzionali dedicati ai grandi eventi, che restano un capitolo della medicina dei disastri.

Atleti con storie cliniche sconosciute. Negli eventi internazionali arrivano partecipanti con percorsi di certificazione molto diversi tra loro.

Una domanda per riflettere. Se un malore in campo può capitare anche in spogliatoio o in allenamento, quanti giocatori, allenatori e dirigenti sanno davvero cosa fare nei primi minuti?


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni concrete. Piani di risposta alle maxi emergenze per ogni grande evento, costruiti su simulazioni e condivisi con il 118 regionale. Ospedali da campo attrezzati con diagnostica, per curare sul posto chi può essere dimesso e proteggere i pronto soccorso. Aree di attesa e triage per non intasare i letti. Corsi di primo soccorso per i giocatori e le società. Percorsi formativi specifici per chi lavora nei grandi eventi. E una riflessione sui controlli medici di chi partecipa a gare di resistenza, soprattutto quando arriva da sistemi sanitari diversi.


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Conclusione

Federico Ghio mostra un pezzo di sanità che lavora dietro le quinte di stadi, maratone e piste da sci. Un soccorso che si costruisce con algoritmi, simulazioni, turni e backup, e che cerca di curare sul posto per non pesare sugli ospedali. I dati pubblicati sugli eventi da lui seguiti confermano che, con un'organizzazione adeguata, la gran parte dei pazienti può essere gestita senza ricovero. Resta la sua richiesta più forte: più attenzione alla salute degli atleti e più formazione, anche per chi in campo si trova per primo accanto a un compagno che si accascia.

→ Ascolta l'episodio 4 di Skeptical Health con Federico Ghio per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 513 pazienti in sei giorni: le persone assistite alla Ryder Cup 2023, con l'81% dimesso sul posto (Mercalli et al., 2025)
  2. 1 ricovero ogni 10.000 presenti: il tasso di ricovero ospedaliero alla Ryder Cup 2023 (Mercalli et al., 2025)
  3. 79 pazienti, 7 tornati in gara: il bilancio dell'ospedale da campo con radiografia portatile alla ISDE 2021 (Stomeo et al., 2023)
  4. Dal 60% al 48%: il calo degli invii alle cliniche traumatologiche a Livigno con un infermiere nel team di soccorso (Longobardi et al., 2026)
  5. 0,54 ogni 100.000: l'incidenza di arresto cardiaco in maratone e mezze maratone negli Stati Uniti (Kim et al., 2012)
  6. -89%: il calo della morte cardiaca improvvisa negli atleti veneti dopo l'introduzione dello screening (Corrado et al., 2006)

Takeaway

  1. Impara la rianimazione cardiopolmonare. Negli arresti cardiaci durante le gare, l'intervento immediato dei presenti è il fattore più legato alla sopravvivenza.

  2. Se fai sport agonistico, anche da amatore, fai i controlli. La visita di idoneità e un confronto periodico con il medico dello sport servono a riconoscere problemi che non danno sintomi.

  3. Non presentarti a una gara se sei stato male da poco. Rimandare gli accertamenti a dopo l'evento è uno dei rischi segnalati nell'episodio.

  4. Se organizzi un evento, prevedi il backup. Un'ambulanza o un operatore in più costano meno di un soccorso che arriva tardi.

Domande frequenti

Cos'è un evento a massiccio afflusso di pubblico?

È un evento programmato in cui un numero molto alto di persone si concentra in un luogo delimitato per un tempo definito: uno stadio, una piazza, il percorso di una maratona, un'area in montagna. Nell'episodio 4 di Skeptical Health Federico Ghio distingue gli eventi in cui il pubblico viene a vedere qualcuno, come un concerto, da quelli in cui il pubblico è l'evento stesso, come una maratona.

Che differenza c'è tra grande evento e maxi emergenza?

Il grande evento è programmato. La maxi emergenza è un fatto inatteso in cui la richiesta di assistenza supera i mezzi disponibili sul posto: per esempio dieci pazienti gravi e quattro ambulanze. Secondo Federico Ghio non c'è un numero fisso di feriti che la definisce: conta lo squilibrio tra bisogni e risorse. Per questo ogni grande evento dovrebbe avere un piano di risposta dedicato.

Quanto è frequente l'arresto cardiaco durante una maratona?

È raro. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine su 10,9 milioni di partecipanti a maratone e mezze maratone negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2010 ha contato 59 arresti cardiaci, circa 0,54 ogni 100.000 partecipanti, con un rischio più alto nella maratona intera e negli uomini. Il fattore più legato alla sopravvivenza era la rianimazione iniziata subito dai presenti.

Quanti pazienti si curano in un ospedale da campo durante un grande evento?

Dipende dal tipo di evento e dal pubblico. Alla Ryder Cup 2023, vicino a Roma, i team sanitari hanno assistito 513 persone in sei giorni, circa 16,5 ogni 10.000 presenti. L'81% è stato dimesso sul posto e solo il 14% è stato inviato a un pronto soccorso o a un centro specialistico, alleggerendo gli ospedali della zona.

Lo screening medico sportivo riduce le morti improvvise negli atleti?

In Italia la visita di idoneità agonistica è obbligatoria dal 1982. Uno studio pubblicato su JAMA sul Veneto ha osservato che, tra gli atleti tra 12 e 35 anni, la morte cardiaca improvvisa è calata dell'89% tra il 1979-1980 e il 2003-2004, soprattutto grazie all'individuazione delle cardiomiopatie durante lo screening.

Come si tratta il colpo di calore da sforzo in una maratona?

Il colpo di calore da sforzo richiede di abbassare la temperatura corporea il più rapidamente possibile, sul posto. Per questo nelle maratone si usano vasche di raffreddamento. Federico Ghio spiega che il raffreddamento va fatto subito, sul campo, perché in pronto soccorso non è praticabile: senza questa possibilità, dice, non si è in grado di gestire un grande evento.

Fonti

  1. Mercalli C, Ghio FE et al.: Providing medical care at mass gathering sporting events: the 2023 Ryder Cup experience. BMC Emergency Medicine (2025)
  2. Stomeo N, Ghio FE et al.: Role of emergency teleradiology in a mass motorcycle event: the experience of the 2021 International Six Days of Enduro (ISDE). Emergency Radiology (2023)
  3. Longobardi M, Ghio FE et al.: Transforming Emergency Care on the Slopes: A Study on the Integration of Nurses in Ski Patrol Teams. Wilderness & Environmental Medicine (2026)
  4. Kim JH et al.: Cardiac arrest during long-distance running races. New England Journal of Medicine (2012)
  5. Corrado D et al.: Trends in sudden cardiovascular death in young competitive athletes after implementation of a preparticipation screening program. JAMA (2006)
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