Doping e Sostanze Stupefacenti: un Problema di Salute Pubblica?
Il tossicologo forense Alberto Salomone spiega perché il doping riguarda anche chi va in palestra, come funzionano i controlli e il caso del clostebol.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Alberto Salomone — Tossicologo forense
Ultimo aggiornamento: 2026-09-24
Quanto tempo hai?
Quando si parla di doping si pensa al campione sorpreso in gara. Ma secondo Alberto Salomone, tossicologo forense e professore di Chimica analitica all'Università di Torino, il problema più grande è altrove: nelle palestre, nello sport amatoriale e nei mercati online. Nell'episodio 48 racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin come funzionano i controlli antidoping, cosa c'è dietro i casi di contaminazione come quello del clostebol e cosa cambia nel mondo delle nuove droghe. Il tema conta perché gli effetti di queste sostanze sulla salute possono arrivare anni dopo, senza che nessuno colleghi i fatti.
Cosa emerge dall'episodio
Il doping che non va in televisione. Salomone distingue tra atleti professionisti e resto della popolazione: «il traffico grosso delle sostanze dopanti è probabilmente nel resto della popolazione». Le sostanze arrivano da farmacie online o piccole reti locali. Oltre agli steroidi anabolizzanti cita le PIED e la semaglutide, con un mercato clandestino che ha portato anche a un falso Ozempic contenente insulina.
Il problema non è il laboratorio. I dati ufficiali della WADA indicano circa lo 0,7% di campioni positivi, ma studi con questionari anonimi danno stime tra il 5 e il 40%. Si dice che sia diffusa la pratica delle microdosi, che si smaltiscono in fretta. Il laboratorio è sensibilissimo, ma un atleta viene controllato magari una volta ogni sei mesi, e nei controlli in gara «Quel giorno lì solo i polli arrivano con qualcosa in corpo». La sua proposta è aumentare i controlli a sorpresa durante gli allenamenti.
Il caso clostebol. Il clostebol è contenuto nel Trofodermin, una pomata facile da comprare in Italia e con un alto assorbimento attraverso la pelle. In un esperimento del laboratorio antidoping di Roma, una stretta di mano bastava a trasferire livelli rilevabili a cinque o sei persone su sette. Salomone racconta di un pugile contaminato spalmando la pomata sulla schiena della moglie, squalificato comunque per 13 mesi.
Colpevole fino a prova contraria. Nel sistema antidoping «L'atleta è colpevole fino alla prova contraria»: deve pagare avvocati ed esperti e dimostrare da dove arriva la sostanza. Salomone ritiene la WADA necessaria, ma critica le squalifiche di 4 anni senza una seconda possibilità. Preferisce educazione e prevenzione alla repressione.
Nuove droghe e drug checking. In Italia circolano più o meno sempre le stesse sostanze, e il rischio reale è che qualcuno ne venda una al posto di un'altra. Uno strumento che funziona è il drug checking nei luoghi del divertimento, associato a un colloquio con operatori esperti.
Il contesto in breve
Una meta-analisi pubblicata sugli Annals of Epidemiology nel 2014 stima che nel mondo il 3,3% delle persone abbia usato steroidi anabolizzanti almeno una volta: il 6,4% degli uomini e l'1,6% delle donne. Secondo una dichiarazione della Endocrine Society del 2014, la maggioranza degli utilizzatori non sono atleti ma persone che si allenano con i pesi, e l'uso è associato a un maggior rischio di morte e a disturbi cardiovascolari, epatici e psichiatrici. Una revisione pubblicata su BMC Public Health nel 2022 ha trovato che il 36% degli steroidi del mercato nero era contraffatto. Uno studio del laboratorio di Roma, pubblicato su Drug Testing and Analysis nel 2020, ha mostrato che anche un contatto transitorio dopo una sola applicazione di clostebol può generare una positività. Secondo i CDC, negli Stati Uniti i decessi per overdose sono stati 105.007 nel 2023.
Da portare a casa
- Non comprare farmaci online senza prescrizione: una parte consistente degli steroidi del mercato nero è falsa.
- Se fai sport con controlli, attenzione alle pomate: leggi i principi attivi e chiedi al medico o al farmacista.
- Racconta al medico cosa assumi: integratori, ormoni o farmaci per l'immagine corporea possono spiegare problemi al cuore o al fegato.
Quando si parla di doping si pensa al campione sorpreso in gara. Ma secondo Alberto Salomone, tossicologo forense e professore all'Università di Torino, il problema più grande è altrove: nelle palestre, nello sport amatoriale e nei mercati online. In questo episodio racconta a Cristian Valeri e Guido Magrin come funzionano i controlli antidoping, cosa c'è dietro i casi di contaminazione come quello del clostebol e cosa sta cambiando nel mondo delle nuove droghe.
Perché il tema è urgente oggi
Le sostanze che migliorano la prestazione o l'aspetto fisico, dagli steroidi anabolizzanti ai farmaci dimagranti, si comprano facilmente online. Chi le usa spesso non è un atleta, e non passa mai da un controllo. Gli effetti sulla salute possono arrivare anni dopo, al cuore o al fegato, senza che nessuno colleghi i fatti.
Allo stesso tempo, il sistema antidoping è al centro del dibattito dopo casi molto discussi, come quello di Jannik Sinner. E sul fronte delle droghe cresce l'attenzione verso le nuove sostanze sintetiche, dopo la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti. Sono tre facce dello stesso tema: sostanze, controlli e salute pubblica.
Cosa emerge dall'episodio
Alberto Salomone insegna Chimica analitica al Dipartimento di Chimica dell'Università di Torino. Da una ventina d'anni lavora come tossicologo forense: cerca sostanze stupefacenti e dopanti in campioni biologici e non biologici, spesso nell'ambito di indagini dell'autorità giudiziaria sul traffico di queste sostanze. Si definisce un topo di laboratorio. Ha iniziato con le analisi antidoping per le Olimpiadi invernali di Torino 2006; negli anni ha lavorato soprattutto con gli atleti, per capire cosa fosse successo nei casi di positività.
Il doping che non va in televisione
Salomone parte da una distinzione: «c'è il doping che riguarda gli atleti professionisti e il doping che riguarda il resto della popolazione». In Italia, ricorda, ci sono quasi 5 milioni di tesserati a una società sportiva, e molti altri frequentano palestre senza tessera. È lì che si concentra il traffico: «il traffico grosso delle sostanze dopanti è probabilmente nel resto della popolazione». Il rischio aumenta quando l'obiettivo non è più stare meglio, ma essere migliori: andare più forte, avere un'immagine diversa.
Le sostanze arrivano soprattutto per vie traverse: farmacie online, anche nel web di superficie, o piccole reti locali di distribuzione. Non c'è un'overdose da steroidi, spiega, ma gli effetti arrivano col tempo: «poi arriva il soggetto in un reparto di medicina interna con un problema al cuore, al fegato». Da lì a volte parte un'indagine che porta a smantellare reti di distribuzione.
Oltre agli steroidi anabolizzanti cita le PIED (performance and image enhancing drugs), sostanze che migliorano la prestazione o l'immagine, e la semaglutide, il principio attivo dell'Ozempic. Anche qui è nato un mercato clandestino: racconta di una persona a Padova che aveva comprato un falso Ozempic contenente insulina ed era finita in coma. Parla poi della pressione alla prestazione anche a scuola, all'università e al lavoro, e dei modelli irraggiungibili proposti dai social. Guido Magrin ricorda che alcuni creator di bodybuilding su YouTube hanno iniziato a mostrare cosa comporta l'uso di sostanze in pochi mesi: cambiano il viso, la voce.
Quanti atleti si dopano
Nessuno lo sa con certezza, risponde Salomone. I dati ufficiali dell'Agenzia Mondiale Antidoping indicano ogni anno circa lo 0,7% di campioni positivi. Molti ritengono il numero poco realistico: studi basati su questionari anonimi danno stime tra il 5 e il 40%, e secondo lui un 10-15% è forse più vicino alla realtà. Poi c'è la zona grigia dei farmaci non proibiti. Cita i racconti di ciclisti che, dopo dosi elevate di caffeina per reggere il Tour de France, usano benzodiazepine per dormire.
Il problema non è il laboratorio
Come si sfugge ai controlli? Si dice, spiega Salomone, che sia diffusa la pratica delle microdosi: una dose piccola si smaltisce molto in fretta. L'altra strategia è usare sostanze che il corpo produce già, come testosterone, eritropoietina, insulina o ormone della crescita, difficili da distinguere da quelle endogene. Per questo conta la tempestività del prelievo: «il laboratorio lavora benissimo, però il problema è che quell'atleta lì viene controllato magari una volta ogni 6 mesi». Nei controlli in gara, chi è preparato arriva pulito: «Quel giorno lì solo i polli arrivano con qualcosa in corpo». La sua proposta è aumentare i controlli out of competition, a sorpresa, nei periodi di allenamento.
I laboratori lavorano su una lista di circa 400 molecole proibite, aggiornata ogni anno. Per il doping chimico si usa l'urina, per quello biologico il sangue. La sensibilità è altissima: «Se voi prendete una punta di un cucchiaino, la buttate in una piscina olimpica», il laboratorio se ne accorge.
Il caso clostebol
Proprio questa sensibilità apre il problema delle contaminazioni. Una traccia minima nelle urine può essere la coda di un'assunzione volontaria o una contaminazione, e dal solo risultato non si può distinguere. Il clostebol è l'esempio più noto. È contenuto nel Trofodermin, una pomata che in farmacia si compra facilmente, venduta quasi solo in Italia, in alcuni Paesi del Centro America e in Brasile. Ha un assorbimento attraverso la pelle molto elevato.
Salomone racconta lo studio del laboratorio antidoping di Roma, che aveva notato come circa la metà dei casi di positività nel mondo riguardasse l'Italia o atleti che si allenano in Italia. In un esperimento, una persona si è spalmata la pomata sulla mano e dopo mezz'ora ha stretto la mano a sette colleghi: cinque o sei di loro avevano livelli rilevabili del metabolita.
Il suo primo caso di clostebol risale al 2015 e da allora ne ha visti moltissimi, tutti uguali. Uno lo ha colpito in particolare: un pugile che piangeva davanti a lui. Si era contaminato spalmando la pomata sulla schiena della moglie, che l'aveva usata per un tatuaggio. La spiegazione è stata accettata, ma ha preso comunque 13 mesi di squalifica per negligenza.
Colpevole fino a prova contraria
Nel sistema antidoping, spiega Salomone, l'onere della prova si inverte: «L'atleta è colpevole fino alla prova contraria». Il campione positivo è la prova; l'atleta deve trovare un avvocato e un esperto, spendere soldi, e spesso perde contratti e sponsor. Deve anche indicare da dove arriva la sostanza. «Non è mai venuto nessuno a dirmi: mi sono dopato, aiutatemi», racconta. Il suo lavoro è capire se esiste una ricostruzione scientificamente credibile, studiando urine, letteratura e farmacocinetica.
Cristian Valeri esprime la sua opinione sul caso Sinner, che secondo lui è stato comunicato in maniera pessima. Salomone ricorda che la WADA sta lavorando a una bozza per ridefinire il concetto di contaminazione, forse approvata nel 2027, mentre si avvicinavano le Olimpiadi di Milano Cortina, in un Paese dove il Trofodermin è in commercio. E aggiunge un paradosso: se un tennista si cura una vescica con una crema, dover rinunciare a quel farmaco «è come dire a uno che guida il pullman non ti puoi prendere l'aspirina se hai la febbre».
L'analisi del capello
Uno strumento che Salomone ama molto è l'analisi del capello: le sostanze assunte si fissano nel capello, che crescendo ne conserva la storia. «È un po' una fotografia della storia dell'uso di sostanze», dice, una specie di carotaggio. In ambito forense si usa per la patente, per l'affidamento dei minori o nei casi di violenza con somministrazione di sostanze. Nell'antidoping non si usa, perché servono regole uguali per tutti e non tutti hanno i capelli. Ma quando lui la porta davanti alle federazioni o al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna, racconta, una volta su due gli rispondono che non vale.
Educare, non solo punire
La WADA è nata nel 1999 e coordina una trentina di laboratori nel mondo. Salomone la ritiene necessaria, ma vorrebbe riforme più rapide. Critica un punto in particolare: la squalifica di 4 anni per chi è ritenuto colpevole, quasi un ergastolo sportivo, senza una seconda possibilità. «È un sistema detect and punish»: rileva e punisci. Ha visto ragazzi di sport minori che, senza soldi per difendersi, hanno lasciato lo sport per finire l'università. «Questo non è fare il bene dello sport». In generale, dice, «io sono sempre a favore dell'educazione, della prevenzione, mai della repressione».
Racconta anche il caso dei 23 nuotatori cinesi risultati positivi alla trimetazidina: la WADA accettò la tesi della contaminazione alimentare sulla base della sola documentazione cinese, e alcuni di loro vinsero medaglie a Tokyo. Da qui, spiega, la decisione del governo americano di non versare alla WADA i 3,8 milioni di dollari annuali.
Nuove droghe e drug checking
Sulle nuove droghe, l'Italia è piuttosto conservatrice: circolano più o meno sempre le stesse sostanze, anche se la ketamina è ormai diventata tradizionale. Le nuove molecole segnalate sono centinaia; molte spariscono, alcune restano, come il mefedrone o alcuni cannabinoidi sintetici. Raramente vengono cercate: il rischio reale è che qualcuno le venda al posto di altre, perché una polvere o un cristallo non si riconoscono da fuori. Negli Stati Uniti la crisi degli oppioidi e del fentanyl ha portato, al picco, a circa 100.000 morti l'anno; in Europa i casi di fentanyl restano per ora pochissimi.
Uno strumento che funziona, secondo Salomone, è il drug checking: nei luoghi del divertimento, con strumenti portatili, si analizzano le sostanze che le persone portano. Il motivo è semplice: «chi va lì e si prende la sostanza non vuole star male». Il servizio è associato a un colloquio con operatori esperti, per esempio sui rischi di assumere ecstasy con antidepressivi. Chi lo usa, racconta, ha spesso un livello di istruzione alto.
Il lavoro del tossicologo forense
In laboratorio, dopo tanti anni, è quasi routine: l'unica cosa che ricorda cosa si sta analizzando è a volte l'odore, di un sequestro di marijuana o di un cadavere. Ma il dato finisce in tribunale e da esso può dipendere la libertà di una persona, per questo la qualità è decisiva: evitare falsi positivi e scendere con la sensibilità, per esempio nei casi di violenza sessuale con somministrazione di sostanze, quando i campioni vengono raccolti ore o giorni dopo. Tra i casi più curiosi cita tentativi di avvelenamento con l'antigelo nel vino o con un collirio contenente atropina, somministrato ripetutamente nel cibo.
Come prossimo ospite suggerisce Francesco Botrè, direttore del laboratorio antidoping di Roma: «Sono due visioni diverse dello stesso problema».
Cosa dice la scienza
Chi usa davvero gli steroidi
La meta-analisi di Sagoe e colleghi (Annals of Epidemiology, 2014) ha raccolto 187 studi con 271 stime di prevalenza. Nel mondo il 3,3% delle persone ha usato steroidi anabolizzanti almeno una volta nella vita: il 6,4% degli uomini e l'1,6% delle donne. Essere atleti era uno dei fattori associati a una prevalenza più alta. La conclusione degli autori è netta: l'uso non medico di steroidi anabolizzanti è un problema di salute pubblica serio e diffuso.
Gli effetti sulla salute
La dichiarazione scientifica della Endocrine Society coordinata da Harrison Pope (Endocrine Reviews, 2014) sottolinea proprio il punto di Salomone: l'attenzione dei media si concentra sugli atleti d'élite, ma la grande maggioranza di chi usa queste sostanze non è un atleta, bensì chi si allena con i pesi. Gli utilizzatori assumono spesso dosi molto superiori a quelle fisiologiche e combinano più sostanze. L'uso è associato a un maggior rischio di morte e a disturbi cardiovascolari, psichiatrici, metabolici, endocrini, neurologici, infettivi, epatici, renali e muscolo-scheletrici. Gli autori chiedono di aumentare la consapevolezza pubblica su questi rischi.
Il mercato nero: cosa c'è davvero nelle fiale
La revisione sistematica di Magnolini e colleghi (BMC Public Health, 2022) ha analizzato 19 studi con 5.413 campioni di steroidi del mercato nero, in Europa e nelle Americhe. In media il 36% era contraffatto e un ulteriore 37% di qualità inferiore a quella dichiarata. I prodotti potevano non contenere il principio attivo, contenerne una quantità diversa o contenere sostanze diverse. Gli autori concludono che servono programmi di prevenzione e riduzione del danno.
Il clostebol e la contaminazione
Lo studio del laboratorio antidoping di Roma (de la Torre e colleghi, Drug Testing and Analysis, 2020), firmato anche da Francesco Botrè, descrive l'aumento dei casi di clostebol, soprattutto in Italia, legato alla facile disponibilità del Trofodermin e alla maggiore sensibilità degli strumenti. I ricercatori hanno dimostrato che dopo una singola applicazione di 5 mg di clostebol acetato, anche un contatto transitorio con la zona trattata può generare una positività. Suggeriscono di valutare una soglia minima di segnalazione per il principale metabolita, per escludere gli scenari di doping non intenzionale.
Gli oppioidi negli Stati Uniti
Secondo il National Center for Health Statistics dei CDC, negli Stati Uniti i decessi per overdose sono stati 107.941 nel 2022 e 105.007 nel 2023, con un calo del 4% nel tasso. Il 2023 ha segnato anche il primo calo dei decessi legati agli oppioidi sintetici diversi dal metadone, come il fentanyl, dopo anni di aumento iniziati nel 2013.
Le criticità reali
Controlli concentrati nel giorno sbagliato. I test in gara intercettano poco chi si prepara con microdosi o sostanze endogene; i controlli a sorpresa sono più utili ma costano.
Le regole sulla contaminazione. Quando una sostanza come il clostebol è facilmente disponibile e si assorbe per contatto, distinguere il doping volontario dall'incidente è difficile, e le conseguenze per l'atleta sono pesanti anche prima di una decisione.
Un sommerso fuori dallo sport. Chi usa steroidi in palestra non viene controllato e compra spesso prodotti contraffatti. Il problema emerge solo quando arriva in ospedale.
Una domanda per riflettere. Se la maggior parte di chi usa sostanze dopanti non è un atleta professionista, quante risorse dedichiamo alla prevenzione nelle palestre e tra i giovani, rispetto ai controlli sugli atleti d'élite?
Cosa può cambiare
Dall'episodio emergono alcune direzioni: più controlli fuori competizione; regole più chiare sulla contaminazione, come quelle in discussione alla WADA; un sistema sanzionatorio che distingua meglio tra colpa, negligenza e incidente. Fuori dallo sport, la priorità è l'educazione: raccontare ai ragazzi cosa c'è dietro i fisici dei social, e informare sui rischi reali delle sostanze comprate online. Servizi di riduzione del danno come il drug checking, già attivi in diversi Paesi, possono ridurre intossicazioni e accessi in ospedale. I medici, infine, possono chiedere dell'uso di queste sostanze quando un giovane arriva con problemi cardiaci, epatici o ormonali.
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Conclusione
Alberto Salomone porta il punto di vista di chi lavora in laboratorio e nelle aule dei tribunali sportivi. Il doping che conta di più per la salute pubblica, spiega, non è quello dei campioni ma quello delle palestre e dei mercati online. Le prove scientifiche confermano che l'uso di steroidi è diffuso, pericoloso e alimentato da prodotti spesso contraffatti. Sul fronte antidoping, il caso del clostebol mostra quanto sia difficile distinguere il doping da una contaminazione. La sua ricetta è educazione e prevenzione, prima della repressione.
→ Ascolta l'episodio 48 di Skeptical Health con Alberto Salomone per il racconto completo.
I dati chiave
- 3,3%: la quota di persone nel mondo che ha usato steroidi anabolizzanti almeno una volta; 6,4% tra gli uomini (Sagoe et al., 2014)
- 36% e 37%: gli steroidi del mercato nero risultati contraffatti o di qualità inferiore (Magnolini et al., 2022)
- Una sola applicazione: basta un contatto transitorio con la zona trattata con clostebol per una positività (de la Torre et al., 2020)
- La maggior parte degli utilizzatori non è un atleta: la conclusione della Endocrine Society sulle sostanze dopanti (Pope et al., 2014)
- 105.007: i morti per overdose negli Stati Uniti nel 2023, in lieve calo rispetto al 2022 (CDC, 2024)
- 22,2 ogni 100.000 abitanti: il tasso di morti per overdose da oppioidi sintetici come il fentanyl negli Stati Uniti nel 2023, il primo in calo dopo dieci anni (CDC, 2024)
Takeaway
Non comprare farmaci online senza prescrizione. Una parte consistente degli steroidi del mercato nero è falsa o diversa da quanto dichiarato.
Se fai sport con controlli, attenzione alle pomate. Leggi i principi attivi e chiedi al medico o al farmacista: anche il contatto con chi usa una crema può bastare.
Parla dei rischi con i più giovani. Molti fisici visti sui social non sono raggiungibili in modo naturale, e le sostanze hanno effetti a lungo termine.
Racconta al medico cosa assumi. Integratori, ormoni o farmaci per l'immagine corporea possono spiegare problemi al cuore, al fegato o agli ormoni.
Domande frequenti
Perché il doping è un problema di salute pubblica?
Perché la maggior parte di chi usa sostanze per migliorare prestazioni o aspetto fisico non è un atleta professionista, ma frequenta palestre o fa sport amatoriale. Secondo una dichiarazione scientifica della Endocrine Society, l'uso di queste sostanze è associato a un maggior rischio di morte e a disturbi cardiovascolari, psichiatrici, metabolici, endocrini, epatici e renali. Nell'episodio 48 Alberto Salomone spiega che spesso il problema emerge anni dopo, in un reparto di medicina interna.
Quante persone usano steroidi anabolizzanti?
Una meta-analisi pubblicata su Annals of Epidemiology nel 2014, basata su 187 studi, ha stimato che nel mondo il 3,3% delle persone abbia usato steroidi anabolizzanti almeno una volta nella vita: il 6,4% degli uomini e l'1,6% delle donne. Gli autori concludono che l'uso non medico di queste sostanze è un problema di salute pubblica serio e diffuso.
Cos'è il clostebol e perché causa positività ai controlli?
Il clostebol è uno steroide anabolizzante presente, come clostebol acetato, in una pomata cicatrizzante venduta in Italia (Trofodermin). Uno studio del laboratorio antidoping di Roma, pubblicato nel 2020, ha dimostrato che anche un contatto transitorio con la zona in cui è stata applicata una singola dose può produrre una positività ai controlli antidoping.
Come funzionano i controlli antidoping?
L'Agenzia Mondiale Antidoping aggiorna ogni anno una lista di sostanze e metodi proibiti. Per il doping di tipo chimico, come steroidi e stimolanti, si analizza soprattutto l'urina; per il doping biologico, come EPO, ormone della crescita e insulina, il sangue. Alberto Salomone spiega che i laboratori trovano tracce minime, ma che conta soprattutto il momento del prelievo: per questo sono importanti i controlli a sorpresa fuori dalle gare.
Gli steroidi comprati online sono sicuri?
No. Una revisione sistematica pubblicata su BMC Public Health nel 2022, su 19 studi e oltre 5.400 campioni, ha stimato che in media il 36% degli steroidi anabolizzanti venduti sul mercato nero sia contraffatto e un ulteriore 37% di qualità inferiore a quella dichiarata. Possono non contenere il principio attivo, contenerne una dose diversa o contenere sostanze diverse da quelle indicate.
Cos'è il drug checking?
È un servizio di riduzione del danno in cui operatori formati analizzano, nei luoghi del divertimento, le sostanze che le persone intendono assumere, e offrono un colloquio sui rischi. Nell'episodio Alberto Salomone lo descrive come uno strumento di salute pubblica: chi assume una sostanza non vuole stare male, e sapere cosa contiene davvero può evitare intossicazioni e ricoveri.
Fonti
- Pope HG Jr et al.: Adverse health consequences of performance-enhancing drugs: an Endocrine Society scientific statement. Endocrine Reviews (2014)
- Sagoe D et al.: The global epidemiology of anabolic-androgenic steroid use: a meta-analysis and meta-regression analysis. Annals of Epidemiology (2014)
- de la Torre X et al.: Detection of clostebol in sports: accidental doping? Drug Testing and Analysis (2020)
- Magnolini R et al.: Fake anabolic androgenic steroids on the black market, a systematic review and meta-analysis on qualitative and quantitative analytical results found within the literature. BMC Public Health (2022)
- CDC, National Center for Health Statistics: Drug Overdose Deaths in the United States, 2003-2023. NCHS Data Brief n. 522 (2024)