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Curare l'Obesità Senza Chirurgia: Sogno o Realtà?

Obesità e tumori, GLP-1, palloncino intragastrico ingeribile e prevenzione nei bambini: il chirurgo oncologo Renato Patrone spiega come cambia la cura.

Curare l'Obesità Senza Chirurgia: Sogno o Realtà?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Renato Patrone — Medico, esperto obesità

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

Curare l'obesità senza chirurgia oggi è possibile, per molti pazienti. Lo racconta Renato Patrone, chirurgo oncologo dell'Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, ospite di Cristian Valeri e Guido Magrin nell'episodio 62 di Skeptical Health. Dalla sala operatoria, dove vede ogni giorno tumori del pancreas e del fegato, è arrivato a occuparsi di obesità. Il motivo è semplice: è un fattore di rischio oncologico che quasi nessuno considera tale.


Perché il tema è urgente oggi

L'obesità è sempre più diffusa, anche tra bambini e ragazzi, e porta con sé diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e diversi tumori. Negli ultimi anni la sua cura è cambiata molto. Sono arrivati i farmaci agonisti del GLP-1, come la semaglutide, e dispositivi meno invasivi della chirurgia. Nell'ottobre 2025 l'Italia ha approvato una legge che riconosce l'obesità come malattia cronica.

Restano molte domande. Quando servono i farmaci e quando la chirurgia? Che ruolo hanno i dispositivi come il palloncino intragastrico? E come si previene l'obesità prima che si instauri? Sono le domande a cui prova a rispondere questo episodio.


Cosa emerge dall'episodio

Renato Patrone ha contattato lui stesso il podcast sui social. È chirurgo in un ospedale pubblico, il Pascale di Napoli, che definisce il centro oncologico più grande del Meridione. Si occupa di chirurgia oncologica addominale, in particolare di fegato, vie biliari e pancreas.

Perché la chirurgia oncologica nel pubblico

Riconosce che nel pubblico il carico di lavoro non è ben commisurato allo stipendio. Ma per lui non ci sono alternative: «se uno sceglie la chirurgia oncologica in particolar modo, secondo me non c'è una reale possibilità di affrontare l'argomento se non nel pubblico». Non solo per i costi a carico dei pazienti, ma per ragioni etiche: la cura del tumore, dice, «deve essere offerta a tutti nel miglior modo possibile».

Racconta la sua formazione. È partito dalla chirurgia generale alla Vanvitelli di Napoli, con il suo primo mentore. Ha fatto esperienze a Milano, in Humanitas e al San Raffaele, e a Peschiera del Garda, all'ospedale Pederzoli. Tornato a Napoli, al Pascale ha incontrato il dottor Francesco Izzo, il suo attuale primario, e si è appassionato alla chirurgia del fegato e del pancreas.

Il pancreas, la chirurgia più difficile

Il pancreas, spiega, è «la vetta del chirurgo», insieme a esofago e retto basso. È un organo centrale, appoggiato sui due vasi più grandi dell'addome, l'aorta e la vena cava. In questa chirurgia non c'è una via d'uscita: «sul pancreas se si commettono degli errori possono essere fatali per il paziente».

Nella duodenocefalopancreasectomia si asportano la testa del pancreas, il duodeno, parte dello stomaco, la colecisti e la via biliare. Poi bisogna ricostruire tre collegamenti, e il più delicato è quello del pancreas con l'intestino. Il succo pancreatico, se esce nell'addome, può digerire i tessuti e causare emorragie gravi.

Il tumore del pancreas è spesso percepito come una sentenza. Patrone precisa che non tutti i tumori del pancreas sono uguali, e cita come esempio i tumori neuroendocrini. L'adenocarcinoma, però, è biologicamente aggressivo e quasi sempre diagnosticato tardi, quando dà sintomi come un forte dolore alla schiena o l'ittero. I pazienti che sopravvivono a lungo, racconta, sono spesso quelli che hanno scoperto il tumore per caso, facendo una TAC per altri motivi.

L'obesità, un fattore di rischio oncologico dimenticato

Quando i pazienti chiedono come si sono ammalati, si parla di fattori di rischio. Alcol e fumo sono riconosciuti da tutti. L'obesità no. Eppure, spiega Patrone, è ormai stabilita la sua relazione con almeno nove tipi di tumore, e nei prossimi anni potrebbe diventare il primo fattore di rischio prevenibile.

Il meccanismo è duplice. Le cellule del grasso bianco sono cellule endocrine e producono citochine infiammatorie: più grasso si ha, più il corpo vive in uno stato di infiammazione cronica. A questo si aggiunge l'insulino-resistenza, con livelli di insulina sempre alti, un ormone che favorisce la crescita. Il grasso viscerale, quello della pancia, tiene gli organi addominali in uno stato di infiammazione continua. Per questo la prevenzione è decisiva: «l'obesità non deve essere soltanto trattata, ma deve essere anche prevenuta». Chi perde 30 o 40 chili dopo vent'anni di obesità torna quasi a uno stato metabolico sano, ma il suo corpo è stato esposto a lungo a condizioni sfavorevoli.

Oltre il BMI

Per definire l'obesità si usa ancora l'indice di massa corporea, ma per Patrone non basta. Nella sua pratica aggiunge sempre il rapporto tra girovita e altezza, che in una persona sana deve restare sotto 0,5. L'obesità centrale, sulla pancia, è la più pericolosa per i rischi cardiovascolari e oncologici. Indica anche una soglia orientativa di massa grassa intorno al 20-22% del peso, precisando che non è un valore standardizzato.

Ricorda che in passato i pazienti obesi subivano un forte stigma: il medico si limitava a dire di perdere peso e poi si sarebbe visto. Oggi si sa che ipertensione e diabete sono spesso conseguenze dell'obesità: curando l'obesità, molti pazienti possono smettere di prendere i farmaci per la pressione e per il diabete.

Bambino obeso, adulto obeso

Tra chi si occupa di obesità, dice, vale una legge non scritta: «bambino obeso, adulto obeso». Nei primi anni di vita, quando si ingrassa, aumenta non solo il volume ma anche il numero delle cellule adipose. Da adulti, anche dimagrendo, quelle cellule restano, e basta uscire dal proprio equilibrio per riprendere peso. Da qui l'importanza della prevenzione nelle famiglie e nelle scuole: con la LILT di Caserta ha organizzato incontri negli istituti scolastici.

L'obesità, aggiunge, è una malattia cronica, recidivante e legata anche all'epigenetica: se tutta la famiglia è sedentaria e mangia cibi ipercalorici, è difficile che un figlio non diventi obeso. Poi c'è l'ambiente esterno, a partire dall'offerta del bar sotto casa. Sugli adulti non fa sconti: «se una persona è sedentaria e mangia molto non c'è possibilità di trattare l'obesità».

La legge e il mito dell'obeso sano

Sulla legge che riconosce l'obesità come malattia cronica e recidivante, frutto di un lungo lavoro della Società Italiana dell'Obesità, Patrone esprime soddisfazione: l'Italia è il primo Paese a farlo. Ma avverte che servono fondi: «adesso abbiamo la legge, ok? bisogna attuarla».

Sul tema della body positivity invita alla cautela, ma è chiaro su un punto: «l'obeso sano è una persona che non ha ancora sviluppato patologia, ma non è sano». Cita uno studio recente condotto tra Stati Uniti e Canada su reperti autoptici di giovani obesi morti in incidenti, senza diabete né ipertensione, in cui erano già presenti placche aterosclerotiche a 30 anni. Precisa però che non tutte le obesità sono uguali: un BMI di 27 non equivale a un BMI di 45, e non si tratta di essere tutti magrissimi, ma di trovare un equilibrio.

Farmaci, chirurgia e palloncino

Secondo Patrone, le linee guida della Società Italiana dell'Obesità del 2025 riservano la chirurgia bariatrica alle obesità più gravi: è un'opzione sopra un BMI di 35 e diventa prima scelta sopra 40. Ci tiene a precisare che non è un chirurgo bariatrico. Descrive i due interventi principali: la sleeve gastrectomy, che riduce lo stomaco, e il bypass, che riduce l'assorbimento.

Sui farmaci è netto: «La terapia medica degli agonisti recettoriali GLP-1 e GIP è stata una rivoluzione, c'è poco da dire». Ma vanno scelti paziente per paziente: «questi farmaci sono farmaci, devono essere utilizzati sotto un monitoraggio medico». L'effetto avverso più importante è la pancreatite, rara ma seria. Chi ha una storia di tumore midollare della tiroide o di pancreatite cronica non deve usarli.

Per questo esistono anche terapie "ponte". La principale che usa è il palloncino intragastrico ingeribile, che mostra in studio. È una capsula poco più grande di una compressa di Tachipirina, che il paziente ingoia. Dopo una radiografia di controllo, il palloncino viene gonfiato nello stomaco e il tubicino viene sfilato. La procedura dura circa dieci minuti. Dopo circa quattro mesi la membrana si degrada, il liquido esce e il palloncino viene espulso con le feci. Occupa circa un terzo dello stomaco e dà un senso di sazietà precoce.

La sua esperienza, maturata in oltre sei anni, è di una perdita di peso tra il 15 e il 20% del peso iniziale, con effetti collaterali quasi assenti se la procedura è eseguita da un medico esperto. Ma il palloncino da solo non basta. Con un team di nutrizionista, psicologo e personal trainer segue i pazienti per sei mesi, con un obiettivo preciso: cambiare le abitudini quotidiane. «È quello l'outcome che ci aspettiamo, non il dimagrimento». Lo considera un trattamento da usare una volta sola: «Io la valuto come opzione one shot». Chi ne ha bisogno di nuovo, secondo lui, ha forse bisogno di una terapia più lunga, come quella farmacologica.

Il palloncino ingeribile non è rimborsato dal SSN, che copre invece il palloncino posizionato in endoscopia, con anestesia. Patrone lo usa spesso con ragazzi giovani, per i quali preferisce essere più selettivo con i farmaci. Racconta di due ragazzi di 16 e 18 anni, di 160 e 180 chili, che con due palloncini in sequenza hanno perso 40-50 chili in un anno.

Come prossimo ospite suggerisce un divulgatore salernitano del fitness, noto sui social come Gian Coach.


Cosa dice la scienza

Obesità e tumori: 13 sedi

Il gruppo di lavoro della IARC, l'agenzia dell'OMS per la ricerca sul cancro, ha pubblicato nel 2016 sul New England Journal of Medicine la sua valutazione su grasso corporeo e cancro (Lauby-Secretan e colleghi). Ha trovato prove sufficienti di associazione per 13 tumori: adenocarcinoma dell'esofago, cardias gastrico, colon-retto, fegato, colecisti, pancreas, mammella dopo la menopausa, corpo dell'utero, ovaio, rene, meningioma, tiroide e mieloma multiplo. Otto di questi sono stati aggiunti in quella revisione. Gli studi sul dimagrimento intenzionale erano ancora insufficienti per una valutazione formale, ma suggerivano una riduzione del rischio, soprattutto per i tumori della mammella e dell'endometrio.

Il numero delle cellule adipose si fissa da giovani

Lo studio di Spalding e colleghi (Nature, 2008) ha misurato il ricambio delle cellule adipose negli adulti con il carbonio-14 rilasciato dai test nucleari. Il numero di adipociti è un determinante importante della massa grassa e resta costante in età adulta, nelle persone magre come in quelle obese, anche dopo un forte dimagrimento. Si stabilisce quindi durante l'infanzia e l'adolescenza. Ogni anno si rinnova circa il 10% delle cellule, ma il loro numero totale non cambia. È la base biologica della regola non scritta citata da Patrone.

Il rapporto vita altezza

La meta-analisi di Ashwell e colleghi (Obesity Reviews, 2012), su 31 studi con oltre 300.000 adulti di diverse etnie, ha confrontato indice di massa corporea, circonferenza vita e rapporto vita altezza. Il rapporto vita altezza è risultato il migliore per individuare il rischio di diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, in entrambi i sessi. Gli autori lo propongono come strumento di screening.

Semaglutide: i risultati dello studio STEP 1

Lo studio STEP 1 (Wilding e colleghi, New England Journal of Medicine, 2021) ha arruolato 1.961 adulti con obesità, o sovrappeso con almeno una complicanza, senza diabete. Con semaglutide 2,4 mg a settimana, insieme a interventi sullo stile di vita, il peso è calato in media del 14,9% in 68 settimane, contro il 2,4% con placebo. Metà dei pazienti trattati ha perso almeno il 15% del peso. Sono migliorati anche i fattori di rischio cardiometabolico. Gli effetti avversi più comuni sono stati nausea e diarrea, di solito lievi o moderati e transitori.

Il palloncino ingeribile

Una meta-analisi di Vantanasiri e colleghi (Obesity Surgery, 2020) ha raccolto sei studi su 2.013 pazienti trattati con il palloncino ingeribile, con un BMI medio di partenza tra 30,6 e 36,2. Per curiosità, alla fine del trattamento, dopo 4-6 mesi, la perdita media era del 12,8% del peso corporeo, e del 10,9% a dodici mesi. Gli eventi avversi gravi sono stati rari: tre casi di occlusione intestinale e una perforazione gastrica su oltre duemila pazienti. La rimozione anticipata ha riguardato il 2,3% dei casi. Gli autori chiedono studi sui risultati a lungo termine.


Le criticità reali

Una domanda per riflettere. Se l'obesità è una malattia cronica, perché le terapie meno invasive restano spesso a carico dei pazienti? E chi può permettersi di pagarle da solo?

Una legge da attuare. Il riconoscimento dell'obesità come malattia è un primo passo. Senza risorse, percorsi di cura e personale dedicato rischia di restare sulla carta.

La prevenzione arriva tardi. L'obesità infantile lascia un segno che dura tutta la vita, ma gli interventi nelle scuole e nelle famiglie sono ancora sporadici.

L'ambiente spinge nella direzione sbagliata. Sedentarietà, cibi ultraprocessati e offerta alimentare ovunque rendono difficile mantenere un peso sano.

Il rischio della scorciatoia. Farmaci e dispositivi funzionano, ma senza un cambiamento delle abitudini il peso tende a tornare. Servono équipe con nutrizionisti, psicologi e professionisti dell'attività fisica.


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune indicazioni. Considerare l'obesità anche un fattore di rischio oncologico, al pari di fumo e alcol, e parlarne con i pazienti. Misurare il rapporto vita altezza oltre al BMI. Intervenire presto, a partire da bambini e famiglie. Scegliere la terapia sul singolo paziente, tra stile di vita, dispositivi, farmaci e chirurgia, sempre con un monitoraggio medico. Accompagnare ogni trattamento con un percorso multidisciplinare. E dare alla nuova legge fondi e percorsi concreti.


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Conclusione

Renato Patrone porta in questo episodio uno sguardo raro: quello di un chirurgo oncologo che vede nell'obesità un fattore di rischio da prevenire, non solo un problema estetico o di peso. Racconta una cura che è cambiata, con farmaci efficaci e dispositivi poco invasivi, ma che funziona solo se cambia lo stile di vita. Le prove confermano il legame tra grasso corporeo e tumori, l'importanza dell'infanzia e l'efficacia dei GLP-1. La sfida, ora, è rendere queste cure accessibili e portare la prevenzione nelle famiglie.

→ Ascolta l'episodio 62 di Skeptical Health con Renato Patrone per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 13 tumori: quelli associati con prove sufficienti all'eccesso di grasso corporeo (IARC, 2016)
  2. Costante in età adulta: il numero delle cellule adipose, che si stabilisce in infanzia e adolescenza (Spalding et al., 2008)
  3. Oltre 300.000 adulti: i dati che mostrano la superiorità del rapporto vita altezza sul BMI (Ashwell et al., 2012)
  4. 14,9%: la perdita di peso media con semaglutide 2,4 mg in 68 settimane, contro il 2,4% con placebo (STEP 1, 2021)
  5. 12,8%: la perdita di peso media dopo 4-6 mesi con il palloncino ingeribile (Vantanasiri et al., 2020)
  6. 2,3%: i pazienti che hanno dovuto rimuovere il palloncino in anticipo (Vantanasiri et al., 2020)

Takeaway

  1. Misura il tuo girovita. Dividi la circonferenza della vita per l'altezza: se il risultato supera 0,5, parlane con il tuo medico.

  2. Considera l'obesità anche un rischio oncologico. Ridurre il grasso viscerale protegge da diabete e malattie cardiovascolari, ma anche da diversi tumori.

  3. Non usare i farmaci per dimagrire senza un medico. I GLP-1 sono efficaci ma hanno controindicazioni e richiedono un monitoraggio.

  4. Parti dalla famiglia. Movimento e alimentazione dei genitori sono il primo esempio per i figli, e l'obesità infantile lascia un segno per tutta la vita.

Domande frequenti

L'obesità aumenta il rischio di tumore?

Sì. Il gruppo di lavoro dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha concluso nel 2016 che l'eccesso di grasso corporeo è associato con prove sufficienti a 13 tipi di tumore, tra cui colon-retto, fegato, pancreas, rene, ovaio, utero e mammella dopo la menopausa. Nell'episodio 62 il chirurgo Renato Patrone spiega che infiammazione cronica e insulino-resistenza creano un terreno favorevole al cancro.

Come funziona il palloncino intragastrico ingeribile?

È una capsula che il paziente ingoia, collegata a un sottile tubicino. Dopo aver verificato con una radiografia che è nello stomaco, il palloncino viene riempito di liquido e il tubicino viene sfilato. Dopo circa quattro mesi una membrana si degrada, il palloncino si svuota e viene eliminato con le feci. Riduce l'appetito dando un senso di sazietà precoce. In Italia non è rimborsato dal SSN.

Quanto peso si perde con i farmaci GLP-1?

Nello studio STEP-1, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2021 su 1.961 adulti senza diabete, la semaglutide 2,4 mg a settimana insieme a interventi sullo stile di vita ha ridotto il peso in media del 14,9% in 68 settimane, contro il 2,4% con placebo. Gli effetti collaterali più frequenti sono nausea e diarrea, di solito transitori.

Esiste l'obeso metabolicamente sano?

Nell'episodio Renato Patrone sostiene di no: una persona obesa senza diabete, ipertensione o malattie cardiovascolari non le ha ancora sviluppate, ma vive già una malattia che la espone a questi rischi. Cita uno studio autoptico su giovani obesi morti per traumi, in cui erano già presenti placche aterosclerotiche intorno ai 30 anni.

Perché un bambino obeso rischia di diventare un adulto obeso?

Perché il numero delle cellule adipose si stabilisce durante l'infanzia e l'adolescenza. Uno studio pubblicato su Nature nel 2008 ha mostrato che in età adulta il numero di adipociti resta costante, sia nelle persone magre sia in quelle obese, anche dopo un forte dimagrimento. Chi ha più cellule adipose tende a riprendere peso più facilmente.

Cos'è il rapporto vita altezza e perché è utile?

È il rapporto tra la circonferenza della vita e l'altezza, entrambe in centimetri. Una meta-analisi del 2012 su studi con oltre 300.000 adulti ha trovato che è più efficace dell'indice di massa corporea e della sola circonferenza vita nell'individuare il rischio di diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Il valore di riferimento comunemente usato è 0,5.

Fonti

  1. Lauby-Secretan B et al.: Body Fatness and Cancer, Viewpoint of the IARC Working Group. New England Journal of Medicine (2016)
  2. Spalding KL et al.: Dynamics of fat cell turnover in humans. Nature (2008)
  3. Ashwell M, Gunn P, Gibson S: Waist-to-height ratio is a better screening tool than waist circumference and BMI for adult cardiometabolic risk factors: systematic review and meta-analysis. Obesity Reviews (2012)
  4. Wilding JPH et al.: Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity (STEP 1). New England Journal of Medicine (2021)
  5. Vantanasiri K et al.: The Efficacy and Safety of a Procedureless Gastric Balloon for Weight Loss: a Systematic Review and Meta-Analysis. Obesity Surgery (2020)
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