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Che Priorità ha il Ministero della Salute?

Andrea Cocchiara racconta le priorità del Ministero della Salute: pronto soccorso, liste d'attesa, Fondo sanitario nazionale e stipendi del personale sanitario.

Che Priorità ha il Ministero della Salute?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Andrea Cocchiara — Ministero della Salute

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Sette minuti, una domanda diretta e una risposta che non gira intorno: le priorità del mandato del ministro Schillaci sono due, i pronto soccorso intasati e le agende sature.

Andrea Cocchiara interviene per il Ministero della Salute. Oltre alle priorità, porta due numeri a sostegno: l'aumento del Fondo sanitario nazionale e il livello degli stipendi del personale.


La diagnosi: domanda che cresce, risposta affaticata

L'impostazione è chiara: la domanda cresce perché la popolazione invecchia e i pazienti hanno più patologie insieme; le risposte sono «affaticate» perché il personale è «depauperato sia numericamente sia come forza fisica, perché è invecchiato», con un ricambio molto lento; e le infrastrutture sono vecchie.

Per curiosità, ecco cosa dicono i dati dell'OCSE sul personale.

Medici. L'Italia ne ha 5,4 ogni 1.000 abitanti contro una media OCSE di 3,9: siamo quarti fra i paesi OCSE. Sull'età il dato è da record: il 44% dei medici italiani ha più di 55 anni, contro il 32% della media OCSE, la quota più alta fra i paesi grandi.

Infermieri. 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,2 di media OCSE. Il rapporto infermieri-medici in Italia è di 1,3 a 1; nell'OCSE è di 2,5 a 1. I nuovi laureati in infermieristica sono 17 ogni 100.000 abitanti contro una media OCSE di 43.

Una domanda per riflettere. La carenza di infermieri e l'età dei medici chiedono le stesse soluzioni, o soluzioni diverse? È la stessa distinzione che emergeva dalle interviste della serie Assolombarda sulle professioni infermieristiche.


Le due priorità, e lo strumento che già esiste

Pronto soccorso intasati e agende sature. Per rispondere, dice Cocchiara, il Ministero sta costruendo «un sistema trasparente, con le liste d'attesa visibili, omogenee», in modo che i tempi di accesso siano garantiti «in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale».

Per curiosità, una parte di questo sistema è già attiva: è online dal 26 giugno 2025, sei mesi prima di questa conversazione. Si chiama Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa e sta sul Portale della Trasparenza di AGENAS. Raccoglie mensilmente i dati di Regioni e Province autonome e mostra il numero di prenotazioni, la quota di prenotazioni in giorni festivi e prefestivi e i tempi medi di attesa per prestazione e per classe di priorità, urgente, breve, differibile, programmata.

Una piattaforma che pubblica i tempi è un primo passo; l'obiettivo di cui parla Cocchiara è che l'accesso sia garantito in modo omogeneo. Intanto, chi vuole sapere quanto si aspetta nella propria regione può consultarla oggi.

La seconda direttrice che indica è più ambiziosa: passare da una sanità reattiva a una proattiva, che «si faccia portavoce del bisogno» e formi la popolazione a riconoscere i propri bisogni di salute. È la stessa prevenzione di cui parlavano Nicoletta Luppi e Carlo Signorelli.


Il primo numero: +4,8% al Fondo sanitario

Sul personale, la prima risposta è che le risorse crescono: «un incremento previsto per il 2026 del 4,8% rispetto al Fondo Sanitario Nazionale del 2025».

Per curiosità, secondo l'analisi della Fondazione GIMBE sulla manovra, il Fondo sanitario nazionale cresce di circa 6,6 miliardi di euro nel 2026: 6,6 su circa 137 fa appunto il 4,8%.

La stessa analisi aggiunge alcuni dettagli su cosa c'è dentro quel numero:

  • dei 6,6 miliardi, 2,4 arrivano dalla legge di bilancio 2026; gli altri 4,2 erano già stati stanziati da manovre precedenti;
  • nel 2027 l'incremento previsto è di 995 milioni (+0,7%), nel 2028 di 867 milioni (+0,6%), cioè sotto l'inflazione attesa;
  • l'incidenza sul PIL passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, poi al 6,05% nel 2027 e al 5,93% nel 2028. Rispetto al 6,3% del 2022, il divario cumulato fra il 2023 e il 2026 vale circa 17,5 miliardi.

Una domanda per riflettere. Quanto pesa l'aumento di un singolo anno, se lo si guarda insieme agli anni che seguono?


Il secondo numero: «i nostri stipendi sono fra i più bassi in Europa»

Qui la risposta è più interessante, perché Cocchiara non si limita a dire che servono più soldi: dice che «non possiamo soltanto pensare di aumentare il numero delle risorse, dobbiamo modificare l'approccio al sistema» per renderlo di nuovo attrattivo, sia per il cittadino, che deve poter preferire il pubblico al privato, sia per l'operatore, che deve scegliere di restare nel servizio pubblico.

E come premessa dice: «i nostri stipendi sono i più bassi, tra i più bassi in Europa».

Per curiosità, i dati OCSE sugli infermieri. Secondo Health at a Glance 2025 dell'OCSE, un infermiere italiano guadagna 48.000 dollari a parità di potere d'acquisto contro una media OCSE di 61.000: il 21% in meno. Ma il confronto che dice davvero qualcosa è un altro: in Italia un infermiere prende il 10% in meno del salario medio nazionale; nella media OCSE ne prende il 20% in più. Non è che gli infermieri italiani siano poveri perché l'Italia è più povera, sono pagati male rispetto al loro stesso paese. E la traiettoria peggiora: fra il 2013 e il 2023 la retribuzione reale degli infermieri italiani è calata del 16%, mentre in Francia, Germania e Stati Uniti cresceva del 9%.

E sui medici specialisti. Sempre secondo l'OCSE, uno specialista italiano sta a 142.000 dollari PPA contro una media OCSE di 133.000: sopra la media, anche se molto sotto i paesi del Nord Europa (l'Irlanda è a 256.000, i Paesi Bassi a 228.000).

Una domanda per riflettere. Il ricambio in Italia riguarda soprattutto gli infermieri, 17 nuovi laureati ogni 100.000 abitanti contro 43. Dove conviene concentrare la leva retributiva per rendere il servizio pubblico di nuovo attrattivo?


La domanda sullo standard europeo, e la risposta prudente

Gli intervistatori chiedono se esista uno standard economico su cui allineare le professioni sanitarie alla media europea. Cocchiara risponde che «ci sono degli algoritmi» che consentono di armonizzare i salari, ma che il confronto non può essere assoluto: va standardizzato rispetto al costo della vita e al contesto socioeconomico, come fanno le organizzazioni internazionali con le proprie tabelle stipendiali.

Per curiosità, i confronti OCSE citati sopra sono espressi a parità di potere d'acquisto, cioè tengono già conto del costo della vita. Quel 48.000 contro 61.000 degli infermieri è quindi già standardizzato.

C'è poi un confronto interno al paese: un infermiere italiano guadagna meno del salario medio del proprio paese, mentre nel resto dell'OCSE ne guadagna il 20% in più. Quel rapporto non ha bisogno di aggiustamenti, perché il numeratore e il denominatore stanno nello stesso paese.


Il contratto, la Lombardia, e il federalismo

La domanda più tagliente dell'intervista è quella successiva, e viene dagli intervistatori: il contratto collettivo degli infermieri è stato rinnovato, ma in alcune regioni, la Lombardia fra queste, gli incrementi in busta paga sono stati «praticamente nulli».

Il contesto: il CCNL Comparto Sanità 2022-2024 è stato siglato in ipotesi il 18 giugno 2025 e firmato in via definitiva all'ARAN il 27 ottobre 2025, con un aumento medio di 172,37 euro mensili su tredici mensilità, circa il +6,8%, e arretrati intorno ai 1.200 euro. FP CGIL e UIL FPL non hanno firmato, giudicandolo debole.

La risposta di Cocchiara è che «gli investimenti sono tarati sulla base di variabili molteplici, anche della disponibilità dei singoli contesti regionali», perché «la sanità nel nostro contesto nazionale non è unica, ma è federata»: ci sono regioni in piano di rientro che non possono superare il «tetto soglia» per le assunzioni.

Per curiosità, ecco come è cambiata di recente la norma. Il tetto di spesa per il personale sanitario, nella sua forma storica, è stato formalmente superato: l'articolo 5 del decreto-legge 73/2024 ha previsto che per il 2024 le Regioni possano aumentare la spesa per il personale fino al 15% dell'incremento del proprio fondo sanitario (10% automatico più un 5% su richiesta, con verifica ministeriale), e che dal 2025 il vecchio meccanismo lasci il posto a una metodologia di determinazione del fabbisogno di personale, da definire con decreti ministeriali d'intesa con il MEF e la Conferenza Stato-Regioni.

Oggi, quindi, il vincolo è una capienza legata all'incremento del fondo regionale, in attesa di una regola nuova. Per questo il +4,8% di cui parla Cocchiara conta anche per la spesa delle Regioni sul personale.

Una domanda per riflettere. Se le Regioni partono da condizioni diverse, come si garantiscono effetti simili a parità di contratto nazionale? È lo stesso tema che ritorna con Andrea Mecenero sulle differenze territoriali: lo stesso diritto, erogato in modo diverso a seconda di dove si nasce.


Il punto

L'intervista indica due priorità, pronto soccorso e agende, e porta due numeri a sostegno.

Il primo è il +4,8% sul Fondo sanitario nazionale 2026. Per curiosità, secondo GIMBE circa due terzi dell'aumento erano già stanziati da manovre precedenti, e dal 2027 la crescita rallenta.

Il secondo riguarda gli stipendi, «fra i più bassi in Europa». Per curiosità, secondo l'OCSE il divario più ampio riguarda gli infermieri, mentre i medici specialisti italiani sono sopra la media OCSE.

Accanto ai numeri, Cocchiara indica una direzione: rendere il servizio pubblico di nuovo attrattivo, per i cittadini e per chi ci lavora.

Una domanda per riflettere. Pronto soccorso e agende dipendono anche dal personale di domani: quanto pesa, su entrambe, il ricambio degli infermieri?

Guarda l'intervento completo con Andrea Cocchiara, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.


I numeri citati nell'intervento

  1. +4,8% del Fondo sanitario nazionale 2026 sul 2025, secondo Cocchiara. Per curiosità, secondo GIMBE sono circa 6,6 miliardi, di cui 2,4 dalla manovra 2026; poi +0,7% nel 2027 e +0,6% nel 2028, con incidenza sul PIL dal 6,04% al 6,16% e poi al 5,93% nel 2028.
  2. «I nostri stipendi sono fra i più bassi in Europa», secondo Cocchiara. Per curiosità, secondo l'OCSE gli infermieri italiani sono a 48.000 dollari PPA contro 61.000 di media, 10% sotto il salario medio nazionale contro un +20% nella media OCSE, con una perdita reale del 16% fra 2013 e 2023; i medici specialisti sono a 142.000 contro una media OCSE di 133.000.
  3. «Il personale è depauperato numericamente», secondo Cocchiara. Per curiosità, secondo l'OCSE: medici 5,4 per 1.000 contro 3,9 (quarti); infermieri 6,9 contro 9,2; rapporto infermieri/medici 1,3 contro 2,5.
  4. «Il personale è invecchiato». Per curiosità, il 44% dei medici italiani ha più di 55 anni, contro il 32% OCSE: la quota più alta fra i paesi grandi.
  5. «Ricambio molto lento». Per curiosità, i nuovi laureati in infermieristica sono 17 ogni 100.000 abitanti contro una media OCSE di 43.
  6. Il sistema trasparente sulle liste d'attesa. Per curiosità, la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa è online dal 26 giugno 2025 sul Portale della Trasparenza di AGENAS.
  7. «Tetto soglia» per le assunzioni nelle regioni in rientro. Per curiosità, l'articolo 5 del DL 73/2024 consente per il 2024 un incremento fino al 15% dell'aumento del fondo sanitario regionale e rinvia dal 2025 a una nuova metodologia di fabbisogno.
  8. Il rinnovo contrattuale citato dagli intervistatori: CCNL Comparto Sanità 2022-2024, ipotesi del 18 giugno 2025, firma definitiva il 27 ottobre 2025, +172,37 euro medi mensili su 13 mensilità (circa +6,8%); FP CGIL e UIL FPL non hanno firmato.

Takeaway

  • Il Fondo sanitario cresce del 4,8% nel 2026, come ricorda Cocchiara. Per curiosità, secondo GIMBE due terzi dell'aumento erano già stanziati e dal 2027 la crescita rallenta.
  • Secondo l'OCSE l'Italia ha più medici della media ma meno infermieri, e i medici italiani sono i più anziani fra i paesi grandi.
  • Un infermiere italiano guadagna il 10% meno del salario medio del proprio paese; nell'OCSE ne guadagna il 20% in più. È un confronto che il costo della vita non spiega.
  • I tempi di attesa della tua regione sono pubblici dal giugno 2025: stanno sul Portale della Trasparenza di AGENAS.
  • Per curiosità, dal DL 73/2024 il limite di spesa per le assunzioni è legato all'incremento del fondo sanitario regionale: per questo quanto cresce il Fondo conta anche per il personale.

Domande frequenti

Di quanto cresce il Fondo sanitario nazionale nel 2026?

Del 4,8% rispetto al 2025, secondo quanto riferisce Cocchiara, pari a circa 6,6 miliardi. Per curiosità, secondo la Fondazione GIMBE, di quei 6,6 miliardi solo 2,4 arrivano dalla manovra 2026, gli altri 4,2 erano già stanziati da leggi di bilancio precedenti. E la crescita si ferma lì: +0,7% nel 2027 e +0,6% nel 2028.

Come sono gli stipendi del personale sanitario italiano rispetto all'Europa?

Cocchiara li colloca fra i più bassi in Europa. Per curiosità, secondo Health at a Glance 2025 dell'OCSE, un infermiere italiano guadagna 48.000 dollari a parità di potere d'acquisto contro una media OCSE di 61.000, e in Italia percepisce il 10% in meno del salario medio nazionale mentre nel resto dell'OCSE ne prende il 20% in più. Un medico specialista italiano, invece, sta a 142.000 dollari contro una media OCSE di 133.000.

Esiste già un sistema nazionale per vedere le liste d'attesa?

Sì. La Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa è online dal 26 giugno 2025 sul Portale della Trasparenza di AGENAS: raccoglie mensilmente i dati di Regioni e Province autonome e mostra numero di prenotazioni e tempi medi di attesa per prestazione e classe di priorità.

C'è ancora un tetto di spesa per assumere personale sanitario?

Nella forma storica no. L'articolo 5 del decreto-legge 73/2024 ha previsto il superamento del tetto: per il 2024 le Regioni possono aumentare la spesa per il personale fino al 15% dell'incremento del proprio fondo sanitario, e dal 2025 il vecchio meccanismo lascia il posto a una metodologia di determinazione del fabbisogno di personale definita con decreti ministeriali.

Quanti medici e infermieri ha l'Italia?

Secondo l'OCSE, l'Italia ha 5,4 medici ogni 1.000 abitanti contro una media OCSE di 3,9, ed è quarta fra i paesi OCSE. Gli infermieri sono 6,9 ogni 1.000 contro 9,2 di media. Fra i medici pesa l'età: il 44% ha più di 55 anni contro il 32% della media OCSE, la quota più alta fra i paesi grandi.

Fonti

  1. Fondazione GIMBE: Manovra 2026: il Fondo sanitario nazionale cresce di 6,6 miliardi (+4,8%), di cui solo 2,4 dalla manovra; crescita dello 0,7% nel 2027 e dello 0,6% nel 2028; incidenza sul PIL dal 6,04% (2025) al 6,16% (2026), poi in calo al 5,93% nel 2028
  2. OCSE, Health at a Glance 2025: infermieri italiani 48.000 dollari PPA contro 61.000 di media OCSE e 10% sotto il salario medio nazionale; medici specialisti 142.000 contro 133.000; medici 5,4 per 1.000 abitanti contro 3,9; infermieri 6,9 contro 9,2; 44% dei medici over 55 contro il 32% OCSE; nuovi laureati in infermieristica 17 per 100.000 abitanti contro 43
  3. Ministero della Salute: la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa è online dal 26 giugno 2025 sul Portale della Trasparenza di AGENAS
  4. Decreto-legge 73/2024, articolo 5: superamento del tetto di spesa per l'assunzione di personale sanitario: fino al 15% dell'incremento del fondo sanitario regionale nel 2024, nuova metodologia di fabbisogno dal 2025
  5. CCNL Comparto Sanità 2022-2024: ipotesi siglata il 18 giugno 2025, firma definitiva all'ARAN il 27 ottobre 2025; aumento medio di 172,37 euro mensili su 13 mensilità (circa +6,8%); FP CGIL e UIL FPL non hanno firmato
  6. Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #8 Che Priorità ha il Ministero della Salute?, con Andrea Cocchiara (2025)
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