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Lottare la Leucemia, senza Alibi e... con LUCA

Andrea Ciccioni racconta Luca, la leucemia mieloide acuta e come Quelli che con Luca finanzia la ricerca sulle CAR-T a Monza. Cosa dicono gli studi oggi.

Lottare la Leucemia, senza Alibi e... con LUCA
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Andrea Ciccioni — Atleta, paziente leucemia

Ultimo aggiornamento: 2026-09-24

Quanto tempo hai?

«Alibi non se ne potevano dare più, perché con Luca al cimitero gli alibi sono finiti». Andrea Ciccioni è il papà di Luca, morto nel 2011 per una leucemia mieloide acuta, e il presidente dell'associazione Quelli che con Luca di Uboldo. In questo episodio racconta a Guido Magrin e Cristian Valeri come un'associazione nata dal portafoglio di un bambino è arrivata a finanziare la ricerca sulle cellule CAR-T a Monza. E perché, secondo lui, finanziare la ricerca vuol dire tutto o niente, a seconda di come lo si fa.


Perché il tema è urgente oggi

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo circa 400.000 bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni si ammalano di tumore. Le leucemie sono tra le forme più frequenti nei più piccoli. Nei Paesi ad alto reddito, dove diagnosi e cure sono accessibili, oltre l'80% dei bambini con un tumore guarisce.

Dietro questa percentuale ci sono però differenze grandi tra una malattia e l'altra. La leucemia linfoblastica acuta, la più comune, oggi si cura nella maggior parte dei casi. La leucemia mieloide acuta è più rara e più difficile: meno pazienti significa meno dati, meno studi, meno terapie su misura. È qui che entrano in gioco le associazioni di famiglie, che in Italia sostengono una parte della ricerca pediatrica. E con loro la domanda che molti si fanno davanti a una raccolta fondi: dove vanno davvero i soldi?


Cosa emerge dall'episodio

Andrea Ciccioni è originario di Viterbo e vive da molti anni in Lombardia. Nella vita lavora nella grafica pubblicitaria. È entrato nel mondo del volontariato e del terzo settore dopo la malattia di suo figlio Luca. L'incontro con il podcast è nato grazie a Lorenzo Guzzetti, primo ospite di Skeptical Health, amico di lunga data, allora sindaco di Uboldo e tra i fondatori dell'associazione.

Luca e la stanza di tre metri per due

Luca aveva 8 anni quando si è ammalato. Giocava a pallone, faceva il chierichetto, andava a scuola. Poi si è trovato a vivere per due anni in ospedale, in una stanza di 3 metri per 2 da trasformare in una casa. Già durante le cure Andrea aveva fatto una prima prova: una raccolta sui social di pennarelli, fogli e album per far giocare i bambini ricoverati, con quattro o cinque scatoloni di materiale raccolti in un negozio del paese. «Se alle persone dai una logica (...) le persone ti seguono», dice. «La comunità risponde».

Racconta anche la parte meno visibile delle cure. Luca prese in ospedale un'infezione da Klebsiella e dovette restare mesi in isolamento: niente sala giochi, niente contatti con gli altri bambini, un percorso particolare anche per i genitori.

Ad agosto 2011 i medici gli dissero che non c'era più niente da fare. Lì Andrea prese una decisione: «il modo in cui Luca sarebbe andato via l'avrei deciso io e non la malattia». Luca non restò in reparto. Andarono a Misano a vedere correre Valentino Rossi, in un negozio di giocattoli, in montagna per un weekend, a Monza per la Ferrari. L'ultima sera la passò a casa. «Ci vuole qualità nel vivere e nel nascere, ma ci vuole anche qualità nel volare in cielo», dice Andrea. Per lui questa è stata «la grande vittoria» contro la leucemia.

Una risposta da portare a Luca

Luca muore il 17 settembre 2011. Il 12 ottobre Andrea è all'Agenzia delle Entrate con il commercialista per fondare l'associazione. Negli ultimi mesi aveva saputo dai ricercatori del laboratorio della Fondazione Tettamanti, all'ospedale San Gerardo di Monza, che esisteva un'idea nata all'estero e che si voleva portare in Italia. Quella strada avrebbe potuto dare a Luca un'altra possibilità, ma allora non era ancora disponibile.

Il professor Ettore Biagi, che dirigeva il laboratorio e seguiva Luca, aveva proposto un ultimo tentativo: chiedere al donatore di midollo di Luca i suoi linfociti, sperando che combattessero le cellule leucemiche sopravvissute al trapianto. Non ci fu il tempo. Andando a trovare il figlio al cimitero, Andrea si è immaginato la domanda di Luca: cosa stai facendo perché non succeda più? «E la risposta era niente, e io non me la sono sentita».

Il primo capitale dell'associazione? «Sono stati i soldini che Luca ha lasciato nel portafoglio». Il portafoglio è ancora oggi nella sede di Uboldo. Il primo incontro pubblico fu a Viterbo, con Guzzetti e con il pediatra Marco Spinelli, il medico con cui Luca aveva stretto più amicizia. Alla fine, nel parcheggio, aprirono la scatola delle offerte: dentro c'erano quasi 6.000 euro in contanti. «Se agli italiani si racconta e si spiega che si può fare qualcosa di importante senza buttare via soldi, ma in maniera specifica e ragionata, la gente ha voglia di fare».

La mieloide e i suoi «cambi di rotta»

Andrea spiega con parole semplici perché la leucemia di Luca era così difficile. In Italia, dice, si ammalano di leucemia 600-700 bambini l'anno: la grande maggioranza di leucemia linfoblastica, una minoranza di mieloide. Meno bambini vuol dire meno dati, e quindi meno forza per combatterla.

Poi usa un paragone. La linfoblastica si comporta come chi accende la macchina, entra in autostrada e arriva dritto. La mieloide invece «accende la macchina a casa e per arrivare qua va prima in Val d'Aosta, poi va a Cagliari, poi va a Tirana, poi va in Ohio». Questi cambi di strada sono le mutazioni genetiche della malattia. Per questo negli ultimi anni l'associazione ha scelto di sostenere ricercatori che studino proprio il perché di questi cambiamenti.

Un'altra immagine riguarda le ricadute. Il midollo è come un borgo medievale pieno di vicoli e portoni. La cellula leucemica si nasconde dietro un portone mentre passa l'alluvione, la chemioterapia, e poi riapre e ricomincia a moltiplicarsi.

Le cellule armate e il metodo non virale

Il progetto che gli era stato illustrato nel 2011 è quello che oggi quasi tutti conoscono: le CAR-T, linfociti modificati per riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Andrea mostra in studio un modellino: la cellula azzurra, perché bianca si sporcava, e perché Luca era maschio, e due antenne colorate che servono a trovare la cellula malata e attaccarla.

Racconta che negli Stati Uniti l'immunologo Carl June aveva usato un virus derivato dall'HIV per modificare i linfociti. A Monza invece gli proposero un'altra strada: un macchinario, il nucleofector, che apre temporaneamente le cellule per inserire il materiale genetico, senza virus. Con i fondi raccolti l'associazione ha comprato macchinari, ha adottato due ricercatrici e ha contribuito a creare quella che Andrea descrive come la prima stanza in Italia per la terapia genica con metodo non virale.

Nel 2011, dice, i ricercatori speravano di arrivare a certi risultati in 25 anni, cioè intorno al 2036. Secondo il suo racconto, da quattro o cinque anni il 70% dei bambini con leucemia linfoblastica trattati con queste cellule va in remissione completa. C'è poi un dettaglio che dice molto della sua visione. Negli ultimi giorni di vita di Luca chiese di conservare dei campioni del suo sangue, per poterci lavorare in futuro: quella di Luca era una leucemia forte, resistita ad autotrapianto, trapianto e chemioterapia. Qualche anno fa i ricercatori hanno comunicato che alcune CAR-T hanno distrutto in provetta le cellule malate di Luca. «Un momento di grande emozione», dice, e insieme l'amaro in bocca di un padre. L'obiettivo dichiarato ora è arrivare alla mieloide entro la fine del 2026.

L'ultimo filone finanziato riguarda macchinari che registrano la vita delle cellule, sane e tumorali, anche quando i ricercatori non sono in laboratorio: come si alimentano, come comunicano. L'idea è capire cosa serve alla cellula malata per crescere e indebolirla, mentre le cellule armate la attaccano. «È un po' un gioco a scacchi».

La ricerca come un calcio di rigore

Per Andrea fare ricerca in Italia è difficile ma non impossibile. «La ricerca è come il calcio di rigore nel calcio»: hai il pallone sul dischetto, in laboratorio la provetta, e finché non tiri non sai se segni. Per tirare servono la testa di chi lavora in laboratorio e il coraggio di chi decide le sorti di un laboratorio. All'estero, osserva, le regole sono più snelle e molti ricercatori se ne vanno. In Italia invece ci si nasconde spesso dietro la scusa della burocrazia per non investire: un Paese «pieno di alibi».

Con un gruppo di amici ha voluto portare nella ricerca una logica da imprenditore. «Un medico non è un imprenditore», dice, e non per mancanza di coraggio: è abituato a ragionare per gradi, aspettando i dati di domani. L'associazione ha fatto il percorso al contrario, partendo dalla domanda «cosa mi serve per arrivare al letto del bambino?». Ogni anno, tra gennaio e febbraio, presenta il progetto scientifico dell'anno e quanto serve per realizzarlo. Nessuno è stipendiato: tutti sono volontari. E Andrea ci tiene a dire che il merito non è suo: «i veri eroi sono i ricercatori».

Fidarsi delle associazioni

I conduttori portano la discussione su un tema di attualità: come si fa a fidarsi di chi raccoglie fondi dopo gli scandali di beneficenza legati ai prodotti natalizi? Andrea risponde che nel volontariato, come nella politica, nello sport o nella medicina, c'è chi lavora bene e chi lavora male. Ogni ente però deve presentare un bilancio, e nella sua associazione i soci lo approvano ogni anno alla presenza del legale e del commercialista. Dal 2011, racconta, l'associazione ha investito quasi 2 milioni di euro, e le riserve hanno permesso di continuare a finanziare il progetto anche durante il Covid.

Il suo consiglio è di informarsi prima di donare, senza fermarsi alla critica: «ci vuole la concretezza». Sui prodotti solidali invita a farsi domande anche sul prezzo. La scelta dell'associazione è di non dare i fondi a pioggia all'ospedale, ma di finanziare direttamente ciò che serve ai ricercatori, perché non debbano elemosinare gli investimenti. «Finanziare la ricerca è una bellissima frase che poi vuol dire tutto e vuol dire niente».

Il volontariato che tiene in piedi pezzi di sanità

Nella parte finale Andrea allarga lo sguardo. Il volontariato non è solo ricerca: è anche la persona sola accompagnata a fare un esame, o il paziente aiutato a camminare nel cortile dell'ospedale. In studio si ricorda anche il problema del trasporto dei pazienti in dialisi, che in molte zone dipende dalle associazioni. Andrea descrive l'ospedale come un'azienda che dovrebbe unire la guida medica e una parte imprenditoriale, perché ognuno ha le sue competenze. In studio la sintesi è questa: l'ospedale è la cellula e il volontariato sono le CAR-T. Andrea è d'accordo.

Andrea va anche nelle scuole, dove spiega ai bambini cosa fanno globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, e come si lavora in un laboratorio. E perché un compagno che si ammala non va emarginato. «Il banco di Luca è stato vuoto da un giorno all'altro e in quel banco lui non è più tornato». Sui bambini guariti è netto: non vanno esibiti come trofei, perché una volta tornati a una vita normale devono poter dimenticare la malattia.

In chiusura ringrazia il podcast perché dà voce «a quelle percentuali che non ce l'hanno fatta». Anche se nella lotta alla leucemia si è fatto tanto, dice, si perdono ancora molti pazienti, e bisogna avere l'umiltà di puntare al 100%. E a chi vuole aiutare ricorda: «2 euro non ti cambiano il portafoglio, ma possono cambiare la vita di Luca».


Cosa dice la scienza

Una malattia rara che ha bisogno di collaborazione

La revisione di Zwaan e colleghi sul Journal of Clinical Oncology (2015) stima che la leucemia mieloide acuta pediatrica colpisca circa 7 bambini ogni milione all'anno. Proprio perché è rara, i progressi nella diagnosi, nel monitoraggio e nelle cure sono arrivati soprattutto grazie a gruppi di studio nazionali e internazionali che mettono in comune pazienti e dati. È lo stesso problema che Andrea Ciccioni descrive in puntata: con meno casi si hanno meno dati, e servono reti di ricerca per compensare.

Le mutazioni cambiano dalla diagnosi alla ricaduta

Lo studio di Farrar e colleghi (Cancer Research, 2016) ha sequenziato i campioni di 20 bambini con leucemia mieloide acuta alla diagnosi, in remissione e alla ricaduta. Alla diagnosi i ricercatori hanno trovato in media 6 mutazioni per paziente, alla ricaduta 6,5. Ma non erano sempre le stesse: le mutazioni presenti in gran parte delle cellule leucemiche tendevano a restare (il 90% persisteva alla ricaduta), quelle presenti in pochi cloni spesso sparivano o venivano sostituite (persisteva solo il 28%). Gli autori parlano di una variabilità significativa nell'evoluzione della malattia. Sono i «cambi di rotta» del paragone di Andrea.

CAR-T: i risultati nella leucemia linfoblastica

Lo studio internazionale ELIANA (Maude e colleghi, New England Journal of Medicine, 2018) ha trattato con una singola infusione di CAR-T anti-CD19 75 bambini e giovani adulti con leucemia linfoblastica B recidivata o resistente alle cure. Entro tre mesi l'81% è andato in remissione, e in tutti i pazienti che hanno risposto la malattia residua minima non era più rilevabile. A 12 mesi la sopravvivenza globale era del 76% e quella libera da eventi del 50%. Gli effetti collaterali erano importanti ma in gran parte reversibili: la sindrome da rilascio di citochine ha riguardato il 77% dei pazienti.

Il metodo non virale sviluppato a Monza

Il gruppo di Monza e Bergamo, di cui fanno parte anche Ettore Biagi e la Fondazione Tettamanti, ha pubblicato nel 2020 sul Journal of Clinical Investigation (Magnani e colleghi) i primi risultati di uno studio con CAR-T prodotte senza virus, usando il trasposone Sleeping Beauty. Le cellule sono state ottenute dal sangue del donatore di midollo, per pazienti con leucemia linfoblastica B ricaduta dopo il trapianto. Sono stati trattati 4 bambini e 9 adulti. Tra i 7 pazienti che hanno ricevuto le dosi più alte, 6 hanno raggiunto la remissione a 28 giorni, senza tossicità gravi. Gli autori sottolineano che la produzione con vettori virali è complessa e costosa, e che il metodo non virale può rendere queste terapie più accessibili. È la strada che Andrea racconta di aver visto nascere.


Le criticità reali

Le malattie rare restano indietro. Quando i pazienti sono pochi, gli studi sono piccoli e i finanziamenti arrivano più lentamente. La leucemia mieloide pediatrica ne è un esempio.

Una parte della ricerca dipende dalle donazioni. Macchinari, borse per giovani ricercatori e progetti pilota spesso esistono grazie ad associazioni di famiglie. È una risorsa preziosa, ma rende la continuità della ricerca legata alla capacità di raccogliere fondi ogni anno.

La fiducia nel terzo settore è fragile. Pochi casi di cattiva gestione bastano a colpire tutte le associazioni, anche quelle trasparenti.

Una domanda per riflettere. Se, come racconta Andrea, molti pezzi di sanità, dalla ricerca al trasporto dei pazienti, reggono grazie ai volontari, quali di questi compiti dovrebbe garantire il sistema pubblico e quali è giusto che restino alla comunità?


Cosa può cambiare

Dall'episodio emergono alcune direzioni concrete. Sostenere le reti di ricerca sulle malattie pediatriche rare, perché solo mettendo insieme i dati si capiscono malattie con pochi casi. Investire su metodi di produzione delle CAR-T più semplici ed economici, come quello non virale sviluppato a Monza, per renderle disponibili a più pazienti. Portare nella ricerca una logica di progetto: obiettivi chiari, tappe e costi dichiarati, come fa l'associazione ogni anno. E per chi dona, informarsi: leggere i bilanci, vedere i progetti finanziati e i risultati, invece di smettere di donare per sfiducia.


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Conclusione

La storia di Andrea Ciccioni parte da un dolore privato e diventa un progetto pubblico: un'associazione di volontari che finanzia, con obiettivi precisi, la ricerca sulle CAR-T in Italia. Gli studi confermano quanto sia difficile la leucemia mieloide nei bambini, rara e capace di cambiare nel tempo, e mostrano i risultati delle cellule armate nella leucemia linfoblastica, anche con il metodo non virale nato a Monza. Il messaggio dell'episodio è semplice: la ricerca ha bisogno di coraggio, di progetti chiari e di persone che scelgano di sostenerla sapendo dove vanno i loro soldi.

Ascolta l'episodio 12 di Skeptical Health con Andrea Ciccioni per il racconto completo.


I dati chiave

  1. 400.000: i bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni che si ammalano di tumore ogni anno nel mondo (OMS)
  2. Oltre l'80%: i bambini con tumore che guariscono nei Paesi ad alto reddito (OMS)
  3. 7 su un milione: l'incidenza annua della leucemia mieloide acuta nei bambini (Zwaan et al., 2015)
  4. 90% contro 28%: le mutazioni presenti rispettivamente in gran parte o in pochi cloni delle cellule leucemiche che persistono alla ricaduta (Farrar et al., 2016)
  5. 81%: i bambini e giovani con leucemia linfoblastica recidivata in remissione entro tre mesi dalle CAR-T (Maude et al., 2018)
  6. 6 su 7: i pazienti in remissione alle dosi più alte di CAR-T prodotte con metodo non virale a Monza (Magnani et al., 2020)
  7. Quasi 2 milioni di euro: gli investimenti in ricerca di Quelli che con Luca dal 2011, secondo Andrea Ciccioni

Takeaway

  1. Prima di donare, informati. Guarda il bilancio, i progetti finanziati e i risultati dell'associazione.

  2. Non tutte le leucemie sono uguali. La linfoblastica oggi si cura nella maggior parte dei casi, la mieloide è più rara e ha ancora bisogno di ricerca.

  3. Le CAR-T sono una realtà, non solo una promessa. Nella leucemia linfoblastica recidivata hanno dato risultati importanti, e in Italia si studiano metodi per produrle in modo più semplice.

  4. Anche poco conta. Una piccola donazione a un progetto chiaro e verificabile è un modo concreto di sostenere la ricerca.

Domande frequenti

Cos'è l'associazione Quelli che con Luca?

È un'associazione di volontariato di Uboldo, in provincia di Varese, fondata il 12 ottobre 2011 da Andrea Ciccioni, papà di Luca, morto nel 2011 per una leucemia mieloide acuta. Finanzia la ricerca del laboratorio della Fondazione Tettamanti di Monza sulle cellule CAR-T. Nell'episodio 12 Ciccioni racconta che l'associazione ha investito quasi 2 milioni di euro dalla nascita.

Che differenza c'è tra leucemia linfoblastica e mieloide nei bambini?

La leucemia linfoblastica acuta è la forma più frequente in età pediatrica e oggi si cura nella maggior parte dei casi. La leucemia mieloide acuta è più rara: circa 7 casi ogni milione di bambini all'anno secondo una revisione del Journal of Clinical Oncology. Essendo rara, ci sono meno dati e le cure sono più difficili da mettere a punto.

Cosa sono le CAR-T?

Le CAR-T sono linfociti T del paziente o di un donatore modificati in laboratorio con un recettore artificiale, il CAR, che li guida a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Nello studio ELIANA, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2018, l'81% di bambini e giovani con leucemia linfoblastica recidivata o resistente è andato in remissione entro tre mesi.

Cos'è la terapia genica con metodo non virale?

Per inserire il recettore CAR nei linfociti si usano di solito virus modificati. A Monza i ricercatori hanno sviluppato un metodo che usa invece il trasposone Sleeping Beauty e l'elettroporazione, più semplice ed economico. Nello studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation nel 2020, 6 pazienti su 7 trattati alle dosi più alte hanno raggiunto la remissione, senza tossicità gravi.

Perché la leucemia mieloide acuta può tornare dopo le cure?

Le cellule leucemiche possono cambiare le proprie mutazioni genetiche tra la diagnosi e la ricaduta. Uno studio su Cancer Research del 2016, su 20 bambini, ha mostrato che il profilo delle mutazioni varia in modo significativo dalla diagnosi alla recidiva. Nell'episodio Andrea Ciccioni descrive questi cambiamenti come continui «cambi di rotta» della malattia.

Come capire se un'associazione che raccoglie fondi per la ricerca è seria?

Il primo passo è informarsi: leggere il bilancio, vedere quali progetti finanzia e con quali risultati. Andrea Ciccioni ricorda che ogni ente ha l'obbligo di presentare un bilancio, che nelle associazioni viene approvato dai soci, e invita chi vuole donare a guardare prima cosa è stato fatto e in che modo.

Fonti

  1. Maude SL et al.: Tisagenlecleucel in Children and Young Adults with B-Cell Lymphoblastic Leukemia. New England Journal of Medicine (2018)
  2. Magnani CF et al.: Sleeping Beauty-engineered CAR T cells achieve antileukemic activity without severe toxicities. Journal of Clinical Investigation (2020)
  3. Farrar JE et al.: Genomic Profiling of Pediatric Acute Myeloid Leukemia Reveals a Changing Mutational Landscape from Disease Diagnosis to Relapse. Cancer Research (2016)
  4. Zwaan CM et al.: Collaborative Efforts Driving Progress in Pediatric Acute Myeloid Leukemia. Journal of Clinical Oncology (2015)
  5. Organizzazione Mondiale della Sanità: Cancer in children (fact sheet)
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