Responsabilità e Ruoli in Sanità... Con che Scopo?
Marco Alparone, vicepresidente della Regione Lombardia, su prevenzione come investimento, deblistering in farmacia, RSA e responsabilità del cittadino.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Marco Alparone — Vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Bilancio
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
In questo intervento registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda, Skeptical Health parla con Marco Alparone, vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Bilancio. Il tema è la responsabilità in sanità: quella del cittadino, del farmacista, della comunità e di chi governa il sistema. Alparone lega la prevenzione alla sostenibilità di un sistema universalistico, parla di farmacista di comunità, di RSA e di deblistering. Sono temi che toccano ogni giorno pazienti, famiglie e professionisti.
Cosa emerge dall'episodio
Non esiste prevenzione senza ingaggio. Per Alparone il primo tema della prevenzione è la partecipazione attiva dei cittadini. Un sistema universalistico regge solo se trova un equilibrio nei numeri, e la prevenzione è il primo modo per darglielo: «Non ci sono risorse che bastano per rispondere a quel bisogno di salute se non investiamo nella prevenzione.» Non si può chiamarla investimento e poi calcolarla come spesa corrente. La condizione è misurarne l'impatto: vaccinazioni, screening, presa in carico dei pazienti cronici.
Ogni prestazione inutile toglie un posto a qualcuno. Chiedere un esame in più perché se ne ha diritto, o una visita non necessaria, non produce solo un costo: toglie un'opportunità a un altro. Lo stesso vale per chi non si presenta a una prenotazione senza disdire: «vuol dire che hai elevato il diritto alla salute di qualcun altro». Secondo Alparone le persone, se gliele spieghi, le cose le capiscono. Nell'intervista sostiene anche che un piccolo contributo economico può aiutare il cittadino a dare valore al servizio.
Il farmacista di comunità. Più che di farmacia dei servizi, Alparone parla di un professionista presente in ogni comune, che conosce la storia della persona, la famiglia e i caregiver. Il farmacista è per lui uno dei soggetti più importanti dei team multidisciplinari sul territorio. Il principio è andare dalle persone invece di aspettarle. Da sindaco portava la vaccinazione antinfluenzale nei centri anziani, «perché devi andare dalle persone a offrire un servizio».
Le RSA sono un pezzo di comunità. Chi vive in una residenza per anziani non è in un parcheggio o in un fine vita, ma in un pezzo della vita che fa parte della comunità in cui è cresciuto e ha lavorato. Se le consideri così, dice, «usciamo dalla logica della burocrazia ed entriamo nella logica del valore».
Deblistering e innovazione. Sul riconfezionamento personalizzato dei farmaci, Alparone invita a partire dal fine: somministrare correttamente i farmaci a chi non riesce più a gestirli da solo. La prescrizione resta del medico, mentre preparazione e aderenza sono responsabilità del farmacista, che certifica quanto prepara. L'innovazione, per lui, è uno strumento e non il fine: conta il tempo che libera per il servizio.
Il contesto in breve
Il deblistering consiste nell'estrarre le compresse dai blister e ricomporle nelle dosi che una persona deve assumere in ogni momento della giornata. Per un anziano che prende molti farmaci riduce gli errori e migliora l'aderenza. Secondo il Consiglio di Stato nessuna norma vieta alle farmacie di effettuarlo, e il Ministero ha poi firmato un decreto con linee di indirizzo nazionali. Resta aperta, secondo gli intervistatori, la questione di dove finisca la responsabilità di ciascuno. Sulla prevenzione, Alparone distingue tre livelli misurabili: primaria, secondaria e terziaria.
Da portare a casa
- Chiedere una prestazione non necessaria occupa un posto che qualcun altro stava aspettando.
- Non presentarsi senza disdire ha lo stesso effetto, ed è più facile da evitare.
- Se un familiare in RSA assume molti farmaci, il confezionamento personalizzato in farmacia è oggi un servizio legittimo.
Marco Alparone è vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Bilancio. L'intervista si apre con una nota di colore che vale la pena riportare perché è la più simpatica della serie: è il primo «crossover familiare» del podcast, avendone già ospitato il fratello. «Mio fratello è quello bravo, quello che ha studiato. Io sono il politico.»
Quello che segue, però, è serio, e contiene una tesi di finanza pubblica, una risposta tecnica sul deblistering e una posizione sulla responsabilità del cittadino.
«Non esiste prevenzione senza ingaggio»
La prima risposta sposta la prevenzione da questione tecnica a questione di partecipazione: il primo tema della prevenzione è la partecipazione attiva dei cittadini. Per chi fa politica, dice, la cosa più importante è ingaggiare, perché non esiste prevenzione se non si riesce a far capire il valore della prevenzione come bene del singolo e come bene collettivo.
Sulla sostenibilità del sistema, la formula è quella nota ma la argomenta bene: un sistema universalistico regge solo se trova un equilibrio nei numeri, e la prevenzione è il primo modo per dargliela. «Non ci sono risorse che bastano per rispondere a quel bisogno di salute se non investiamo nella prevenzione.»
E il punto contabile è lo stesso che Nicoletta Luppi porta nella prima intervista di questa serie, formulato qui in modo più secco: non puoi dire che è un investimento e poi calcolarlo nei sistemi regolatori come spesa corrente.
Quello che aggiunge di suo è la condizione per ottenerlo, ed è tecnica: bisogna misurare l'impatto. Quanto vale una vaccinazione, prevenzione primaria. Quanto vale uno screening, prevenzione secondaria. Quanto vale la presa in carico di un paziente cronico ben compensato, prevenzione terziaria. Sostiene che oggi, con gli strumenti disponibili, quei dati si possano misurare, e che su quelli si debbano allocare le risorse.
È lo stesso collo di bottiglia che compare in tutta questa serie, da Marco Pantera sul procurement ad Andrea Mecenero sulle tariffe: nessuno può pagare per un valore che nessuno misura.
Il valore di un piccolo contributo
A metà intervista arriva il passaggio sul ticket.
Alla domanda se la prevenzione debba essere pagata anche di tasca propria, Alparone risponde che è un tema difficile da far capire, e poi lo argomenta: la sanità universalistica la si paga già attraverso le trattenute, e proprio per questo «spesso non le diamo valore». Quindi: un piccolo contributo ti dà anche a volte il significato del valore che stai ricevendo. Le cose gratis normalmente nel cittadino non hanno valore.
È un'idea diffusa e intuitiva.
Una domanda per riflettere. Se un piccolo contributo aiuta a dare valore a un servizio, come si fa perché non scoraggi proprio chi ha più bisogno di cure?
Quello che togli a qualcun altro
La parte forte del suo ragionamento riguarda la scarsità.
Ogni volta che chiedo un esame in più perché «ne ho diritto», o una visita che non era necessaria, non sto solo producendo un costo: sto togliendo un'opportunità.
Lo stesso vale per chi non si presenta a una prenotazione senza disdire: «vuol dire che hai elevato il diritto alla salute di qualcun altro».
È lo stesso ragionamento che, con parole diverse, fa Marco Pantera parlando di acquisti, un euro speso in modo inappropriato per un paziente è un paziente con un'altra patologia che non viene curato, e presuppone soltanto che la capacità sia finita, il che è un fatto.
La chiusura è quasi ottimista: le persone, se gliele spieghi, le cose le capiscono. Ma bisogna parlarci, e raggiungerle con strumenti nuovi rispetto a quelli di quando ha iniziato.
Il farmacista di comunità
Sulla sanità territoriale Alparone fa una distinzione terminologica che non è pedanteria.
Non tanto farmacia dei servizi, dice, quanto farmacista di comunità: il riconoscimento non di un luogo che eroga prestazioni ma di un professionista. E la ragione che dà è concreta, è presente in ogni comune, dal paesino di montagna alla grande città, conosce la storia della persona, la famiglia, i caregiver, e quindi conosce bene il bisogno di salute di quel cittadino.
Da lì il tema dei team multidisciplinari sul territorio, di cui il farmacista è per lui uno dei soggetti più importanti, «l'ha dimostrato durante il Covid».
E il principio che ne ricava è il più applicabile dell'intervista: sempre di più dobbiamo andare dalle persone piuttosto che aspettarle. L'esempio è autobiografico: da sindaco, andavano nei centri anziani a fare la vaccinazione antinfluenzale, «perché devi andare dalle persone a offrire un servizio».
Le RSA, e una definizione che vale la pena rubare
Sulle residenze per anziani, Alparone fa qualcosa che in un'intervista istituzionale non capita spesso: cambia il soggetto.
L'RSA, dice, è un pezzo della comunità, non tanto la struttura, ma le persone che ci sono dentro. E quando una persona a un certo punto della vita non può più essere gestita dentro il nucleo familiare, aver bisogno di una struttura organizzata non significa perdere il contatto con la comunità.
La frase che ne ricava è la migliore dell'intervista: quelle persone non sono in un parcheggio, in un fine vita, ma in un pezzo della vita che è parte della comunità in cui sono cresciute, hanno lavorato e hanno costruito la loro famiglia.
Ed è da questa premessa, non da una regola, che fa discendere la cura dei dettagli operativi: se le consideri così, «usciamo dalla logica della burocrazia ed entriamo nella logica del valore».
Il deblistering, e chi firma
La domanda tecnica dell'intervista è posta bene dagli intervistatori e riguarda un problema reale che i loro ascoltatori farmacisti sollevano.
Il deblistering è la preparazione di confezionamenti personalizzati: le compresse vengono estratte dai blister e ricomposte nelle dosi che quella persona deve assumere in quel momento della giornata. Per un anziano in RSA che assume molti farmaci, riduce gli errori e migliora l'aderenza.
Il contesto normativo, oggi, è questo: il Consiglio di Stato ha stabilito che nessuna norma vieta alle farmacie di effettuare il riconfezionamento personalizzato, e il Ministero ha successivamente firmato un decreto con linee di indirizzo nazionali sul tema.
L'obiezione degli intervistatori non è quindi sul se, ma sul come: non si capisce fin dove arrivi la responsabilità di uno e dove cominci quella dell'altro nella preparazione e nella somministrazione. È un tema giuridico, e Alparone lo riconosce come tale.
La sua risposta ha due parti.
La prima è un invito a cambiare la domanda: non «di chi è la responsabilità» ma «qual è il fine». Il fine è somministrare correttamente i farmaci a una persona che magari non ha più la capacità di gestirli da sé, un problema che, ricorda, esiste anche nelle famiglie, dove i caregiver senza competenze rischiano somministrazioni sbagliate.
La seconda è una ripartizione operativa: la prescrizione resta del medico, «ci mancherebbe»; l'aderenza e la somministrazione sono responsabilità del farmacista, che quindi prepara le dosi e certifica quanto ha preparato, «ci mette la sua firmina».
E la conclusione è una difesa della semplificazione: «non è che per semplificare la vita del paziente dobbiamo complicare la burocrazia di chi sta facendo questo servizio».
La ripartizione che indica, prescrizione al medico, preparazione e aderenza al farmacista, con certificazione, è una linea chiara, e averla detta da una posizione istituzionale ha un valore.
L'innovazione come tempo liberato
Sul ruolo della tecnologia, Alparone dà la definizione più sobria che si sia sentita in questa serie, e coincide con quella che dà Silvano Casazza ad Agevity.
L'innovazione è uno strumento, non è il fine. Il fine è il tempo che libera per fare il proprio servizio.
Quindi, dice, quando si teme l'innovazione si guarda dalla parte sbagliata: è un supporto che consente di mettere al centro il valore vero del servizio e di perdere meno tempo in attività ripetitive o burocratiche «che può fare qualcun altro, cioè la macchina».
E aggiunge la premessa che rende tutto coerente con l'inizio dell'intervista: nei sistemi complessi, se non sei capace di misurarli e monitorarli, non puoi governarli.
Il punto
Un'intervista lunga con un politico produce di solito poche frasi utilizzabili. Qui ce ne sono tre.
Che un esame chiesto perché «ne ho diritto» non è gratis per nessuno: è un posto tolto a chi è in lista.
Che chi sta in una RSA non è in un parcheggio: è in un pezzo di vita dentro la comunità che ha contribuito a costruire. Da cui discende, senza bisogno di regolamenti, perché valga la pena occuparsi di come vengono preparati i suoi farmaci.
E che la tecnologia in sanità si giudica da quanto tempo libera, non da quanto è avanzata.
Guarda l'intervento completo con Marco Alparone, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri e i riferimenti
- Prevenzione primaria, secondaria e terziaria: vaccinazione, screening, presa in carico del cronico. Tutte misurabili, secondo l'ospite, e su quella misura vanno allocate le risorse.
- Deblistering: legittimo in farmacia secondo il Consiglio di Stato, con linee di indirizzo nazionali firmate dal Ministero. Prescrizione al medico, preparazione e aderenza al farmacista nella ripartizione indicata dall'ospite.
Takeaway
- Chiedere una prestazione non necessaria non produce solo un costo: occupa un posto che qualcun altro stava aspettando.
- Non presentarsi senza disdire ha lo stesso effetto, ed è più facile da evitare.
- Se un familiare è in RSA e assume molti farmaci, il confezionamento personalizzato in farmacia è oggi un servizio legittimo, con linee di indirizzo nazionali.
- Una tecnologia sanitaria si giudica dal tempo di cura che restituisce, non dalle sue specifiche.
Domande frequenti
Perché la prevenzione non può essere contabilizzata come spesa corrente?
Perché il suo ritorno si manifesta su più anni, mentre un equilibrio contabile annuale non lo registra. È la stessa proposta avanzata da Nicoletta Luppi nella prima intervista di questa serie: se lo si chiama investimento, non lo si può poi calcolare come spesa corrente.
Che cos'è il deblistering?
La preparazione di confezionamenti personalizzati: le compresse vengono estratte dai blister e ricomposte in dosi individuali, tipicamente per persone anziane che assumono molti farmaci. Il Consiglio di Stato ha confermato che nessuna norma lo vieta alle farmacie e il Ministero ha firmato linee di indirizzo nazionali.
Qual è il problema aperto sul deblistering?
La responsabilità. Nella domanda posta dagli intervistatori, non è chiaro dove finisca quella del medico che prescrive e dove cominci quella del farmacista che prepara. Alparone risponde che la prescrizione resta del medico e che l'aderenza e la somministrazione sono responsabilità del farmacista, che certifica quanto prepara.
Far pagare qualcosa al cittadino lo rende più responsabile?
È la posizione dell'ospite: «le cose gratis normalmente non hanno valore». Secondo Alparone, un piccolo contributo aiuta il cittadino a dare valore al servizio che riceve.
Che ruolo ha il farmacista nella sanità territoriale?
Centrale, secondo Alparone, che preferisce parlare di «farmacista di comunità» più che di «farmacia dei servizi»: un professionista presente in ogni comune, che conosce la storia della persona, la sua famiglia e i suoi caregiver.
Fonti
- Farmacista33: il decreto ministeriale sulle linee di indirizzo nazionali per il deblistering, dopo il parere del Consiglio di Stato che ne conferma la legittimità in farmacia
- Regione Lombardia: Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #5 Responsabilità e Ruoli in Sanità... Con che Scopo?, con Marco Alparone (2025)