Quando la Politica decide sulla Salute
Emanuele Monti sul coraggio di chiudere un punto nascita sotto soglia, sulla solitudine degli anziani, sul fumo e sulle RSA aperte al territorio lombardo.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Emanuele Monti — Presidente Commissione Welfare, Consiglio regionale della Lombardia
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
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In questa intervista registrata al Milano Life Science Forum 2025, in Assolombarda, parliamo con Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare del Consiglio regionale della Lombardia. Il tema è cosa succede quando una decisione sanitaria deve passare da chi viene eletto. Monti parla di invecchiamento, integrazione sociosanitaria, responsabilità individuale e RSA. E offre la difesa più onesta dell'impopolarità che si sia sentita in questa serie.
Cosa emerge dall'episodio
Viviamo di più, ma da malati. Quarant'anni fa, dice Monti, la speranza di vita in Italia era dieci anni più bassa: oggi viviamo dieci anni in più, ma da pazienti cronici. Per questo ospedale e territorio vanno collegati con telemedicina, telemonitoraggio e televisite, perché il paziente sta sul territorio, non in ospedale.
L'olio e l'acqua. Sanitario e sociosanitario in Italia non si integrano: «Per anni è stato un po' l'olio e l'acqua». Le persone sopravvivono, ma con disabilità acquisite e problemi sociali. Pesa la solitudine: secondo Monti un anziano su tre vive solo, e fra gli over 75 due su tre. Con meno figli viene meno anche l'aiuto in casa. Oltre al sociosanitario serve il socioassistenziale, «la terza grande sfida del futuro, che però oggi è già il presente».
Il coraggio di chiudere. La politica dell'immediato è politica d'opinione, e i social non aiutano ad approfondire temi che richiedono anni. La sanità è il sistema più complesso in assoluto: «La bacchetta magica non esiste: serve disciplina, serve programmazione.» Servono anche scelte impopolari ma giuste. L'esempio lo sceglie lui: un punto nascita che fa centocinquanta parti l'anno mette a rischio madre e bambino, «e la politica tendenzialmente si mette a difendere quel punto nascita quando invece dovrebbe chiuderlo». Va chiuso offrendo alternative: percorso nascita, ostetrica di famiglia, supporto dedicato. Nel medio periodo, sostiene, una scelta giusta viene capita.
La responsabilità del cittadino. Secondo Monti il 30% di chi prenota un esame in ospedale non si presenta, a danno di chi è in lista d'attesa. Il fumo è fra le prime cause di mortalità, e le cure che richiede, ad alto costo e complessità, tolgono risorse ad altri. Non vuole mettere un cittadino contro l'altro: il messaggio è la consapevolezza, l'empowerment, più che il divieto. Sul fumo ritiene che la tassa sulle sigarette non risolva il problema e alimenti il contrabbando.
Le RSA dei servizi. In Lombardia le RSA hanno più di 60.000 posti letto, e con il ricambio ci passano oltre 100.000 persone. Da ospizi sono diventate luoghi di cura, e molte offrono già assistenza domiciliare, cure palliative e vaccinazioni. Monti indica la dispensazione automatica del farmaco e il collegamento con i pronto soccorso. Come esiste la farmacia dei servizi, dovrebbero esistere le RSA dei servizi.
Il contesto in breve
Secondo il rapporto BES dell'ISTAT relativo al 2024, in Italia si vive in media 83,4 anni, ma solo 58,1 in buona salute. Secondo l'ISTAT, nel 2023 le persone sole con più di 75 anni erano circa 2,7 milioni, il 10% delle famiglie. Gli standard ospedalieri nazionali fissano a 500 parti l'anno la soglia di sicurezza per un punto nascita. Per curiosità, l'OMS indica l'aumento delle tasse sul tabacco come la misura singola più efficace per ridurre il consumo nel breve termine.
Da portare a casa
- Chiudere un servizio senza offrire un'alternativa è un taglio; chiuderlo offrendola è una riorganizzazione.
- Non presentarsi a un esame prenotato senza disdire toglie quel posto a qualcun altro.
- Le RSA non sono solo posti letto: molte erogano già assistenza domiciliare, cure palliative e vaccinazioni.
Emanuele Monti presiede la Commissione Welfare del Consiglio regionale della Lombardia. Il podcast lo aveva già intervistato all'assemblea di AIOP Lombardia; qui, al Milano Life Science Forum, il tema è un altro: cosa succede quando una decisione sanitaria deve passare da chi viene eletto.
L'intervista contiene la miglior difesa dell'impopolarità che si sia sentita in questa serie.
«Viviamo di più, ma da malati»
Il punto di partenza è demografico. Quarant'anni fa, dice Monti, la speranza di vita in Italia era dieci anni più bassa: viviamo dieci anni in più, ma «da pazienti cronici».
Per curiosità, un dato che aiuta a leggere questo passaggio è quello sulla speranza di vita in buona salute: secondo il rapporto BES dell'ISTAT relativo al 2024, in Italia si vive in media 83,4 anni, ma solo 58,1 in buona salute, e quest'ultima cifra è scesa di un anno rispetto al 2023.
È lo stesso divario che Andrea Mecenero indica come la vera sfida della longevità. Detto altrimenti: gli anni guadagnati sono, in buona parte, anni da curare.
Sanità territoriale e integrazione: l'olio e l'acqua
Sulla sanità territoriale, la risposta è collegare ospedale e territorio sfruttando telemedicina, telemonitoraggio e televisite, perché il paziente sta sul territorio, non in ospedale.
Più interessante è la risposta su perché sanitario e sociosanitario in Italia non si integrino. «Per anni è stato un po' l'olio e l'acqua»: messi insieme, non si uniscono.
La ragione che indica non è organizzativa ma sociale. Le persone sopravvivono, il dato positivo, ma sopravvivono con disabilità acquisite e con problemi di carattere sociale. E il fattore che aggiunge è la solitudine: un anziano su tre in Italia vive solo, dice, e fra gli over 75 sarebbero due su tre. Con meno figli, aggiunge, viene meno anche l'aiuto che prima si aveva in casa.
Per curiosità, secondo il censimento ISTAT riferito al 2023, le persone sole con più di 75 anni in Italia sono circa 2,7 milioni, pari al 10% delle famiglie italiane.
La conclusione che ne trae è la parte che vale la pena tenere: non basta contare sulle cure, cioè sulla sanità. Serve il sociosanitario, e, aggiunge, il socioassistenziale, che definisce «la terza grande sfida del futuro, che però oggi è già il presente».
Il pezzo migliore: il coraggio di chiudere
La domanda su come conciliare una programmazione di lungo periodo con una politica che guarda al breve riceve prima una diagnosi e poi un esempio.
La diagnosi è impietosa verso il proprio mestiere. La politica dell'immediato, dice, è la politica d'opinione; e porta un dato curioso: alla domanda «qual è il tuo partito?», la risposta media in Italia sarebbe di 2,1 partiti. Il punto che illustra è chiaro: «la confusione che regna sovrana». E i social, la comunicazione veloce, «il dialogare per tweet» non aiutano ad approfondire temi che richiedono anni per produrre cambiamenti.
Poi la frase centrale: la sanità è lentissima nel portare cambiamenti perché è il sistema più complesso in assoluto. La bacchetta magica non esiste: serve disciplina, serve programmazione, servono anche scelte che possono sembrare impopolari ma sono giuste.
E l'esempio lo sceglie lui, senza che nessuno glielo chieda, il che gli fa onore: la chiusura di un punto nascita.
La soglia di sicurezza fissata dagli standard ospedalieri nazionali è di 500 parti l'anno; Monti cita strutture che ne fanno centocinquanta. Un punto nascita così, dice, mette a rischio la vita della madre e del bambino. Andrebbe chiuso, ma è una scelta impopolare, «e la politica tendenzialmente si mette a difendere quel punto nascita quando invece dovrebbe chiuderlo».
Quello che aggiunge subito dopo è la parte che rende la posizione difendibile, e che di solito manca a chi propone chiusure: chiudere offrendo alternative. Percorso nascita, ostetrica di famiglia, un supporto dedicato per le donne che si troverebbero con un parto non in sicurezza.
E la conclusione è un argomento anche elettorale: nel medio periodo, sostiene, una scelta giusta paga, perché viene capita. Il problema è il punto zero, il momento in cui va presa, «dove spesso la politica si frena perché manca il coraggio di prendere decisioni difficili».
La responsabilità del cittadino, e i due numeri
Quando la conversazione arriva su come accompagnare il cambiamento, Monti sposta il peso sui comportamenti individuali e porta due esempi.
Il primo: il 30% di chi prenota un esame in ospedale non si presenta, creando un danno a chi è in lista d'attesa.
Il fenomeno è riconosciuto al punto che il piano nazionale sulle liste d'attesa ha introdotto il pagamento del ticket per chi non disdice e non si presenta, anche se esente.
Il secondo: il fumo, che ricorda essere fra le prime cause di mortalità in Italia. E il ragionamento che ci costruisce sopra è quello che apre il video: chi continua a fumare è il primo responsabile della propria salute, ma le cure che richiederà sono ad alto costo e alta complessità, e vanno a negare le cure ad altri che sono in lista d'attesa.
Si affretta a precisare che non intende mettere un cittadino contro l'altro, e che il suo messaggio è positivo: non proibizionismo, ma consapevolezza, quello che gli inglesi chiamano empowerment.
Fumo e tasse
Monti dice che il problema del fumo non si risolve con la tassa sulle sigarette, e che i paesi che l'hanno fatta «hanno accelerato solo il contrabbando illegale, come in Francia: una sigaretta su due vendute in Francia è di contrabbando».
Il resto del suo intervento è un appello a smettere di fumare, puntando sulla consapevolezza più che sul divieto.
Per curiosità, in Francia OFDT, INSEE e l'Assemblea nazionale collocano la quota dei mercati paralleli fra il 10 e il 20% del consumo nazionale. E l'Organizzazione Mondiale della Sanità indica l'aumento delle tasse e dei prezzi del tabacco come «il modo singolo più efficace per ridurre il consumo di tabacco nel breve termine».
Una domanda per riflettere. Tasse e consapevolezza sono strumenti alternativi, o possono lavorare insieme?
Le RSA, e l'idea che chiude l'intervista
L'ultima domanda riguarda la tecnologia nelle strutture residenziali, e la risposta contiene dati e una proposta.
Sul peso del settore: in Lombardia le RSA contano più di 60.000 posti letto, e considerando il ricambio le persone che vi trascorrono un periodo della vita superano le 100.000. Sono cifre che servono a dire una cosa: è un mondo che quasi nessuno conosce finché non ci entra un parente.
Monti sottolinea quanto quel mondo sia cambiato, dall'ospizio, luogo di dimora, a luogo di cura e assistenza, e ricorda che molte RSA già oggi erogano servizi verso l'esterno: assistenza domiciliare integrata, cure palliative, campagne vaccinali.
Sulle tecnologie porta due esempi concreti e modesti. La dispensazione automatica del farmaco all'interno della struttura, «dove si può fare tanto con investimenti abbastanza limitati». E il collegamento con i pronto soccorso, per ridurre gli accessi inappropriati di ospiti che potrebbero essere presi in carico dentro la struttura da personale medico o infermieristico.
La formula con cui chiude è l'analogia con un'idea già nota: come si parla di farmacia dei servizi, dovrebbero esistere le RSA dei servizi, strutture aperte al territorio. «Già oggi tante lo fanno: deve diventare non un'eccezione ma una regola.»
Il punto
Questa intervista contiene la difesa più onesta dell'impopolarità che si possa chiedere a un politico: un esempio concreto, scelto da lui, in cui la decisione giusta costa consenso, e l'ammissione che al momento di firmarla «manca il coraggio». Chiunque si occupi di programmazione dovrebbe poterla citare.
Accanto a questo, Monti insiste sulla responsabilità di ciascuno: disdire un esame, smettere di fumare, capire che le risorse sanitarie sono condivise. E propone di aprire le RSA al territorio.
Una domanda per riflettere. Quali scelte impopolari, oggi, sarebbero giuste per la sanità della tua regione?
Guarda l'intervento completo con Emanuele Monti, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri citati nell'intervento
- +10 anni di speranza di vita in quarant'anni, secondo Monti. Per curiosità, secondo l'ISTAT (BES 2024) si vive in media 83,4 anni, di cui 58,1 in buona salute.
- 1 anziano su 3 solo, 2 su 3 fra gli over 75, secondo Monti. Per curiosità, secondo l'ISTAT nel 2023 le persone sole over 75 sono circa 2,7 milioni, il 10% delle famiglie italiane.
- 500 parti l'anno: la soglia di sicurezza per un punto nascita, fissata dagli standard ospedalieri nazionali. Monti cita strutture ferme a 150.
- 30% di chi prenota un esame in ospedale non si presenta, secondo Monti.
- 1 sigaretta su 2 di contrabbando in Francia, secondo Monti. Per curiosità, OFDT, INSEE e Assemblea nazionale stimano i mercati paralleli al 10-20%, e l'OMS considera l'aumento delle tasse la misura singola più efficace per ridurre il consumo.
- 60.000 posti letto nelle RSA lombarde e oltre 100.000 persone considerando il ricambio, secondo Monti.
- 2,1 partiti come risposta media alla domanda «qual è il tuo partito», secondo Monti.
Takeaway
- Un punto nascita sotto i 500 parti l'anno non è un presidio in più: sotto quella soglia gli standard nazionali considerano la sicurezza di madre e bambino non adeguatamente garantita.
- Chiudere un servizio senza offrire l'alternativa è un taglio; chiuderlo offrendola è una riorganizzazione. La differenza è tutta lì.
- Sul fumo, Monti punta sulla consapevolezza individuale; l'OMS indica anche la leva fiscale. Vale la pena conoscere entrambe le prospettive.
- Non presentarsi a un esame prenotato senza disdire toglie quel posto a qualcun altro: la regola che fa pagare il ticket anche agli esenti che non disdicono esiste da tempo ed è stata ribadita dal piano sulle liste d'attesa.
- Le RSA non sono solo posti letto: molte erogano già assistenza domiciliare, cure palliative e vaccinazioni verso il territorio.
Domande frequenti
Perché un punto nascita sotto soglia andrebbe chiuso?
Perché sotto un certo numero di parti l'anno non si mantengono le condizioni di sicurezza per la madre e il bambino. La soglia fissata dagli standard ospedalieri nazionali è di 500 parti l'anno; Monti cita strutture che ne fanno 150. La scelta è impopolare, e per questo, dice, la politica tende a non farla.
Quanti anziani in Italia vivono soli?
Molti, e in crescita. Secondo Monti un anziano su tre vive solo, e due su tre fra gli over 75. Per curiosità, secondo l'ISTAT nel 2023 le persone sole over 75 sono circa 2,7 milioni.
Aumentare le tasse sulle sigarette funziona?
Secondo Monti no: cita la Francia, dove «una sigaretta su due è di contrabbando». Per curiosità, le stime di fonti pubbliche francesi collocano i mercati paralleli fra il 10 e il 20%, e l'OMS indica l'aumento delle tasse come la misura singola più efficace per ridurre il consumo.
Che cosa sono le «RSA dei servizi»?
Strutture residenziali che non si limitano ad accogliere gli ospiti ma erogano servizi verso il territorio: assistenza domiciliare integrata, cure palliative, campagne vaccinali. Secondo Monti diverse lo fanno già e dovrebbe diventare la regola.
Perché è difficile programmare la sanità?
Perché i tempi non coincidono: la sanità è il sistema più complesso e cambia lentamente, mentre la politica dell'opinione ragiona sull'immediato. «La bacchetta magica non esiste: serve disciplina, serve programmazione.»
Fonti
- Ministero della Salute: DM 70/2015, standard ospedalieri: soglia di 500 parti l'anno per i punti nascita
- ISTAT: Condizione abitativa degli anziani, anno 2023: circa 2,7 milioni di persone sole con più di 75 anni, pari al 10% delle famiglie italiane
- Comité National Contre le Tabagisme / Génération Sans Tabac: la quota di sigarette da mercato parallelo in Francia secondo le stime di OFDT, INSEE e Assemblea nazionale (fra il 10 e il 20%)
- Organizzazione Mondiale della Sanità: l'aumento delle tasse e dei prezzi del tabacco è «il modo singolo più efficace per ridurre il consumo di tabacco nel breve termine»
- ISTAT: Rapporto BES 2024: speranza di vita 83,4 anni, in buona salute 58,1 anni
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #4 Quando la Politica decide sulla Salute, con Emanuele Monti (2025)