Agende in Sanità e Abolizione dell'Intramoenia
Cristian Ferraris risponde ai commenti della community su intramoenia, agende chiuse, mobilità sanitaria e fondi integrativi, al Milano Life Science Forum.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Cristian Ferraris — Direttore generale AIOP Lombardia e Fondazione Sanità Futura
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
In questo intervento registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda, Skeptical Health ritrova Cristian Ferraris, direttore generale di AIOP Lombardia, l'associazione degli ospedali privati e privati accreditati lombardi, dirigente di Assolombarda e direttore generale della Fondazione Sanità Futura. Era già stato ospite in una lunga intervista sulla sanità privata, e questa volta i commenti del pubblico tornano come domande. Si parla di intramoenia, libertà di scelta, agende chiuse e fondi sanitari. Sono temi che toccano chiunque debba prenotare una visita.
Cosa emerge dall'episodio
L'intramoenia non è la causa delle liste d'attesa. Dopo l'ipotesi del ministro Schillaci di sospenderla dove le attese non sono garantite, Ferraris si allinea ad ANAAO Assomed. L'intramoenia si svolge fuori orario e la tariffa è ripartita fra medico, personale, struttura e fondo per la riduzione delle liste d'attesa: «Ridurre l'intramoenia è un impoverimento della struttura sanitaria.» Se la si abolisce, dice, il medico va in extramoenia, fuori dalle mura dell'ospedale, e il controllo si perde.
La libertà di scelta del luogo di cura. Alle parole del presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale sulla pressione dei pazienti da fuori regione, Ferraris risponde citando Solženicyn: «non trasformiamo l'Italia nell'Unione Sovietica, per cortesia». Questo è un Servizio sanitario nazionale, e in Europa esiste la libera circolazione dei pazienti. Ha senso fare vicino a casa le terapie a bassa complessità, ma va garantito il percorso verso il centro specialistico quando serve.
Le agende non possono essere chiuse. Tutte le agende devono essere pubblicate nei sistemi unici di prenotazione, e in Lombardia anche quelle dei privati accreditati a contratto. Una parte però non è prenotabile per una ragione giusta: è riservata al follow-up dei pazienti cronici, cardiovascolari e oncologici. Se il CUP non trova posto nei tempi della classe di priorità, esistono le liste di galleggiamento. Ma la garanzia sui tempi vale solo se non si pretende un luogo specifico.
Non serve sempre l'ospedale più grande. Il consiglio pratico è verificare con il proprio medico se serve davvero un centro di terzo livello e considerare i centri diagnostici territoriali, dove spesso lavorano gli stessi professionisti. E soprattutto: «con una risonanza a 1,5 Tesla si fanno tante cose, non bisogna per forza andare a una risonanza a 3 Tesla».
La delibera lombarda sui fondi. Ferraris difende la delibera sulle convenzioni fra strutture pubbliche e fondi sanitari: prima chi aveva un fondo pagava l'intramoenia e poi chiedeva il rimborso, ora paga direttamente il fondo. «Esattamente la stessa cosa di prima, solo che il pagatore è un fondo.» Secondo lui la misura è additiva, non sottrattiva, e porta risorse nel sistema pubblico. Difende i fondi anche per il peso del cuneo fiscale.
Il contesto in breve
Secondo ANAAO Assomed l'intramoenia riguarda circa il 38% dei medici che potrebbero esercitarla. L'articolo 3 del decreto legge 73/2024 vieta di sospendere o chiudere le prenotazioni, raddoppia le sanzioni e istituisce un organismo di verifica che si avvale dei NAS. Per curiosità, secondo la Fondazione GIMBE la mobilità sanitaria interregionale vale 5,15 miliardi nel 2023, con il saldo attivo concentrato in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La delibera regionale XII/4986 del 15 settembre 2025 prevede che il volume di attività con i fondi non superi quello erogato per il Servizio sanitario nazionale. Secondo l'OCSE il cuneo fiscale italiano nel 2024 è al 47,1% del costo del lavoro, contro una media del 34,9%.
Da portare a casa
- Chiudere un'agenda di prenotazione è vietato per legge dal 2024: se ti dicono che è chiusa, è una segnalazione da fare.
- Parte delle agende è riservata ai controlli dei pazienti cronici e oncologici: non è un trucco, è presa in carico.
- Non tutte le prestazioni richiedono il centro di terzo livello: con una risonanza a 1,5 Tesla si fa quasi tutto.
Questa è la puntata dei ritorni. Cristian Ferraris era già stato ospite del podcast in una lunga intervista sulla sanità privata che ha superato il mezzo milione di visualizzazioni e raccolto quattro-cinquecento commenti. Questa volta i commenti tornano indietro come domande.
Ferraris è direttore generale di AIOP Lombardia, l'associazione degli ospedali privati e privati accreditati lombardi, oltre che dirigente di Assolombarda e direttore generale della Fondazione Sanità Futura.
Mezz'ora di intervista, quattro blocchi. Andiamo in ordine.
1. L'intramoenia: il ragionamento di Ferraris
Il punto di partenza è una dichiarazione del ministro Schillaci, che a novembre 2025 ha ipotizzato di sospendere l'intramoenia là dove le liste d'attesa non vengono garantite.
Ferraris si allinea alla posizione di ANAAO Assomed, «la solita caccia alle streghe», e costruisce l'argomento su due passaggi.
Primo: si confonde la causa con l'effetto. Il problema delle liste d'attesa non nasce dai medici che visitano in libera professione. E ANAAO, replicando al ministro il 17 novembre 2025, ha portato i numeri: l'intramoenia riguarda circa il 38% dei medici che potrebbero esercitarla, si svolge fuori dall'orario di servizio, e le agende istituzionali sono governate dalla direzione aziendale, non dal singolo professionista. Il segretario nazionale Pierino Di Silverio ha aggiunto che la quota del compenso che resta al medico è minoritaria: la maggior parte va alla struttura.
Secondo, ed è il punto che Ferraris sviluppa meglio: l'intramoenia non è un guadagno solo del medico, è un guadagno della struttura. «Esistono dei criteri di ripartizione di questa attività libero professionale, perché è fatta all'interno della struttura sanitaria: parte viene distribuita fra tutte le persone che contribuiscono a rendere possibile la prestazione. Ridurre l'intramoenia è un impoverimento della struttura sanitaria.»
È il pezzo che nel dibattito pubblico manca quasi sempre. La tariffa dell'intramoenia non finisce tutta in tasca al professionista: è divisa fra il medico, il personale che collabora, il fondo aziendale e il fondo destinato alla riduzione delle liste d'attesa. Chi la abolisce non toglie soltanto un reddito a un medico: toglie una voce di entrata all'ospedale e una fonte di finanziamento alla riduzione delle liste d'attesa stesse.
Terzo argomento: il medico che non può fare intramoenia non smette di fare libera professione. Va in extramoenia, cioè fuori dalle mura dell'ospedale, e lì il controllo si perde, e le risorse pure. «Ci sono anche pratiche non commendevoli», aggiunge, riferendosi a chi visita per conto proprio senza passare da nessuna struttura.
C'è anche un punto normativo che il dibattito dimentica: l'intramoenia è già regolata, dalla riforma introdotta ai tempi del ministro Bindi in poi, con l'obbligo che l'attività libero professionale non superi quella istituzionale e con il controllo in capo alla direzione aziendale. Lo stesso ministro Schillaci, tornando sul tema nel febbraio 2026, ha del resto precisato che «non servono nuove norme, ma l'applicazione rigorosa di quelle esistenti».
Ferraris osserva poi che «nei luoghi in cui ci sono liste d'attesa molto lunghe, sono anche luoghi in cui i pazienti vanno molto volentieri a fare intramoenia, quindi paradossalmente taglieresti fuori anche elementi qualitativi».
Una domanda per riflettere. Se, struttura per struttura, fossero pubblici i tempi d'attesa istituzionali e quelli in intramoenia per la stessa prestazione, il dibattito cambierebbe?
2. La libertà di scelta e la mobilità sanitaria
Il secondo blocco è il più acceso, e nasce dalle parole del presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale, che il 7 novembre 2025 aveva detto: «il principale problema dell'Emilia-Romagna è quella che è storicamente la nostra fonte di orgoglio, cioè l'enorme pressione di persone da fuori regione che vengono a curarsi qui. Non ce la facciamo più.»
La reazione di Ferraris è la parte più colorita dell'intervista: tira in ballo Padiglione cancro di Solženicyn, dove il malato ha bisogno di permessi e passaporto per farsi curare in un altro ospedale, e conclude: «non trasformiamo l'Italia nell'Unione Sovietica, per cortesia».
Il nucleo giuridico è chiaro: questo è un Servizio sanitario nazionale. La libertà di scelta del luogo di cura è un principio del sistema, e l'osservazione che chiude il ragionamento è forte: esiste la libera circolazione dei pazienti a livello europeo, un cittadino italiano può farsi curare in Germania e ottenere il rimborso, e sarebbe paradossale ammettere quella e limitare la mobilità dentro i confini nazionali.
Anche la distinzione che fa è ragionevole: evitare gli spostamenti per terapie a bassa complessità (la chemioterapia «più vicino a casa possibile»), ma garantire il percorso verso il centro specialistico quando il quadro clinico lo richiede.
Per curiosità: quanto vale la mobilità. Secondo la Fondazione GIMBE, la mobilità sanitaria interregionale vale 5,15 miliardi di euro (dato 2023), e il saldo attivo è concentrato per il 95% in tre regioni: Lombardia 645,8 milioni, Emilia-Romagna 564,9, Veneto 212,1. Sul lato opposto, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia assorbono da sole gran parte del saldo passivo. Di quei flussi, 1,966 miliardi, il 54,5%, va a strutture private accreditate.
È un tema che nella serie abbiamo incontrato anche con Guido Bertolaso.
Una domanda per riflettere. Chi può permettersi il viaggio va dove sceglie di curarsi. Che cosa serve perché anche chi non può spostarsi trovi vicino a casa le stesse risposte?
3. Le agende chiuse: cosa dice la legge
Qui c'è la risposta più utile dell'intervista per chi ascolta da casa.
La domanda arriva dalla community: «chiamo e mi dicono che non c'è posto, che le agende sono chiuse».
Ferraris risponde che «di base questa è una cosa non possibile», perché la normativa nazionale e regionale prevede che tutte le agende siano pubblicate nei sistemi unici di prenotazione, e in Lombardia, precisa, anche le agende dei privati accreditati a contratto sono visibili al CUP regionale. Quello che deve succedere, dice, non è sentirsi dire di no, ma sentirsi proporre una data molto lontana.
Sul piano normativo la norma è molto netta. L'articolo 3 del decreto-legge 73/2024, convertito dalla legge 107/2024, vieta alle strutture di sospendere o chiudere le attività di prenotazione, e raddoppia nel minimo e nel massimo le sanzioni previste. Lo stesso decreto istituisce la piattaforma nazionale presso AGENAS e un organismo di verifica e controllo che risponde direttamente al ministro, può accedere alle strutture per indagare sulle disfunzioni segnalate da cittadini e associazioni, e si avvale del supporto dei NAS.
Ferraris aggiunge: «se ci sono fenomeni per i quali le agende vengono chiuse piuttosto di dare una risposta di lungaggine, non lo trovo una cosa impossibile», e sottolinea che per una struttura accreditata sarebbe «un problema molto grave», perché la pubblicazione delle agende è un obbligo contrattuale verso l'ATS.
Per curiosità, anche il ministro della Salute, tornando sul tema, ha indicato le agende chiuse fra le pratiche irregolari su cui le Regioni devono intervenire, osservando che «non è accettabile che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera».
La spiegazione che vale il prezzo del biglietto
C'è un passaggio, in questa risposta, che è la cosa più utile di tutta l'intervista, e nessuno la spiega mai.
Una quota consistente delle agende non è prenotabile, e per una ragione giusta: è riservata al follow-up dei pazienti cronici. «Tutte le persone che hanno avuto un problema cardiovascolare, tutte quelle che hanno avuto un problema oncologico, entrano in un percorso per cui per x anni devono essere monitorate. Tutte queste persone hanno delle agende dedicate che vengono tolte dalla prenotabilità.»
Non è un privilegio né un trucco: è presa in carico. Ma significa che la capacità visibile al CUP è strutturalmente inferiore a quella totale della struttura, e che parte di quello che il cittadino legge come «non c'è posto» è capacità già impegnata su percorsi di cura in corso.
Aggiunge un secondo meccanismo, altrettanto poco noto: le liste di galleggiamento. Se il CUP non trova la prestazione nei tempi previsti dalla classe di priorità, la persona può essere inserita in una lista e un responsabile interno alla struttura si fa carico di cercare quella prestazione nel perimetro dell'ATS. In Lombardia, ricorda, il rispetto delle regole nazionali sulla gestione delle agende è oggetto anche di controlli con i Carabinieri dei NAS.
E arriva il punto che ogni paziente dovrebbe sapere: l'intercambiabilità e il rispetto dei tempi sono garantiti solo se non pretendi un luogo specifico. «Se io scelgo, posso non avere rispettata la classe di priorità, perché se tutti scelgono in un determinato ambito è possibile che in quei luoghi ci sia una lista d'attesa più lunga.» Libertà di scelta e garanzia dei tempi sono due diritti che in pratica si limitano a vicenda, e nessuno lo dice mai al momento della prenotazione.
Il consiglio pratico
Da lì arriva il consiglio più concreto dell'intera serie, e lo riportiamo per intero perché è azionabile:
- verificare con il proprio medico se quella prestazione richiede davvero un centro di terzo livello;
- considerare i centri diagnostici territoriali, dove spesso lavorano gli stessi radiologi ed ecografisti dei grandi ospedali;
- e soprattutto: «con una risonanza a 1,5 Tesla si fanno tante cose, non bisogna per forza andare a una risonanza a 3 Tesla».
Aggiunge la distinzione fra first opinion e second opinion: per il primo inquadramento ha senso distribuirsi sulla rete; per un secondo parere su una patologia specifica ha senso cercare il centro specializzato, possibilmente indirizzati da chi ti ha visto per primo.
È un'osservazione che merita di essere ripetuta: non tutte le prestazioni richiedono l'ospedale più grande, e concentrare tutti nello stesso posto è ciò che allunga le liste.
4. La «super intramoenia» lombarda: cosa dice la delibera, e il dibattito
L'ultimo blocco riguarda la misura più discussa dell'anno in Lombardia, e Ferraris la difende con decisione: «non è super intramoenia, non è super extramoenia, non è super niente».
I fatti. Si tratta della delibera regionale XII/4986 del 15 settembre 2025, che detta linee guida per le convenzioni fra le strutture sanitarie pubbliche lombarde e i fondi sanitari integrativi, le casse, le mutue e le assicurazioni. Il meccanismo che descrive Ferraris è questo: senza convenzione, chi ha un fondo che vuole usare in una struttura pubblica deve pagare di tasca propria la prestazione in intramoenia e poi chiedere il rimborso al fondo (la cosiddetta forma indiretta). Con la convenzione, paga direttamente il fondo. «Esattamente la stessa cosa di prima, solo che il pagatore è un fondo.»
Il suo argomento è che la Regione ha creato un modello tipo di accordo per evitare che ogni ASST e ogni IRCCS debba negoziare da solo con decine di fondi, ciascuno con il proprio nomenclatore, le proprie tariffe e le proprie regole. E che l'effetto è di far entrare risorse nel sistema pubblico anziché lasciarle uscire verso il privato.
L'assessore al welfare Guido Bertolaso dice la stessa cosa, e aggiunge un numero: oltre 800.000 prestazioni in sanità integrativa erogate nei primi nove mesi del 2025. La delibera, sostiene, porta «ordine, trasparenza e tracciabilità» ad attività che già avvenivano in modo non coordinato, mantiene la separazione dall'attività istituzionale e conserva il vincolo per cui il volume di attività non può superare quello erogato per il Servizio sanitario nazionale.
Il dibattito. Per curiosità, ACLI Lombardia, e successivamente ventisette organizzazioni che hanno chiesto alle strutture di non applicare la delibera, hanno sollevato tre temi legati agli effetti della misura:
- un sistema a più velocità: una corsia rapida per chi ha una copertura o può pagare, e l'attesa ordinaria per gli altri, dentro la stessa struttura pubblica;
- l'esclusione strutturale di pensionati, disoccupati e lavoratori senza welfare aziendale, che per definizione un fondo non ce l'hanno;
- il tema della trattenuta del personale e del rapporto con il sistema pubblico.
Non c'è un dato unico che chiuda la questione: è una scelta su cosa debba essere una struttura pubblica. Quello che si può fare è mettere sul tavolo qualche informazione in più.
Per curiosità: che cosa comprano i fondi
Ferraris difende i fondi sanitari con un argomento di merito, la bilateralità, cioè l'accordo fra imprese e lavoratori che finanzia sanità, previdenza e welfare integrativo, e con uno fiscale: il cuneo. «Se voglio dare a un lavoratore 1.000 euro netti, all'azienda costano 1.350 e il lavoratore ne prende 750.»
Per curiosità, secondo l'OCSE, nel 2024 il cuneo fiscale italiano è al 47,1% del costo del lavoro per un lavoratore single senza figli, contro una media OCSE del 34,9%. È il quarto valore più alto dell'area, dietro Belgio (52,6%), Germania (47,9%) e Francia (47,2%). Su un costo aziendale di 100, al lavoratore ne arrivano circa 53. Il welfare aziendale, fiscalmente agevolato, si inserisce in questo quadro, e, come dice Ferraris, non è un'invenzione italiana.
(Per curiosità, nella digressione previdenziale: il sistema contributivo è stato introdotto dalla riforma Dini, legge 335 del 1995, a partire dal 1996.)
Ferraris aggiunge un'osservazione importante sulla vigilanza: i fondi di previdenza complementare sono vigilati dalla COVIP, con requisiti stringenti per gli amministratori; i fondi sanitari non hanno un'autorità di vigilanza prudenziale equivalente. È un vuoto regolatorio su un settore che gestisce miliardi.
Nel descrivere i fondi dice: «un fondo che copre alcune prestazioni, spesso non LEA, ma ormai sempre più LEA».
Per curiosità, le regole in vigore, i decreti del 2008 e del 2009, impongono ai fondi di destinare almeno il 20% delle risorse a odontoiatria, non autosufficienza e prestazioni sociosanitarie per accedere ai benefici fiscali. Il resto, fino all'80%, può finanziare prestazioni già comprese nei livelli essenziali di assistenza: visite specialistiche, esami di laboratorio, diagnostica per immagini.
Le dimensioni: 324 fondi, oltre 16,2 milioni di iscritti nel 2023, circa 3,2 miliardi di spesa nel 2022.
Una domanda per riflettere. I fondi sono sostenuti anche da agevolazioni fiscali e sono legati al contratto di lavoro. Come si garantiscono tempi simili a chi un fondo non ce l'ha?
«Nessuno toglie niente a nessuno»: la tesi dell'additività
La tesi conclusiva di Ferraris è che la misura lombarda «è additiva, non sottrattiva»: le liste d'attesa «saranno sempre uguali, probabilmente si riducono un po' se riusciamo a spostare un po' di persone a fare le cose con i propri fondi o assicurazioni».
Il ragionamento funziona in modo chiaro quando la capacità usata è capacità che altrimenti resterebbe ferma: una sala diagnostica spenta il sabato, un'ora serale di un ambulatorio vuoto. In quel caso il sistema ci guadagna due volte, perché incassa e perché libera posti nella fila ordinaria.
Il vincolo previsto dalla delibera, il volume non può superare quello erogato per l'SSN, è un presidio importante, e va dato atto alla Regione di averlo messo.
Una domanda per riflettere. Misurare l'attività istituzionale prima e dopo, struttura per struttura, aiuterebbe tutti a vedere l'effetto reale della misura? E come si concilia l'accesso con due tempi diversi dentro la stessa struttura pubblica con il principio di un servizio uguale per tutti?
Il punto
È l'intervista più densa della serie.
Ferraris spiega con chiarezza perché, secondo lui e secondo ANAAO, l'intramoenia non è la causa delle liste d'attesa: riguarda una minoranza dei medici, si svolge fuori orario e la maggior parte del ricavo resta alla struttura. Abolirla, sostiene, sposterebbe l'attività fuori dal controllo e toglierebbe risorse all'ospedale. Difende la libertà di scelta del luogo di cura come principio del Servizio sanitario nazionale, garantita anche verso l'Europa. Ricorda che le agende non possono essere chiuse, e spiega perché una quota delle agende è riservata al follow-up dei cronici.
Accanto a questo, per curiosità, restano alcuni numeri utili al lettore: la mobilità sanitaria vale 5,15 miliardi, e i fondi sanitari possono destinare fino all'80% delle risorse a prestazioni comprese nei LEA.
La cosa che resta, e che è la più utile per chi ascolta: l'ospedale più grande non è sempre quello giusto, e una risonanza a 1,5 Tesla fa quasi tutto quello che serve.
Guarda l'intervento completo con Cristian Ferraris, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri citati nell'intervento
- L'intramoenia non è la causa delle liste d'attesa, secondo Ferraris. È anche la posizione di ANAAO Assomed (17 novembre 2025): riguarda circa il 38% dei medici che potrebbero esercitarla, si svolge fuori orario, le agende sono governate dalla direzione aziendale, la maggior parte del compenso resta alla struttura.
- «L'intramoenia è un guadagno anche per la struttura», secondo Ferraris. La tariffa è ripartita fra professionista, personale collaborante, fondo aziendale e fondo per la riduzione delle liste d'attesa.
- «Le agende non possono essere chiuse», secondo Ferraris. L'articolo 3 del DL 73/2024 lo vieta, con sanzioni raddoppiate. Per curiosità, il ministro della Salute ha indicato le agende chiuse fra le pratiche su cui intervenire.
- Liste di galleggiamento e responsabile aziendale, descritte da Ferraris. Il DL 73/2024 istituisce anche un organismo di verifica che risponde al ministro e si avvale dei NAS.
- Agende non prenotabili perché riservate al follow-up dei cronici, secondo Ferraris: è una delle ragioni per cui la capacità visibile al CUP è inferiore a quella reale.
- Libera circolazione dei pazienti in Europa, citata da Ferraris a sostegno della mobilità interna.
- Mobilità sanitaria: per curiosità, 5,15 miliardi nel 2023, saldo attivo per il 95% in Lombardia (645,8 milioni), Emilia-Romagna (564,9) e Veneto (212,1); 1,966 miliardi (54,5%) alle strutture private accreditate.
- «Super intramoenia»: la delibera XII/4986 del 15 settembre 2025 disciplina le convenzioni fra strutture pubbliche e fondi, con il vincolo che il volume non superi quello erogato per l'SSN. Bertolaso cita oltre 800.000 prestazioni nei primi nove mesi del 2025. ACLI Lombardia e altre ventisette organizzazioni hanno sollevato il tema del sistema a più velocità e di chi un fondo non ce l'ha.
- Il cuneo fiscale: Ferraris fa l'esempio di 1.000 euro netti che costano 1.350 all'azienda. Per curiosità, l'OCSE 2024 indica 47,1% del costo del lavoro in Italia contro 34,9% di media OCSE, quarto posto dopo Belgio, Germania e Francia.
- Il passaggio al sistema contributivo: per curiosità, la riforma Dini (legge 335/1995) lo ha introdotto a partire dal 1996.
- Vigilanza sui fondi, secondo Ferraris: i fondi di previdenza complementare sono vigilati dalla COVIP; per i fondi sanitari non esiste un'autorità di vigilanza prudenziale equivalente.
- Fondi «sempre più LEA», secondo Ferraris. Per curiosità, i decreti del 2008 e 2009 impongono almeno il 20% delle risorse a odontoiatria, non autosufficienza e sociosanitario; fino all'80% può andare a prestazioni comprese nei LEA. In Italia: 324 fondi, oltre 16,2 milioni di iscritti (2023), circa 3,2 miliardi di spesa (2022).
Takeaway
- Secondo Ferraris e ANAAO, l'intramoenia non genera le liste d'attesa: riguarda circa il 38% dei medici, si fa fuori orario e la maggior parte dell'incasso resta all'ospedale, compreso il fondo destinato a ridurre le attese.
- Chiudere un'agenda di prenotazione è vietato per legge dal 2024, con sanzioni raddoppiate. Se ti dicono che è chiusa, è una segnalazione da fare, non una risposta da accettare.
- Parte delle agende non è prenotabile perché riservata ai controlli dei pazienti cronici e oncologici: non è un trucco, è presa in carico.
- La garanzia sui tempi d'attesa vale se non pretendi una struttura precisa. Libertà di scelta e rispetto della classe di priorità si limitano a vicenda.
- Non tutte le prestazioni richiedono il centro di terzo livello: con una risonanza a 1,5 Tesla si fa quasi tutto, e nei centri territoriali lavorano spesso gli stessi professionisti.
- Per curiosità, i fondi sanitari integrativi possono destinare fino all'80% delle risorse a prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza.
Domande frequenti
L'intramoenia è la causa delle liste d'attesa?
Secondo ANAAO Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, no. Replicando al ministro Schillaci il 17 novembre 2025, ha osservato che l'attività libero professionale intramuraria riguarda circa il 38% dei medici che potrebbero farla, si svolge fuori dall'orario di servizio, e che le agende istituzionali sono governate dalla direzione aziendale, non dal singolo medico. Aggiunge che la maggior parte del compenso resta alla struttura.
Le agende di prenotazione possono essere chiuse?
No, ed è scritto nella legge. L'articolo 3 del decreto-legge 73/2024, convertito dalla legge 107/2024, vieta alle strutture di sospendere o chiudere le attività di prenotazione, e raddoppia nel minimo e nel massimo le sanzioni previste. Se capita di sentirsi dire che un'agenda è chiusa, è una situazione da segnalare: lo stesso ministro della Salute ha indicato le agende chiuse fra le pratiche su cui le Regioni devono intervenire.
Che cos'è la cosiddetta «super intramoenia» lombarda?
È la delibera regionale XII/4986 del 15 settembre 2025, che detta linee guida per le convenzioni fra strutture sanitarie pubbliche e fondi sanitari integrativi, casse, mutue e assicurazioni. Non introduce una nuova tipologia di prestazione: struttura e rende tracciabili accordi che già esistevano, mantenendo il vincolo per cui il volume di attività non può superare quello erogato per il Servizio sanitario nazionale.
I fondi sanitari integrativi coprono cose che il servizio pubblico non copre?
In parte. I decreti del 2008 e del 2009 impongono ai fondi di destinare almeno il 20% delle risorse a odontoiatria, non autosufficienza e prestazioni sociosanitarie per accedere ai benefici fiscali. Il resto, fino all'80%, può finanziare prestazioni già comprese nei livelli essenziali di assistenza: visite specialistiche, esami di laboratorio, diagnostica per immagini.
Quanto vale la mobilità sanitaria fra regioni?
5,15 miliardi di euro nel 2023, con un saldo attivo concentrato per il 95% in Lombardia (645,8 milioni), Emilia-Romagna (564,9) e Veneto (212,1). Più di un euro su due, 1,966 miliardi, il 54,5%, è andato a strutture private accreditate.
Fonti
- ANSA (17 novembre 2025): ANAAO Assomed replica al ministro Schillaci sulla sospensione dell'intramoenia: riguarda circa il 38% dei medici che potrebbero esercitarla, si svolge fuori orario, le agende sono governate dalla direzione aziendale
- Camera dei deputati: DL 73/2024 convertito dalla legge 107/2024: l'articolo 3 vieta la sospensione e la chiusura delle attività di prenotazione con sanzioni raddoppiate; l'articolo 1 istituisce la piattaforma nazionale presso AGENAS; l'articolo 2 crea l'organismo di verifica e controllo, con il supporto dei NAS
- ACLI Lombardia: nota sulla delibera regionale XII/4986 del 15 settembre 2025 sulle convenzioni fra strutture pubbliche e fondi sanitari: il rischio di un sistema a più velocità e l'esclusione di pensionati, disoccupati e lavoratori senza welfare aziendale
- Panorama della Sanità: la replica dell'assessore Guido Bertolaso: la delibera disciplina attività già in essere, oltre 800.000 prestazioni in sanità integrativa nei primi nove mesi del 2025, le risorse restano nel sistema pubblico
- Quotidiano Sanità: i fondi sanitari integrativi: 324 fondi, oltre 16,2 milioni di iscritti nel 2023, 3,2 miliardi di spesa nel 2022; obbligo di destinare almeno il 20% delle risorse a odontoiatria, non autosufficienza e prestazioni sociosanitarie (decreti Turco 2008 e Sacconi 2009)
- Fondazione GIMBE: mobilità sanitaria interregionale 2023: 5,15 miliardi di euro; saldo attivo Lombardia 645,8 milioni, Emilia-Romagna 564,9, Veneto 212,1 (95% del totale); 1,966 miliardi (54,5%) alle strutture private accreditate
- OCSE, Taxing Wages 2025: cuneo fiscale in Italia al 47,1% del costo del lavoro nel 2024 per un lavoratore single senza figli, contro una media OCSE del 34,9%: quarto posto fra i paesi OCSE
- Il Fatto Quotidiano (7 novembre 2025): Michele de Pascale: «l'enorme pressione di persone da fuori regione che vengono a curarsi qui. Non ce la facciamo più»
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #10 Agende in Sanità e Abolizione dell'Intramoenia, con Cristian Ferraris (2025)