Università del Futuro: da Dove Ripartire?
Il rettore di Humanitas University sul medico-ingegnere, sull'intelligenza artificiale nei corsi di laurea e sul tempo in corsia che manca agli studenti.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Luigi Maria Terracciano — Rettore di Humanitas University
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
In questa intervista registrata al Milano Life Science Forum 2025, in Assolombarda, parliamo con Luigi Maria Terracciano, rettore di Humanitas University. Il tema è da dove debba ripartire l'università che forma medici e sanitari. Il valore dell'intervista sta in una cosa che non ci si aspetta da un rettore: alla domanda su cosa toglierebbe dai corsi di laurea risponde che non toglierebbe niente, e poi spiega cosa aggiungerebbe. Conta perché la formazione di oggi decide che medici avremo domani.
Cosa emerge dall'episodio
La massa critica. La Lombardia ospita «tredici o diciotto IRCCS a seconda di come vogliamo contarli», oltre a molte università. Questa concentrazione, la massa critica, è per Terracciano il vero motore dell'avanzamento della scienza. Nella sua università, legata all'IRCCS, ricerca, clinica e didattica convivono: «Le scoperte dei nostri ricercatori vengono poi puntualmente verificate al letto del paziente e nelle aule.»
Il medico-ingegnere. Terracciano non risponde per tutti gli atenei, perché il panorama italiano è eterogeneo, ma per il proprio. L'esempio è la MEDTEC School, con il Politecnico di Milano, che unisce formazione medica e bioingegneristica: quest'anno sono usciti i primi laureati, con una laurea in medicina e un bachelor in ingegneria biomedica. L'innovazione didattica, qui, non è aggiungere una materia, ma far coesistere due formazioni che il sistema tiene separate.
La tecnologia si subisce o si produce. Con la tecnologia, dice, ci sono due possibilità: o la si subisce o la si produce. L'intelligenza artificiale influirà sulla medicina «non nei prossimi decenni, nei prossimi anni», anche sulla prevenzione. Per questo con la Bocconi è nato un corso di laurea in data analysis e intelligenza artificiale applicate alle scienze della salute, per creare figure che ancora non esistono. Ma l'IA non potrà mai sostituire l'essere umano: il medico, con la sua empatia, resta al centro della cura.
L'università è una comunità. Non eliminerebbe nulla dai corsi, semmai farebbe un reshape, con alcune materie mnemoniche in modalità ibrida. Ma premette: «sono assolutamente contrario alle università telematiche». L'università non è solo lezione ed esame, ma network, rapporti umani, vita quotidiana con colleghi e mentori. Non puoi avere il vissuto della vita universitaria stando seduto sul divano di casa.
Più tempo in corsia. Domani mattina introdurrebbe più attività pratica al letto dei pazienti, anche se ci sono precise regole ministeriali. Dopo trent'anni in Svizzera, vede la differenza con gli studenti tedeschi e svizzeri, che nell'ultimo anno e mezzo vivono soprattutto nelle corsie e molto meno nelle aule.
Il contesto in breve
Il percorso MEDTEC è stato avviato nel 2019 ed è presentato come il primo del suo genere in Italia e in Europa. La prima coorte si è laureata nel 2025, con 42 studenti a completare il ciclo entro fine anno e il doppio titolo in Medicina e Chirurgia e in Ingegneria biomedica. In Germania gli studi di medicina prevedono il Praktisches Jahr, un anno pratico obbligatorio di 48 settimane in rotazioni cliniche. In Svizzera esiste un anno clinico elettivo con una struttura analoga.
Da portare a casa
- I percorsi che uniscono medicina e ingegneria non sono più un esperimento: la prima coorte italiana si è laureata.
- Per un'istituzione formativa, la domanda giusta su una tecnologia nuova è se contribuire a produrla.
- L'Italia forma i medici con molto meno tempo in reparto rispetto a Germania e Svizzera: è una questione di ordinamento, non di risorse.
Luigi Maria Terracciano è rettore di Humanitas University. Undici minuti al Milano Life Science Forum, e il valore dell'intervista sta in una cosa che non ci si aspetta da un rettore: alla domanda su cosa toglierebbe dai corsi di laurea risponde «niente», e poi passa il resto del tempo a spiegare cosa aggiungerebbe.
La massa critica
La risposta alla domanda d'apertura introduce un concetto che vale la pena tenere.
La Lombardia, dice, ospita «tredici o diciotto IRCCS a seconda di come vogliamo contarli», la precisazione sul conteggio è sua, e ha ragione a farla, perché alcuni istituti hanno più sedi, oltre a un numero notevole di università.
Quella concentrazione ha un nome tecnico: massa critica. Ed è, sostiene, il vero motore dell'avanzamento della scienza.
Il caso che porta è il proprio: un'università strettamente legata all'IRCCS, dove ricerca, pratica clinica e didattica convivono. «Le scoperte dei nostri ricercatori vengono poi puntualmente verificate al letto del paziente e nelle aule.» La definisce una condizione privilegiata, e descrive un modello reale: quello degli academic medical centre, dove la distanza fra chi scopre e chi cura è misurabile in metri.
Il medico-ingegnere
Alla domanda provocatoria, le università formano per un modello sanitario che non esiste più? Terracciano fa una cosa corretta: dichiara di non poter rispondere per tutti, perché il panorama italiano è eterogeneo, e risponde per la propria istituzione.
L'esempio che porta è la MEDTEC School, il corso che unisce formazione medica e bioingegneristica, svolto insieme al Politecnico di Milano. Riferisce che quell'anno sono usciti i primi laureati, con una laurea in medicina e un bachelor in ingegneria biomedica.
Il percorso è stato avviato nel 2019 ed è presentato come il primo del suo genere in Italia e in Europa; la prima coorte si è laureata nel 2025, con quarantadue studenti a completare il ciclo entro fine anno, dieci dei quali nella sessione estiva. Il doppio titolo è quello che descrive: laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia più laurea triennale in Ingegneria biomedica.
Aggiunge che il modello ha fatto scuola: «ci hanno copiati molti in Italia e in Europa».
Il punto interessante è però un altro, ed è la tesi implicita: che l'innovazione didattica non consista nell'aggiungere una materia, ma nel far coesistere due formazioni che il sistema tiene separate. È la stessa «contaminazione fra saperi» che Pietro Mortini descrive parlando del laboratorio congiunto fra San Raffaele e Sant'Anna, e che Alessandro Venturi evoca volendo «mettere il camice a un matematico».
«O la si subisce o la si produce»
Alla domanda su come un'università possa stare al passo con una tecnologia che corre, Terracciano risponde con la frase più netta dell'intervista: con la tecnologia ci sono due possibilità, o la si subisce o la si produce.
L'esempio che porta è l'intelligenza artificiale, di cui dice che influirà sulla medicina «non nei prossimi decenni, nei prossimi anni», e non solo su cura e terapia o sull'identificazione di biomarcatori, ma sulla prevenzione vera e propria.
La risposta istituzionale che annuncia è un corso di laurea avviato con la Bocconi in data analysis e intelligenza artificiale applicate alle scienze della salute, con l'obiettivo dichiarato di formare ricercatori capaci di usare in modo appropriato la mole di dati che oggi si produce «ma di cui ancora non capiamo neanche la portata».
E la formula con cui chiude descrive bene una strategia universitaria: creare figure che ancora non esistono.
Quello che non cambia
Alla domanda su quali caratteristiche debba avere il sanitario del futuro, la risposta ha due metà, e la seconda è quella che conta.
La prima: dimestichezza con le tecnologie. Capire come funzionano, capire cosa farsene dei dati digitali.
La seconda: l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l'essere umano. Il medico, con il suo rapporto e la sua empatia, resta al centro dell'universo curativo.
È una frase che in questi mesi si sente spesso, e che rischia di essere rituale. Vale però la pena notare da chi arriva: da chi ha appena annunciato due corsi di laurea costruiti attorno a ingegneria e analisi dei dati. Non è la posizione di chi teme la tecnologia.
Contro le università telematiche, con un argomento
La domanda «cosa eliminerebbe dai corsi di laurea» riceve un rifiuto e poi una proposta.
Non eliminerebbe niente. Farebbe semmai un reshape: alcune materie fortemente mnemoniche potrebbero essere erogate in modalità ibrida, perché anche la didattica deve evolversi.
Ma premette, senza che gli venga chiesto: «sono assolutamente contrario alle università telematiche».
Quando gli intervistatori gli chiedono di argomentarlo, la risposta è la parte più bella dell'intervista, e non riguarda la qualità dei contenuti.
L'università, dice, non è soltanto la lezione frontale o l'esame. È la creazione di una comunità: il network, i rapporti umani, la vita vissuta ogni giorno con i colleghi e con i mentori.
E la chiusura è la frase da ricordare: non puoi avere il vissuto della vita universitaria stando seduto sul divano di casa tua.
È un argomento che ha il merito di non fingere che la differenza stia nella qualità delle lezioni. Dice che la differenza sta in quello che l'università produce oltre la didattica.
Una domanda per riflettere. Come si fa vivere quella comunità anche a chi lavora mentre studia, o a chi vive lontano da una sede?
I diciotto mesi che mancano
L'ultima domanda, cosa introdurrebbe domani mattina, riceve la risposta più concreta.
Più tempo in corsia. Più attività pratica per gli studenti di medicina, al letto dei pazienti. E subito la precisazione che è anche una difficoltà: «qui ci sono delle precise regole anche ministeriali».
Poi porta il confronto, e lo fa da una posizione che gli dà autorevolezza: viene da una formazione europea e ha vissuto e lavorato trent'anni in Svizzera. Vede quindi la differenza rispetto agli studenti tedeschi e svizzeri, che negli ultimi due anni, o nell'ultimo anno e mezzo, vivono prevalentemente nelle corsie degli ospedali e molto meno nelle aule.
Per curiosità, in Germania il percorso di medicina prevede il Praktisches Jahr, un anno pratico obbligatorio alla fine degli studi, interamente svolto in rotazioni cliniche: quarantotto settimane divise in tre tronconi, di norma medicina interna, chirurgia e una disciplina a scelta. In Svizzera esiste un anno clinico elettivo con struttura analoga, oggetto di una letteratura dedicata su contenuti e organizzazione.
Non è una differenza di dettaglio: è un anno intero di formazione che avviene in un posto diverso. E a differenza di molte proposte che si sentono nei convegni, questa non richiede risorse nuove, richiede di cambiare un ordinamento.
Il punto
Il titolo chiede da dove ripartire, e l'intervista dà tre risposte che non si contraddicono.
Dai percorsi ibridi, perché la separazione fra medicina e ingegneria, o fra medicina e analisi dei dati, è un'eredità amministrativa e non una necessità.
Dalla comunità, perché quello che un'università dà oltre le lezioni è la parte che non si può trasmettere a distanza.
E dalla corsia. Che è la proposta meno spettacolare delle tre, l'unica che riguarda tutti gli atenei italiani e non solo il suo, e l'unica per cui esiste già un modello funzionante a poche centinaia di chilometri.
Guarda l'intervento completo con Luigi Maria Terracciano, registrato al Milano Life Science Forum 2025 in Assolombarda.
I numeri citati nell'intervento
- 13-18 IRCCS in Lombardia, «a seconda di come vogliamo contarli».
- MEDTEC: primi laureati nel 2025. Per curiosità: percorso avviato nel 2019, 42 studenti nella prima coorte, doppio titolo Medicina e Chirurgia più Ingegneria biomedica, con il Politecnico di Milano.
- Un nuovo corso di laurea con la Bocconi in data analysis e intelligenza artificiale per le scienze della salute.
- 30 anni di lavoro in Svizzera dell'ospite, da cui il confronto sulla formazione clinica.
- Ultimo anno e mezzo in corsia per gli studenti tedeschi e svizzeri. Per curiosità: in Germania il Praktisches Jahr è un anno pratico obbligatorio di 48 settimane.
Takeaway
- I percorsi che uniscono medicina e ingegneria non sono un esperimento: la prima coorte italiana si è laureata, ed è servita da modello altrove.
- La domanda giusta su una tecnologia nuova, per un'istituzione formativa, non è se adottarla ma se contribuire a produrla.
- L'argomento più forte contro la didattica interamente a distanza non riguarda le lezioni: riguarda tutto ciò che un'università produce intorno a esse.
- L'Italia forma i propri medici con molto meno tempo in reparto rispetto a Germania e Svizzera. Non è una questione di risorse, è una questione di ordinamento.
Domande frequenti
Che cos'è la MEDTEC School?
Un percorso avviato nel 2019 da Humanitas University e Politecnico di Milano che porta a un doppio titolo: laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia più laurea triennale in Ingegneria biomedica. I primi laureati sono usciti nel 2025.
L'università sta formando per un modello sanitario che non esiste più?
Terracciano risponde solo per la propria università, dicendo che il panorama italiano è molto eterogeneo. E sostiene che i cambiamenti tecnologici in arrivo costringeranno comunque tutte le facoltà di medicina ad allinearsi.
L'intelligenza artificiale sostituirà il medico?
No, nella sua risposta: la persona resta al centro, e il rapporto del medico con il paziente, con la sua empatia, resta il centro dell'universo curativo. Quello che cambia è la dimestichezza richiesta con le tecnologie e con i dati.
Cosa andrebbe tolto dai corsi di laurea in medicina?
Niente, secondo il rettore. Semmai una riorganizzazione: alcune materie fortemente mnemoniche potrebbero essere erogate in modalità ibrida. Si dichiara però contrario alle università telematiche.
Quanto tempo passano in corsia gli studenti di medicina italiani rispetto agli altri?
Molto meno, secondo l'ospite, che ha lavorato trent'anni in Svizzera: gli studenti tedeschi e svizzeri trascorrono l'ultimo anno e mezzo prevalentemente in reparto. In Germania esiste un anno pratico obbligatorio e in Svizzera un anno clinico elettivo strutturato.
Fonti
- Humanitas University: MEDTEC School celebra i suoi primi laureati: percorso avviato nel 2019 con il Politecnico di Milano, doppio titolo in Medicina e Chirurgia e Ingegneria biomedica, prima coorte laureata nel 2025
- Politecnico di Milano: MEDTEC School, primi laureati
- Ruhr-Universität Bochum: il Praktisches Jahr, l'anno pratico obbligatorio nel percorso di medicina in Germania
- Regione Lombardia: elenco degli IRCCS pubblici e privati in Lombardia
- Skeptical Health on tour x Assolombarda: Milano Life Science Forum 2025 #2 Università del Futuro: da Dove Ripartire?, con Luigi Maria Terracciano (2025)