Cinque Anni di Dialogo per Cambiare il Sistema
Lorenzo Minetti di Health Ecole risponde all'accusa più comune contro eventi come questo: che siano autoreferenziali. Cosa producono, e come funzionano.

Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin
Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager
Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare
Intervista con Lorenzo Minetti — Responsabile di Health Ecole — Scuola di Sanità
Ultimo aggiornamento: 2026-09-23
Quanto tempo hai?
L'ospite è Lorenzo Minetti, responsabile di Health Ecole, Scuola di Sanità, che promuove il Forum Sanità Futura. L'intervista è registrata in Assolombarda, alla quinta edizione del Forum. Il tema sono i tavoli di confronto tra stakeholder della sanità, eventi che chi ci lavora considera utili e chi guarda da fuori sospetta siano autoreferenziali. Quel sospetto viene messo sul tavolo apertamente, e la risposta di Minetti non è una smentita indignata.
Cosa emerge dall'episodio
Da dove nasce. La Lombardia, racconta Minetti, è piena di eccellenze ma priva di coordinamento: tanti professionisti andavano avanti senza magari neanche parlarsi. Da qui l'idea di riunire enti istituzionali e tutta la filiera, con un destinatario preciso per la sintesi finale: la Direzione Generale Welfare e l'assessorato regionale. Lavora da sette anni nel mondo confindustriale, dopo un'esperienza in Regione, ed è convinto che pubblico e privato, ai tavoli, siano un valore aggiunto.
Le regole del tavolo. Gli interessi dei partecipanti sono in conflitto «molto molto spesso», ammette. Per questo l'obiettivo non è solo arrivare a proposte concrete, ma che nessuno alla fine dica di non ritrovarsi. Ogni area è affidata a un professionista riconosciuto, che tratta temi di sistema senza cadere nelle polemiche. E al forum vale un principio preciso: «uno vale uno», indipendentemente dal ruolo. Il formato alterna plenarie partecipate, tavoli chiusi da trenta o quaranta persone e momenti di formazione aperti. La leva decisiva è la frequenza: quasi un incontro al mese per almeno sei mesi, che costruisce una rete.
L'accusa di elitarismo. Gli intervistatori riportano i commenti della loro community: eventi elitari, quattro persone che dicono le solite cose. Minetti risponde che ai tavoli siedono assessorato, DG Welfare, direttori generali, professionisti del territorio, imprese e associazioni dei pazienti, sempre più spesso con delegati esperti. Quando le decisioni arrivano dall'alto, dice, è spesso perché non sono state coinvolte tutte le figure. Il sistema, alla fine, è fatto di persone.
Esiti e cosa manca. Gli esiti sono eterogenei: proposte di linee guida, ricerche di dati, sperimentazioni pubblico-privato, PDTA condivisi e pubblicazioni di fine anno. Parte delle sintesi, dice, è entrata in delibere regionali, per esempio sul procurement. Per il futuro vuole uscire dalla Lombardia e diventare più tangibile: un anno si mette a terra un progetto, l'anno dopo se ne valutano i risultati.
Il messaggio deve arrivare. Con risorse limitate l'innovazione va governata in modo strategico, dagli acquisti alla prevenzione. Ma cambiare il sistema dall'alto non basta se i comportamenti delle persone non cambiano. La sua sintesi: «possiamo creare anche i sistemi migliori, ma se poi il messaggio non arriva al paziente e al caregiver è difficile.»
Il contesto in breve
Il Forum Sanità Futura è arrivato nel 2026 alla quinta edizione. Il percorso prevede quasi un incontro al mese per almeno sei mesi, con tavoli di lavoro chiusi da 30-40 persone della durata di mezza giornata. A sostenerlo ci sono oltre 20 partner istituzionali e quasi 30 imprese del settore life science. Le plenarie sono aperte a chiunque si iscriva, e i relatori sono invitati a parlare in termini semplici.
Da portare a casa
- Un tavolo di stakeholder si giudica dai documenti che produce e da quanto finisce negli atti.
- Le plenarie sono aperte: chi dubita può presentarsi e giudicare di persona.
- Il test proposto dall'ospite è fare un anno e misurare i risultati l'anno dopo.
C'è un genere di evento che riempie il calendario della sanità italiana: il tavolo di confronto fra stakeholder. Convegno inaugurale, gruppi di lavoro, pubblicazione finale, foto di gruppo. Chi ci lavora dentro ci crede; chi guarda da fuori sospetta che serva soprattutto a chi lo organizza.
Questa intervista è interessante perché quel sospetto viene messo sul tavolo apertamente, a metà conversazione, citando i commenti della community del podcast. E perché la risposta non è una smentita indignata.
L'ospite è Lorenzo Minetti, responsabile di Health Ecole, Scuola di Sanità, che promuove il Forum Sanità Futura. La registrazione è in Assolombarda, alla quinta edizione del Forum.
Da dove nasce
Minetti racconta un'origine che è una diagnosi: siamo in una regione piena di eccellenze sotto tanti punti di vista, ma priva di coordinamento fra gli attori della filiera. Tanti professionisti e tante realtà, dice, «andavano avanti senza magari neanche parlarsi».
Da lì l'idea di unire enti istituzionali e poi tutta la filiera, con un destinatario preciso della sintesi: la Direzione Generale Welfare e l'assessorato regionale.
Sul proprio percorso è sintetico. Lavora da sette anni nel mondo confindustriale, arrivando da un'esperienza in Regione Lombardia, quindi, dice, nasce dentro il sistema e lì è cresciuto, capendone le dinamiche. Quello che ha portato con sé è la convinzione che pubblico e privato, spesso visti in contrapposizione, ai tavoli si rivelino un valore aggiunto.
La regola che rende possibile il tavolo
Alla domanda su come si concili un gruppo eterogeneo con interessi in conflitto, e Minetti conferma subito che in conflitto lo sono, «molto molto spesso», la risposta è metodologica e vale al di là della sanità.
Prima cosa: l'obiettivo non è solo arrivare a proposte concrete, ma che nessuno alzi la mano alla fine dicendo che non si ritrova. È un criterio di processo, non di contenuto, e determina tutto il resto.
Seconda cosa: ogni verticale è affidato a un professionista riconosciuto, una figura tecnica che non rappresenta per forza un interesse. La sua bravura, dice, sta nel far sentire tutti importanti trattando però temi di sistema, così da non finire nelle polemiche o nelle rappresentanze.
Terza cosa, la più citabile: «chi viene al forum sa che potrà dire la propria idea, ma che uno vale uno». Non conta il ruolo né la posizione nel sistema.
Cita i coordinamenti che lo hanno aiutato: Carlo Lucchina, che non c'è più, e Luigi Macchi, definiti maestri; oggi la guida del coordinamento è di Carlo Nicora, lo stesso direttore generale intervistato dal podcast ad Agevity.
Il formato, e perché la frequenza conta
Gli intervistatori sollevano un punto attuale: i luoghi di ritrovo restano fondamentali, ma modelli come quello fieristico rischiano di essere meno impattanti. Come vi assicurate un impatto reale e una continuità durante l'anno?
Minetti descrive un formato ad alternanza. Momenti di plenaria dove però i presenti non sono solo uditori, ma vengono stimolati a fare domande e dare opinioni. Tavoli di lavoro chiusi, gruppi di trenta o quaranta persone, mezza giornata ciascuno, con tutti gli stakeholder presenti. Momenti aperti di formazione e sensibilizzazione, più convegnistici, per chi non ha partecipato ai gruppi.
Ma la leva che indica come decisiva è un'altra, e apre il video: «noi prevediamo quasi un incontro al mese per almeno 6 mesi». È la frequenza che garantisce la relazione, le persone vengono per discutere, dice, ma anche per costruire una rete.
L'altro elemento che dichiara funzionante è la presenza attiva della DG Welfare. Il meccanismo che descrive è a doppio senso: l'amministrazione trova ai tavoli una sintesi di tutte le opinioni, utile a fine anno; e gli stakeholder vedono di poter dialogare con chi effettivamente fa le leggi. Chiude con l'immagine più concreta: «sentirsi davvero che si può cambiare il sistema anche con una piccola frase, una piccola parola che entra in una delibera e che nasce all'interno del forum».
L'accusa, posta in faccia
Il passaggio che dà valore all'intervista è quello in cui gli intervistatori smettono di fare domande neutre.
Molte volte, dicono, lo vediamo nei commenti della nostra community: si pensa che questi eventi siano elitari, autoreferenziali, quattro persone che si incontrano per dire le solite cose e fare i loro accordi. Noi non crediamo che sia così, ma vogliamo capire qual è il fine, il fine è il cittadino, il paziente?
Minetti non si offende e risponde per punti.
Al tavolo, dalla prima edizione, siedono referenti dell'assessorato e della DG, direttori generali, professionisti sanitari del territorio, imprese, e le associazioni dei pazienti, che possono dire la loro. Sempre più spesso, precisa, con delegati esperti: non solo pazienti, ma persone che collaborano e sanno cosa si può portare a un tavolo.
Poi porta l'argomento che considera decisivo, e lo aggancia all'attualità: siamo in settimane in cui vediamo critiche e decisioni che arrivano dall'alto, spesso perché non sono state coinvolte tutte le figure. Nelle loro sintesi, sostiene, «quasi mai abbiamo avuto qualcuno che alzasse la mano e dicesse no, non ci ritroviamo in questo».
E chiude con un'osservazione sulla natura informale delle reti: «il sistema è fatto di persone».
Una domanda per riflettere. Quando in un gruppo nessuno dissente, come si riconosce un buon accordo da un semplice minimo comune denominatore? Per chi legge, la risposta sta nei contenuti, uno per uno.
Che cosa è uscito, in cinque anni
Alla domanda sugli esiti concreti, la premessa è onesta: sono molto eterogenei, e dipendono dalla sensibilità del referente regionale di quell'anno e da come si costituisce il tavolo.
L'elenco che dà: collaborazioni su proposte di linee guida; uso degli stakeholder per ricerche di dati; sperimentazioni pubblico-privato; proposte di PDTA condivisi, con al tavolo i referenti del territorio, medici di medicina generale, farmacisti, infermieri. E, a fine anno, pubblicazioni vere e proprie che restano come manifesto delle opinioni di quell'annualità.
Sull'impatto normativo racconta che parte di quelle sintesi è entrata nella delibera delle regole o in delibere regionali ad hoc. Cita come esempio di innovazione maturata negli anni il tema del procurement, cioè degli acquisti, che definisce centrale.
Cosa manca, secondo lui
Alla domanda su cosa vorrebbe vedere nei prossimi anni, indica due cose.
La prima è uscire dalla Lombardia. Dice che stanno già cercando punti di contatto con il Veneto e che portano ai tavoli professionisti di altre regioni, perché «questa contaminazione, secondo noi, è fondamentale».
La seconda è diventare tangibile. L'idea che descrive è usare la rete costruita per generare spin-off, piccole ricerche, piccole azioni, con un ciclo preciso: un anno si mette a terra, l'anno dopo si valutano i risultati. Il vantaggio che ne attende non è solo la continuità, ma i numeri: qualcosa di tangibile che possa essere portato all'evidenza di tutti.
Risparmio o prevenzione?
L'ultima domanda chiede quale sia la parola d'ordine quando le risorse sono limitate.
La risposta di Minetti è che l'innovazione va governata da un punto di vista strategico, sugli acquisti come sulla prevenzione e le vaccinazioni, e che per investire in modo intelligente non basta mettere le risorse.
Da lì arriva il punto su cui chiude, e che riguarda direttamente chi sta facendo l'intervista. Per far passare certi messaggi bisogna ripensare la comunicazione, e arrivare ai cittadini. Perché cambiare il sistema dall'alto non basta se poi il comportamento delle persone non cambia: ci si deve fidare del nuovo vaccino, del nuovo farmaco, di canali di cura non tradizionali.
La frase che riassume tutto è la sua: «possiamo creare anche i sistemi migliori», ma se poi il messaggio non arriva al paziente e al caregiver, «è difficile».
Alla battuta finale degli intervistatori, a scanso di ritrovarvi il prossimo evento pieno di persone informate, conferma che le plenarie sono aperte a chiunque si iscriva, e che i relatori sono invitati a parlare in termini semplici.
Il punto
Un'intervista a chi organizza un tavolo di confronto rischia sempre di essere un comunicato stampa parlato. Questa non lo è, per due ragioni.
La prima è che l'obiezione dell'autoreferenzialità viene posta esplicitamente, e la risposta è concreta: le plenarie sono aperte, le associazioni dei pazienti siedono ai tavoli, e chiunque può presentarsi e giudicare.
La seconda è che Minetti, alla domanda su cosa manchi, non risponde con un obiettivo generico ma con quello che manca davvero a progetti di questo tipo: dei numeri. Un ciclo in cui un anno si fa e l'anno dopo si misura.
Finché quel ciclo non produce risultati pubblicati, il giudizio su quanto un forum cambi il sistema resta una questione di fiducia. Ed è esattamente quello che Minetti dice di voler cambiare.
Guarda l'intervento completo con Lorenzo Minetti, registrato in Assolombarda al Forum Sanità Futura 2026.
I numeri citati nell'intervento
- Quinta edizione del Forum Sanità Futura nel 2026.
- Quasi un incontro al mese per almeno 6 mesi: la cadenza del percorso.
- 30-40 persone per ciascun tavolo di lavoro chiuso, della durata di mezza giornata.
- Oltre 20 partner istituzionali e quasi 30 imprese life science a supporto.
- 7 anni di esperienza dell'ospite nel mondo confindustriale, preceduti da un percorso in Regione Lombardia.
Takeaway
- Un tavolo di stakeholder si giudica dai documenti che produce e da quanto di essi finisce negli atti, non dal numero di partecipanti.
- Per l'ospite, il segnale che il processo funziona è che alla fine nessuno alzi la mano per dire di non ritrovarsi.
- Le plenarie di questo forum sono aperte a chiunque si iscriva: chi dubita può presentarsi e giudicare di persona.
- Il test proposto dall'ospite stesso è il più severo: mettere a terra un anno e misurare i risultati l'anno dopo.
Domande frequenti
Che cos'è il Forum Sanità Futura?
Un percorso annuale promosso da Health Ecole, Scuola di Sanità, giunto nel 2026 alla quinta edizione, che mette allo stesso tavolo direzioni sanitarie, professionisti, imprese, associazioni di categoria e associazioni dei pazienti, con la partecipazione della Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia.
Che cosa produce concretamente?
Secondo Minetti: proposte di linee guida, ricerche di dati, sperimentazioni pubblico-privato, proposte di PDTA condivisi e pubblicazioni annuali. Parte di quelle sintesi, riferisce, è poi confluita nella delibera delle regole o in delibere regionali dedicate.
Non sono eventi autoreferenziali?
È l'obiezione che gli viene posta esplicitamente in intervista, citando i commenti della community del podcast. La risposta è che al tavolo siedono anche le associazioni dei pazienti, che le plenarie sono aperte a chiunque si iscriva e che il criterio dichiarato è «uno vale uno», indipendentemente dal ruolo.
Come si tiene insieme un tavolo con interessi in conflitto?
Affidando ogni verticale a un coordinatore tecnico riconosciuto, che non rappresenta un interesse di parte, e vincolando la discussione a temi di sistema invece che a rivendicazioni di categoria.
Perché la continuità conta più del singolo convegno?
Perché il percorso prevede quasi un incontro al mese per almeno sei mesi. Quella frequenza, sostiene Minetti, è ciò che trasforma i partecipanti in una rete che poi lavora insieme anche al di fuori del progetto.
Fonti
- Health Ecole: Forum Sanità Futura 2026, quinta edizione: direzione scientifica di Carlo Nicora, quattro aree di lavoro (procurement e HTA, ricerca e sviluppo, digitalizzazione e intelligenza artificiale, sanità integrativa)
- Skeptical Health on tour x Forum Sanità Futura 2026: #1 Cinque Anni di Dialogo per Cambiare il Sistema, con Lorenzo Minetti (2026)