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Chi È e cosa Fa l'Infermiere?

Sei studenti di sociosanitario intervistati prima e dopo un evento sulla professione infermieristica: cosa sapevano, cosa hanno scoperto, cosa non arriva.

Chi È e cosa Fa l'Infermiere?
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Scritto da Cristian Valeri con Guido Magrin

Co-fondatore Skeptical Health · Infermiere Case Manager

Co-fondatore Skeptical Health · CEO & Co-Founder TeiaCare

Intervista con Sei studenti di sociosanitario — Studenti di quarto e quinto anno di istituto sociosanitario

Ultimo aggiornamento: 2026-09-23

Quanto tempo hai?

Questo episodio cambia formato. Di solito parlano professionisti; qui parlano sei studenti di un istituto sociosanitario, quarto e quinto anno, intervistati prima dell'evento in Assolombarda sulla professione infermieristica e poi dopo.

È un esperimento semplice, e produce il risultato più utile di tutta la serie: misura quanto un'idea possa cambiare in una mattina, e quindi quanto quell'idea fosse fragile, e a carico di chi.


Prima: «il braccio destro del medico»

La domanda posta a tutti è la stessa: chi è per te un infermiere e cosa fa?

Le risposte si assomigliano tutte, e nessuna è ostile alla professione. Sono tutte affettuose. È questo il problema.

Hillary dice che prima si pensava fosse «la spalla del medico», ma che in realtà ha un ruolo importante. Distingue così: il medico lavora in modo più distaccato, l'infermiere è più empatico.

Arianna l'ha sempre visto come una figura professionale che affianca i medici, finché un'amica della madre non le ha spiegato che è una figura a sé, «nel senso che se sbaglia si prende lei stessa la responsabilità». Le tre parole che sceglie: empatico, sensibile, gentile.

Alexandra dice che molte persone lo definiscono il braccio destro del medico «perché non prescrive farmaci, ma li somministra», e ne descrive il ruolo come supporto al paziente e ai familiari. Le sue tre parole sono le più interessanti: vigile, resiliente, «perché subisce tante pressioni», e premuroso.

Esel è la più precisa: parla di cura e assistenza, aggiunge che può lavorare anche come libero professionista, e sceglie tre parole diverse dalle altre, competente, responsabile, paziente.

Matteo parla di somministrazione di farmaci e terapie e di lavoro in équipe. Le sue parole: umano, affidabile, paziente. E alla domanda se abbia pensato di lavorare nella sanità risponde: «sì, perché voglio diventare infermiere».

Anastasia non descrive il mestiere ma se stessa: dice di essere empatica, che le piace stare a contatto con le persone, e che potrebbe essere una delle sue aspirazioni. Alla domanda su cosa la trattenga risponde con una franchezza che merita rispetto: «un po' di ansia, anche un po' di bassa autostima», bilanciate, aggiunge, dal fatto di essere tenace.

Il quadro che emerge è coerente: l'infermiere è visto come la parte umana della medicina. Empatia, gentilezza, pazienza, vicinanza. La competenza tecnica compare in due risposte su sei; la responsabilità professionale autonoma in una, e solo perché qualcuno gliel'aveva detto.


Dopo: cosa è cambiato in una mattina

Le seconde interviste sono brevi e concordi.

Alexandra, che prima aveva detto esplicitamente che non era un lavoro che voleva fare, torna dicendo che pensava fosse «soltanto una figura professionale che accompagna il medico», che le è stato spiegato diversamente, e che «forse è nato qualcosa». Quello che l'ha spostata non sono state le statistiche: sono state le testimonianze degli studenti presenti, in particolare di un ragazzo che prima faceva tutt'altro e ha poi scoperto quella facoltà.

Un'altra studentessa dice che la cosa più importante è stata vedere le statistiche: non era a conoscenza del fabbisogno. «Non pensavo che servissero così tanti infermieri. Ho capito che gli ambiti non sono pochi, sono tantissimi.»

Ricorre in più risposte la scoperta dell'infermieristica pediatrica, di cui una delle studentesse dice di ignorare l'esistenza.

E c'è chi torna con un problema opposto: «mi avete messo in difficoltà sulla professione che vorrò fare, perché io ero sicura su psicologia». Poi elenca ciò che l'ha colpita, che non si tratta solo di stare in ospedale, che si può lavorare con i bambini, che si può andare all'estero ad aiutare.

Matteo, che voleva già fare l'infermiere, esce «ancora più invogliato».


Dove si rompe la comunicazione

La parte che vale di più arriva quando gli intervistatori chiedono, a chi era partito da un'idea generica, se ci sia un problema di comunicazione. Le risposte individuano due punti precisi, ed entrambi concreti.

Il primo è la scuola. Una studentessa del quinto anno di un indirizzo sociosanitario, cioè il percorso scolastico che dovrebbe avvicinare a questi mestieri, dice di aver avuto un'ora di «nozioni infermieristiche» in cinque anni. Punto.

Da lì la sua conclusione, che è anche la frase più decisa dell'episodio: «l'infermieristica è la parte più importante della sanità in generale, perché senza gli infermieri la sanità non esisterebbe. Se se ne parlasse di più ci sarebbero anche più richieste, perché adesso è basso perché nessuno ne parla».

Il secondo sono i social, e questa risposta è la più preziosa perché descrive un meccanismo, non un'impressione.

Una studentessa già orientata verso l'infermieristica pediatrica racconta che, cercando informazioni sui social, «quelli che utilizziamo di più per poterci informare», trova soprattutto infermieri che dicono che è molto stressante, e tirocinanti che riportano di sentirsi dire dai propri tutor che è troppo stressante e che è meglio abbandonare.

E conclude: «questo è stato sicuramente un fattore che mi ha fatto pensare di abbandonare questa scelta, quindi è stato molto importante trovare persone che ne parlassero bene».

Va detto con onestà: quegli infermieri e quei tutor non stanno mentendo. I turni, gli stipendi e i carichi che raccontano sono reali, e questa serie di interviste li documenta dalla voce di chi rappresenta l'ordine professionale e di chi rappresenta i datori di lavoro. Il punto non è che il racconto negativo sia falso: è che è l'unico che arriva a chi deve scegliere, perché l'altro, cosa fa davvero un infermiere, dove può arrivare, quanti ambiti esistono, non viene raccontato da nessuno. Un'ora in cinque anni.


Il dato che sta sotto queste interviste

Queste conversazioni durano sedici minuti e sembrano un intermezzo leggero. In realtà stanno sopra il numero più severo dell'intera serie.

Secondo i dati della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, nel 2025 i posti a bando per il corso di laurea in infermieristica erano 20.699, di cui 290 per infermieristica pediatrica, a fronte di circa 19.000 domande dagli atenei pubblici.

Meno candidati che posti. Un numero chiuso che non chiude più niente.

I posti disponibili sono quasi raddoppiati dal 2001, quando erano 10.614. I laureati sono passati da 8.866 nel 2004 a 11.404 nel 2024, con una proiezione intorno ai 14.500 nel 2027, una crescita reale, ma che secondo la stessa federazione non basta a compensare il ricambio dovuto ai pensionamenti.

E il quadro europeo lo conferma dall'altro lato: l'Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media UE di 8,4.

Messi accanto alle interviste, questi numeri dicono una cosa scomoda. Il collo di bottiglia non è più l'ingresso all'università. È che i posti restano vuoti, e sei studenti su sei, in un istituto sociosanitario, sapevano su quella professione poco più di quello che si vede in televisione.


Il punto

L'esperimento funziona proprio perché è modesto. Non dimostra che basta un evento per risolvere la carenza di infermieri: dimostra che una mattina è bastata a spostare l'opinione di ragazzi che non avevano quasi nessuna informazione da difendere.

Ed è questo il dato. Non che i giovani abbiano un'idea sbagliata della professione infermieristica, ma che non ne abbiano nessuna, e che nel vuoto si depositi ciò che passa: la vicinanza al paziente, il braccio destro del medico, e i video di chi è esausto.

Chi si chiede perché ventimila posti non trovino ventimila candidati farebbe bene a partire da qui.

Guarda l'episodio completo con i sei studenti, registrato in Assolombarda all'evento «Viaggio nelle professioni infermieristiche».


I numeri

  1. 6 studenti di quarto e quinto anno di un istituto sociosanitario, intervistati prima e dopo l'evento.
  2. 1 ora di nozioni infermieristiche in 5 anni di scuola, secondo una delle studentesse.
  3. Dati aggiunti da noi (FNOPI, 2025): 20.699 posti a bando contro circa 19.000 domande; posti quasi raddoppiati dai 10.614 del 2001; laureati da 8.866 (2004) a 11.404 (2024), proiezione 14.500 nel 2027.
  4. Dato aggiunto da noi (OCSE): 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti in Italia contro 8,4 di media UE.

Takeaway

  • Se stai scegliendo: l'infermieristica non è un solo mestiere. Esistono indirizzi pediatrici, territoriali, dell'emergenza, e percorsi che proseguono con master, magistrali e dottorati.
  • Cercare informazioni sui social restituisce soprattutto il racconto di chi è in difficoltà: è vero, ma è parziale, e non descrive la professione nel suo insieme.
  • Un indirizzo scolastico sociosanitario non garantisce di sapere cosa fa un infermiere: chiedi di parlare con chi lo fa, prima di decidere.
  • Per chi progetta orientamento: i posti a infermieristica oggi sono più delle domande. Il problema non è più selezionare, è farsi conoscere.

Domande frequenti

Cosa pensano gli studenti che l'infermiere sia, prima di informarsi?

La risposta ricorrente è «il braccio destro del medico»: una figura che affianca, più empatica e vicina al paziente, ma di supporto. Quasi nessuno cita la responsabilità professionale autonoma né la varietà degli ambiti.

Cosa scoprono dopo un incontro di orientamento?

Tre cose, nelle loro parole: che gli ambiti sono moltissimi e non solo ospedalieri, che esistono percorsi specialistici come l'infermieristica pediatrica, e che il fabbisogno di professionisti è molto più alto di quanto immaginassero.

Quante domande ci sono per entrare a infermieristica?

Meno dei posti disponibili. Nel 2025 i posti a bando erano 20.699 e le domande circa 19.000 dagli atenei pubblici: una situazione in cui il numero chiuso non seleziona più.

Che ruolo hanno i social in questa scelta?

Grande, e in negativo secondo una delle studentesse: cercando informazioni si trovano soprattutto infermieri e tirocinanti che raccontano quanto sia stressante, e questo l'aveva spinta verso l'abbandono dell'idea.

Quanto spazio ha la professione infermieristica nella scuola superiore?

Secondo una delle studentesse del quinto anno di un indirizzo sociosanitario: un'ora in cinque anni.

Fonti

  1. FNOPI (settembre 2025): test di infermieristica: 20.699 posti a bando contro circa 19.000 domande dagli atenei pubblici; laureati passati da 8.866 nel 2004 a 11.404 nel 2024, a fronte di un ricambio necessario molto più ampio
  2. OCSE: Health Profile 2025: Italia. 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media UE di 8,4
  3. Skeptical Health on tour x Assolombarda: Viaggio nelle Professioni Infermieristiche #3 Chi È e cosa Fa l'Infermiere?, con sei studenti di sociosanitario (2026)
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