#3 AIOP 2026 — La Riabilitazione dopo il Neurostimolatore Midollare
Ospite: Sandro Iannaccone
Primario Riabilitazione Disturbi Neurologici, IRCCS San Raffaele
Di cosa parla l'episodio
Questa conversazione è il seguito di quella con Pietro Mortini sul neurostimolatore midollare, registrata lo stesso giorno all'assemblea 2026 di AIOP Lombardia. L'ospite è Sandro Iannaccone, primario della Riabilitazione dei Disturbi Neurologici all'IRCCS San Raffaele. Se Mortini ha raccontato cosa viene impiantato, Iannaccone spiega cosa succede dopo. Ed è la parte che decide il risultato, perché il posizionamento del neurostimolatore è solo l'inizio di un percorso.
Prima di tutto, chi non è candidato. Iannaccone apre con una precisazione: queste terapie non sono per tutti.
Un ponte, non un ritorno a prima. La riabilitazione crea una specie di ponte che scavalca il tratto lesionato e stimola le cellule nervose a lavorare il più possibile: è la neuroplasticità.
Niente esoscheletri. Al San Raffaele non hanno mai usato quelle che Iannaccone chiama «specie di scafandri».
Due mesi decisivi, poi il territorio. Il primo mese serve a recuperare tono muscolare e ridurre la spasticità.
Un'obiezione sollevata da solo. Sui pazienti con lesione parziale, Iannaccone dice che «lì è più semplice», ma aggiunge che con la stessa riabilitazione intensa, senza neurostimolatore, forse si sarebbe ottenuto lo stesso risultato.
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Dopo il neurostimolatore midollare: la riabilitazione
Il racconto della puntata, gli studi citati, i dati e le domande frequenti.



